Binario 31
sul filo della vita e della fantasia i pensieri e le parole viaggiano liberi
martedì 21 aprile 2026
Segnalazione: Il Gigante Gedeone e l’uovo misterioso di Antonella Arietano
lunedì 20 aprile 2026
In compagnia di Ilaria Vecchietti per parlare delle Necropoli degli Etruschi
Il viaggio che faremmo oggi con Ilaria non sarà troppo lungo, per cui mettetevi comodi perché andiamo a Tarquinia.
MC – Abbiamo parlato di Necropoli in precedenza, secondo te, quali sono le più conosciute...
I – Buon viaggio a tutti. Secondo me direi le Necropoli di Tarquinia. Le più note sono quella dei Monterozzi, del Calvario, della Doganaccia, di San Savino, la Ara della Regina, quella dell'Infernaccio e ldel fondo Scataglini.
Quella dei Monterozzi racchiude un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di affreschi, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico di arte etrusca.
Le necropoli fanno parte anche del patrimonio dell'umanità UNESCO dal 2004.
MC – Sono quelle in cui sono stati fatti più scavi e dove si sono trovati reperti importanti?
I – Non lo so, ma in tutti i siti etruschi sono stati rinvenuti resti e reperti oggetto di studi da decenni.
MC – Di solito quanto sono grandi le necropoli e come sono fatte?
I – La tomba era concepita come una nuova casa, dotata di corredo di abiti, ornamenti, oggetti d'uso quotidiano, scorte di cibi e bevande, tutto ciò che al defunto avrebbe potuto servire. Il resto era un arricchimento, che variava in base al rango sociale e alle possibilità economiche, si poteva dunque dare un aspetto della casa, con suppellettili, arredi e anche affrescarla sulle pareti con scene della vita quotidiana o dei momenti più significativi.
MC – So che erano molto grandi e variavano se il defunto era più o meno ricco o importante?
I – Esatto, variava proprio in base alla disponibilità economica del defunto.
MC – Hanno un posto in cui sorgono oppure è indifferente l’area?
I – Gli Etruschi costruivano le necropoli sotto terra o, se in superficie, le celavano alla vista ricoprendole di tumuli di terra, in genere al di fuori delle cinte murarie cittadine.
MC – Gli etruschi erano un popolo istruito?
I – Avevano una grande cultura artistica: pittura, architettura, scultura, anche oreficeria, musica e danza.
MC - La trinità composta da Tinia, Uni e Menerva, cosa rappresenta è chi sono queste tre figure?
I – Tinia corrisponde a Zeus/Giove; Uni a Era/Giunone; Menerva ad Atena//Minerva. Queste sono le divinità principali.
MC – Perché la divinità Voltumna era legata al sottosuolo?
I – Sia perché era il Dio della terra e sia perché considerata una divinità ctonia e quindi questa categoria è legata al sottosuolo.
MC – Cosa intendi per divinità ctonia?
I – Le divinità ctonie sono le divinità legate al sottosuolo, in qualsiasi mitologia.
MC – È un popolo che ha inventato molte cose, quali tra queste le troviamo ancor oggi nella nostra quotidianità?
I – Beh, l'acquedotto con fognature e l’arco a volta.
MC – Hai qualche leggenda da raccontarci?
I – C’è la leggenda di Tagete. La leggenda narra che un giorno un contadino, mentre arava la terra, vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Lo chiamò Tagete. Il fanciullo dimostrò subito di avere grande saggezza e virtù profetiche. La sua vita durò solo il tempo necessario per insegnare agli Etruschi, accorsi sul luogo dove era nato, l'arte di predire il futuro, scomparendo poche ore dopo la sua miracolosa apparizione.
Le norme da lui dettate furono trascritte e raggruppate in tre serie di libri sacri (gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali). Questi testi costituirono i punti essenziali della religione etrusca: l'importanza della divinazione che permetteva di interpretare la volontà degli Dei e la necessità di istituire un preciso rituale per ogni circostanza della vita sia pubblica che privata.
MC – Hai qualcosa da aggiungere?
I – No, credo di aver detto tutto!
MC – Grazie, sei un pozzo di informazioni. Non ci resta che dare appuntamento alla prossima tappa ai nostri amici viaggiatori.
sabato 18 aprile 2026
Recensione ... Le avventure di Lily la lumachina
Grazie e buona lettura.
“LE AVVENTURE DI LILY LA LUMACHINA”
di Maria Cristina Buoso.
Recensione di Marco Cazzella

