sabato 28 febbraio 2026

Recensione... Vernissage


Ringrazio Ely per la bella recensione fatta su Alessandria Today al mio primo Thriller ambientato a Treviso. 

Un libro da leggere e regalare tutto l'anno e non solo a Natale.

Grazie e buona lettura.

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 Vernissage di Maria Cristina Buoso: il thriller perfetto da regalare a Natale tra arte, mistero e sensualità. A cura di Elisa Rubini

 


Trovare un libro da regalare a Natale che sia originale, coinvolgente e capace di lasciare il segno non è semplice. Vernissage di Maria Cristina Buoso è una scelta ideale per chi ama i thriller intensi, colti e carichi di tensione emotiva, dove l’arte diventa linguaggio del desiderio e dell’oscurità.

Ambientato nella suggestiva Treviso, il romanzo si muove in un’atmosfera elegante e inquietante, dove la bellezza non è mai innocente e ogni dettaglio nasconde una possibile minaccia.

Un thriller dove l’arte non è solo cornice.

Al centro della storia c’è Livia Mexico, pittrice famosa e magnetica, la cui presenza sconvolge la città. I suoi quadri, sensuali e misteriosi, sembrano parlare una lingua propria: colori accesi, corpi evocati, emozioni che disturbano e attraggono allo stesso tempo. Livia non è soltanto un’artista, ma un enigma vivente, e la sua arte diventa parte integrante della narrazione.

Quando scompare un noto gallerista, il caso viene affidato a Ginevra Lorenzi, giovane ispettore capo della questura di Treviso. Quella che all’inizio sembra una semplice sparizione si trasforma presto in qualcosa di più complesso e inquietante, soprattutto quando altre persone iniziano a scomparire e i quadri di Livia continuano ad apparire come silenziosi messaggi lasciati sulla scena.

Perché Vernissage è un regalo di Natale perfetto

Vernissage è il libro giusto da regalare a Natale perché riesce a soddisfare lettori molto diversi.

È ideale per chi ama i thriller psicologici, ma anche per chi cerca una storia sofisticata, dove arte, sesso e mistero si intrecciano senza mai risultare gratuiti. È un romanzo che cattura, ma allo stesso tempo invita a riflettere sul potere dell’immagine, sul confine tra ispirazione e ossessione, tra bellezza e pericolo.

La scrittura di Maria Cristina Buoso è fluida e coinvolgente, capace di mantenere alta la tensione senza rinunciare a uno stile curato. Questo rende il libro perfetto anche come regalo “importante”, non solo d’intrattenimento, ma di qualità.

Un dono che parla di emozioni e segreti.

Sotto l’albero di Natale, Vernissage si distingue perché non è il solito thriller. È una storia che entra lentamente, seduce il lettore e lo conduce in una spirale dove nulla è come appare. Un regalo ideale per chi ama i libri che lasciano traccia, per chi è affascinato dall’arte contemporanea e per chi cerca una lettura intensa durante le feste.


Regalare Vernissage significa regalare un’esperienza, fatta di suspense, fascino e domande che restano anche dopo l’ultima pagina.


mercoledì 25 febbraio 2026

L’AUTISMO visto da una prospettiva diversa – La storia di successo di Cesare, di Giovanni Tommasini e Maria Teresa De Donato



Recensione della Prof.ssa Giovanna della Bella

Leggere il libro di G. Tommasini e M.T. De Donato è stata una esperienza interessante ed emozionante perché mi ha permesso di avvicinarmi ad una tematica, o meglio ad una problematica, molto presente nella nostra società.

Il lavoro, mirabilmente eseguito, non è un trattato scientifico ma un modello di narrativa dinamica, che arriva nell’immediato al lettore posto difronte ad un argomento non facilmente accessibile.

Esso è opera di due autori: uno racconta la sua esperienza lavorativa di diversi anni, come educatore di un soggetto affetto da autismo, e quindi i risultati conseguiti, le osservazioni rilevate; l’altro commenta l’operato e divulga conoscenze che illustrano tanti aspetti forse non sempre considerati o valutati dalla scienza. Le due parti, pur essendo distinte nei loro spazi, non sono corpi separati del contenuto, ma sembrano la tela e la cornice che vanno a costituire un quadro da ammirare.

Posso decisamente affermare che i due autori sono stati abili artisti.

L’esperienza di Giovanni Tommasini è da ritenersi encomiabile ed esemplare per chi vive situazioni analoghe. Si deduce chiaramente dal contesto che egli non ha agito secondo canoni metodologici prestabiliti, ma ha fatto ricorso al suo coraggio, alla sua sensibilità, alle sue emozioni. Egli è anche coprotagonista, insieme a Cesare, della “trama”, perciò ne diventa personaggio basilare, che suscita simpatia nel lettore.

L’altro personaggio, o il personaggio, è Cesare, “un essere umano splendido e raffinato, intelligente, ma per qualche inspiegabile motivo incapace di autodeterminarsi e mettere in atto comportamenti che lo liberassero dalle paure che lo tenevano chiuso come in una gabbia.”

Vivendo a contatto con lui per diversi anni, Giovanni piano piano e delicatamente entra in contatto con Cesare, rompendo quella dura corazza che lo isolava dagli altri e dal mondo, ne diventa una difesa, un riparo da tutto ciò che gli piombava violentemente addosso.

L’empatia e l’affetto tra i due riesce a creare un rapporto di fiducia e una sintonia costruita piano piano, con pazienza, dopo anni di lavoro intenso, collaborando anche con la famiglia del ragazzo per cercare di alleggerire il peso del grande macigno che deve sopportare.

Sarebbe bello, e ce lo auguriamo, se esistessero tanti Giovanni che potrebbero essere di grande aiuto per i soggetti come Cesare, che restano chiusi ed isolati per difendersi da un mondo ostile.

L’intervento di Maria Teresa De Donato, scrittrice affermata, riveste nel libro un ruolo importante, sia nell’introduzione che nei commenti successivi, dove il suo apporto diventa di sostegno e di ampliamento all’esperienza narrata.

L’autrice affronta la problematica partendo dal concetto di normalità e cerca di dargli un significato spiegabile da più angolazioni, non solo nell’aspetto convenzionale. Ci illustra chiaramente che, malgrado gli studi scientifici abbiano compiuto progressi in biologia, psicologia e psichiatria, non sono ancora state fornite risposte esaurienti sul perché e come nascono le malattie e i disordini mentali: “l’approccio olistico alla Vita ha consentito di rilevare che corpo e spirito sono fattori importanti della nostra esistenza e, se sono in equilibrio tra loro, la salute si ristabilisce.”

Complimenti alla scrittrice per le sue riflessioni, frutto di studio e di esperienza nel campo letterario, per il suo stile chiaro e pertinente che riesce a trasmettere nel lettore un messaggio immediato e accattivante.

Voglio soffermarmi per un attimo anche a riflettere sulla frase posta all’inizio del libro:

“Nulla è difficile per chi ama” (Cicerone).

Un messaggio incisivo e stimolante per chi nella vita deve affrontare situazioni che possono sembrare insormontabili; è stato efficace per Giovanni nella sua ardua impresa di educatore, può essere un grande monito per ognuno di noi.

Consiglio vivamente la lettura del libro che ti permette di sfogliare tutte le pagine provando interesse e anche grande emozione.

Ringrazio vivamente gli autori che mi hanno dato l’opportunità di conoscere il loro lavoro.






martedì 24 febbraio 2026

Smitten in Lake Mistletoe  di Amber Kelly

 


A chi manca la penna di Amber Kelly?
Chi ha voglia di tornare a Lake Mistletoe?

Allora non vi resta che leggere il nuovo libro di Amber Kelly.

Buona lettura.



