lunedì 24 agosto 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti per parlare della Mitologia anglosassone

  

Il nostro viaggio con Ilaria continua in Inghilterra e copritevi bene, fuori piove.

MC – Ti va di parlarci un po’ della mitologia primitiva dei popoli autoctoni indoeuropei?

I – Certo. Allora prima di tutto bisogna definire il termine indoeuropei, questo perché a volte erroneamente viene usato per definire i popoli protoindoeuropei, quindi l’originale popolazione prestorica che abitò l’Eurasia, prima delle grandi migrazioni. I popoli indoeuropei sono i popoli che si formarono dopo le migrazioni, frammentandosi quindi in centinaia di popolazioni.

Per cui se intendi i popoli protoindoeuropei, una prima divinità è Dyeus Pətēr (Padre Cielo), poi Dea madre, Dheghōm mātēr (Madre Terra) e infin, accanto a Dyeus, Dio associato al cielo chiaro, è presente un'altra divinità, associata invece al cielo tempestoso, Perkwunos.

Divinità minori poi troviamo:
  • Il Dio delle acque: Neptonos, Akwōm Nepōt
  • Il Dio del fuoco: Wlkanos
  • La Dea dell'alba: Hausōs
  • I gemelli divini: Diwòs Sunū
  • Divinità Solari: Sawel(yos), e la Figlia del Sole, Sawelnī
  • Divinità lunari: Mēn e Louksnā nori
Bisogna poi precisare che questa religione è ipotetica, ricostruita basandosi su evidenze linguistiche attraverso il metodo comparativo dei vari popoli.

MC - Cosa si intende per popoli autoctoni?

I – I popoli autoctoni sono i popoli originari di quella zona, non sono popoli migrati da altre zone o nomadi.

MC – L’origine che è alla base di tutto, in questa cultura com’è stata?

I – Gli anglosassoni, come detto nella precedente intervista, non erano gli inglesi, ma tribù degli Angli, Sassoni, Frisoni e Juti, provenienti dalla Scandinavia meridionale, dai Paesi Bassi e dalla Germania settentrionale... quindi ovviamente portarono la loro religione.

MC – Che dei veneravano?

I – Come detto, essendo una popolazione che è migrata, ha portato la sua religione, che riprende quella norrena.

Quindi abbiamo dei parallelismi tra le divinità:
  • Woden - Óðinn;
  • Thunor - Thor;
  • Tíw - Týr;
  • Seaxnéat – Saxnôte (questo ha una corrispondenza in alto tedesco antico);
  • Géat - Gautr;
  • Fríge - Frigg;
  • Éostre - Iðunn (forse);
  • Ing - Yngvi-Freyr;
  • Baldaeg - Baldr;
  • Hama - Heimdallr;
  • Neorth - Njörðr;
  • Eorthe - Jǫrð;
  • Niht – Nótt;
  • Sigel - Sól;
  • Mone - Máni;
  • Beowa - Byggvir (forse).
MC – Di quali ci vuoi parlare?

I – Te ne descrivo quattro, i più considerati:
  • Woden era il principale Dio, adorato durante il periodo di espansione dei popoli germanici, fino al VII o VIII secolo, quando il paganesimo germanico fu gradualmente rimpiazzato dal Cristianesimo. Nell'Inghilterra anglosassone, Woden fu storicizzato come un re, e i resti del suo culto sono giunti fino ad oggi come elementi folklorici. 
  • Seaxnēat si dice sia il fondatore dei Sassoni e infatti pare essere stato venerato solo da loro.
  • Ēostre è collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, la primavera, la fertilità e la lepre (per la rapidità con cui si riproduce). 
  • Beowa è associata all'orzo e all'agricoltura in generale. Sono state fatte associazioni tra Beowa ed il più conosciuto Beowulf.
MC – In questa mitologia cosa veniva maggiormente venerato o cosa era più importante??

I – Non c’è una divinità più importante, interessante è però che credevano in varie creature soprannaturali come elfi, nani e giganti ("Etins") che spesso disturbavano gli uomini, probabilmente influenzandone il Wyrd (destino).

MC – Avevano dei riti particolari e dei sacerdoti?

I – Non ho trovato una risposta in merito, ma un’altra particolarità: il popolo anglosassone è l’unico tra i popoli germanici a conservare le genealogie dei propri re. Sono più genealogie della mitologia che storiche, in quanto convergono sulla figura di Woden, considerato il progenitore comune di tutti i popoli anglosassoni. Anche se ci sono alcune differenze tra le fonti, hanno però una base comune, e terminano con i re fondatori dei regni che costituirono la cosiddetta Eptarchia anglosassone.

