lunedì 29 giugno 2026

In carrozza con laria Vecchietti per parlare della Mitologia babilonese



Il viaggio che faremmo questa sera con Ilaria sarà in una mitologia antica... 
Curiosi?

MC – Chi sono i Semiti?

I – Il termine semiti indica tutti quei popoli che parlano, o hanno parlato, lingue del ceppo semitico, cioè Arabi, Ebrei, Aramei, Assiri, Cananeo-Fenici e Abissini.

MC – Chi è Gilgamesh?

I – Gilgamesh o Gilgameš è una divinità o un eroe divinizzato del Vicino Oriente antico, che si presenta:
  • come divino sovrano di Uruk nella lista reale sumerica;
  • come divinità delle religioni mesopotamiche in diversi inni e iscrizioni;
  • come personaggio principale di alcune epopee religiose mesopotamiche;
MC – Conosci qualche sua leggenda?

I – Secondo la leggenda, Gilgamesh era benvoluto dagli Dei, i quali gli avevano concesso tutte le qualità che un mortale potesse desiderare: un corpo sano e potente, grande intelligenza e coraggio.

Nonostante questo, Gilgamesh non era considerato un buon sovrano.
Così, dando ascolto alle lamentele degli abitanti di Uruk, le divinità decisero di punirlo, inviando sulla terra un eroe migliore di lui: Enkidu. I due si affrontarono in un combattimento epico che vide la sconfitta di Gilgamesh, ma subito dopo, da avversari, divennero amici.

MC – Cos’è il codice di Hammurabi?

I – Hammurabi fu un sovrano della Babilonia e ideò appunto il Codice di Hammurabi, che rappresenta un’antica raccolta di leggi scritte, del XVIII secolo a.C.. Una delle opere più importanti e conosciute dell'antica Mesopotamia e fonte dei sistemi legali dell'antichità. Nel prologo troviamo la devozione del re verso gli Dei che lo hanno scelto per governare.

Nell’epilogo maledizioni rivolte a coloro che intendono modificare o annullare le leggi. Nel corpo centrale le leggi, con la famosa "legge del taglione”.

MC – Di cosa parla questa legge?

I – Prevede che una persona che ha subito un danno, possa fare a quest’ultima altrettanto danno uguale a quello subito.

MC – Ti va di parlarci delle Tavole dei Destini? Dove erano scritte e da chi?

I – Consiste in una tavola dove, nella scritta cuneiforme, è contenuto il futuro del Cosmo. Non ho trovato esattamente chi la scrisse, poi ovviamente si parla di un oggetto mitologico, non è detta che esista o sia mai esistito. Però secondo l’Enūma eliš, il poema teogonico e cosmogonico babilonese, all’origine nessuno aveva un nome e i loro destini erano incerti.

Poi, nella Cella dei Destini, la stanza degli archetipi, fu generato il più saggio dei saggi, il più intelligente degli dèi, Bel. Quindi posso dedurre che sia stato lui a scriverle.

Sul sito della Treccani si evince: Egli è il signore che fissa il destino del mondo e degli uomini mediante lo strumento al. Cosa sia questo strumento però non ho trovato risposta.

MC – Ci sono state storie d’amore tra dei e dee?

I – Se intendi miti come quelli famosi greci non ne ho trovati, però alcune divinità ovviamente si sono sposate tra loro, non so se però per amore o solo per procreare.

MC – Gli uomini che rapporto avevano con gli dei?

I – Essendo una popolazione antica, credevano che le cose avvenissero per il volere delle divinità. Hammurabi, ad esempio, considerava Marduk il suo protettore e per questo divenne il Dio nazionale.

MC – Consoci qualche leggenda particolare?

I – Una forse non molto particolare o sconosciuta, ma che mi ha sempre incuriosita: quella dei giardini pensili di Babilonia Si dice che siano stati costruiti su volere del re Nabucodonosor II intorno al 590 a.C. e rappresentavano una delle sette meraviglie del mondo antico. Si narra che furono enormi terrazze a più livelli dove vennero piantati numerosissimi fiori, alberi, ortaggi, agrumi e piante di ogni genere provenienti da luoghi lontani… e avevano una bellezza unica.

MC – Cosa vuoi aggiungere?

I – Credo che abbiamo detto tutto.

MC – Grazie Ilaria. Amici viaggiatori vi aspettiamo per il prossimo viaggio in nostra compagnia.


sabato 27 giugno 2026

Recensione ... Vernissage

 

Ringrazio Il lettore consiglia per aver recensito positivamente il mio primo thriller nella sua
pagina Instagram.
Grazie.



....
Livia Mexico, bellissima e famosa pittrice, compare a Treviso. Le sue opere emanano una forte
sensualità. Colori brillanti e pregni di mistero, così come la sua vita. Ginevra Lorenzi, giovane
ispettore capo della questura di Treviso, è incaricata di occuparsi della sparizione di un noto
gallerista della città. Ma è davvero solo una sparizione? Il caso s’infittisce quando scompaiono altre
persone e appaiono gl’inquietanti quadri di Livia. Arte, sesso e mistero sono il file Rouge di questo
appassionante thriller.
Mi trovo nuovamente qui a consigliarvi un libro di Maria Cristina Buoso che anche questa volta non
delude.
Mi sto appassionando sempre di più a questo genere lontano dalla mia comfort zone, genere che se
non scritto bene rischia di cadere nel vuoto.
Non è questo il caso, no, perché questa scrittrice riesce a portarci ogni volta in luoghi e storie
diverse tenendoci con l’interesse alto dall’inizio alla fine.
La suspense, il fiato sospeso sono i fili conduttori che legano la storia a noi lettori.
Ve lo consiglio e leggerò sicuramente altro di questa autrice! 4,5⭐
https://www.instagram.com/p/DVLmHjxjE0U/

sabato 20 giugno 2026

Recensione ... Delitto al condominio magnolia


 Ringrazio Il lettore consiglia per aver recensito positivamente il mio primo giallo nella sua pagina

Instagram.
Grazie.
....
Un urlo sveglia il condominio.
Un uomo viene trovato morto. È stato ucciso con 14 coltellate.
Chi è la vittima e cosa nasconde?
Una indagine che sembra non portare da nessuna parte.
Il commissario capo Caterina Angeli in pensione da un paio di settimane e la collega
commissario capo Claudia Trini della squadra mobile della Questura di Padova indagano assieme.
La soluzione vi sorprenderà.
“ Come per gli altri libri che vi ho già consigliato di Maria anche questo non vi deluderà e come
per le altre storie anche in questo caso l’autrice riesce a coinvolgere il lettore, rendendolo parte della
storia, mettendolo al fianco del commissario per aiutarlo a scoprire la verità.
La suspence, le indagini, tutta la storia è un insieme di emozioni che vi sconvolgeranno. 4,5⭐ “

mercoledì 17 giugno 2026

A caccia dell’Albero della Vita – Un viaggio spirituale nelle tradizioni del giardino, di Maria Teresa De Donato e Anneli Sinkko



Recensione di Valeria Gatti, Autrice, Blogger

“Ci riferiamo alla Bibbia, che comprende il cosiddetto Vecchio e Nuovo Testamento e che molti considerano essere la parola ispirata da Dio. Qualunque sia il vostro approccio ad essa, vi invitiamo ad accettarla almeno come documento storico che può essere usata come una mappa per trovare una direzione mentre andremo A caccia dell’Albero della Vita”. Citazione tratta dal libro.

È stato il titolo. Non sempre succede, è vero, anche perché non sono solita fermarmi in superficie, quando scelgo i libri che vi propongo. Tuttavia, stavolta è stato diverso. Trovarsi davanti “A caccia dell’Albero della Vita” ha messo in moto una curiosità che volevo saziare. Ho iniziato, dunque, questa lettura in compagnia delle mie domande, certa che, durante la lettura altre ne sarebbero sorte.

