martedì 3 febbraio 2026
Segnalazione: La notte di Italia - Germania, romanzo di Maurizio Cometto
lunedì 2 febbraio 2026
In carrozza con Carola Cestari: ci parla del suo nuovo libro Cuore in viaggio
Siamo tutti in attesa di partire con Carola per parlare con lei del suo ultimo libro.
La vedo arrivare, non ci resta che salire tutti in carrozza.
MC – Ben arrivata Carola, dove ci porti mentre parliamo del tuo ultimo libro?
Carola – Ciao a tutti. Scusate, sono affannata perché arrivo di corsa. Sono molto contenta di partire con voi!
MC – Allora che destinazione hai deciso per la serata e perché l’hai scelta?
C - Andrei a Laveno, sul Lago Maggiore: possiamo poi fare una passeggiata sul lungolago o prendere un battello per attraversarlo. Mi sembra una bella giornata, quindi perché non approfittarne? (bella idea)
MC – Adesso che siamo saliti e messi comodi, ti va di parlarci brevemente di te?
C – Volentieri. Sono nata a Milano, città che ho lasciato per trasferirmi prima a Treviso e in seguito, a Padova, dove mi sono laureata in Statistica Economica. Durante l'università ho vissuto per un anno a Glasgow, in Scozia. Per lavoro mi sono poi trasferita con la famiglia a Torino e dal 2007 vivo a Milano. Amo viaggiare, per lavoro e per passione. Adoro i gatti e gli orti sui balconi. Ho iniziato a scrivere racconti e storie brevi nel 2018: da allora sono stata premiata in più di settanta concorsi letterari. (Complimenti)
MC – Come mai ti sei spostata così tante volte?
C – Per necessità lavorative o di studio. Inoltre, sia Padova che Milano sono realtà bellissime e vivaci. Mi sono trovata bene: sono le mie due città del cuore.
MC - Perché questo titolo?
C – Si tratta in questo caso della seconda avventura di Artemisia Gentileschi, disegnatrice di fumetti milanese. Il primo libro si intitolava “Cuore in apnea” e conservando il tema del “cuore” e del fatto che si tratta di un romance, è nato “Cuore in viaggio” dal momento che la protagonista, come noi in questo momento, affronta nuove avventure ed amori, proprio mentre viaggia.
C – Perché questo libro mi riflette sotto molti punti di vista, sia di situazioni che descrivo, sia di persone che hanno avuto un impatto (positivo o negativo) nella mia vita, sia nelle mie passioni e hobby.
MC – Come ti è nata questa idea?
C – “Cuore in apnea”, pubblicato da Land Editore nella collana “First Letter”, è stato il mio primo romance, dopo vari libri a tema giallo/thriller, per lo più ambientati in paesi esteri. In questo caso, parlo invece della città nella quale vivo e delle vie, fermate della metropolitana, parchi, ecc. che conosco e nelle quali anche i lettori possono riconoscersi. Inoltre, si tratta di storie divertenti e spesso, umoristiche che strappano sorrisi.
MC – Chi è Artemisia Gentileschi?
C – È ognuna di noi, ti potrei dire in sintesi: è una fumettista milanese, single, che abita in un minuscolo appartamento di una grande città, perennemente in lotta con bolletta e affitto, amori sfortunati e amiche stralunate come lei.
La madre, soprannominata la “Marantega” con un appellativo usato nel dialetto veneto, indicando una donna impicciona e pettegola, imperversa nella sua vita, contribuendo a aumentare la sua ipocondria e il caos. Non è un po’ quello che succede nella vita di tante di noi?
MC – Diciamo che il caos quotidiano spesso ci accompagna, ma nel caso della protagonista lo hai fatto diventare parte integrante del libro, come mai?
C – Sia mentre vivevo a Padova e tuttora che sono a Milano, ho avuto una vita frenetica, tra impegni di lavoro e famiglia, entrambi importanti, ma spesso dovevo inventarmi strategie di sopravvivenza e organizzazione. Quindi probabilmente l’impressione era quella di una specie di caos cosmico che affliggeva la mia vita, alla ricerca continua di un bilanciamento temporaneo e instabile. Credo che capiti a tanti e quindi ho pensato di parlarne.
MC – Come ti sei avvicinata a questo genere?
C – Mi piace spaziare fra i vari generi letterari. Ho scritto anche racconti di narrativa e un romanzo di fantascienza, oltre a qualche racconto fantasy. Purtroppo, non mi sembra di essere molto portata per la scrittura di poesie, che comunque amo leggere. Magari potrei sperimentarlo in futuro.
MC – Ti va di parlarci brevemente del primo libro di questa serie e.… ci sarà un terzo volume?
C – In effetti ho già iniziato a scrivere il terzo volume, hai proprio ragione. È la vita di ogni giorno che mi ispira, con i mille contrattempi e imprevisti che capitano a chiunque. Poi li trasferisco nella vita di Artemisia, che fortunatamente, prende tutto con umorismo e simpatia, molto più di me devo dire.