MC – Che tipo di associazioni tra Beowa e Beowulf sono state fatte?

I – Si dice che avessero le medesime caratteristiche. Non è chiaro però se Beowulf fosse un eroe veramente esistito, ci sono fonti discordanti e corrispondenza a più figure storiche.

MC – Perché credevano a divinità soprannaturali?

I – Beh le divinità sono tutte soprannaturali, no? Per quanto riguarda le creature soprannaturali, deriva sempre dalla mitologia norrena. Elfi, nani, giganti sono tutte nate con la nascita dei mondi. Interessante ad esempio che, per gli Anglosassoni medievali, gli elfi fossero considerate creature malevole, che causavano a uomini e animali una serie di malattie dolorose e inaspettate, come i reumatismi o il “colpo dell’elfo” (colpo della strega). Questi dolori si pensava fossero provocati da proiettili magici scagliati dagli elfi. E pensa che sono menzionanti anche nei testi medici medievali.

MC – Cosa vorresti aggiungere?

I – Penso che abbiamo parlato di tutto quanto.

MC – Grazie. Alla prossima viaggiatori.

mercoledì 19 agosto 2026

Meravigliosa Italia: Gustando Rovigo e la sua cucina con Maria Cristina Buoso, 3



Amici carissimi,
oggi siamo di nuovo con l’amica e collega autrice e blogger Maria Cristina a spasso per Rovigo. Nei due precedenti articoli ci ha accennato alla storia di Rovigo, presentandoci, alcune gustose ricette.

Proseguiremo con Rovigo di cui scopriremo altre interessanti attrattive turistiche da andare a vedere nel caso visitassimo questa città.

Buona lettura!




MTDD: Ciao Maria Cristina e benvenuta di nuovo a questo nostro appuntamento della rubrica Meravigliosa Italia.

MCB: Grazie Maria Teresa per avermi invitata. È sempre un piacere essere tua ospite.

MTDD: Oggi continuiamo a visitare Rovigo. Dove ci porti esattamente?

MCB: Oggi voglio portarvi, anche se solo virtualmente, a Palazzo Roverella, un palazzo storico di Rovigo. È la testimonianza del periodo "estense" e si affaccia sulla piazza Vittorio Emanuele II, la piazza principale della città, ma l’entrata si trova girato l’angolo in Via Giuseppe Laurenti n.8.


Palazzo Roverella – Vista dal lato sulla piazza


Palazzo Roverella – Vista entrata in via Laurenti


MTDD: Puoi parlarci della storia di questo palazzo e del perché è importante?

MCB: Certamente. L’edificio fu commissionato dall'anziano cardinale Bartolomeo Roverella nel 1474 perché doveva testimoniare il prestigio raggiunto dalla famiglia dei Roverella. Non si conosce il nome dell'architetto che progettò il palazzo, anche se si pensa che il giovane Biagio Rossetti abbia partecipato al disegno artistico. L'improvvisa morte del committente nel 1477 bloccò i lavori di costruzione.

MTDD: È stato rinnovato e/o ristrutturato nei secoli questo edificio?

MCB: Sì. Dal tardo Cinquecento in poi, si fece un uso errato del posto con conseguenti interventi di ristrutturazione nella parte interna, spesso sbagliati, che portò al degrado dello stabile fino alla fine della seconda guerra mondiale quando fu iniziato il restauro della facciata, mentre il resto del palazzo è stato trascurato fino al 1985.

I lavori di ristrutturazione interna sono iniziati nel 2000 ed eseguiti dal Comune di Rovigo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo portandolo alla riqualificazione e restituendo alla città un luogo dove portare la sede della Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi e del Seminario, ricca di dipinti importanti.


Palazzo Roverella – Facciata


MTDD: Sono felice di sapere che alla fine si è provveduto alla ristrutturazione e riqualificazione di questo antico palazzo restituendogli il posto che merita nella storia della vostra città.

MCB: Si, è stato fondamentale. Annualmente Palazzo Roverella ospita mostre di importanza nazionale ed europea, soprattutto incentrate sull'arte moderna fra 1800 e 1900, come quella attuale di Kandinskij (fino a giugno 2022)


Cartello che descrive brevemente Palazzo Roverella


MTDD: Per curiosità, questo Palazzo racchiude solo reperti italiani o anche stranieri?