Ho già avuto modo, in passato, di leggere la scrittura precisa e professionale di Maria Teresa De Donato e, invece, non ho mai avuto modo di incontrare quella di Anneli Sinkko, ma l’idea di entrare in questa simbiosi mi incuriosisce, ulteriormente.

Nel testo, incontro subito una particolarità. Le pagine dei riconoscimenti, delle note e delle biografie delle autrici aprono la lettura: un bel modo di introdurre l’opera al lettore che, a questo punto, ha già qualche risposta in tasca. Quando leggo “Abbiamo trascorso vari mesi in un giardino. Questo percorso è stato entusiasmante e difficile” mi viene spontaneo annuire: è facile immaginare il contrasto di sensazioni che l’entusiasmo e la sfida hanno generato – in egual misura, mi auguro – durante lo studio e, forse, anche nelle fasi successive.

Entrando nel vivo dell’opera, per la quali mi limiterò a un’osservazione generale senza svelare i tanti – tantissimi – concetti trattati, mi torna alla mente un’altra frase che ho letto e che riguarda la diversità di atteggiamento nei confronti della vita – e delle domande che in essa esistono – che le autrici hanno citato: è uno spunto molto interessante, soprattutto perché siamo davanti a un’opera generata da due persone che, pur avendo certamente qualcosa in comune, hanno due menti, due anime e due cuori. Ognuno ha il suo ruolo, il suo vissuto, il suo essere. Questo messaggio mi rincuora e mi rinvigorisce, vista la moda che ci vorrebbe sempre più standardizzati e programmati.

La lettura prosegue e le analisi diventano fitte: le leggende, le religioni, la spiritualità, la realtà, le visioni, l’immortalità e la vita eterna, la scienza, la specie umana e le sue origini, le tradizioni, la linguistica e la filologia, i simboli e le allusioni, la saggezza, la libertà di scegliere tra il Male e il Bene, i sacrifici… giusto per citarne alcune. Mi colpisce anche lo studio svolto sull’etimologa dei termini e l’uso dei verbi, nei testi che le autrici hanno preso in esame.

Le fonti citate sono numerose, tutte elencate in maniera scrupolosa ed esauriente a piè pagina e in una nota finale e questo evidenzia lo studio della materia e il rispetto nei confronti dei testi in analisi e tutto porta alla domanda che si cela nel titolo: la ricerca dell’Albero della Vita.

Leggere questo testo non è facile, e non è una lettura immediata. C’è stato un impegno evidente, da parte delle autrici, di semplificare il più possibile il tema proposto per rendere la lettura più agevole e, certamente, più interessante. In una nota, si evince che “A caccia dell’Albero della Vita” è la somma della “scrittura di Maria Teresa De Donato e del materiale usato nella tesi di Master John 18-20 and the Garden Traditions: A Literary and Theological Reading del Reverendo Anneli Sinkko”. Mentre leggo, un altro messaggio edificante mi rincorre: lo studio può diventare un momento di condivisione e altruismo cognitivo, pur essendo, per sua natura, un’attività solitaria.

Non sono solita concludere i miei articoli con citazioni tratte dal libro stesso, ma stavolta, e in considerazione delle numerose riflessioni che hanno spinto le autrici a pubblicare, farò un’eccezione. E sono ben due – come due sono le autrici – le citazioni che vi propongo e che, spero, generino in voi una sana riflessione, soprattutto oggi, in questo presente che è sempre più coperto da fitte ombre che vogliono oscurare le nostre vite.

“… ci auguriamo che, a prescindere da quale sia il vostro credo spirituale e/o religioso, possiate concentrarvi, apprezzare e valutare il messaggio universale rivolto all’Umanità così come tutte le somiglianze e comunanze presenti in tutte le religioni che possono aiutarci a costruire insieme e ad accettare, possibilmente, di superare le nostre differenza, i nostri contrasti e i motivi che ci separano.”

“Tuttavia, riteniamo che la libertà creativa porti anche all’indipendenza. E a volte l’indipendenza è la libertà dei confini. Nel creare gli esseri umani Dio ha dato loro la possibilità di resistere o non resistere alla tentazione. Diventa una questione di scelta.”


Si ringrazia Maria Teresa De Donato per il file lettura in omaggio.

Nota biografica delle autrici:

Dr.ssa MARIA TERESA DE DONATO

Romana di nascita, dopo aver studiato lingue straniere e giornalismo in Italia, si è trasferita negli USA dove vive da oltre 27 anni ed ha ultimato i suoi studi giornalistici presso l’American College of Journalism e conseguito cum laude le lauree Bachelor, Master e Dottorato di Ricerca in Salute Olistica presso Global College of Natural Medicine, specializzandosi in Omeopatia Classica ed in principi di Ayurveda e Medicina Tradizionale Cinese. Un’appassionata blogger, dal 1995 ad oggi ha collaborato con varie riviste, giornali e periodici in qualità di giornalista freelance. Scrittrice eclettica, olistica e multidisciplinare è anche autrice di numerose pubblicazioni, tra cui due romanzi. I suoi libri sono disponibili su tutti i canali di distribuzione Amazon, librerie incluse.

Dr.ssa ANNELI SINKKO (Ministro di culto/Reverendo in pensione)

Madre e nonna di origine finlandese, vive a Brisbane, Australia. Conosciuta anche come Talatala dai suoi amici nelle Fiji e Auntie (Zietta) dagli Aborigeni australiani si è formata nella Chiesa luterana, prima in Finlandia e poi in Australia, divenendo poi Ministro di culto nella Uniting Church of Australia e, successivamente, missionaria nelle Fiji e tra gli Aborigeni dell’Entroterra di Inala, nel Queensland. Dopo aver studiato all’Istituto Biblico, ha proseguito i suoi studi accademici prima al Trinity Theological College e, poi, all’Università del Queensland dove si è laureata a pieni voti in Filosofia della Religione. Grazie ai suoi studi, Anneli è in grado di leggere sia l’ebraico classico sia il greco antico che, come l’aramaico, sono le lingue principali usate nelle Sacre Scritture (Bibbia)

Pubblicato al seguente link: https://bood.food.blog/2022/05/04/a-caccia-dellalbero-della-vita-un-viaggio-spirituale-nelle-tradizioni-del-giardino-di-maria-teresa-de-donato-e-anneli-sinkko/


martedì 16 giugno 2026

Segnalazione: Arriverà la tempesta Di Giulia Sacco

 


Ecco il secondo libro dell'autrice abruzzese, è un romanzo autoconclusivo ambientato nel mondo di "Arriverà la tempesta" (standalone uscito nel 2021).
Buona lettura.




Titolo: Arriverà la tempesta
Autoconclusivo
Autrice: Giulia Sacco
Data di uscita: 26 giugno 2026
Genere: military romance
Trama: 
Sean Turner è un veterano della guerra in Iraq che ha subito un’amputazione al ginocchio dopo essere stato ferito in azione. Ora fa l’artigiano a Greenpoint e si mantiene restaurando mobili di famiglia per ricconi. Con una figlia da mantenere, la sua situazione economica peggiora quando gli viene ridotto l’assegno di invalidità.
Ellie Shaw è cresciuta molto povera ma ora, dopo anni di sacrifici, è un’avvocata brillante a un passo dalla tanto agognata sicurezza economica. Il suo capo le fa intendere che le possibilità di una promozione aumenterebbero se fosse impegnata, così propone a Sean un accordo: lui fingerà di essere il suo fidanzato e lei si occuperà del ricorso di Sean.
L’unico problema? Non vanno molto d’accordo. 
Tra pic-nic e fine settimana negli Hamptons, l’iniziale attrito tra loro si appiana sempre di più. 
Ma riusciranno a superare le proprie differenze e a darsi una possibilità?

lunedì 15 giugno 2026

In carrozza con Maria Teresa De Donato parleremo di un personaggio televisivo: Hyacinth Bucket

 

Questa  pomeriggio prenderemo un treno speciale che ci porterà in Inghilterra  e saremmo ospiti proprio dal personaggio di cui ci parlerà Maria Teresa.