Titolo: Smitten in Lake Mistletoe
Titolo originale: Smitten in Lake Mistletoe
Autrice: Amber Kelly
Data di uscita: 22 gennaio 2026
Genere: Christmas romance - small town

Trama


Dopo che il mio fidanzato mi ha lasciato all’altare, umiliata e con il cuore spezzato, mi sono buttata a capofitto nella mia carriera. Ironia della sorte, la ragazza che non crede più nel “vissero felici e contenti” è ora la wedding planner più richiesta di Las Vegas, ma ho deciso tanto tempo fa che la mia missione sarebbe stata quella di aiutare le spose a realizzare la loro favola prima che la realtà le schiaffeggiasse in pieno volto.
Un giorno perfetto.
Ma ora sono diretta a Lake Mistletoe, una pittoresca cittadina nella valle dell’Idaho, per supervisionare il primo grande evento della fidanzata di mio cugino. Mia zia mi ha convinto che questo splendido luogo è perfetto per concedersi un po’ di riposo e relax dopo un anno estenuante. Quindi, quando Willa, la proprietaria del “Gingerbread Inn”, mi ha offerto una stanza per le vacanze, ho accettato con gratitudine.
Brannigan Prince, talentuoso artista locale e nuovo socio in affari di mio cugino, Keller, è esattamente la distrazione di cui ho bisogno.
Forse non credo nell’amore, ma una breve avventura con un sexy montanaro? Sì, grazie.
Riuscirò a mantenere la fortezza di ghiaccio che ho costruito attorno al mio cuore o Lake Mistletoe farà la sua magia?

lunedì 23 febbraio 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti parleremo degli Argonauti

 


Se vi va di condividere con noi, in questo scompartimento bello comodo, un aperitivo salato, credo che sarebbe un bel modo per rilassarci tutti assieme mentre faremmo un viaggio particolare.
Siete pronti?

MC – Chi sono gli Argonauti e perché si chiamano così?

I – Gli Argonauti erano degli eroi mitologici dell’Antica Grecia, chiamati così perché navigavano con la nave Argo.

MC – Perché si chiamava così la nave?

I – Semplicissimo, il nome deriva dal suo costruttore; il carpentiere Argo di Tespi.  Un abilissimo maestro d’ascia, che seguì il progetto ispirato da Atena, dea dell’ingegno e della tecnica. 
Ma c’è un dettaglio che rende il nome ancora più affascinante.

Atena fece inserire nella prua della nave un pezzo di quercia parlante proveniente dal bosco sacro di Dodona. Questo legno profetico permetteva alla nave di parlare, avvertire, consigliare. Non era solo un mezzo di viaggio, ma quasi un personaggio.

MC – Dove si trovava questa quercia parlante e come si raccoglieva il legno, ma soprattutto... come mai era parlante?

I – La quercia era a Dodona (Grecia nord-occidentale), in una valle isolata e ventosa, una grande quercia al centro dello spazio sacro.
Dodona è un oracolo arcaico, primitivo, legato alla natura più che all’architettura.

Come si “raccoglieva” il legno? Non si abbatteva la quercia, era sacra e intoccabile. Secondo la tradizione, Atena fece usare un frammento già caduto o donato dal Dio. Il legno fu inserito nella prua dell’Argo, non come tavola qualunque, ma come reliquia.

Perché era “parlante”? Non parlava come una persona. La quercia “parlava” perché il vento faceva frusciare le foglie, le campane e i tripodi appesi ai rami tintinnavano, così i sacerdoti interpretavano suoni, movimenti, echi. Era una voce indiretta, naturale, ambigua.
Per i greci la natura non era muta, era da ascoltare.

MC – Chi guidava gli argonauti?

I – Giasone, bisnipote del Dio Ermes (da parte di madre, e in alcune versioni, anche del Dio Apollo da parte di padre).

MC – Secondo te, come mai ci sono due versioni?

I – Beh, i miti sono molto antichi, quindi con il tempo si cambia la versione o anche alcune parti vanno perse.

MC – Ci parli un po’ di Giasone?

I – La sua vita, come per altri miti, ruota attorno a intrighi e usurpazioni.

Figlio di Esone, re di Iolco, e di Alcimede… ma lo zio Pelia (fratellastro del padre) detronizzò Esone, uccidendo tutti i discendenti. La madre però riuscì a salvarlo, mandandolo dal saggio centauro Chirone.
Una volta adulto volle riconquistare il trono, ma Pelia disse che lo avrebbe avuto solo se sarebbe riuscito a conquistare il famoso Vello d’oro… ed è così che partì la spedizione degli Argonauti.

MC – Che cos’è il Vello d’oro?

I – È il manto dorato del Crisomallo, un ariete alato capace di volare, che si dice avesse il potere di curare ogni ferita o malattia.

MC – E il Crisomallo dove si trovava?

I – All’inizio si trovava in Beozia, inviato da Ermes (o da Nefele) per salvare Frisso ed Elle da un sacrificio imminente. I due fratelli gli salirono in groppa e lui spiccò il volo sopra il mare.

Durante il viaggio accadde la frattura del destino: Elle cadde in mare e quel tratto d’acqua prese il nome di Ellesponto. Frisso invece arrivò sano e salvo nella lontana Colchide, sulle rive orientali del Mar Nero, alla corte del re Eete.

È lì che Crisomallo “finisce” la sua corsa terrena: Frisso lo sacrifica a Zeus in segno di gratitudine. Il suo vello d’oro viene appeso a una quercia sacra e custodito da un drago insonne.

Da quel momento Crisomallo non è più un animale errante, ma una reliquia immobile, al centro di una terra remota e pericolosa. Ed è proprio lì, in Colchide, che Giasone e l’Argo dovranno arrivare.

MC – Chi sono gli oracoli di Pelia?

I – Come detto, Pelia ero lo zio di Giasone (fratellastro del padre, figlio del Dio Poseidone) che divenne re, nonostante il legittimo sovrano fosse il padre di Giasone.
  • Un primo oracolo profetizzò che sarebbe stato ucciso da un discendente del Dio dei venti Eolo.
  • Un secondo oracolo lo mise in guardia da un giovane con un sandalo solo.
  • E c’è anche un terzo oracolo: quando Giasone chiese il regno, Pelia gli narrò che un oracolo disse che la loro terra sarebbe rimasta sempre povera fino a quando non fosse stato riportato in patria il vello d'oro.
MC – E Pelia ascoltò le profezie?

I – Sì, le ascoltò. Il problema è che le ascoltò male.

L’oracolo gli aveva detto di temere l’uomo con un solo sandalo. Pelia non ignorò affatto la profezia, anzi, la prese sul serio, al punto da viverci dentro. Governava con sospetto, controllava i segni, temeva il ritorno di chi potesse reclamare il trono.

Quando Giasone arrivò a Iolco con un solo sandalo, Pelia capì subito. Il segno era lì, nudo come una ferita. E invece di affrontarlo apertamente, fece ciò che spesso fanno i re impauriti dalle profezie: provò ad aggirarle.

Ma le profezie, nella mitologia greca, non sono enigmi da risolvere. Sono sentieri già tracciati: puoi scegliere come percorrerli, non se evitarli.
E proprio tentando di salvarsi, mise in moto l’Argo, il viaggio, Medea… e la propria fine.

MC – Quando è durato il viaggio di Giasone e quale furono le tappe?

I – Ma sai che non so di preciso la durata, di certo molti mesi (se non anni, anzi forse più probabilmente anni), perché ci furono diverse tappe:
  • L'isola di Lemno;
  • Il passaggio dell'Ellesponto, sbarcando sulla penisola Arto;
  • La Misia;
  • Il paese dei Bebrici;
  • La terra di Bitinia;
  • Le Simplegadi;
  • Ponto Eusino;
  • Il paese dei Mariandini;
  • La terra delle Amazzoni;
  • L'isola di Ares;
  • La Colchide (la meta).
E questa è solo l’andata.

MC - No ho il coraggio di chiederti del ritorno.