Nel primo libro della serie (Cuore in apnea) la nostra protagonista risolveva un piccolo giallo riguardante l’esplosione in un condominio, mentre nel secondo si occupa del furto di un famoso quadro dell’Accademia Brera. Cerco infatti di mescolare il romance con alcuni accenni gialli, che sono la mia passione. (mi sembra un bel compromesso)
MC – Presentaci altri personaggi del libro.
C – Ho già accennato alla pestifera madre, che aggiungerei possedere una gatta altrettanto terribile di nome Mirandapriestley (scritto tutto attaccato) come la protagonista del film e libro “Il diavolo veste Prada”. Questo già potrebbe far capire il caratterino del felino….
Sono inoltre presenti le amiche della protagonista, il padre e i numerosi “fidanzati” passati e quello attuale, che entrano ed escono dalla sua vita in un tourbillon di avvenimenti esilaranti.
MC – Ma entrando nel dettaglio? Quali sono quelli più ricorrenti?
C – Oltre ad Artemisia, la “Marantega”, Mirandapriestley e i cricetini, direi che l’innamorato del momento è il vero protagonista. In questo secondo libro, è Marc, toscano con accento francese, molto legato alla nonna che l’ha cresciuto e per la quale farebbe pazzie. È appassionato d’arte come la protagonista e quindi la scintilla scossa istantaneamente, anche se la distanza geografica rende la loro relazione piuttosto complicata. Non posso svelare molto di più su di lui, ma sappiate solo che forse non è chi dice di essere… A voi scoprirlo!
MC – Come mai hai scelto questo nome per la protagonista?
C – Artemisia Gentileschi è stata una artista e pittrice italiana rivoluzionaria per la sua epoca, capace di affrontare temi di impegno sociale e riscatto nelle sue famose opere, come nel quadro “Giuditta che decapita Oloferne”. Fu per esempio la prima donna a essere ammessa all’Accademia del disegno di Firenze. Con un nome così importante, ho pensato che la mia eroina non potesse che diventare un personaggio straordinario. (in effetti il nome mi era famigliare)
MC – Se Artemisia dovesse avere un orto sul suo terrazzo come sarebbe?
C – Non posso dire che abbia il pollice verde, quindi probabilmente avrebbe solo cactus e piante che si gestiscono facilmente, non necessitando di molta attenzione. E’ piuttosto distratta e viaggia spesso, quindi coltivare piante non rientrerebbe tra i suoi hobby. Peccato, perché a me invece piace molto!
MC – Artemisia come si comporterebbe se un gatto la seguisse fino a casa?
C – Che bella domanda! Sarebbe preoccupata per i suoi topolini, ops, cricetini! Ne ha una nidiata e li vizia comprando loro ogni leccornia…
MC – perché ha scelto i criceti come animali da compagnia?
C – La protagonista viaggia spesso e cani e gatti (per mia esperienza) necessitano di luoghi e attenzioni adeguati. Sarebbe stato complicato. I criceti in realtà sono trasportabili con la loro gabbietta (anche in questo caso parlo per esperienza vissuta) quindi più facili da gestire. Inoltre, quale peggior nemico per la malefica gatta della madre quando vengono ospitati?
MC – Artemisia, secondo te, ha un sogno nel cassetto?
C – Sì, anche più d’uno: è alla ricerca del vero amore, di un uomo che possa restarle accanto tutta la vita. Purtroppo, i suoi genitori divorziarono quando lei era molto piccola e la madre non vuole neppure sentir nominare la parola “nozze”, mentre Artemisia sogna una cerimonia da ricordare.
Inoltre, è sempre alla ricerca di un lavoro part time, che le permetta di guadagnare quel tanto che le basta per dedicarsi ai suoi hobby preferiti: viaggi, aperitivi con le amiche e la cura dei suoi amati criceti.
MC - Cosa avresti voluto che ti chiedessi?
C – Le tue domande sono sempre accurate e interessanti. Forse mi potresti chiedere se in Artemisia mi sono rispecchiata. Ebbene, ho descritto alcune mie disavventure (al supermercato, al parcheggio, nei mezzi pubblici) che mi sono realmente capitate, così penso a molti dei lettori. Mi piaceva l’idea che fosse facile condividere questi episodi di vita quotidiana e sorriderci sopra.
Mc – Lo faccio anche io, nei miei libri, mettere cose che mi sono capitate o che mi hanno raccontato.
C – Esatto. Non solo a me, ma anche ai miei figli e alle mie amiche. Quindi fai attenzione se mi racconti qualcosa: debitamente trasformato, potrebbe ricomparire nei miei libri! (fai attenzione anche tu)
MC - Ti è piaciuto questo viaggio speciale?
C – Molto, come detto, adoro viaggiare. Dove mi porti la prossima volta? Non vedo l’ora.
MC - Dovrai dirmelo tu... è l’ospite che sceglie la destinazione e noi viaggiatori ci mettiamo comodi con lui mentre si chiacchera un po’ di questo è un po’ di quello. Per cui, non ti resta che pensare dove vuoi andare e di cosa vuoi parlare.