MC - Mentre ci mettiamo comode nel nostro scompartimento comincia a parlarci di Hyacinth Bucket.

MT - Certo, è la protagonista di una famosa sitcom televisiva inglese.

 



MC - Come mai siamo da lei?

MT – Ci tiene molto ad averci come sue ospiti. La nostra Hyacinth (Pronuncia ‘Aiasint’) Bucket, la potremmo definire “la regina delle cene a lume di candela”. Speriamo di essere all’altezza della situazione... perché non è affatto una persona facile e, naturalmente, a fare sfoggio delle sue abilità culinarie, nonché nell’apparecchiare la tavola nel rispetto delle migliori regole del Galateo.

MC – Ammetto che sono curiosa di saperne di più di questo personaggio.

MT - Conoscendola piuttosto bene, penso che per la cena non potrà che optare per cibi francesi e, per dare il meglio di se stessa, ci offrirà i seguenti piatti, introducendoli con i loro nomi originali, naturalmente:
  • Bruschetta à l'oignon français (Bruschetta alla francese con cipolle)
  • Oeufs mimosa à la française (Uova francesi Mimosa alla diavola)
  • Galette aux champignons (Galette ai funghi)
  • Tapenade de figues et d'olives noires (Tapenade di fichi e olive nere)
  • Gougère, choux au fromage français (Bignè al formaggio francese Gougère)
  • Tartelettes au fromage de chèvre, poireaux et confiture d'abricots (Crostatine di formaggio di capra con porri e confettura di albicocche)
  • Terrine de saumon (Terrina di salmone)
  • Salade Lyonnaise aux Saucisses et aux Noix (Insalata lionese con salsicce e noci) (ho già un po’ di acquolina in bocca)

Invece di fare una lunga lista di ingredienti con relativa spiegazione della preparazione delle varie portate, ho pensato potesse fare più piacere, a chi ci seguisse, guardare questo brevissimo video.



Da bere sono sicura che offrirà:

  • Calvados de Normandie (Calvados della Normandia)
  • Gentiane d’Auvergne (Genziana d'Alvernia)
  • Pineau des Charentes (Pineau degli Charentes)

Termineremo la nostra cena con questi meravigliosi dolcetti al cioccolato... facili da preparare, come mostra il seguente video:



Inoltre, per farti avere immediatamente l’idea dell’ambiente che ci aspetta, lascio, a te e ai nostri lettori, questa immagine che ben rappresenta il modo in cui Hyacinth apparecchierà e decorerà la tavola, dal momento che, per ripetere le sue parole:

“L'essenza dell'arte dell'intrattenimento risiede, credo sempre, nel creare un'atmosfera di grazia e decoro."



MC – Prima di iniziare, però, dimmi perché hai scelto questo posto e questo aperitivo.

MT – Perché il modo migliore per conoscere Hyacinth, capirne la ‘filosofia di vita’ e il senso dell’estetica è proprio immergendosi nel suo mondo e apprezzandola soprattutto per la sua ospitalità, cucina e tavola imbandita. Lei in questo eccelle, è una “Donna di classe” o meglio, “Une Grande Dame”.

MC – Per cominciare dimmi perché proprio questo personaggio?

MT – Perché mi ispira sotto tanti punti di vista, benché non vorrei essere la sua vicina di casa. Quella povera Elizabeth ha tutta la mia comprensione. Hyacinth, pur apprezzandone l’ospitalità e le sue onorevoli intenzioni, non puoi che prenderla in piccole dosi e non frequentemente.

MC – Cosa ti aveva colpito la prima volta che hai visto questa serie e questo personaggio in particolare?

MT – Il senso del ridicolo, come nel caso dell’americano Archie Bunker e, naturalmente, quell’umorismo tipicamente inglese che trasforma tutto in una tragicomica esistenziale. Ecco, questo riuscire a farti ridere a crepapelle malgrado la serietà e l’assurdità di certe situazioni lo trovo particolarmente intrigante.

MC – Continuiamo a parlare della protagonista, ti va di dirci come nasce questo personaggio?

MT – Keeping Up Appearances (= “Salvare le apparenze”) è una sitcom britannica creata e scritta da Roy Clarke, sceneggiatore, andata in onda prima sulla BBC1 dal 1990 al 1995 e poi, successivamente trasmessa anche qui negli USA da PBS.

Il personaggio principale è Hyacinth Bucket, ruolo magistralmente interpretato dall’attrice Patricia Routledge. Il cognome Bucket, del marito, dovrebbe pronunciarsi “Backet”, ma lei, per darsi un tono, insiste che debba essere pronunciato alla francese, ossia "Bouquet" (Buché).

MC – Quali sono alcuni episodi particolarmente significativi in cui emerge la vera natura di questo personaggio?

MT – Non ce ne sono in quanto Hyacinth è “Hyacinth” 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Non lo fa di proposito: lei è proprio così. Benché sia una semplice casalinga borghese, lei mira a distinguersi dagli altri comuni mortali in ogni occasione... e puntualmente ci riesce, ma non nei termini in cui sperava né, tantomeno, raggiungendo i traguardi che si era prefissata. Lo fa cercando di dimostrare di essere superiore nel tentativo di guadagnarsi il rispetto e l’amicizia di coloro che considera appartenenti a una classe sociale più elevata.

In questo, purtroppo, fallisce regolarmente perché, malgrado la sua meticolosità, incappa sempre in situazioni impreviste che fanno naufragare i suoi progetti.
Tra gli ostacoli maggiori, che intervengono a frustrare i suoi piani, ci sono i suoi stessi familiari di cui lei si vergogna profondamente e che cerca disperatamente di nascondere: un padre anziano che, benché affetto da problemi legati alla senilità, e quindi alla perdita della memoria, non solo ha questi flashback improvvisi della Seconda Guerra Mondiale e quindi si arma fino ai denti per andare a combattere un presunto nemico ... ma spesso rincorre, completamente nudo, le belle donne che incontra nel quartiere. Naturalmente il fatto che sia nudo è lasciato intendere allo spettatore, ma mai mostrato.

Altro membro della famiglia di origine di Hyacinth è sua sorella Rose, sempre vestita con minigonne inguinali e costantemente impegnata a sedurre qualcuno, vicario incluso, alla spasmodica ricerca di un marito, cosa che puntualmente non accade in quanto dopo essersi divertiti per un po’ con lei, gli uomini la mollano. Poi ci sono sua sorella Daisy e suo marito Onslow, una coppia che trascorre tutta la giornata a guardare la TV e a mangiare qualcosa... con Daisy che ha sempre voglia di farlo... e Onslow che cerca tutte le scuse per evitarlo. Tutti e quattro vivono nella casa del padre, dove un tempo, si intuisce, abitava la stessa Hyacinth prima di sposare Richard.

La casa, che sarebbe completamente da ristrutturare, ripulire e riorganizzare, giardino incluso, si trova in un modesto quartiere dove tutto è trascurato. Hyacinth, che va a trovarli solo quando ci sono situazioni che richiedono il suo pronto intervento su cui confida tutta la famiglia, vestita a puntino e con i suoi inconfondibili, variopinti cappellini con fiori e velette, si vergogna terribilmente e cerca di rimanerci il meno possibile, naturalmente accertandosi che nessuna delle sue conoscenze ‘in alto loco’ la veda o, che dio ce ne scampi e liberi, l’associ anche solo per un istante ai membri della sua famiglia.