I – Il viaggio di ritorno di Giasone non è un semplice “ritornare a casa”. È una seconda odissea, più oscura, più spezzata, come se il mare stesso non volesse lasciar andare ciò che ha preso.

Il ritorno non è diretto. Dopo aver preso il Vello d’Oro, Giasone non può tornare per la stessa via.

Nelle versioni più diffuse del mito, gli Argonauti sono costretti a risalire fiumi sconosciuti, attraversare mari lontanissimi, passare addirittura vicino alle terre dell’Occidente e del Nord.
Il ritorno è più lungo e più pericoloso dell’andata, come se il prezzo del successo fosse la dispersione.

Poi c’è Medea. Non è solo una compagna: è una frattura nel mondo. Uccide e smembra il fratello Apsirto per rallentare l’inseguimento del padre Eete. Questo atto di sangue genera una colpa sacra, per questo gli Argonauti devono fermarsi per una purificazione rituale. Il viaggio di ritorno diventa anche un viaggio di espiazione.

La nave Argo avverte dei pericoli, indica quando è necessario fermarsi, suggerisce deviazioni. Non è più solo Giasone a guidare. È come se il destino avesse preso voce.

Durante il ritorno incontrano: 
  • Scilla e Cariddi (in alcune versioni)
  • le Sirene (superate grazie al canto di Orfeo)
  • tempeste mandate da Zeus
  • coste ostili
  • approdi ambigui. 
Ogni incontro è meno eroico e più inquietante: non c’è gloria, solo sopravvivenza.

MC – Che dici se continuiamo il nostro viaggio parlando delle tape di Giasone?

I – Certamente, sono sempre felice di parlare di mitologia greca.

MC – Lo immaginavo. Alla prossima viaggiatori curiosi.

I – Buona lettura a tutti, spero che vi piaccia questo viaggio.

MC – Sono sicura che i nostri amici viaggiatori sono curiosi di saperne di più. Alla prossima.

sabato 21 febbraio 2026

Recensione... Vorrei dirti


Ringrazio Ely per la bella recensione che ha fatto su Alessandria Today del mio libro.

Grazie e buona lettura. 

   

 
“Vorrei dirti” di Maria Cristina Buoso: il romanzo-regalo perfetto per chi ama le emozioni vere. A cura di Elisa Rubini.

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Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Libri che sembrano fatti apposta per essere donati a Natale, quando il cuore pesa un po’ di più e le domande sul passato tornano a bussare.

“Vorrei dirti” di Maria Cristina Buoso è uno di quei titoli che non si leggono soltanto: si vivono, pagina dopo pagina.

La storia segue Diva, una donna che ha smesso di parlare con suo padre da diciassette anni. Un silenzio lungo, doloroso, che porta con sé due verità diverse e tante omissioni. Per ritrovare un ponte verso quell’uomo ormai lontano, Diva deve prima ricucire sé stessa.
E decide di farlo attraverso una lettera. Una lettera sincera, intensa, nata dal bisogno di capire e di essere capita.

Ma il destino le restituisce la busta indietro, con una frase che pesa come un macigno: “destinatario sconosciuto”.
Da qui ha inizio un viaggio emozionale e fisico che la condurrà a indagare nella vita del padre, nei ricordi rimossi, nei nodi mai sciolti. La verità che troverà non è semplice, ma è necessaria.
E il lettore segue Diva passo dopo passo, scoprendo quanto fragile e forte possa essere un affetto spezzato.

“Vorrei dirti” è un romanzo che parla di legami familiari, di ferite che il tempo non guarisce da solo, e di quel bisogno universale di dire - o sentirsi dire - le parole che contano davvero.
Un dono perfetto per chi ama le storie vere, profonde, capaci di accendere una riflessione anche dopo l’ultima pagina.

Un’idea regalo che tocca il cuore.
Un libro che rimane.

Puoi acquistarlo qui


martedì 17 febbraio 2026

Sinclair e la bibliotecaria di Sofie Darling

 


E’ il primo della serie di romance regency spicy “I Windermere” di Sofie Darling. 
La nostra protagonista è una giovane amante dei libri, che non ci vede a un palmo dal naso anche con gli occhiali che la miopia precoce la costringe a portare. Diversamente si sarebbe accorta che il figlio di Lord Sinclair, Will, ha sempre avuto una cotta per lei…
Curiosi?
Trope principali
He falls first – lui si innamora per primo
Secret crush – infatuazione segreta
Unrequited love – amore non corrisposto
Class difference – differenza di classe


Scheda libro

Titolo: Sinclair e la bibliotecaria (titolo originale: Mr Sinclair Beguiles a Bluestocking)
Autore: Sofie Darling
Traduttore: Isabella Nanni
Editore: Love Ink Books LLC (prima edizione in lingua originale: 2020)
Genere: Romance storico
Prezzo ebook: € 2,99 – disponibile anche in Kindle Unlimited 
Prezzo cartaceo: da definire
Data pubblicazione: 14 gennaio 2026
Serie: I Windermere 
 

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Trama

Era solo un bacio...
Violet Hotchkiss è perdutamente innamorata di Oliver Quincy, l’incarnazione del perfetto gentiluomo inglese di ogni romanzo che abbia mai letto. Allora perché sta baciando Will Sinclair in giardino al Ballo dell’Epifania?
Che ha portato a una notte...
Violet ha sempre pensato che Will fosse troppo: troppo alto, troppo bello... troppo irraggiungibile per una zitella occhialuta come lei per fantasticarci sopra. Ma un solo assaggio di Will le scatena dentro qualcosa di selvaggio, qualcosa che non si accontenterà mai di un semplice bacio...
Che ha cambiato tutto...
Will ha sempre avuto una cotta per Violet. L’ha sempre considerata intelligente e vivace, ma la donna audace che prende ciò che vuole e non ha paura di chiedere di più è una vera rivelazione. Ora deve solo convincere Violet a fare il passo più coraggioso: permettergli di amarla.

Estratto

«Ma guardate qui chi abbiamo! La deliziosa signora Granville e l’eruditissima signorina Hotchkiss» disse Sir John con la sua consueta strizzatina d’occhio paterna.
Violet sorrise compiaciuta, anche se dentro di sé sospirò. Ma certo.
All’età di tredici anni, le avevano diagnosticato la miopia e le avevano prescritto il suo primo paio di occhiali. In un istante, era passata dall’essere una ragazza abbastanza carina a una colta e studiosa. Erudita era semplicemente una variazione sul tema. Intellettuale era un’ulteriore variante, ma nel giro di pochi anni un termine in particolare avrebbe superato tutti gli altri. Zitella, una parola che l’avrebbe accompagnata per il resto dei suoi giorni.
Restare zitelle era il destino inevitabile delle donne colte, amanti dei libri ed erudite, un fatto che le era diventato chiaro quando la loro famiglia, i loro amici e conoscenti avevano distinto lei e Lily definendole rispettivamente intelligente e incantevole. Così, Violet aveva accettato il ruolo che le era stato assegnato, lo aveva provato e aveva scoperto che le calzava a pennello, la maggior parte delle volte. Le piacevano i libri e lo studio. Se a volte guardava la vita di sua sorella e provava una fitta di invidia, le passava in fretta, perché le voleva bene con tutto il cuore e non provava affatto gelosia nei confronti di Lily.
Tuttavia, bisognava ammettere che a volte una certa domanda le pungolava la mente: perché quella vita era preclusa a una donna colta, amante dei libri ed erudita? Era come se quella possibilità non fosse mai venuta in mente a nessun altro, quindi tutti si aspettavano che non venisse in mente nemmeno a lei. Era più facile dedicarsi ai libri. Inoltre, non aveva mai incontrato un gentiluomo che potesse reggere il confronto con l’eroe di uno dei suoi romanzi.