Alla prossima amici viaggiatori.
Link per saperne di più
sabato 31 gennaio 2026
Segnalazione... Le avventure di Lily la lumachina
mercoledì 28 gennaio 2026
Meravigliosa Italia: Passeggiando per Segni con Serena Derea Squanquerillo, di Maria Teresa De Donato
Salve a tutti amici!
Oggi l’amica e collega autrice Serena Derea
Squanquerillo, ideatrice e presentatrice del programma Vivere i Talenti - Storie di
Riscatto Personale per l’Associazione Phoebus di Velletri (Roma) che
ho avuto il piacere di conoscere qualche tempo fa, è venuta a trovarci per
parlarci di una località a lei molto cara: Segni, in provincia di Roma
Chiudiamo, quindi, gli occhi ed andiamocene
in giro, anche se solo virtualmente, per questo antico comune, gustando
anche qualche prelibatezza della cucina locale.
Buona lettura!
MTDD: Grazie, Serena, per aver
accettato l’invito di partecipare alla mia Rubrica Meravigliosa
Italia. Sono felici di averti qui con me oggi.
SDS: Grazie a te, Maria Teresa, per
avermi chiesto di partecipare. Ne sono felicissima.
MTDD: Serena, tu sei in realtà ‘velletrana’. Oggi, tuttavia, hai deciso di parlarci di un’altra località: Segni. Cosa puoi dirci al riguardo?
SDS: Partirei da qualche dato storico
iniziando con il dire che il comune di Segni è situato alle porte di Roma
su una dorsale dei monti Lepini, nella valle del Sacco. È sorto circa 2000 anni
fa come l’antica volsca “Signia” di cui sono presenti ancora le Mura
Ciclopiche di cinta con le relative Porte di accesso.
MTDD: Si tratta, quindi, di una località antichissima...
SDS: Assolutamente sì. Solo per
accennare brevemente alla sua storia ed economia, possiamo dire che nel
territorio di Segni vi furono alcuni insediamenti saltuari fin dai tempi più
remoti, addirittura risalenti all'età del bronzo. La vera storia di Segni
iniziò però in epoca protoromana, per la sua posizione sulla Valle del fiume
Sacco dove entrano in contatto l'alto Lazio con il basso Lazio e la Campania,
motivo per cui divenne posto strategico di difesa per l’antica città di Roma
che nel tempo vi inviò più volte coloni. Oggi Segni è importante sede vescovile
con la città di Velletri.
MTDD: Essendo immersa nel verde, immagino che la sua economia sia prevalentemente agricola, o sbaglio?
SDS: Non sbagli affatto. La sua
economia è, infatti, soprattutto di tipo agricolo e pastorale, con produzione
di castagne ed allevamento di bestiame. Famosa è la “Sagra del Marrone” che
si tiene ogni anno nella penultima domenica di ottobre ed è dedicata ad un
prodotto del territorio, di alta qualità che soddisfa il 5% della produzione
mondiale di marroni. Dal punto di vista industriale, a Segni è attiva la
produzione di materiali da costruzione.
MTDD: C’è qualche episodio che è rimasto
impresso nella tua mente di qualche tua visita a Segni che vorresti
raccontarci?
SDS: Certamente. Sono stata a Segni a
fine ottobre del 2019, proprio in occasione della sagra. C’erano molte persone
e dopo la sfilata degli sbandieratori e delle autorità del posto per
l’inaugurazione ufficiale, ho passeggiato per il centro storico, camminando tra
giocolieri e bambini in festa. Ho visitato alcune botteghe gastronomiche
tipiche, dove acquistare altri prodotti nostrani del posto: la pasta
all’uovo fatta a mano, i funghi, i tartufi, le ciambelle scottolate e l’olio
extra vergine d’oliva. Dopo pranzo, ho finalmente assaggiato i marroni nel
cartoccio, preparati in grandi padelle forate situate in alcuni angoli delle
piazzette. Infine, mi sono allontanata dalle aree più affollate per esplorare
questo gioiellino dei Lepini, addentrandomi nei percorsi di interesse artistico
e archeologico. Vi racconto alcuni di questi tesori.
MTDD: Siamo felicissimi di vanire a passeggio con te per le vie di Segni. Da dove iniziamo?
SDS: Iniziamo da Porta Maggiore.
È la monumentale porta di accesso
principale al centro storico. Era una porta “gemina”, ovvero costituita da due
grandi arcate affiancate, delle quali sopravvive oggi quella di sinistra. La
porta, aperta in una profonda rientranza, era inquadrata e protetta da due
ante, delle quali restano alcune murature. Sul lato interno e in alto, la porta
è dipinta con un'immagine sacra raffigurante la Madonna con Bambino, insieme ad
altre figure e scene di carattere religioso. La porta monumentale è stata
sottoposta più volte ad interventi di sistemazione. La pavimentazione nel
lato esterno rappresenta lo stemma della città e sempre sul lato esterno si
trovano i giardini pubblici.
| Porta Maggiore |
MTDD: Molto interessante. A Segni, se
ricordo bene dal momento che ci sono andata molti anni fa da ragazzina, mi
sembra ci siano anche varie chiese interessanti da visitare...