A completare il quadretto non poteva mancare il cane – un grosso spinone – dei suoi parenti che alloggia indisturbato nella macchina rotta e parcheggiata in giardino davanti alla porta di casa che, appena la vede, si affaccia improvvisamente dal finestrino e le abbaia facendola regolarmente cadere sulla siepe.

La terza sorella di Hyacinth, Violet, è sposata con Bruce, un uomo ricco e che le permette una vita piuttosto lussuosa. Nel loro caso, tutto sarebbe perfetto se non fosse per il fatto che Bruce ama travestirsi da donna... il che compromette la loro vita sociale. Da notare che Hyacinth , quando Violet la chiama in lacrime a casa per chiederle consigli su cosa fare, è talmente orgogliosa della sorella e della posizione che occupa nella società, che puntualmente dal corridoio dove si trova l’apparecchio telefonico grida agli eventuali ospiti che sono in cucina, come Elizabeth, o in soggiorno: “È mia sorella Violet, quella con Mercedes, piscina/sauna e spazio per un pony”.

Hyacinth è sposata con Richard, un sant’uomo che la ama e la sopporta pazientemente, compatito da tutti coloro che conoscono la coppia e che, in maniera più o meno esplicita, gli chiedono, quando lo incontrano da solo, come faccia a sopportare sua moglie. Richard lavora nel settore Finanza per il suo Governo e, quindi, può garantire alla famiglia un discreto benessere economico. Vivono in una bella casa e in un quartiere non lussuoso ma sicuramente di livello medio-alto.

MC – Famiglia numerosa.

MT - I Bucket hanno anche un figlio, Sheridan, che pur non apparendo mai nella serie televisiva, chiama puntualmente sua madre per chiederle soldi per le cose più stravaganti, come ad esempio 300 Sterline (circa 450 Euro) per comprare un pigiama in seta pura da regalare al suo amico, quello con cui vive, che non ama indossare quelli in cotone. (ma non lavora?) Non si capisce dai colloqui che ha con sua madre se Sheridan lavori o meno. Si sa solo che frequenta l’Università e che chiede continuamente soldi più volte al mese ai suoi. Le conversazioni telefoniche, comunque, sono sempre tra lui e sua madre, con Richard che dalla sua stanza o dalla cucina grida ad Hyacinth che di soldi al figlio per quel mese gliene ha già dati in abbondanza.

Hyacinth è l’unica persona tra tutti i parenti e conoscenti della coppia che non riesce a capire che suo figlio è gay. Il povero Richard ci ha provato una volta e la conversazione è andata più o meno così:

Richard
“Hyacinth, prima o poi tu ed io dovremo parlare di Sheridan. Ti sei mai chiesta perché si è ritirato dal corso di matematica all’Università per iscriversi a quello di cucito e uncinetto?”
Hyacinth:
“Certo che ha abbandonato il corso di matematica per iscriversi a quello di cucito e uncinetto. Se lui e l’amico con cui vive hanno deciso di cucirsi da soli le tende di casa a cosa sarebbe servito il corso di matematica?”

MC – Secondo te perché questo personaggio è così amato dal pubblico?

MT – Non so se l’espressione “amata” sia corretta. Di fatto nessuno ama Hyacinth. Nessuno la sopporta perché malgrado i suoi modi aggraziati in realtà è una snob al cubo. Ha talmente terrorizzato la sua povera vicina di casa Elizabeth, che invita regolarmente a prendere il tè o il caffè nel pomeriggio, che Elizabeth, donna molto dolce, gradevole, paziente e che fa di tutto per mantenere un rapporto amichevole e di buon vicinato, ha raggiunto un tale livello di stress che ogni volta che è da Hyacinth ha le mani che le tremano. Di conseguenza, è riuscita persino a romperle una tazzina e relativo piattino di un servizio di porcellana inglese cui Hyacinth teneva in modo particolare. Gli incidenti di questo tipo sono stati talmente tanti, anche perché spesso provocati dai toni di Hyacinth che improvvisamente diventano acuti, che quest’ultima alla fine ha comprato una tazza in plastica per Elizabeth. (pratica)

MC – Chi rappresenta esattamente Hyacinth?

MT – Hyacinth rappresenta una sorta di ‘arrampicatrice sociale’ che vuole entrare a tutti i costi a far parte del jet set e che, malgrado gli innumerevoli tentativi, puntualmente fallisce e fa brutte figure. Nonostante ciò, lei non si scoraggia affatto e, dopo ogni fallimento, si rimette in piedi, metaforicamente parlando, e comincia a pianificare un’altra grande avventura per raggiungere il traguardo che si è prefissa. Da questo punto di vista è assolutamente determinata e instancabile e va ammirata. Non si ferma davanti a nulla e a nessuno divenendo, a suo modo, un vero modello comportamentale.

MC – Che lezione possiamo trarne dal personaggio Hyacinth Bucket?

MT – L’affilato umorismo degli inglesi, che da sempre sono famosi per questa loro caratteristica, accompagnato dal profondo senso estetico di Hyacinth e dal suo desiderio, o meglio, compulsivo bisogno, di migliorarsi nella vita e di raggiungere una posizione sociale più elevata.

MC – Secondo te, un personaggio così o simile sarebbe possibile in una serie Tv americana di oggi?

MT – Non ne sono certa perché i tempi sono cambiati e quello che faceva ridere 30 anni fa, oggi dalle nuove generazioni non è, probabilmente, neanche capito. Quanti giovani conoscono il telefono che abbiamo usato noi per decenni? Molti di loro, se lo vedessero, non saprebbero dire neanche cosa sia e come funzioni.

MC – Eccoci arrivati alla nostra fermata. Dai scendiamo, sono proprio curiosa di conoscerla e di sedermi alla sua tavola.

MT – Speriamo di trovare un taxi.

MC – Ne ho visto uno proprio a due passi da qui... andiamo. Dimenticavo... buona cena a tutti.



IMPORTANTE!!

Se volete saperne di più sui personaggi di questa sitcom, andate in Google Immagini e digitare "keeping up appearances cast".

Oppure, se volete vedere qualche puntata, potete andare su YouTube e digitare "keeping up appearances".


martedì 9 giugno 2026

Recensione: Wedding Girl di Raffaella V. Poggi

 


Ho letto questo libro in breve tempo, è una commedia romantica con
sfumature erotiche e anche qualche spruzzo di noir ma comunque
racchiuso in una trama leggera.



L'unica pecca un po' di troppe parolacce che a me non piace leggere, ma
è un mio problema.
E' un libro ben scritto. Ci sono personaggi molto simpatici ma a volte
verrebbe voglia di prenderli a schiaffi soprattutto i protagonisti per
ciò che fanno.
Do a questo libro cinque stelle e lo consiglio a chi vuole una storia
romantica senza essere sdolcinata.
Lasco Patrizia

lunedì 8 giugno 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti parleremo della Biblioteca Reale di Alessandria



Buona serata amici viaggiatori, vi va di venire con noi in una biblioteca molto famosa? Mettevi comodi che si parte.

MC - Quando fu costruita e da chi?

I – La città fu fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno. La Biblioteca fu costruita nel III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo.

MC – Chi è Tolomeo II Filadelfo e perché volle costruire questa biblioteca?

I – Tolomeo II Filadelfo fu uno dei sovrani più colti e strategici dell’età ellenistica, e la Biblioteca di Alessandria è quasi il suo ritratto in pietra e papiro.
Regnò sull’Egitto dal 283 al 246 a.C. ed era figlio di Tolomeo I Sotere, il generale di Alessandro Magno che aveva trasformato l’Egitto nel proprio regno.

Non era un conquistatore nel senso classico, era un costruttore di potere attraverso la cultura. Sotto di lui Alessandria divenne la capitale intellettuale del Mediterraneo, il regno si consolidò economicamente e politicamente, la corte attirò scienziati, poeti, filosofi, medici.