Scritta brillantemente da Maria Cristina Buoso, questa fiaba è illustrata dall’eccezionale Ely Gocce di Rugiada, in un libretto che in più maniere riuscirà a coinvolgere attivamente i piccoli lettori.
Raccontata in terza persona, è ambientata presso il parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Descrive la storia di Lily, una lumachina che, esattamente come una bambina, affronta il mondo scoprendo tutto quello che la circonda e meravigliandosi di ogni cosa.
Il testo è suddiviso in quattro racconti e ognuno si apre con un prologo che rimarca l’importanza dell’amicizia grazie a svariate citazioni di personaggi importanti della letteratura. I disegni da colorare, inoltre, presenti a più riprese nel libro, risultano utili a far immergere i bambini nella storia che stanno leggendo.
Ho trovato interessante anche il punto in cui si parla di Halloween, perché l’autrice spiega le sue origini in maniera semplice, ma ben dettagliata. Come si usa nelle fiabe, gli animali sono umanizzati, vediamo per esempio il gufo che mentre parla si sfrega le ali come noi le mani, oppure il leprotto che salta per la gioia.
Divertente e molto dolce, la sua lettura è veramente scorrevole e si lascia leggere al bacio. I dialoghi sono semplici, ma scritti bene, e i personaggi, così come i luoghi, sono ben delineati. Da lodare la struttura, che si conclude nel quarto racconto, a tema natalizio, con una specie di caccia al tesoro, in grado di coinvolgere ancora più i bimbi nella lettura di questa splendida fiaba. Di sicuro resterà loro un bel ricordo!
In definitiva: una storia semplice per bambini, ma anche per adulti, dolce da far sciogliere il cuore, interessante sotto ogni punto di vista e adatta a questo periodo perché, in parte per la trama, in toto per i valori contenuti, è anche natalizia. Per tanto, mi sento di consigliarla a tutti coloro che cercano un libro per fanciulli adatto come regalo di Natale, o anche solamente per far scoprire la bellezza della natura e l’importanza dell’amicizia.
giovedì 16 aprile 2026
Bridgerton
martedì 14 aprile 2026
Segnalazione: Il Giglio – terzo volume della saga degli Altavilla Di Elsa Lohengrin
sabato 11 aprile 2026
Segnalazione... Le avventure di Lily la lumachina
Ringrazio Tiziana Segatto per aver segnalato il mio libro per bambini nel suo canale Tik Tok.
Grazie e buona lettura

mercoledì 8 aprile 2026
Il Rombo della Fenice, di Flavio Uccello
Rombi di motori spesso truccati, marce innescate, tornanti e rettilinei, gare e scommesse clandestine, macchine che vanno alla massima velocità per le vie di Roma e sul Raccordo “senza una meta precisa” (Uccello, 2022, p. 6)
Che senso avrebbe, però, la vita se non rincorressimo i nostri sogni e le nostre passioni?
In questo suo romanzo, l’autore, Flavio Uccello, ci catapulta nel mondo dei motori, delle macchine, delle corse e delle scommesse. Si tratta di un mondo particolare, che devi amare e di cui non puoi fare a meno. Le corse diventanto la tua vita; ti fanno trovare “il [tuo] posto nel mondo” (p. 71); l’alta velocità ti fa salire l’adrenalina mentre ti concentri sull’obiettivo: battere il tuo avversario.
Ogni macchina ha le sue particolarità, i suoi punti-forza così come i suoi limiti che tu devi conoscere, rispettare e gestire al meglio. Con ogni macchina tu crei un legame diverso: con alcune questo legame è speciale; c’è un feeling particolare, insostituibile e non riproducibile. Ti innamori “di quell’odore inconfondibile, proprio delle auto storiche, odore del vinile degli interni, della pelle dei sedili, unito a una leggera puzza di benzina” (pp. 35, 36)
Malgrado alle corse partecipino macchine di ogni tipo, alcune dai nomi altisonanti e famosi, “quelle che attirano l’attenzione e la simpatia” sono spesso quelle “all’apparenza innocenti ma dalle grandi doti dinamiche, docili a bassa velocità ma impegnative da guidare al limite” (p. 17)
Il mondo delle corse è estremamente competitivo anche se, come riconosce il protagonista del romanzo, Miki Mazzoni, è “affascinante la misteriosa complicità che [può] crearsi tra persone estranee, accomunate solamente da una passione, da un obiettivo o da un singolo momento di libertà.” (p. 33)
L’amore e l’innamoramento, i sogni infranti, la solidarietà umana, temi universali ed immutabili, così come il doversi confrontare – per scelta o per circostanze che sfuggono al nostro controllo – con criminalità organizzata e guerra tra clan sono altri aspetti fondamentali presenti in questo romanzo, che arricchiscono questo lavoro fornendo spunti per una profonda riflessione.
Il linguaggio è scorrevole, accattivante; i ritmi, spesso intensi, ma sempre carichi di una profonda umanità, catturano l’attenzione del lettore spingendolo a leggere il manoscritto sino alla fine senza interruzioni.
Il Rombo della Fenice è un romanzo, scritto da un giovane autore pieno di talento, la cui lettura consiglio a tutti.



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