Biografia autrice 
Autrice bestseller di USA Today, Sofie Darling ha sviluppato la sua passione per i romanzi d’amore storici alle scuole medie quando ha aperto Cime tempestose di Emily Bronte. È nata una storia d’amore istantanea e duratura.
Sofie ha trascorso gran parte dei suoi vent’anni a crescere due ragazzi e a leggere tutti i romanzi su cui riusciva a mettere le mani. Quando ha capito che doveva scrivere i libri che amava, ha finito di laurearsi in inglese e ha preso la matita in mano. (Ticonderoga #2 è la sua penna d’oca preferita).
Quando non è impegnata a scrivere di eroi che la fanno innamorare, a Sofie piace farsi delle belle escursioni nel fine settimana, visita un castello medievale in rovina ogni volta che ne ha l’occasione e ha una relazione leggermente codipendente con il suo segugio, Bosco.

Biografia traduttrice:
Isabella Nanni si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne ed è iscritta al Ruolo Periti ed Esperti per la categoria Traduttori e Interpreti. Le sue lingue di lavoro sono Inglese, Tedesco e Spagnolo, da cui traduce verso l’italiano, lingua madre. A gennaio 2019 è risultata vincitrice ex aequo del concorso di traduzione de “La Bottega Dei Traduttori”. Dopo un MBA da diversi anni è libera professionista e si occupa di traduzioni, sia editoriali che tecniche. È inoltre consulente commerciale per editori di testate trade. Ha tradotto sia romance contemporanei che storici per varie autrici tra cui Jess Michaels, Tess Thompson, Crystal Kaswell, Jill Barnett e Judith Keim.

Coltiva rose di tutti i colori e con una vita di riserva studierebbe arabo, cinese e russo. Non potendo, si affida ai colleghi traduttori per allargare i suoi confini culturali.


lunedì 16 febbraio 2026

In carrozza con Caterina Saracino che ci parla di Bariful

 


Buona serata amici viaggiatori,

lo so che siete curiosi di sapere chi ci accompagnerà in questo viaggio speciale, un po’ di pazienza...

... Eccola arrivare, avanti saliamo e mettiamoci comodi.

MC - Ben arrivata Caterina, quale destinazione hai scelto per noi e perché?



Caterina – La mia destinazione è la follia creativa, intesa come voglia di rimanere collegati alle cose

che ci rendono felici... anche se sembrano un po' pazze!

MC – Va bene... ma sul pratico, dove andiamo in treno e perché questa destinazione?

C – Andiamo a Chiaravalle, in provincia di Ancona.

MC – Mi piace la tua destinazione. Ti va di parlarci brevemente di te.

C – Sono nata in Puglia, ma le strade della vita mi hanno portata nelle Marche. Sono una mamma,

una scrittrice, mi diverto anche come attrice amatoriale. Nella vita ho fatto diversi lavori, quasi tutti

collegati alla scrittura, che è una delle mie più grandi passioni. E in qualche modo è proprio grazie

alla scrittura che sono arrivata a creare quello che oggi ritengo il mio progetto più folle e bello.

MC – Per esempio cosa hai fatto di interessante?

C – Ho lavorato in un' agenzia pubblicitaria, nella redazione di un house organ per un brand di

fitness, come archivista al Comune della mia città, come redattrice di vari portali tematici... Ma

occasionalmente ho fatto anche la guardarobiera!

MC – Sei nata a Bari ma vivi in un’altra città, come mai e come ti trovi qui?

C – Motivi di studio mi hanno condotta a Macerata quando avevo diciotto anni e poi sono rimasta

nelle Marche per amore, perché ho conosciuto mio marito, con il quale otto anni fa ho avuto un

bellissimo bambino di nome Leonardo.

MC – E tuo marito e figlio cosa dicono di questa tua passione?

C – Sono assolutamente entusiasti e mi incoraggiano a continuare. Anzi, a volte mi offrono anche il

loro aiuto.

MC – Sei nata prima come autrice o come attrice?

C – È stata la scrittura a condurmi verso l' altra mia grande passione, che però tenevo più nascosta,

che è la recitazione. Difatti è stato per raccontare le mie disavventure come scrittrice che ho iniziato

a recitare in alcuni video che poi hanno preso tutta un'altra direzione, per diventare una vera soap

opera, per quanto fatta in casa.

MC - Ti va di raccontarci qualcuna di queste disavventure?

C - La più assurda: un editore che si è finto morto per poter evitare di pagare chi aveva stampato il

libro e le royalties a noi scrittori... Salvo poi ricomparire vivo e vegeto in Inghilterra, poco dopo!

(vorrei dire che è assurdo... ma la cosa non mi sorprende per nulla)

MC - Hai fatto diversi lavori nella tua vita, quale tra questi, ti è stato più utile o che hai fatto più

volentieri e perché?

C – Qualunque lavoro mi ha lasciato qualcosa di positivo e mi ha impartito insegnamenti. Tuttavia,

quello che ho fatto più volentieri è stato lavorare per un portale che si occupava di musica e cinema,

due delle mie passioni.

MC – Hai una musica che ti accompagna quando scrivi?

C – La musica elettronica senz';altro.

MC – Che genere di film preferisci e perché?

C – Drammatici, thriller, commedie, animazione, film d';autore... Ero una divoratrice di film; ora ne

guardo meno, avendo meno tempo, ma scelgo con cura. (ti capisco, anche io, avendo poco tempo

non faccio più tutto quello che facevo prima)

MC – Come mai hai scelto di scrivere per i bambini?

C – Il mondo della narrativa per l'infanzia mi ha sempre affascinata e non ho mai smesso di leggere

favole e guardare i cartoni animati. Sono stata una lettrice appassionatissima durante l';infanzia e ho

cercato di trasmettere questo amore anche a mio figlio; è stato a maggior ragione grazie a lui che mi

sono cimentata in favole illustrate. Scrittura e disegno insieme sono una incredibile occasione di

espressione.

MC – Vero, recentemente ho scritto libri per bambini e danno molte soddisfazioni.

C – Ed è bellissimo lavorarci!

MC – Reciti da molto in teatro? E che tipo di lavori fatte?

C – Sono entrata nella compagnia teatrale Tutto(i) Esaurito(i) poco più di un anno fa, mentre prima

avevo l';occasione di recitare in qualche corso amatoriale che si svolgeva nella mia città. Con la

compagnia portiamo in scena delle commedie divertenti, anche recitate in dialetto marchigiano.

MC – Che differenza c’è tra la compagnia amatoriale e quella in cui reciti adesso?

C – Anche la compagnia teatrale in cui sono ora è amatoriale, cioè formata da non professionisti. Ci

muove la passione per quest'arte.

MC – Cosa pensano i tuoi colleghi di questa tua avventura in Tik Tok?

C – Se parli di colleghi di scrittura ti rispondo che alcuni sono diventati fan dei miei contenuti, per

altri invece sono diventata pazza e non mi si filano più. Se parli di colleghi di teatro, ovviamente la

cosa è diversa: alcuni di loro stanno per partecipare al mio progetto!

MC – Ti piace lavorare nei cortometraggi cinematografici?

C – Ho avuto la bellissima opportunità di recitare in due cortometraggi: “La divisa”, diretto da

Carlo Piscicelli, e “Battono alla porta”, di Andrea Laquidara. Sono state due esperienze molto belle

e anche formative per me, e mi auguro che in futuro io possa partecipare ad altri corti.

MC – La recitazione teatrale è diversa da quella di un corto?

C – Profondamente. A teatro hai il pubblico davanti, senti il loro calore e poi non hai l' occasione di

ripetere, se sbagli le battute. L' emozione è diversa. In un corto tutto cambia: se il ciak non va bene...

si rifà. Devi incanalare l';emozione in modo diverso.

MC – Adesso parliamo di un tuo progetto nato, posso dire... un po’ per caso ma che ha conquistato

gli amici di Tik Tok?


C – E allora parliamo di Bariful, il progetto che amo di più. Sono sempre felice quando devo parlare

di questo.