MCB: Palazzo Roverella ospita anche alcuni reperti dell'Antico Egitto, tra cui le mummie di una donna e un infante, chiamate Meryt e Baby, corredate di ushabti (piccole statue che costituivano elemento integrante ed indispensabile del corredo funebre) ed altri oggetti e reperti greco-romani, vasi e statuine ex voto, provenienti da donazioni private.

Chi desiderasse saperne di più può leggere le informazioni riportate ai seguenti link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Roverella

https://www.rovigoinfocitta.it/palazzo-roverella-rovigo/

MTDD: Molto interessante. Anche questo palazzo merita sicuramente di essere visitato nel caso venissimo a Rovigo, una cittadina ricca di arte e di cultura. Hai preparato anche oggi una ricetta per noi?

MCB: Certamente. Oggi concludo questa nostra intervista con una ricetta tipica della mia zona: i Carciofi alla veneta o alla veneziana. Spero apprezzerete.




Carciofi alla veneta o alla veneziana, si cucinano stufati in tegame (in tecia, nel dialetto veneto)

Ci sono diverse variazioni questa è la più facile e veloce.

Lavate, pulite e immergete i carciofi in acqua e limone per non farli annerire; scolateli e strizzateli per bene.

Dopo mettete all’interno del carciofo un composto di pangrattato, sale, pepe, aglio, prezzemolo, pigiate per bene per far entrare il tutto, dopo li mettete in un tegame unto con olio di oliva, versate dell'acqua, copriteli con un coperchio e fate cuocete così per circa 10/15 minuti (se non bastasse il tempo perché ancora duri, proseguite fino a quando con la forchetta non li sentiti teneri), aprite e irrorateli con il fondo di cottura e terminate facendo evaporare l’eccessivo condimento deve rimanere la quantità giusta per accompagnare sul piatto i carciofi che saranno morbidi e pronti per essere gustati.


martedì 18 agosto 2026

Segnalazione: Sabbie Ribelli di Carlo Menzinger di Preussenthal

 


Ultimo nato in casa Dystopica, un libro da portare in vacanza.


Buona lettura.







I pirati steampunk di Firenze resistono tra sabbie roventi al governo mondiale di un social network invasivo che regala sogni sintetici. Un bambino diventa l’arma più imprevedibile contro il potere della rete.

In un futuro post-apocalittico, Palazzo Vecchio emerge dalle dune come il relitto di una civiltà scomparsa.

Firenze, ultima città disconnessa dal dominio di Mindnation, il social network trasformato in governo mondiale e innestato nel cervello della gente, sopravvive grazie a pirati steampunk, vapore alchemico e tecnologie strappate alle rovine del passato.

Levatore non ricorda un’esistenza diversa. Cresciuto dal cyborg che ha assassinato la sua famiglia, vive tra sabbia, violenza e psicotrame artificiali, finché l’incontro con Novembre, piratessa del Mare di Sabbia e ribelle

utopista, lo trascina in una guerra contro il potere della rete, che manipola l’umanità offrendo sogni sintetici.

Tra robot-cloud mutaforma, corsari volanti e deserti tossici, “Sabbie Ribelli” racconta la lotta per restare umani in un futuro dominato dalle macchine.

Delos Digital editore, collana Dystopica a cura di Linda Talato e Vincenzo Romano




Autore


Carlo Menzinger di Preussenthal nasce il 3.1.1964 a Roma, dove, dopo gli studi classici, si laurea in Economia e Commercio. Vive a Firenze.

Scrive spaziando tra fantascienza, ucronia, weird, storico, mitopoiesi, thriller e altro. Esordisce nel 1989 con una silloge poetica. Nel 2001 dà alle stampe, primo di vari romanzi, Il Colombo divergente.

Più di recente, con Tabula fati, pubblica Apocalissi fiorentine, Quel che resta di Firenze, La felicità affogata e L’Eterno e la Stella Vagante (edito anche da Delos Digital, in quanto finalista al Premio Odissea). Con Delos

Digital ha partecipato anche all’antologia Mondi paralleli, vincitrice del Premio Italia.

Ha curato varie antologie. Ha pubblicato con vari editori molte decine di racconti e articoli. In rete (e non solo) ha pubblicato centinaia di recensioni e articoli.

Coordina gli oltre 60 giurati del premio letterario La Città sul Ponte.

È attivamente coinvolto in diverse associazioni culturali e ambientaliste.