La Biblioteca non nasce solo per amore dei libri. Nasce da più scopi intrecciati: dominare attraverso il sapere, legittimare il suo potere, creare un laboratorio di ricerca ed era un’idea quasi sacra.

MC – Che cos’è la Biblioteca del Serapeo?

I – La Biblioteca reale era la più grande e ricca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Purtroppo andò distrutta, tra il 48 a.C. e il 642 d.C., e sono quattro le possibili cause:
  • L'incendio del 48 a.C. di Giulio Cesare;
  • L'attacco di Aureliano intorno al 270 d.C.;
  • Il decreto di Teodosio I del 391 d.C.;
  • La conquista araba del 642 d.C.
In suo ricordo è stata edificata ed è in funzione dal 2002, la moderna Bibliotheca Alexandrina.
Comunque si ritiene che i rotoli conservati fossero tra i 490000 e i 700000 e che quando lo spazio non fu più sufficiente, venne costruita una seconda struttura, appunto la Biblioteca del Serapeo.

MC – Secondo te, perché vollero costruire una biblioteca così grande, quale era lo scopo?

I – La Biblioteca Reale di Alessandria non fu costruita per vanità: fu concepita come un progetto politico, culturale e religioso insieme, un tentativo di rendere Alessandria capitale del sapere universale.

L’obiettivo dichiarato dei sovrani Tolomei era raccogliere tutte le opere del mondo conosciuto: testi greci, egiziani, babilonesi, indiani e persino fenici, opere scientifiche, filosofiche, storiche, letterarie, copie di manoscritti provenienti da ogni viaggio e commercio.

L’idea era avere un unico centro dove il sapere fosse concentrato, come una “cittadella della mente”. Possedere tutta la conoscenza del mondo dava autorità intellettuale e legittimità politica: Alessandria diventava capitale culturale del Mediterraneo. Era un modo per legittimare il potere attraverso la cultura.

Non si trattava solo di conservare testi, la Biblioteca era un laboratorio del sapere: astronomia, matematica, medicina, geografia, studi sulle lingue e traduzioni di testi sacri, confronto tra culture diverse. Era un progetto pratico e sperimentale, non solo collezionistico.

In alcune interpretazioni: Alessandria voleva incarnare la sapienza divina. Conoscere tutto equivaleva a avvicinarsi agli dei.

MC – Chi era il responsabile della Biblioteca?

I – Era gestita da un sovrintendente, nominato direttamente dal re, e dirigeva un gruppo di grammatici e filologi col compito di annotare e correggere i testi delle opere custodite, redigendone edizioni critiche che venivano poi conservate all'interno della Biblioteca stessa.
Il primo filologo a occupare il posto fu Zenodoto di Efeso.

MC – Come mai fu scelto proprio lui?

I – Zenodoto di Efeso non fu scelto per caso. Fu scelto perché era esattamente l’uomo giusto per l’idea che Tolomeo aveva della Biblioteca.
Serviva un ordinatore, non un collezionista e Zenodoto aveva una dote rara: sapeva distinguere il testo autentico da quello alterato.

Era un innovatore metodologico e inoltre serviva un uomo di neutralità politica e prestigio intellettuale. Non apparteneva a famiglie di potere, non era legato a una scuola dominante. Incarnava questa missione: trasformare il caos della tradizione orale e scritta in ordine critico.

MC – Si sa chi fu l’ultimo?

I – La risposta breve è: non si sa con certezza.

La Biblioteca di Alessandria è circondata da mistero e leggenda, e le fonti antiche spesso sono contraddittorie.
Dopo il I secolo a.C., le fonti diventano molto vaghe, e non si sa chi fosse il responsabile finale quando la biblioteca “scompare” gradualmente.

MC – Come mai era avvolta da mistero e leggende questa Biblioteca?

I – Perché non fu solo un edificio, ma un’idea gigantesca. E le idee troppo grandi, con l tempo, diventano mito. Era inaccessibile ai più, non era una biblioteca pubblica come le intendiamo oggi. Vi accedevano solo studiosi selezionati, era parte del Museo, un’istituzione quasi sacra. Il popolo ne sentiva parlare, ma non la vedeva davvero… e ciò che non si vede nasce già come leggenda.

Prometteva l’impossibile. Si diceva che contenesse tutti i libri del mondo, testi perduti di civiltà lontane, conoscenze antichissime. Era un progetto che sfidava il limite umano: il sapere di tutto il mondo! E ciò che sfida il limite scivola subito nel mito.

La conoscenza, nel mondo antico, non era neutra. Astrologia, medicina, matematica, geografia erano saperi che potevano: curare, governare, prevedere. La Biblioteca divenne, nell’immaginario, un luogo dove si custodivano verità pericolose.

Infine per la sua “fine oscura” non sappiamo quando fu distrutta e da chi, se in un solo evento o in più fasi. Il vuoto delle fonti ha aperto spazio a: incendi leggendari, persecuzioni religiose, complotti politici. Quando la storia tace, la leggenda parla.

MC – Che cos’era il cosiddetto "fondo delle navi"?

I – È un editto faraonico: tutti i libri che si trovavano sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie.

MC – Secondo te, come mai fu emesso questo editto e da chi?

I – Fu emanato sotto i Tolomei, in particolare probabilmente da Tolomeo I Sotere o dai suoi successori, come parte della politica culturale della corte di Alessandria nel III secolo a.C.
Lo scopo era accumulare il più possibile manoscritti e opere di ogni parte del mondo allora conosciuto.

MC – Chi sono stati i più importanti Sovrintendenti nella gestione della Biblioteca e hanno contributi in che moto farla crescere?

I – Come detto, il primo sovrintendente fu Zenodoto di Efeso, famoso per l'edizione critica dei poemi di Omero. Si deve a lui la sistemazione in ordine alfabetico del patrimonio librario, mentre la prima catalogazione delle opere contenute nella biblioteca si attribuisce a Callimaco di Cirene (la sua grande opera, i Pinakes o «Tavole delle persone eminenti in ogni ramo del sapere con l'elenco delle loro opere», è probabilmente una versione dell'elenco per categorie redatto per il catalogo della biblioteca reale).

Dopo la direzione di Apollonio Rodio, si susseguì il geografo Eratostene, che, a differenza dei predecessori, contribuì all'aumento dei trattati di ambito scientifico.

MC – Come mai una volta distrutta nessuno penso di ricostruirla?

I – La Biblioteca di Alessandria non fu ricostruita perché le circostanze storiche e culturali non lo permettevano più, l’idea stessa di una “biblioteca universale” perse il suo senso originale.

MC – Secondo te, la biblioteca che hanno costruito in tempi recenti ha lo stesso scopo di quella di una volta?

I – La nuova Biblioteca di Alessandria (Bibliotheca Alexandrina), inaugurata nel 2002, non ha lo stesso scopo “universale” della Biblioteca antica, ma si ispira idealmente ad essa.

MC – Vuoi aggiunge qualcosa?

I – Direi che abbiamo detto tutto.

MC – Allora non mi resta che dare appuntamento ai nostri amici viaggiatori alla prossima tappa.

I – E io sono felice di viaggiare con voi!

MC – Anche io. Sono sicura che lo siano anche i nostri amici viaggiatori.

sabato 6 giugno 2026

giovedì 4 giugno 2026

Breaking Bad

 

Io ed Ely raccontiamo libri e film che hanno lasciato un segno: opere che hanno influenzato generazioni, creato discussioni, cambiato linguaggi.
Ogni puntata parte da un titolo che vale la pena conoscere o riscoprire, e andiamo subito al punto: cosa lo rende un cult, cosa dice ancora oggi e perché continua a parlare anche a chi lo incontra per la prima volta.