MC – Lo immagino, parliamo di Bariful. Quando è nato e perché.

C – Tutto è nato con la mia volontà di denunciare in maniera ironica e spiritosa le disavventure

degli scrittori sconosciuti come me. Ho creato un personaggio che mi facesse da contraltare, la

verace e disincantata Artemide. Piano piano, vedendo che questi video piacevano, ho cominciato a

inserire altre personaggi. Le cose hanno preso una piega del tutto diversa quando in un video è

entrato il personaggio di Falco, il fidanzato di Artemide. Da lì tutto è cambiato: mi sono buttata e ne

è nata una soap opera che porto avanti da ormai due anni e che mi regala una gioia e un affetto, da

parte del mio ristrettissimo pubblico, che non ha prezzo. È una soap in cui interpreto tutti i

personaggi, la scrivo e la monto da sola, e non ha sponsor. Il mio sogno sarebbe quello di poter fare

della mia passione un lavoro. Al momento i costi della soap sono coperti dalle vendite del romanzo

di Bariful e dagli abbonamenti su Facebook, ma si tratta di cifre davvero esigue. Il mio guadagno è

la gioia che provo quando lavoro a questo progetto.

MC – Una mia curiosità... se abiti nelle Marche perché hai deciso di ambientare Bariful in un altro posto.

C – Perché io resto pugliese, conosco bene Bitonto e, anche se ormai da vent';anni abito nelle

Marche, il mio imprinting e le mie radici sono sempre quelle della città in cui ho trascorso gli anni

della mia infanzia e della mia adolescenza. Sebbene la mia adolescenza sia stata un disastro, come

quella di molti.

MC – Se devo essere sincera... se i tuoi personaggi parlassero in un altro dialetto... non sarebbe più

Bariful.

C – Il dialetto rende tutto più vero e credibile. E quel “suono di Puglia” è bellissimo...

MC – Prima di parlare dei tuoi personaggi è meglio fare un piccolo riassunto di Bariful parte uno e dopo parleremo anche di Bariful parte due... non pensare di cavartela con poche domande.

C – Te la faccio brevissima: nella prima stagione seguiamo le vicende di Artemide, che è fidanzata

con Falco, il quale però si innamora perdutamente di sua sorella Immacolata. Entrerà poi in corsa un

altro ragazzo, Juan, che darà molto filo da torcere ma renderà tutto anche molto più piccante. Non è

un caso che sia il personaggio più amato da chi segue.

MC - Ti aspettavi che piacesse così tanto e che ci fosse così tanta partecipazione di chi ti segue con

le preferenze per i vari personaggi. Ammetto che anche io sono tra i fan di Juan e di Palmira.

C – Nella vita ho imparato che non bisogna mai dare nulla per scontato, sia in negativo che in

positivo. Il fatto che Bariful venga seguito con tanto amore da un pubblico (seppure ristretto) mi

rende orgogliosa, ma so che non resterà sempre tutto così, perché la dinamica dei social è fuori dalla

mia comprensione e cambia continuamente. L';algoritmo può decidere se mostrare i tuoi contenuti

oppure metterli in ombra, da un giorno all';altro. Non mi aspetto niente, ma faccio Bariful e lo farò

finché mi renderà felice.

MC – Parlarci dei personaggi di Bariful 1, come sono nati e come si sono evoluti.

C - Artemide è schietta, infantile, un po'; acida, ma ha un grande cuore ed è un personaggio che si è

evoluto tantissimo. Immacolata è un personaggio che piace decisamente meno, perché segue le

passioni, ma poi nel corso della vicenda viene fuori il suo lato più egoriferito. Falco rappresenta

l'ideale di uomo romantico, forse un po'; superato, ma che mi trasmette molta dolcezza. Juan

rappresenta la veracità e la passionalità, che però nascondono un'anima bella. Poi c'è don Andrea,

con grandi luci e grandi ombre e infine c'è Palmira, tra le preferite del pubblico, perché trasmette

allegria, è aperta mentalmente ed è davvero buffa. Ci sono tanti altri personaggi con un ruolo

minore, ma rischierei di far diventare questa intervista eccessivamente lunga! (se il tuo pubblico

dovesse gradirla.... potremmo farne un'altra di intervista)

MC - Hai già una idea in testa di come si svilupperà la storia oppure lo decidi di volta in volta?

C – Conosco le dinamiche di base, ma le puntate le penso di volta in volta e può capitare che io

cambi direzione, quindi posso dire che non c'è niente di definitivo.

MC – Ogni tanto ci sono delle persone che interpretano altri personaggi oltre a te. Quando lo decidi e a chi chiedi questi aiuti extra?

C – Mi piace chiedere partecipazioni ad amici, colleghi e fan della soap, perché un giorno, quando

riguarderò tra molti anni il mio lavoro, ritroverò i visi delle persone che mi hanno accompagnata nel

viaggio della vita. Ospitare altre persone è anche un modo per diversificare la soap, visto che la

faccia è sempre la mia. Scelgo ovviamente in base al physique du role e chiamo solo persone che

conoscono bene la serie o... me!

MC – La scena del bacio. In Bariful 1... quando hai deciso di farla e come ti è sembrato farla?

C – In realtà ci sono stati vari baci. Si è trattato sempre di baci molto belli, perché li davo o a mio

marito oppure a un'amica molto cara, Sara. Posso dire che mi piacciono molto le scene dei baci,

anche perché rappresentano le uniche occasioni in cui i personaggi interagiscono. Naturalmente in

quel caso ho bisogno di controfigure, ma per fortuna ho i miei... baciatori di fiducia!

MC – Tuo marito cosa pensa dei tuoi baciatori di fiducia?

C – Oltre a lui per ora c'è solo Sara. Per fortuna anche suo marito non è geloso, anche se ormai ci

siamo baciate tante volte!

MC – L’anno scorso poi hai deciso di chiudere Bariful 1, cosa ti ha portato a questa decisone e come ti sei sentita?

C – Ho deciso di chiudere Bariful perché purtroppo notavo un calo, credo fisiologico nei social, e

questo mi demoralizzava, perché io so che grande lavoro c';è dietro. Quando poi mi sono accorta che

stavo molto male se non facevo ciò che mi rendeva felice, ho cercato di fare uno switch mentale e

mi sono detta che non dovevo più badare alle views o ai like, ma soltanto a come mi sentivo io. Se

io sto bene, facendo Bariful, perché mi da modo di esprimere tutte le mie sfaccettature, che lo

guardino 10.000 o 1.000 persone conta davvero poco.



MC – Vero. Ma sono sicura che in qualsiasi caso non sono pochi quelli che ti seguono.

C – Sono pochi rispetto a quelli di altri creator che possono vivere di quello che fanno.

MC – Da questa esperienza hai scritto e pubblicato un libro, come mai lo hai fatto?

C – L'ho fatto un po' per finanziarmi il programma di editing e il materiale di scena (parrucche,

abiti). Ma, soprattutto, perché un giorno vorrei che mio figlio, prendendo in mano il libro e

mostrando anche le immagini dalla soap che ho inserito, possa dire ai suoi amici, ai suoi figli o alla

persona che gli sta accanto: “questa era quella pazza di mia madre!”.

MC – Cosa ti ha portato a fare Bariful 2?

C – La coscienza che se non lo faccio mi manca da morire! Ho molta voglia di raccontare, sia con le

parole che con le immagini, e smetterò di farlo quando mi renderò conto che questo tipo di

narrazione si è esaurita.


MC – Parlaci brevemente di questo nuovo progetto, cosa è successo, chi sono i personaggi e... cosa

succederà?

C – Nella seconda stagione, “Bariful - La rosa di Bitonto”, che è attualmente in corso, la nostra

Artemide si innamora perdutamente di don Andrea. A questo amore impossibile si aggiunge

dall';altra parte la crisi tra Falco e Immacolata, dovuta all';improvviso successo di lei dopo che

l';artista Sirius (molto popolare) ha reso famoso il romanzo da lei scritto.