DELOS DIGITAL edizioni

delos.digital / comunicazione@delosdigital.it

sabato 15 agosto 2026

“Schegge di parole” di Maria Cristina Buoso. Recensione di Marco Cazzella.


Ringrazio Marco Cazzella per la bella recensione che ha fatto al mio
libro di poesie nel Blog Collettivo la penna d’oca,
Grazie e buona lettura.





Dopo diversi romanzi, Maria Cristina Buoso approda nel mondo letterario con una silloge poetica. Esattamente come i suoi testi, precedenti o successivi che siano, questo libro è unico e originale come lei, e anche se le dinamiche sono quelle di ogni silloge, è il modo in cui vengono scritte che rendono questa piccola raccolta così eccezionale. I versi sono infatti strutturati con una grafica tale da suscitare l’immaginazione e lo stupore in chi legge.


I temi che tratta sono vari, a partire dai più delicati, come “La farfalla”, fino a quelli più attuali e intensi come “La guerra”, “Europa 45”, “Droga”. Senza dimenticare quelli rivolti agli stati d’animo: “Invidia”, “Rabbia”. Un libro pieno di emozioni, quindi, che riesce a far riflettere su tutte queste questioni e tantissime altre. Inoltre il testo si apre con una splendida presentazione sul significato della parola che prepara il lettore a ciò che verrà.

In definitiva: una silloge carica di emozioni contrastanti, breve, ma non per questo meno bella, del resto si sa che nella botte piccola c’è il vino buono! Forte in alcuni punti e lieve in altri, è in grado di toccare il cuore con delicatezza, proprio come il petalo di un fiore. La consiglio a tutti gli amanti di poesie perché vi stregherà e ve ne farà innamorare.
Marco Michele Cazzella

martedì 11 agosto 2026

Segnalazione: Due rette parallele s’incontrano su Venere di Michele Vincelli


 Un romanzo con una narrazione profonda e stratificata che intreccia due storie vere, lontane nel tempo ma sorprendentemente vicine nel loro nucleo umano.

Al centro del romanzo c’è una riflessione potente e attuale: cosa significa fallire?

In un tempo che celebra solo il successo, Due rette parallele s’incontrano su Venere restituisce dignità all’attesa, alle ferite, ai sogni incompiuti e a tutto ciò che resta ai margini.

Il fallimento non viene raccontato come sconfitta definitiva, ma come spazio di trasformazione, fedeltà a sé stessi e possibilità di redenzione.

Un romanzo che non cerca scorciatoie narrative, ma invita chi legge a rallentare, sostare e interrogarsi.

Buona lettura.






SCHEDA LIBRO

Titolo: Due rette parallele s’incontrano su Venere

Autore: Michele Vincelli

Data di pubblicazione: 24 novembre 2025

Pagine: 310

Genere: narrativa contemporanea, romanzo introspettivo, narrativa letteraria

Pubblicazione: Cornacchione Editore












Quarta di copertina


Nel Settecento, l’astronomo Guillaume Le Gentil salpa per una delle più grandi imprese dei suoi tempi: misurare il transito di Venere davanti al sole.

Duecento anni dopo, in un piccolo borgo del sud Italia, Michelangelo – genio incompreso – combatte i “rumori del mondo” e inventa modi per far star bene gli altri, mentre lui resta sempre troppo indietro.

Due storie parallele, con nulla in comune se non l’ossessione e l’ostinazione nell’inseguire i propri sogni.

Preparatevi a un’avventura incredibile perché viaggerete su galeoni in burrasca e cavalcherete con gli indiani su un crinale al tramonto. Potrete anche arrabbiarvi con un dipendente un po’ svogliato del Louvre che insiste nel dirvi che siete morti, o lasciarvi rapire dal fascino di Costanza. Sarete anche inghiottiti da una balena e rigettati su una spiaggia con l’obbligo d’imparare il perdono.

La cosa più importante di questo viaggio, però, sarà far vostra la quarta regola del professor Delisle, che vale più di ogni tesoro.

Perché ognuno ha la sua prigione.

E a volte perdere è uno dei modi più autentici di vincere.




L’autore


Michele Vincelli è psicologo e autore. Nel suo lavoro e nella sua scrittura si confronta da sempre con la fragilità umana, il fallimento, la ricerca di significato e la tensione tra perfezione e imperfezione.Con Due rette parallele s’incontrano su Venere costruisce un romanzo che unisce narrazione, riflessione psicologica e profondità simbolica, offrendo al lettore una storia che attraversa il tempo per parlare del presente.