SDS: Sì, ti ricordi correttamente. La
prima che consiglierei di vedere è la Cattedrale di Santa Maria
Assunta
| Cattedrale di Santa Maria Assunta |
Infatti sempre di passaggio nel centro
storico, ho fotografato questa cattedrale con la facciata in stile neoclassico
progettata dall’architetto Giuseppe Valadier nel XVIII sec. L’attuale
struttura è stata ricostruita nel XVII secolo su progetto dell’architetto Giovanni
Battista Roderi, mentre della precedente costruzione medievale esistono solo
testimonianze scritte ed alcuni frammenti decorativi conservati nel Museo
Archeologico Comunale.
La città di Segni è sede di Diocesi
attestata a partire dal 499 fino al 1986, quando è stata accorpata alla Diocesi
di Velletri, città che è altra sede della residenza del Vescovo. La Cattedrale
di Segni è da allora Con-cattedrale, accanto a quella veliterna di San
Clemente, situata agli inizi del centro storico. Ne parleremo in un prossimo
articolo.
Da qui ho proseguito sul Belvedere di
Pianillo per godermi il panorama mozzafiato sulla Valle del Sacco, dove si
trovano alcune città della provincia di Frosinone come Anagni e Alatri, insieme
ad una parte della periferia romana.
| Belvedere di Pianillo |
La seconda da visitare è sicuramente
la Chiesa di San Pietro e la cisterna romana.
| Chiesa di San Pietro |
Andando avanti, seguendo Via Pianillo a scendere, si arriva all’antica acropoli. Qui è situata la Chiesa di San Pietro del XIII secolo, restaurata più volte e considerata la più antica di Segni. È situata sulla punta del monte che oggi si chiama Piazza San Pietro, dove ci sono i resti di un’antica acropoli romana divenuta zona strategica di difesa nel medioevo. La chiesa nasce sulla cella centrale di un tempio pagano del III-II secolo a.C. dedicato a Giunone Moneta, come è ben visibile dalla parte posteriore della struttura. Il campanile in stile gotico e restaurato nell’800 è stato costruito con i resti delle celle laterali del tempio. All’interno è possibile ammirare affreschi riportati alla luce durante i vari restauri e raffiguranti: la Vergine col Bambino, di scuola giottesca, il più antico conservato a Segni, e San Sebastiano e la Madonna col Bambino tra i santi Stefano, Lorenzo e Vitaliano. Durante i lavori di recupero sono state riscoperte anche le pareti del tempio pagano.
Proprio dietro la chiesa, si trovano i
resti di una struttura circolare: una cisterna con un fondo pendente
verso il centro. Il sistema di riempimento della grande vasca era basato sulla
raccolta di acqua piovana dalle superfici circostanti, ma questo bacino era
solo una parte di un più complesso sistema di distribuzione delle acque, un
vero e proprio acquedotto urbano. La cisterna è in mattoni di tufo cementati
con l'Opus Signinum, un tipo particolare di calce caratteristica del
luogo, famosa in antichità perché molto resistente ed impermeabile
all'acqua.
| Resti di una cisterna |
Da questo punto alto di Segni si osserva un meraviglioso panorama ricco di verde e coltivazioni agricole, così come alcuni comuni limitrofi. C’è inoltre un bar con alcuni banchetti di legno da cui è possibile consumare qualcosa da bere e mangiare, godendosi quello spettacolo naturale.
| Panorama |
Proseguendo nel giro delle piazze
principali di Segni, mi sono fermata davanti alla Chiesa di Santa Lucia, una chiesa in una zona un po’ appartata, dedicata alla Santa
siracusana martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano. È stata
costruita ai tempi di San Vitaliano papa nel VII sec. e purtroppo distrutta da
un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. È stata ricostruita
negli anni cinquanta, ma in una posizione diversa dalla precedente. Non sono
entrata nella struttura, ma ho raccolto qualche informazione: all’interno ci
sono tre navate, divise da alte colonne di travertino. L’abside è decorata da
affreschi di Michelangelo Bedini. Entrando, a destra si può ammirare una statua
lignea di Santa Lucia, rinvenuta tra le macerie dell’incursione aerea. Nella
piazza antistante la chiesa, a sinistra prima del porticato d'ingresso, si
trova il busto di Thomas Becket in ricordo della sua canonizzazione nel XII
secolo.
| Chiesa di Santa Lucia |
MTDD: Molto interessante, Serena. Cos’altro
hai visto continuando la tua passeggiata?