EGR
Breaking Bad è cult oggi perché ha cambiato il modo di costruire un personaggio: Walter White parte uomo normale e diventa qualcosa di completamente diverso, passo dopo passo, senza scorciatoie morali.

La serie è ancora attualissima perché mostra come dalle scelte sbagliate nascano da motivi comprensibili, quasi quotidiani.

È un cult adesso per la precisione narrativa, per la tensione che non invecchia, e per il fatto che ogni episodio sembra scritto con il bisturi: niente riempitivi, niente tempo morto, tutto conta.
In un mondo di serie usa-e-getta, questa continua a essere uno standard.



MCB

È una serie che non lascia indifferenti, che inquieta e ti fa riflettere. Ti mostra come un uomo comune può trasformarsi, quando qualcosa gli cambia la vita e lo costringe a scelte drastiche, come quella di lasciare alla famiglia una tranquillità economica che non avrebbe più alla sua morte.

Certo la scelta che fa è discutibile, ma ti porta a farti riflettere su come potresti reagire davanti ad una situazione come la sua. Davanti ad un dramma nessuno può sapere quale sarà la sua reazione e per quanto uno pensi che non farebbe mai una scelta così estrema, alla fine la cronaca spesso ti mostra come invece questo potrebbe succedere.

Perché guardarlo? Perché ci costringe a riflettere su come la tua vita potrebbe cambiare in un niente e di come quello che abbiamo attorno acquisti un valore e un aspetto diverso dall’oggi al domani.


mercoledì 3 giugno 2026

Meravigliosa Italia: San Giovanni Battista - Storia e cultura di una chiesa ravennate



Amici carissimi,
benvenuti di nuovo nella mia Rubrica Meravigliosa Italia cui stanno contribuendo vari amici e colleghi parlandoci di località italiane in cui sono nati o vissuti o che hanno semplicemente visitato ed hanno trovato particolarmente interessanti.

Questa Rubrica sta avendo un grande successo, cosa di cui sono molto felice e grata: ai miei colleghi, per la loro partecipazione e per le informazioni che provvedono, e a voi, lettori e lettrici, per l’apprezzamento che state dimostrando.

Grazie di cuore!

Oggi è venuta a trovarci un’amica e collega autrice, Alessandra Maltoni, di Ravenna, che avremo modo di conoscere meglio in altre occasioni sempre tramite questo mio Blog e Salotto Culturale Virtuale.

Buona lettura!





MTDD: Ciao Alessandra e benvenuta a questo nostro appuntamento della Rubrica Meravigliosa Italia.

AM: Grazie a te, Maria Teresa, per avermi invitata.

MTDD: Alessandra, tu sei di Ravenna, città in cui vivi e lavori ancora oggi. Si tratta di una città ricca di storia e di arte e sicuramente la più importante della Regione Emilia-Romagna sotto questi aspetti. Di cosa vuoi parlarci esattamente oggi?

AM: Sì, Maria Teresa. Sono perfettamente d’accordo con te. Ravenna abbonda di storia e di arte ed, infatti, tante sono le cose da vedere, tra cui varie chiese. Oggi vorrei presentarvi una chiesa in particolare: la Basilica di San Giovanni Battista, conosciuta anche come Chiesa della cipolla.

MTDD: Perché hai optato proprio per questa chiesa?

AM: Le chiese di Ravenna (ex capitale bizantina) hanno un certo fascino, non per nulla nel Decamerone di Giovanni Boccaccio nella novella di Paganino da Monaco e del Giudice in Pisa Riccardo di Chinzica, viene citato il calendario di Ravenna, con riportati i nomi dei santi a cui erano dedicate le chiese ravennati, tipologie costruttive con una storia di architetture medievali e barocche. La mia scelta è ricaduta sulla chiesa di San Giovanni Battista, sita in Via Girolomo Rossi, in quanto con la sua facciata barocca e il suo retro medioevale ne rappresenta un esempio emblematico.




MTDD: Puoi fornirci qualche dato storico?

AM: Certamente. Fondata, secondo Andrea Agnello (IX secolo), da Baduario, personaggio di difficile identificazione, la Basilica di San Giovanni Battista coincide forse con l’antica San Giovanni ad naviculam, toponimo che ne avrebbe segnalato la prossimità con il traghetto impiegato per attraversare il tratto urbano del fiume Padenna, in quel punto mancante di ponti. La Basilica venne eretta nel corso del VI secolo, pare sotto il vescovado di Pietro III.

MTDD: Molto interessante. Cosa puoi dirci della pianta e della struttura di questa chiesa?

AM: La pianta originaria era divisa in tre navate scandite da venti colonne e preceduta da un quadriportico, provvisto forse dal XIII secolo di un limitrofo monastero. La struttura ottenne immense elargizioni nel XV secolo, sotto il governo dei da Polenta. La parrocchia allestì pure un adiacente ospedale per il ricovero degli indigenti. La costruzione originaria aveva assunto il nome popolare di San Giovanni ‘della cipolla’, perché nel quadriportico, demolito nel 1634, si svolgeva un’importante fiera cittadina di prodotti agricoli. Per i ravegnani, è San Zvan dla zola.

MTDD: Da come ne parli mi sembri particolarmente affezionata a questa chiesa o mi sbaglio?

AM: No, non ti sbagli affatto. Io sono ravennate di nascita e per festeggiare i cento anni di mia nonna Iolanda devota a questo luogo di culto, ho scritto e pubblicato un saggio breve con tracce della storia della chiesa e di alcuni personaggi che l’anno frequentata per motivi diversi. Curioso, il fil rouge che legherebbe il figlio di Dante all’edificio di culto sito nel cuore della città e a pochi passi dalla tomba di Dante. Questo ha ispirato il titolo della prima edizione del mio libro “La chiesa della cipolla a due passi da Dante” per i tipi In.edit.




MTDD: Hai avuto dei riconoscimenti per questo tuo lavoro?

AM: Sì. Il testo è stato ritenuto meritevole e premiato a giugno 2022 presso l’università la Sorbona di Parigi dalla Prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo, giornalista e critico d’arte, con la seguente motivazione dell’encomio: il contenuto e la stimabile iniziativa della libera professionista. Nell’ambito della stessa premiazione, sono stata invitata e ospite del Centro di Cultura italiano nella capitale francese, dove ho parlato di fronte ad un attento e folto pubblico parigino della chiesa della cipolla e della figura di padre Torello, guida spirituale di nonna Iolanda.




MTDD: Puoi parlarci di questo sacerdote e del ruolo che ha avuto il suo ministero cristiano nella comunità che ha servito?

AM: Volentieri. Padre Torello Scali di origini toscane, figura di grande umanità, reggente della comunità in oggetto in tempo di guerra ed appartenente all’ordine Carmelitano, è stato parroco dal 1928 al 1959. I suoi resti mortali sono stati trasferiti, nel 2001, nella basilica di san Giovanni Battista e collocati nella cappella della Madonna del Carmine. Si auspica che presto la sua tomba possa essere visitata tutte le settimane in un giorno e orario aperto al pubblico. Padre Torello è un personaggio noto a fedeli, turisti e storici. Le persone che hanno conosciuto questo uomo di grande spessore morale, lo ricordano con grande affetto e si stanno industriando per promuovere la sua santità. Padre Torello aveva creato diverse attività culturali e sociali a cornice del culto della fede, della preghiera e meditazione comportamentale da tenersi in una società retta dall’amore vero e puro.

MTDD: Un uomo di fede, dunque, ma anche e soprattutto una guida spirituale che ha dato un ottimo esempio e lasciato un bellissimo ricordo a chi lo ha conosciuto e non solo. C’è stato, dopo di lui, qualche altro sacerdote che ha lasciato un ricordo indelebile ed altrettanto positivo?