MC – Ti aspettavi che le persone sentissero la mancanza di queste storie?

C – Il pubblico che segue Bariful è molto ristretto ma è anche appassionato, quindi sì mi aspettavo

che sentisse la mancanza della soap. Ma ogni volta è commovente per me leggere gli attestati di

stima e di affetto che queste persone hanno per me e per il mio progetto artistico così casalingo e

senza budget ma fatto con immenso impegno e amore.

MC – Quando lo chiuderai ci sarà anche un Bariful 3?

C – Non credo, ma spero che la vita mi sorprenda.

MC – Perché non credi che ce ne sarà un altro?

C – Perché a livello narrativo avrei più difficoltà. (io credo che invece ce la farai)

MC – Hai mai pensato di farne un cortometraggio o di portarlo in teatro?

C – Per sua natura Bariful non è riproducibile su un palcoscenico, poiché essendo io a interpretare

tutti i personaggi è impossibile. Quanto al cortometraggio, alla fine è come se le varie puntate

fossero tanti piccoli cortometraggi... quindi va bene così.

MC – Intervista lunga, lo so ma pensa che non ti ho fatto tante domande, se mai ci fosse un

seguito... magari potremmo fare un secondo viaggio con i tuoi followers di Bariful con le loro

domande.

C – Io sarò sempre felice di rispondere! Ti ringrazio per questa bellissima opportunità di parlare

della mia vita artistica.

MC – Cosa avresti voluto che ti chiedessi?

C – Direi che le tue domande mi hanno dato la possibilità di parlare di molte cose quindi sono

davvero a posto così. Manca solo una cosa: quando e dove vedere gli episodi? I nuovi episodi sono

sempre il martedì e il venerdì. Sono disponibili su Tik Tok, Facebook, Instagram e YouTube.

MC – Che ne dici tu di questa intervista?

C – Che è stata approfondita e per questo ti ringrazio ancora. È raro per me essere intervistata,

quindi è stata una bellissima esperienza.

MC – Bene amici viaggiatori, siamo arrivati in stazione e non ci resta che salutare la nostra amica e scendere a meno che... non ci porti in un posto speciale per in aperitivo di saluto.

C- Io direi di farci un bell';aperitivo a Bitonto, in compagnia di Artemide, Immacolata, Falco, don

Andrea, Juan, Palmira e tanti altri strampalati personaggi. Un caro saluto a tutti!

MC – Credo proprio che nessuno rifiuterà questo invito.

Alla prossima amici viaggiatori e grazie Caterina per questa bella chiacchera.

venerdì 13 febbraio 2026

In carrozza con alcune delle maschere più famose del carnevale legate alla Commedia dell'Arte.

 


Vi presento brevemente i nostri ospiti: Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, Colombina, Gianduia e il dottor Balanzone. 
Avanti Bambini tutti in carrozza, il Carnevale di Venezia ci aspetta

MC –   Vorrei che anche voi poteste vedere la varietà di costumi che i nostri amici viaggiatori hanno indossato per l’occasione, quelli dei bambini sono legati soprattutto ai personaggi dei cartoon, delle fiabe o dei fumetti mentre quelli dei loro genitori sono legati per lo più ai ricordi dell’infanzia o alla voglia di colore. Ma che dite di presentarvi brevemente commedianti dell’arte?

Dott. Balanzone – Credo che tocchi a me, sono il più anziano tra i presenti.
Pantalone – Non credo proprio, sono io il più anziano tra noi due.

MC – Non vorrete litigare proprio davanti ai bambini? Visto che ci stiamo dirigendo a Venezia, credo che debba essere lei, Pantalone, il primo a parlare, considerato  che Venezia è la sua città.
Pantalone – Grazie. Sono un mercante Veneziano e per questo sono prudente nelle spese e nella vita. Spesso dicono che sono brontolone, ma non è vero.

Dott. Balanzone -  Lo hai appena dimostrato che sei un brontolone. Io invece vengo da Bologna e sono un avvocato, è per questo che dicono che sono pignolo e un po’ presuntuoso. Ma non è vero,  sono solo un bravo oratore che sa come parlare con le persone.

Gianduia – Siete entrambi vestiti con abiti poco allegri e questo vi rende un po’ arcigni nell’aspetto. Io vengo da Torino e mi piacciono il vino e il buon cibo, ma anche l’allegria e stare in compagnia. 

Dott. Balanzone –  Ti dispiace sederti un po’ più in là? Hai un leggero alito di vino e di cipolle.

Gianduia -  Ho appena mangiato una buona zuppa di cipolle con un bel bicchiere di vino, bisogna godere delle piccole cose della vita.

MC –   Siediti vicino a me, Gianduia. 

Colombina –  Anch’io sono di Venezia. Sono brava a levare d’impiccio chi combina guai e a risolvere le situazioni un po’ ingarbugliate. Spesso vengo sottovalutata. Ho un cuore grande e colorato come la mia voglia di vivere.

Arlecchino – Io sono un po’ veneziano e un po’ bergamasco, un servitore spesso in cerca di padroni e combina guai ma sempre pieno di allegria e di buon umore.

MC – Hai un costume che non passa inosservato.

Arlecchino – Lo so.  Non si butta via niente, la stoffa costa…...
Pulcinella – Io invece ho un costume bianco, in contrasto con la mia maschera nera e vengo da Napoli.  Sono ironico, sarcastico, pigro e sempre affamato ma proprio per questo sono un artista nella sopravvivenza un po’ come tutti i napoletani. 
MC -  Vedo tante manine alzate, credo che vogliano farvi delle domande anche loro. Avanti, bambini. 

Paolo – Ciao Arlecchino, io e la mia amica Roberta vogliamo sapere se è vero che tu sei fidanzato con Colombina. 

Colombina (precede Arlecchino nella risposta) – Fidanzato è una parola grossa... diciamo che lo siamo quando lui fa il bravo, invece lo mando via quando combina qualcosa che mi fa arrabbiare.

Arlecchino – Purtroppo la faccio arrabbiare spesso (strizza l’occhio ai bambini ridendo).
Giulio (rivolgendosi al Dottor Balanzone) -  E’ vero che tu sei pomposo quando parli perché, essendo un avvocato, ti dai delle arie di superiorità?

Dott. Balanzone – Ma che bambino impertinente che sei... non ti hanno insegnato a rispettare le persone anziane? E poi, io non sono pomposo ma solo “acculturato” e parlo così perché è così che parlano gli avvocati e le persone “dotte”.

Giulio – Parli proprio difficile

Pantalone –  Parla così perché spesso non sa cosa dire e in questo modo ...

Colombina – Piantatela tutti e due, cosa penseranno questi bambini vedendo come vi azzuffate? Alla  vostra età dovreste dare esempio di tolleranza!

(Pantalone e Balanzone – tossiscono e guardano fuori dal finestrino cercando di darsi un contegno).
Giulietta (rivolgendosi a Colombina) -  Tu non indossi una maschera come loro, perché?

Colombina -  A volte la metto e a volte no. Sono come sono e la maschera spesso non mi serve perché so difendermi con la parola, con la scaltrezza e con la praticità che caratterizza spesso noi donne del popolo abituate a lavorare ma anche a difenderci quando serve.
Franco (rivolgendosi a Pulcinella) – Tu sei sempre triste, perché?

Pulcinella -  Più che triste direi malinconico, la vita non mi ha mai regalato molte cose e spesso sono affamato... per questo devo cercare, con la furbizia, di procurami il cibo e ... questo mi rende a volte sciocco e a volte saggio.  Ma sempre con la voglia di vivere anche se la vita, spesso, non è facile.

Lisetta (rivolgendosi a Pantalone) – Lei sembra sempre arrabbiato, ma cosa ha in quel sacchetto che tocca spesso?