SDS: Le Mura Ciclopiche e le Porte. Proseguendo, infatti, per il centro storico lungo le stradine
esterne, è possibile vedere i resti delle Mura Ciclopiche che attestano le
antiche origini di Segni e che risalgono al VI secolo a.C. Le strutture sono
ben conservate e in esse si aprono alcune porte, di cui la più grande è Porta
Saracena, paragonata per la sua possenza alla Porta dei Leoni di Micene. Le
Mura sono costituite da massi poligonali monolitici di grandissime dimensioni a
protezione del borgo antico. Non sono riuscita ad arrivare a Porta Saracena -
situata sul versante opposto della città - ma ho avuto modo di arrivare alla
porta in prossimità di Ponte Scarabeo, oltre cui c’è una discesa che conduce
fuori dal borgo.
Da questo punto, sono tornata nei pressi
di Porta Maggiore per recarmi nei giardini pubblici dove si trovavano
bancarelle e stand con prodotti tipici, così ho potuto cenare prima di
ripartire per casa.
| Sentiero che affianca i resti delle mura ciclopiche |
| Porta vicino a Ponte Scarabeo |
In conclusione, vi segnalo anche le Porte
minori visitabili tramite l’itinerario archeologico di Segni:
· La
Portelletta, subito sotto il curvone di Pianillo;
· Una
porta nel tratto intermedio fra la Saracena e la Portelletta;
· Una
piccola porta, senza architrave, subito sotto la pineta di Pianillo;
· La
"Porta Santa", subito sotto San Pietro;
· La
"Porta Foca";
· La
porta del Lucino.
Fonti per le informazioni: studio personale
con il supporto del sito comunale e dei siti per itinerari turistici.
Foto: proprietà di Serena Derea
Squanquerillo. Foto castagne: dal web senza copyright.
MTDD: Grazie, Serena, per tutte le spiegazioni dettagliate che hai dato su Segni. Ti aspettiamo volentieri per qualche altra interessante passeggiata dalle tue parti.
SDS: Grazie a te, Maria Teresa. È
stato un piacere anche per me.
martedì 27 gennaio 2026
Yokai. Storie di uomini e demoni, di Niccolò Salvadorini - Recensione di Fiori Picco
Siamo tutti Yokai, forse è il momento di accettarlo.
Riporto questa frase emblematica per parlarvi del libro “Yokai. Storie di uomini e demoni” (Delos Digital, La Via della Seta) del giovane autore livornese Niccolò Salvadorini, studioso e appassionato di cultura e folclore giapponesi. Quest’opera nasce da un’attenta e scrupolosa ricerca e soprattutto da una conoscenza diretta del popolo nipponico. È una raccolta di racconti estremamente vividi che ci trasportano in una terra enigmatica e densa di complessità. L’autore, con una scrittura geniale, raffinata e descrittiva, presenta scenari velati di mistero, in cui storia, animismo, rituali e credenze popolari si intrecciano magicamente facendo crollare maschere di falsità. Vengono narrati gli aspetti più crudeli e angosciosi di un Paese dalle mille sfumature, storie di clan di noti samurai, rivalità e riti shintoisti che riportano a un passato feudale, in cui abusi e violenze rientravano nei concetti di onore, elevazione e sacralità. Qualcosa di simile accadeva anche in Tibet, molti anni fa, per via del buddismo esoterico o tantrico che poi fu abolito e successivamente reintrodotto, e di cui oggi conosciamo solo gli aspetti superficiali.
Versione ebook del libro
Prima spieghiamo il titolo del libro aprendo una parentesi socio-culturale: in giapponese il termine Yokai significa “apparizione, spettro o demone”. L’equivalente in cinese è Yaoguai, una metafora dell’animo umano, vivente sulla Terra e poi nell’Aldilà. Il concetto di demone va oltre la comune definizione occidentale, totalmente impregnata di negatività. Infatti, chiunque studi antropologia sa benissimo che in Oriente le figure inquiete degli Yokai o Yaoguai sono onnipresenti nelle religioni ufficiali, nella spiritualità e nella vita quotidiana delle persone. Sono uno specchio delle anime in pena, un riflesso della nostra interiorità.
In Cina sono stati edificati villaggi e musei dedicati a questi mostri e nel visitarli non vi è nulla di strano né di amorale.
Versione cartacea del libro
Questo concetto è subito chiaro leggendo i racconti di Salvadorini, in particolare quello di una casa infestata dallo spirito di un uomo tormentato e prigioniero dei sensi di colpa. I grandi maestri orientali, e non solo, spiegano che dopo il trapasso siamo noi stessi a plasmare la realtà che ci circonderà. Gli scenari che si apriranno a noi dipenderanno dalle nostre azioni, convinzioni ed emozioni. Nella cultura asiatica perfino i bambini rifiutati e abortiti diventano spiriti agitati e dispettosi in cerca di conforto. Piccoli demoni o mostri da accudire. Il compito dei monaci e dei sacerdoti orientali è proprio quello di placarli, consolarli e portarli in una giusta dimensione. Così saranno compresi e smetteranno di arrecare disturbo ai vivi. È ciò che in Occidente potremmo riassumere con la frase tipica che si ripete ad Halloween: dolcetto o scherzetto. In altre parole, con la dolcezza si risolvono i conflitti e si placano le pene altrui.