AM: Certamente. Altra figura carismatica che per tanti anni ha portato il testimone di questa chiesa con iniziative poliedriche, è stato Don Gino, auspicando una pubblicazione che portasse avanti la memoria illustre della chiesa della cipolla e della sua architettura: la maschera barocca della facciata e il corpo con l’anima medioevale. Don Gino, ora anziano, è in casa di riposo lontano da Ravenna.

MTDD: C’è altro che vuoi aggiungere in riferimento a questa chiesa?

AM: Sì, vorrei solo dire che tanti sono gli aneddoti e gli episodi di sangue, opere d’arte sottratte nel tempo che arricchiscono la bibliografia di questa chiesa al momento parzialmente chiusa per motivazioni varie che non possiamo analizzare in questo contesto. All’attuale prete Don Rosino di San Giovanni Battista, (Santo rievocato in opere letterarie come ad esempio “la Nana” di Navarro, precursore del verissimo, il quale sottolinea la potenza di pace di questo Beato durante una tempesta), inviamo i nostri migliori auguri perché possa portare avanti il messaggio d’amore che i suoi predecessori hanno creato e diffuso.

MTDD: Nel caso ci fossero lettori e/o lettrici che volessero saperne di più sull’argomento, a quali fonti possono attingere?

AM: La prima edizione de La Chiesa della cipolla a due passi da Dante ha una pagina Facebook dove potete scrivere un vostro commento:

https://www.facebook.com/lachiesadellacipollaaduepassidaDante

Le copie della prima edizioni sono acquistabili online fino ad esaurimento:

https://www.ineditedizioni.it/saggistica/la-chiesa-della-cipolla-a-due-passi-da-dante-detail.html

MTDD: Nel caso ci fosse qualcuno che volesse contattarti?

AM: Chi volesse contattarmi può inviarmi una email al seguente indirizzo:

serviziculturali1@libero.it

MTDD: Alessandra, molti amici che stanno prendendo parte a questa Rubrica Meravigliosa Italia hanno deliziato i nostri lettori terminando la loro intervista con una ricetta locale. Ne hai preparata una anche tu?

AM: Assolutamente sì. Ho pensato di presentare ai nostri lettori il mio piatto romagnolo preferito ossia lo Stufato o spezzatino al vino bianco, specialità di nonna Iolanda.


Foto da Wikipedia
Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico –

Spezzatino
Autore: franzconde


Ricetta di nonna Iolanda “I magné rumagnul d’una volta” - Antichi mangiari romagnoli del territorio ravennate, per ricordare anziane azdori (massaie).

Vino consigliato: Sangiovese bianco di Romagna o Chianti toscano

Lo stufato è un secondo piatto tipico della Italia del Nord. Il termine deriva dall’antico modo di cuocere gli alimenti, quando la carne veniva posta in un recipiente di cottura chiuso sul piano delle stufe che fungevano sia da strumenti di cottura che da riscaldamento. Non va confuso con il brasato, che prevede una cottura aromatizzata con vino e spezie. Quando lo stufato è tagliato in piccoli pezzi può prendere il nome di spezzatino […]


Ingredienti e dosi per 4 persone:
  • 1 kg di polpa di carne per spezzatino (maiale, vitello, manzo),
  • mezza cipolla tritate,
  • 1 bicchiere di vino bianco secco,
  • 500 ml. di brodo,
  • 2 cucchiai di farina,
  • 1 carota,
  • 30 g di burro,
  • 1 costa di sedano,
  • 6 patate grosse gialle,
  • olio evo (Extra Vergine di Oliva),
  • sale,
  • pepe.
Preparazione
  • Rosolate in una padella, e su fuoco dolcissimo, un trito di cipolla, sedano e carota in un giro d’olio.
  • Pelate e tagliate le patate a pezzettini regolari.
  • Prendete un tegame antiaderente con acqua immergete le patate per 10 minuti, poi cuocetele a fuoco medio per 5 minuti, spegnete il fuoco.
  • In una casseruola piuttosto ampia rosolate la carne e abbassate la fiamma. Unite la farina setacciata e aggiungete un po’ di brodo, mescolando in modo da ottenere un fondo liscio e omogeneo.
  • Versate il vino e mescolate finché il fondo inizia a bollire. Aggiungete il trito di cipolla, carota e sedano, salate e pepate, aggiungete le patate.
  • Cuocete per almeno 90 minuti, a fuoco basso, tenendo coperto.
  • Se volete, cospargete di prezzemolo tritato prima di servire

Seconda versione più veloce della ricetta stufato con patate di nonna Iolanda

Ingredienti
  • 1 kg di polpa di carne spezzatino
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 250 ml di acqua, 6 patate grosse gialle
  • olio evo,
  • sale,
  • pepe,
  • rosmarino,
  • aglio
Preparazione
  • Pelate e tagliate le patate a pezzettini regolari, prendete una ciotola con acqua calda e immergete le patate per 15 minuti.
  • In una casseruola piuttosto ampia rosolate la carne a fuoco basso, versate acqua, vino, patate, fate bollire fino a quando il liquido sarà assorbito, poi condite con olio, sale, pepe, rosmarino, chiudete il tegame e lasciate insaporire carne e patate per almeno 15 minuti.

Buon appetito!



martedì 2 giugno 2026

Recensione: Maree più oscure Di Maria Campanaro

 

E' una storia di pirati vera a propria con vari colpi di scena, truculento al punto giusto e che vi fa avere anche una gran rabbia contro alcuni personaggi.

 


Non è fatto per i deboli di stomaco, ma c'è anche la storia romantica di Isabel e Julian, ma anche contrarietà, mistero, nemici.
Il libro è ben scritto e attendibile come riproduzione storica, con un grande studio dietro la sua scrittura.
Do a questo libro 5 stelle e lo consiglio a chi vuole leggere una storia su veri pirati.
Lasco Patrizia

lunedì 1 giugno 2026

In carrozza con Marino Målima Peiretti per parlare delle frequenze della musica e non solo... Jazz

 

Amici viaggiatori mettetevi comodi perché con Marino continueremo a parlare di musica e questa volta sarà il Jazz a farci compagnia.
Eccolo arrivare sempre con la sua fidata chitarra.
Tutti in carrozza.