Pantalone – Nella mia saccoccia ho sempre delle monete. Potrei averne bisogno per fare un buon affare o per comprare “la disponibilità” di qualcuno.  E poi non sono arcigno... forse un po’ brontolone, ma è nella mia natura intromettermi un po’ con le mie “osservazioni” ... ma la gioventù è bella e a me piace cercare occasioni per trovarmi in sua compagnia.

MC –  Mi spiace interrompervi, ma siamo quasi arrivati in stazione.

Luciana – Posso chiedere una cosa a Gianduia?

MC – Certo. Cosa vuoi sapere?
Luciana –  Perché ha il nome di un cioccolatino?

Gianduia – (ride) Veramente il cioccolatino è arrivato dopo. Siamo entrambi di Torino, la patria di quella prelibatezza raffinata che è il cioccolato “gianduia” , la specialità famosa per il gusto morbido e profumato di nocciola; però è il cioccolato che ha preso il nome da me! Io sono un contadino che ama il vino, la vita, le burle ma come tutti i contadini so essere anche furbo e coraggioso quando serve. 

MC – Eccoci arrivati a Venezia, avanti, scendiamo e lasciamo che le nostre amate maschere ci portino in giro per questa bella città in mezzo all’allegria e ai coriandoli.

Buon carnevale a tutti voi.
Alla prossima, amici viaggiatori di tutte le età.

mercoledì 11 febbraio 2026

Scuola: Dimissioni come protesta - Il caso di alcuni insegnanti, di Maria Teresa De Donato



Nei due precedenti incontri con l'amico e collega autore Horst Költze sul tema Educazione e Libertà, Prima Parte e Seconda Parte, abbiamo affrontato aspetti fondamentali come l'autocoscienza, l'autoconsapevolezza e il ruolo che la scuola dovrebbe avere attraverso i propri programmi nell'offrire a ciascuno un aiuto individuale per sviluppare il proprio potenziale unico e quindi la propria creatività.

Tutto questo, come è stato sottolineato in questi articoli, può essere ottenuto solo attraverso la libertà. Al contrario, “Nel sistema scolastico tradizionale, attualmente dominato in 76 stati dallo studio funzionalista PISA [Program for International Student Assessment], bambini e adolescenti sono costretti ad adattarsi per almeno dieci anni durante la fase di crescita del cervello. ... Con l'apprendimento forzato, non c'è riferimento esistenziale alla persona, al vero SÉ. Ciò ostacola lo sviluppo delle aree cerebrali necessarie per l'autogenesi. Alla fine della scuola, i diplomati non sanno CHI SONO e cosa vogliono davvero”.

Nel tentativo di risolvere questo colossale problema, professionisti del settore si sono attivati ​​in ogni modo possibile. Tra questi c'è stato Horst Költze, il quale, attraverso le sue pubblicazioni, ha cercato di sottolineare tre aspetti fondamentali:

  1. questa spaventosa lacuna nel sistema educativo;
  2. l'impatto devastante che questa educazione ha sui bambini e sui giovani;
  3. la necessità di apportare cambiamenti significativi non solo nei programmi didattici, ma soprattutto nelle modalità di formazione degli stessi docenti.

Anche dopo essere andato in pensione, Horst ha continuato la sua lotta imperterrito. L'obiettivo è sensibilizzare le autorità competenti, il personale scolastico ed i genitori degli studenti sulla necessità di un'istruzione più libera, in grado di riconoscere e massimizzare il potenziale creativo di ogni studente. La realizzazione di questo tipo di educazione è auspicabile non solo in Germania, dove vive Horst, ma anche negli altri Paesi dove è stato utilizzato lo studio funzionalista PISA.

Naturalmente, Horst non è stato l'unico insegnante consapevole del danno arrecato ai bambini e agli alunni da un sistema educativo così inadeguato. Molti altri hanno riconosciuto le carenze e la necessità di cambiamento. Purtroppo, alcuni suoi colleghi non sono riusciti a continuare a far parte di un sistema di cui non condividono né tecniche di valutazione né metodi di insegnamento, e hanno preso una decisione drastica: il licenziamento.

Hanno quindi rinunciato alla professione, con la conseguente perdita del lavoro e dei contributi pensionistici, come forma di denuncia e condanna di un sistema educativo che schiavizza i bambini e tarpa loro le ali fin dalla più tenera età.

Nell'articolo pubblicato online sulla rivista di educazione News4Teachers dal titolo “Il sistema scolastico ti fa ammalare”: Perché un'insegnante di scuola primaria si dimette dal servizio civile - il suo ragionamento nella formulazione, questa insegnante rinuncia al suo sostentamento per tutta la vita come dipendente pubblico.

Questo rappresenta, quindi, un documento vivo e personale dell'ABUSO dell'educazione, che è emerso chiaramente nelle interviste allo scrittore educativo Horst Költze sul tema "EDUCAZIONE E LIBERTÀ", menzionate sopra.

Nella sua lettera di dimissioni all'Autorità per l'istruzione statale di Monaco del 16 marzo 2022 - Schulrat 12 - 80313 Monaco di Baviera, questa insegnante spiega i motivi della sua decisione drastica, iniziando con una domanda:

"Perché così tanti bambini perdono la gioia di imparare dopo poco tempo a scuola?"

Stando al contenuto della sua lettera, i motivi sono vari:
  1. I bambini diventano "oggetto di aspettativa" mentre la loro situazione personale e familiare con ogni sorta di problemi correlati viene completamente ignorata. L'alto livello di frustrazione e rabbia porta al fenomeno del bullismo, ormai diffuso in tutte le scuole.
  2. Violazione dei diritti umani, Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo: età, "origine, etnia, colore della pelle, genere, livello di istruzione dei genitori, nome di battesimo e povertà dei propri genitori” sono tutti fattori discriminanti e privi dell'aspetto “inclusione”, specie in relazione a persone con disabilità. L'atmosfera nella scuola, specie in quella statale, è quella di «esperienza di dominio e di comunicazione gerarchica, non di partecipazione».
  3. Concetto di apprendimento: l'apprendimento a scuola si basa sull'assunto errato che "il contenuto della conoscenza può essere trasferito da una persona all'altra, che lo voglia o no." Questo non è vero, poiché il cervello non solo memorizza i dati, ma li filtra. (NOTA MIA: Per questo, impariamo facilmente alcune cose e le ricordiamo, mentre altre abbiamo difficoltà a capirle e comunque le dimentichiamo rapidamente.)
  4. La scuola dell'obbligo (distinta dall'istruzione obbligatoria) e l'apprendimento dell'obbligo contraddicono una serie di diritti umani e fondamentali. Quindi, se si vuole “avere una funzione di integrazione in una società libera, dobbiamo finalmente abolire la scuola dell'obbligo”.
  5. Il sistema scolastico fa ammalare, studenti e insegnanti allo stesso modo.

Ciò è illustrato dalle alte percentuali di sintomi osservati nei bambini e negli adolescenti in età scolare, come mal di testa, dolore addominale, mal di schiena e disturbi del sonno, solo per citarne alcuni.

Questa insegnante non è stata l'unica a compiere un "gesto estremo". Un altro caso che possiamo citare è proprio quello di Gunnar Kaiser.

Nella sua intervista A colloquio con Gunnar Kaiser - "Non lo faccio più", pubblicata sul canale YouTube della piattaforma RESPECT, Kaiser ha spiegato che la gestione della situazione Covid e l'audizione delle autorità e quindi di quelle dei media, secondo cui non ci sarebbe stata più la normalità, almeno secondo i canoni consueti è stata, nel suo caso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Al contrario, tutte le restrizioni e i cambiamenti sociali adottati a causa della pandemia, anche in relazione ai limiti imposti alla libertà, diventerebbero la nuova normalità. Le libertà sottratte o almeno limitate dalla pandemia non sarebbero mai state ripristinate.