Non voglio svelare le trame di questi racconti originali e variegati: dirò solo che vi troviamo elementi ben sposati tra loro, come note giallo-noir, suspence e arte pura che ci riconduce ai dipinti di Katsushika Hokusai, in cui mostruosità fa rima con estetica. Attraverso la voce enigmatica del narratore, che sembra egli stesso provenire dall’oltretomba come uno Yokai, viviamo l’atmosfera inebriante del Kabuki e del Teatro del Nō, quella torbida delle case fiorite o bordelli rionali, il clima solenne e austero di un tempio diroccato, i cui resti tangibili di vite vissute trasudano ancora drammaticità. Eppure, anche nelle storie più cruente, terribili o incresciose, l’autore mantiene uno stile elegante, posato e discreto e, soprattutto, affronta i suoi personaggi con lo spirito dell’antropologo che narra semplicemente i fatti sospendendo il giudizio.
Un libro per intenditori, ma anche per chi è curioso di aprirsi a nuove culture senza preconcetti.
lunedì 26 gennaio 2026
In carrozza con Ilaria Vecchietti che ci parla del suo libro Anime Predestinate – L’Unicorno Nero
Siamo alla stazione in attesa che arrivi Ilaria per parlarci del suo ultimo libro pubblicato.
La giornata è fredda come di solito sono le prime ore di un giorno di febbraio. Sono curiosa di sapere dove vuole che andiamo mentre ci parla del libro, e voi viaggiatori lo siete?
Eccola che arriva.
MC – Ciao Ilaria, mi fa piacere che hai accettato di fare questo viaggio in compagnia mia e dei viaggiatori di questo blog. Dove vuoi andare mentre parliamo del tuo libro?
I – Buongiorno a tutti, grazie mille per avermi invitata in questa gita. E, dandomi la possibilità di parlarvi del mio ultimo romanzo, ecco a voi tutti un biglietto per Verona.
MC – Come mai hai scelto questa destinazione?
I – Beh, perché è anche il teatro della mia storia. La città dell’amore… più o meno…
MC – Perché più o meno e perché hai deciso di ambientare qui questa storia?
I – Il mio non è un semplice romanzo d’amore e Verona porta già con sé il peso simbolico di un amore impossibile, quello di Romeo e Giulietta. Mi sono chiesta se, in qualche modo, la città potesse essere quasi “maledetta” quando si parla di sentimenti.
È anche una città che avevo visitato anni fa e che mi aveva colpita profondamente, per cui desideravo ambientare questa nuova storia in una location italiana.
Ma non solo: c’è l’Arena, avvolta da una leggenda affascinante. Si racconta che sia stata costruita dal Diavolo in una sola notte, in cambio dell’anima di un prigioniero condannato che aveva promesso ai governanti un’opera imponente pur di ottenere la libertà. Spaventato dai demoni all’opera, però, fuggì, lasciando l’edificio incompiuto. Una leggenda oscura e potente che, in un modo o nell’altro, si intreccia perfettamente con la mia trilogia.
MC – Saliamo e mettiamoci comodi nel nostro scompartimento. Intanto ti va di raccontarci qualcosa di te? Magari non tutti ti conoscono.
I – Sì, hai ragione, vedo tante facce nuove. Mi chiamo Ilaria Vecchietti e vivo nella suggestiva Valsesia, un luogo che nutre naturalmente l’immaginazione.
I libri sono sempre stati una presenza costante nella mia vita e, da alcuni anni, scrivo e pubblico le mie storie.
Prediligo il fantasy in tutte le sue sfumature, perché da sempre mi sento sospesa tra la realtà e l’immaginazione. Scrivere, per me, non significa soltanto raccontare una trama, ma dare forma a emozioni, domande e fragilità che spesso restano inesplorate. Amo i mondi simbolici e le figure che sembrano nascere dalle fiabe, ma che in realtà parlano in modo profondo e universale dell’essere umano.
MC – Perché prediligi questo genere?
I – Perché mi permette di raccontare la realtà da una prospettiva diversa, più libera e simbolica. Attraverso la magia, le creature e i mondi immaginari riesco a parlare di emozioni, paure, desideri e fragilità profondamente umane, senza i limiti del quotidiano.
Il fantasy, per me, non è una fuga dalla realtà, ma un modo per comprenderla meglio: dietro ogni elemento fantastico si nasconde sempre qualcosa di reale, che riguarda tutti noi. È il genere che mi consente di esplorare l’animo umano con maggiore intensità, trasformando ciò che è invisibile in qualcosa di tangibile e potente.
MC – Come è stato per te questo anno che è terminato e cosa vorresti che il nuovo anno ti portasse?
I – Direi che è stato un anno piuttosto tranquillo, ma senza dubbio la soddisfazione più grande è stata pubblicare il mio nuovo romanzo, dopo alcuni anni di silenzio creativo. Per il prossimo anno spero di dare vita a molte nuove storie e, soprattutto, di poter finalmente presentare il volume due di Anime Predestinate.