MC –   Sono felice di questi viaggi insieme in cui parliamo di musica e non solo,  ho pensato che questa sera potremmo parlare del Jazz. Mi ha sempre “intrigato” ma ammetto che non facile da capire.
M – Anche a me e molto…ma…non è così difficile. I bambini, ad esempio, spesso lo adorano. E’ più una questione di giudizio. Ho “lavorato” in un CSE, Centro Socio Educativo per Diversamente Abili, e sul pulmino mandavo di tutto e ovviamente anche Jazz. Devo dire…molto apprezzato. Anzi, durate l’attività Musicale, specie prima di iniziare, quando le e i ragazzi erano liberi di fare ciò che volevano, sembrava di assistere ad un concerto di Free Jazz…e si divertivano come non mai.
MC Come mai, secondo te, i bambini apprezzano molto il Jazz?
M - Presumo per il fatto che non giudicano. Non fanno differenze tra ciò che semplice o difficile, sono puri. Accettano quanto arriva senza filtri, pur avendo naturalmente i propri gusti.
MC – Nel precedente viaggio sei stato misterioso nella destinazione, questa volta ti va di dirci dove ci porti e come mai hai scelto questa meta?
M – Mi spiace, non era mia intenzione, ma l’argomento Frequenze e Battimenti Binaurali è molto ampio e non volevo essere logorroico. Mi scuso. Ho scelto questa meta, precisamente il Jazz contemporaneo, per l’ampio spettro di libertà che offre. Non sempre è stato in questi termini, anzi, direi che è un tipo di Musica piuttosto complessa, specie all’inizio. Si fondava infatti su Armonie (tonalità e accordi) diciamo “difficili”. per fare un esempio, nella Musica Pop o Cantautorale, un accordo di Do è composto da tre note: Do-Mi-Sol, nel Jazz si presenta invece ampliato, con aggiunta della settima, il Si, o addirittura con “colorazioni” ulteriori, come la nona RE o anche oltre. Questo in un ambito prettamente Tonale. Con l’avvento del Modale, di derivazione dall’Antica Grecia, tutto ha assunto un aspetto diverso e tutto è diventato più libero. Si viaggia su un solo o due accordi, il basso o contrabbasso spesso, si dice, delinea un pedale, una linea ripetitiva e costante più o meno semplice o complicata e i solisti sono molto più liberi nell’esprimersi. Complici anche i Musicisti Classici e le avanguardie relative a quell’idioma, che hanno a loro volta ampliato gli orizzonti, basti pensare a John Cage. L’esempio più calzante, comunque, è John Coltrane, il quale è partito dal Jazz Tonale, per approdare al Modale e infine ad una sorta di Free Jazz, impregnato e “condizionato” da una decisa evoluzione Spirituale. Stesso percorso anche per Miles Davis (il quale ha implementato addirittura il Funk, arrivando addirittura al Free-Funk), Thelonious Monk, Ornette Colemann, immensi e unici, e via dicendo. Per questo mi affascina, in quanto la sua peculiarità intrinseca è l’Improvvisazione, in cui il Musicista si esprime, appunto, improvvisando; quindi non musica scritta. Questo combacia perfettamente con i miei studi sulle Frequenze e i Battimenti Binaurali, dato che implica l’interazione tra gli Emisferi Celebrali: quando si improvvisa entrambi si attivano (intuitivo e razionale) e così si crea quel “flusso” che tanto adoro. Ci tengo, in fine, a precisare che personalmente adotto l’accordatura a 432 Hz, vedi Emiliano Toso, pianista biologo, o ancora più inerente Stefano Bollani, in quanto ha a che fare con la Frequenza di Schumann. E’ più “morbida” e decisamente maggiormente gradita dal nostro Essere e dalle nostre cellule. Provata in concerto con ottimi risultati e comunque, ormai, è anche scientificamente appurata.  
MC – O mio Dio.... quanta roba .... preparati ad altre chiacchierate su argomento Jazz perché ho più confusione di prima...
M - Sempre disponibile, in ogni caso è più semplice si quanto si possa immaginare…
MC – Iniziamo dal nome, perché si chiama “Jazz”?
M – Non è certa l’origine della parola Jazz, si presuppone che abbia a che fare con termini riferiti al “rumore”, al caos, al gracchiare. A quel tempo si discostava dalla Musica corrente, proprio perché più complicata. Sembra anche abbia a che fare con il sesso, la copulazione e l’eiaculazione. 
MC – Forse perché all’inizio veniva suonato nei “bordelli”?
M - Esattamente, proprio quello è il motivo principale. Aggiungerei anche che era Musica “nera”, suonata prevalentemente da Musicisti “neri” e…sappiamo bene com’era a quei tempi. Infatti la questione razziale non è da sottovalutare: i “neri” iniziarono a suonare a mille all’ora…per cui “o mi stai dietro…o tanti saluti…”.

MC – Quando è nato, dove e chi sono stati i primi a suonarlo.
M – Generalmente ci riferisce a New Orleans e in particolare ai Musicisti Afro Americani. 
MC –  Ci sono diversi generi di Jazz?
M – Certamente, diversi generi e contaminazioni. Il Jazz è una Musica aperta e disponibile, impossibile da rinchiudere in un idioma preciso. Oggi poi, dipende moltissimo dalle aree geografiche, Nord Europa, Centro, Stati Uniti e via dicendo.
MC – C’è diversità nel Jazz di ieri e di oggi?
M – Come accennavo in precedenza vi è un’enorme differenza, ma non nell’approccio creativo. Per quanto riguarda l’improvvisazione vi sono due linee guida fondamentali: l’Improvvisazione Tematica e quella Armonica. Nella prima, di gran lunga la mia preferita, si usa elaborare la melodia del brano, concentrandosi sulla musicalità, anche se mantenendo viva quella libertà intrinseca. La seconda è più improntata sulla tecnica, una volta suonato il Tema, la melodia principale, l’attenzione si rivolge all’impianto armonico: su determinati accordi si possono suonare determinate note. L’aspetto costante è quella “dissonanza”, quel “caos”, che appare ad orecchie non abituate. In verità non lo è affatto, segue una line precisa e decifrabile. Per capirci potremmo paragonare un quadro di Giotto ad uno di Picasso…l’importante, oltre alla tecnica e alla pennellata, è l’intenzione dell’artista. 
MC – Il Jazz ha dato vita ad altri generi musicali?
M – Direi di no, anzi il contrario. il Jazz ha inglobato diversi generi musicali, dal Funk, dal Rock, fino ad arrivare alla Musica Improvvisata, altro territorio che adoro.

MC –  Quali sono stati i primi grandi autori e interpreti di questo genere?
M – Joe “king” Oliver, Buddy Bolden, Freddie Keppard; i pianisti: Jelly “Roll” Morton; Tony Jackson; Alfred Wilson; i clarinettisti: Sidney Bechet, Louis Armstrong, Bessie Smith…La lista è lunga.
MC –  Nei decenni ce ne sono stati altri?
M – Tantissimi, direi, anche qui la lista è davvero lunga…
MC –  Come è stato accolto al di fuori dell’America e in quali paesi è più apprezzato e suonato?
M - Direi ovunque. In Europa ha attecchito alla perfezione! Personalmente ho assistito a concerti di grossi nomi, sia Americani che Europei, senza dovermi mai muovere dall’Italia. 
MC –  Ho una curiosità... al conservatorio viene insegnato?
M – Si, a Milano di sicuro, ma non è necessario.
MC – In Italia ci sono molti concerti di musica classica ma non mi sembra altrettanti di Jazz, come mai?
M – Ce ne sono moltissimi, anzi, penso che siano più numerosi addirittura. Il fatto è che si svolgono in luoghi differenti, nei locali principalmente, ma anche nei teatri ormai.
MC – Allora riformula la domanda... come mai non se ne parla e non se ne fa pubblicità come per l’altra musica?
M – No, direi che se ne parla. Bollani è spesso in televisione, Gaslini ne è stato ambasciatore in tutto il mondo e in Italia c’è una notevole vivacità. Penso a Fasoli, Intra, Rava e molti altri. (Bollani  mi piace molto)
MC – Se una persona vuole andare a questi concerti come può tenersi informata?
M – Generalmente tramite i programmi dei Club, le grandi città sono molto attive in questo ambito. Oppure, vantaggio di oggi, digitando su google…(sorriso).
MC – Credo che per il momento ci conviene rimandare al prossimo viaggio altre curiosità sull’argomento perché abbiamo molto su cui riflettere. Che dici, prima di scendere ci fai sentire qualcosa?
M – Posso aggiungere il link della mia pagina Musicale su Bandcamp, lì si trova di tutto, dal mio ultimo lavoro “come nel Sogno di una Farfalla” che è il primo di una serie di lavori dedicati a Filosofi, Scienziati, Artisti e persone che hanno avuto un ruolo rilevante nella mia vita, ai Battimenti Binaurali e alla Musica Ambient (Mantra e La Corda del Buddha o Tao), nonché Elettronica (come IK14 siamo stati l’unico vero gruppo Drum&Bass in italia) e anche Musica Improvvisata. Personalmente adoro il Jazz, ma sai come si dice: non si vive di solo spaghetti. Mi considero un onnivoro, purché resti intatta la qualità.
Ecco il link:
MC – Amici viaggiatori ci ritroviamo con Marino per il prossimo viaggio adesso mettetevi comodi e buon ascolto.