I – Questa storia l’avevo scritta diversi anni fa, ma essendo un progetto lungo (una trilogia) e con alcune idee che non mi convincevano del tutto, l’avevo lasciata accantonata sul computer. L’anno scorso ho deciso di riaprire il file e, grazie anche al supporto della mia editor, Elisa Costa, ho trovato nuove ispirazioni che hanno portato a un risultato finale di cui sono davvero soddisfatta. La prima stesura era nata in un periodo in cui ero completamente affascinata dai vampiri: leggevo tutti i libri, guardavo film e serie tv, e cercavo articoli online. Pian piano nella mia mente si è formata una storia in cui queste creature diventano protagoniste, una storia che unisce magia, emozioni e simboli, e in cui i lettori possono riconoscersi, anche nelle loro fragilità. Il titolo nasce dall’elemento centrale della saga: la trilogia “Anime Predestinate” fa riferimento ai protagonisti, legati da un motivo che non posso svelare, un legame che li spinge a ritrovarsi nonostante il tempo. Il primo volume, “L’Unicorno Nero”, invece, rappresenta una creatura con cui la protagonista dovrà confrontarsi, non solo nel presente, ma anche nel suo passato… e forse nel futuro.
MC – Allora la figura dell’unicorno si ripresenterà anche nei prossimi libri.
I – Sta al lettore scoprirlo, perché nei miei libri nulla viene svelato subito. Amo lasciare spazio a misteri e curiosità che trovano risposta solo proseguendo nella lettura e, in questo caso, attraversando l’intera trilogia.
MC – Ti va di raccontarci in breve, senza spoilerare, la trama del tuo libro?
I – Ileana è la protagonista: all’apparenza una giovane ragazza, ma dietro quella facciata si cela una vampira secolare e capoclan dei vampiri di Verona. In passato era violenta, crudele e assetata di sangue, ma l’incontro con coloro che sono diventati i suoi mentori e figure genitoriali l’ha cambiata, insegnandole a nutrirsi solo di sangue animale e a seguire una vita più giusta. Quando la sua migliore amica, Laura, le racconta un sogno, Ileana capisce subito che non si tratta di un semplice sogno. Laura sta sviluppando dei poteri, e ciò che ha visto preannuncia il ritorno di un nemico potente, pronto a seminare morte. Ileana e la sua famiglia dovranno trovare un modo per fermarlo. Ma la storia prende una piega inaspettata quando Ileana incontra per caso Mirko, un umano che sconvolgerà la sua vita in modi che non avrebbe mai immaginato.
MC – Parlaci della protagonista Ileana. Cosa ha di speciale?
I – Ciò che rende Ileana davvero speciale è il suo equilibrio tra forza e umanità: ha conosciuto la violenza e la crudeltà del suo passato, ma grazie ai suoi mentori ha imparato a scegliere la bontà e a vivere secondo le proprie regole, nutrendosi solo di sangue animale e mantenendo il controllo sui suoi istinti vampireschi. Spesso appare fredda, testarda e irascibile, ma è anche guidata da una profonda lealtà e coraggio: quando il pericolo minaccia chi ama, non esita a confrontarsi con sfide e nemici molto più potenti di lei.
MC – E Mirko chi è e che ruolo ha nella storia?
I – Mirko è un umano che entra nella vita di Ileana in modo del tutto inaspettato, e il suo ruolo va ben oltre un semplice incontro casuale. La sua presenza sconvolge la quotidianità della protagonista, mettendo alla prova le sue certezze, i suoi sentimenti e il modo in cui affronta le sfide. Ileana cerca più volte di allontanarlo, a volte persino con decisione e violenza, eppure qualcosa sembra sempre riportarli l’uno verso l’altra. Pur essendo umano, Mirko possiede qualità che lo rendono unico: sensibilità, coraggio e un’intuizione speciale che lo avvicinano a Ileana in modi sorprendenti.
MC - E Laura, la migliore amica della protagonista, chi è che ruolo avrà nel libro?
I – Oh, Laura… dolce, ritardataria e irresistibilmente logorroica.
È la migliore amica di Ileana e ha un ruolo fondamentale nella storia: grazie a lei molti eventi cruciali prendono avvio. Laura possiede una sensibilità speciale e comincia a sviluppare poteri che la rendono un personaggio chiave nel percorso della protagonista. Non è solo un punto di riferimento emotivo per Ileana (vi avviso subito: Laura non conosce la vera natura di Ileana. Per la protagonista, infatti, la sua amicizia rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno, un rifugio dal mondo oscuro dei vampiri), ma anche un filo conduttore che muove la trama, portando rivelazioni, sfide e decisioni importanti. La loro amicizia dimostra quanto fiducia e sostegno reciproco possano fare la differenza, anche nei momenti più oscuri.
MC – Chi è e cosa rappresenta l’unicorno nero?
I – Nel suo sogno profetico, Laura è la prima a “vedere” l’Unicorno Nero, anche se per lei, in quel momento, sembra solo un sogno. L’Unicorno l’avverte che stanno arrivando e che nessuno dovrà fermarli… altrimenti ci saranno conseguenze serie. Grazie alla sua esperienza secolare, Ileana capisce subito che non si tratta di un semplice sogno. Durante le ricerche per comprenderlo, scopre segreti nascosti sul mondo e sull’origine dei vampiri… e l’Unicorno Nero si rivela proprio appartenere a quella misteriosa stirpe. Ma c’è molto di più da scoprire…
MC – Chi sono le anime predestinate?
I – Le Anime Predestinate sono esseri legati da un filo invisibile che attraversa il tempo e lo spazio, anime che si cercano e si ritrovano nonostante ostacoli, circostanze e persino vite passate.
Nel mio romanzo, questo concetto si intreccia con i protagonisti, il loro destino e le loro scelte: il legame che li unisce va oltre l’amore, è profondo e ineludibile, e ogni volta che si incontrano si innamorano di nuovo, come se il tempo non potesse mai spezzarlo.
MC – Non ho nominato tutti i vari personaggi del libro... ma se vuoi parlarcene di qualcuno a tua scelta, fai pure.
I – Vi parlo di alcuni membri della famiglia vampiresca di Ileana.
Christopher è il padre, un vampiro millenario dotato di grande saggezza e potere, ma nonostante questo lascia che Ileana sia la leader del clan. È stato il suo mentore e terapista, colui che le ha insegnato a non essere più una vampira crudele. Per Ileana è un alleato fidato e un grande amico, con cui confrontarsi su scelte difficili, verità nascoste e la complessità della natura dei vampiri.
Tristan è uno dei fratelli adottivi di Ileana. Ha origini inglesi e risale all’inizio del 1900. La sua vita, sia umana che vampirica, lo ha portato a sviluppare una sorta di instabilità mentale: a volte pronuncia frasi apparentemente senza senso, ma forse vede più a fondo degli altri…
E perché non parlarvi anche del nemico? Samonio, l’antagonista della storia, uno dei vampiri Primi, così potente da essere stato rinchiuso in una dimensione tra vivi e morti. Ora torna sulla Terra con un unico obiettivo: aprire una cripta molto pericolosa… ma c’è molto di più da scoprire su di lui!
MC – Perché hai deciso di dividere questa storia in più libri?
I – Per la lunghezza, ahahah, solo il primo libro supera le 500 pagine!
MC – Non male come lunghezza. Anche gli altri saranno così lunghi?
I – Direi proprio di sì. Il secondo volume è già terminato ed è attualmente in fase di editing, mentre il terzo l’ho iniziato da poco… e posso anticipare che anche lì gli avvenimenti non mancheranno!
MC – Secondo te, cosa colpirà di più i lettori e perché?
I – Credo che ciò che colpirà di più i lettori sia l’intreccio tra magia, emozioni e personaggi complessi. Ileana, con la sua forza e vulnerabilità, Mirko con il suo ruolo sorprendente e i legami delle Anime Predestinate rendono la storia profonda, ma avvincente.
Il fascino principale, secondo me, sta nel modo in cui la trama mescola mistero, azione e sentimenti, senza mai perdere di vista la crescita dei personaggi e le scelte difficili che li definiscono. I lettori potranno riconoscersi nelle loro fragilità, nelle loro paure e nei loro legami, pur vivendo un’avventura straordinaria e sovrannaturale.
E poi, molti mi stanno già dicendo che il finale spiazza completamente!
MC – Sono sicura che i lettori saranno curiosi di leggere il tuo libro. Ti va di aggiungere qualcosa ancora prima di salutarci.
I – Vorrei solo ringraziare chi sceglierà di avvicinarsi a questa storia e di darle una possibilità. L’Unicorno Nero è un viaggio fatto di magia, legami e scelte, ma soprattutto di emozioni. Spero che i lettori possano ritrovarsi tra le sue pagine, affezionarsi ai personaggi e lasciarsi accompagnare fino all’ultima riga… perché il viaggio, in realtà, è appena iniziato.
Ma non posso garantire che i miei vampiri non abbiano voglia di mordere qualcuno.
MC - Posso chiederti cosa ne pensi di questo nostro viaggio insieme?
I – Certo, e te lo dico con sincerità!
Questo viaggio insieme è stato come attraversare un corridoio segreto nella storia, stanza dopo stanza. Ogni domanda ha acceso una luce diversa su Anime Predestinate e su L’Unicorno Nero, rendendo l’intervista non un elenco di risposte, ma un racconto corale fatto di simboli, personaggi e cuore.
Mi hai permesso di far conoscere i miei personaggi, i luoghi e il “dietro le quinte”, lasciando spazio alla scoperta. Ed è proprio questo che incuriosisce (o spero che incuriosisca): la sensazione che dietro ogni risposta ci sia ancora una porta socchiusa.
Se questo era l’obiettivo, è centrato in pieno. E ora… siamo appena giunti a Verona.
MC – Sì. È meglio scendere. Che ne dite ragazzi... Andiamo tutti a farci un giro per Verona?




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