Una domanda interessante che si pone Gunnar Kaiser è: "Abbiamo mai vissuto davvero la democrazia se la cediamo così in fretta?"

Forse è giunto il momento di rompere gli schemi convenzionali ed abbracciare il mondo delle idee e degli alti ideali, indipendentemente da ciò che siamo abituati a fare o vedere intorno a noi. Forse dovremmo smettere di domandarci se qualcosa sia "normale" e invece chiederci se sia "legittima" e quali ne siano le implicazioni.

Gunnar Kaiser ha quindi rinunciato anche all'insegnamento per vari motivi, molti dei quali contenuti nella lettera di dimissioni che la sua collega di Monaco ha inviato alle autorità scolastiche di competenza della sua zona.

Essere pienamente consapevoli del problema e avere una coscienza che riconosce che il sistema educativo, per come è progettato e funzionante, sta facendo più male che bene non solo agli studenti ma anche agli stessi insegnanti, segna il punto di non-ritorno.

Siate consapevoli delle difficoltà che stanno incontrando gli studenti
  • nello stare al passo con programmi a cui non sono affatto interessati;
  • nell’essere valutati attraverso test basati sul loro rendimento scolastico; e
  • nell’affrontare la vergogna del fallimento e il bullismo tra pari.



Questo fa sentire questi insegnanti completamente impotenti, come se si trovassero di fronte a un muro di gomma e di conseguenza incapaci di apportare modifiche significative al sistema.

Pertanto, per un discorso di coerenza e di coscienza, evitano di farne parte. Molti insegnanti decidono quindi di apportare drastici cambiamenti di carriera. Rinunciano a un lavoro sicuro nel settore pubblico e ai conseguenti contributi pensionistici e si dimettono dal loro incarico. Non vogliono sentirsi responsabili del fallimento del sistema educativo stesso e del danno che questo reca agli studenti.

Pertanto, qualunque siano le scelte personali di ogni singolo insegnante, nei Paesi in cui viene utilizzato il sistema funzionale PISA, la scuola fallisce miseramente in quello che dovrebbe essere il suo scopo e la sua stessa ragion d'essere: la promozione della creatività espressiva e lo sviluppo ed il massimo sfruttamento del potenziale di ogni studente.


martedì 10 febbraio 2026

Segnalazione: The Penalty Shot  di  Maren Moore

 



Pronti per un nuovo assaggio della serie Totally Pucked?
Sono sicura di si.
Per cui mettetevi comodi e buona lettura.


The penalty shot


Titolo: The Penalty Shot 
Titolo originale: The Penalty Shot 
Autrice: Maren Moore
Data di uscita: 9 gennaio 2026
Genere: sport romance
Trama: L’unica e sola regola: niente deve influenzare il nostro accordo da
coinquilini.
Essere una mamma single significa che la mia vita ruota attorno alle regole. Ma…
alcune sono fatte per essere infrante.
Il mio nuovo coinquilino è una tentazione che non posso permettermi.
Asher Hart, l’affascinante giocatore di hockey tatuato, sta facendo di tutto per
abbattere i muri attorno al mio cuore.
Avrei dovuto sapere che sarebbe stato un problema, ma forse un po’ di guai è proprio
ciò di cui ho bisogno.
Mi dice che sono la sua brava ragazza, che è orgoglioso di me. E mi mostra un lato di
me che non sapevo nemmeno esistesse prima che entrasse nella mia vita.

Per quanto io sia dipendente dal modo in cui mi fa sentire, so che è solo temporaneo.
E ora devo solo trovare un modo per proteggere il mio cuore.

lunedì 9 febbraio 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti per parlare della Mitologia aborigena australiana

 

La destinazione di questo viaggio sarà in un altro continente per cui... useremo la il vagone letto.
Dimenticavo, questo treno sarà speciale, per cui non stupitevi se le stelle vi sembreranno più vicine.

MC – Perché per gli aborigeni il mondo era indifferenziato?

I – Perché credevano che non esistesse nulla, ma che la natura si formò solo a seguito del passaggio dei vari esseri che arrivarono.

MC – Per gli aborigeni il tempo ha la stessa struttura o modo di essere percepito come noi occidentali oppure per loro era diverso?

I – In effetti hanno una concezione diversa dagli occidentali. È una dimensione della realtà che comprende passato, presente, futuro e ogni cosa che non ha ancora smesso di esistere.

MC – Ti va di farci un esempio?

I – Difficile fare un esempio, ad esempio credono che attraverso i sogni possano andare ancora nel Tempo dei Sogni, quindi per loro non è un periodo storico passato, né presente, né futuro. È come se il passato, il presente e il futuro coabitassero.

MC – Ti va di parlarci delle coincidenze tra dettagli paesaggistici dei miti e le scoperte scientifiche sugli stessi paesaggi?

I – Come avevamo detto, in alcuni miti si sono trovate coincidenze con avvenimenti reali. Uno dei più espliciti è l’origini del Lago Eacham, del Lago Barrine e del Lago Euramo, gli studi hanno evidenziato le stesse esplosioni formative vulcaniche descritte dai miti aborigeni, più di 10.000 anni fa.

I miti aborigeni relativi all'origine dei Crater Lakes, datati accuratamente fino a 10.000 anni fa, sono stati considerati un’impareggiabile testimonianza umana di eventi risalenti al Pleistocene. Il mito di Port Phillip descrive la Baia in passato come terraferma, e il corso dello Yarra River come un tempo diverso (che seguiva l'allora palude di Carrum Carrum), anche questa con datazione accurata 10.000 anni fa. Il mito della linea costiera della Grande Barriera Corallina, appena a sud di Cairns, narra di un'antica linea costiera (poi sommersa) che stava al margine della Grande Barriera Corallina, e che dà a luoghi, ora completamente sommersi, nomi che derivavano da foreste e alberi che una volta vi crescevano, sempre 10.000 anni fa. I miti del Lago Eyre narranti dei deserti dell'Australia Centrale una volta fertili, delle pianure caratterizzate da notevoli precipitazioni e dei deserti intorno all'attuale Lago Eyre che erano un giardino sterminato. Che corrisponde ai ritrovamenti geologici secondo cui il primo Olocene fu caratterizzato da una fase umida quando il Lago avrebbe avuto acque permanenti.

MC – Parlaci un po’ dei loro Dei. Come sono e come sono considerati da loro?

I – Per parlare delle loro divinità dovremmo fare almeno 200 AperiChiacchiera, perché, come avevamo detto la precedente volta, ci sono più di 200 gruppi aborigeni, ognuno con le proprie credenze e religioni. Posso parlarne di qualcuna:
  • Altjira è considerato il padre celeste delle tribù Aranda (Australia Centrale). È considerato il Dio di Alchera, il Tempo del Sogno. Si dice che abbia fatto la terra e poi si sia ritirato alla sommità del cielo, e adesso l’umanità gli è indifferente. 
  • Bobbi-bobbi è uno dei serpenti ancestrali della popolazione Binbinga dell’Australia del nord, un giorno inviò agli uomini una quantità di volpi volanti come cibo, ma queste fuggirono. Allora gettò una delle sue costole sulla Terra, dove gli uomini la usarono come boomerang, uccisero i pipistrelli e se ne cibarono . In seguito usarono il boomerang per fare un buco nel cielo, e Bobbi-bobbi, adirato, si riprese la sua costola, trascinando nella sua bocca due giovani uomini che avevano tentato di tenersi aggrappati al boomerang.
  • Darana, per le tribù Dieri dell'Australia del Sud (Adelaide), è lo spirito buono che rappresenta i molteplici Mura Mura o spiriti degli antenati dell'epoca mitica. I Mura Mura s'invocano durante il rito della circoncisione dei giovani all'atto della loro ammissione nella società tribale e anche per proteggere la vegetazione dei campi. Il vecchio Mura Mura Darana aveva facoltà taumaturgiche e il potere di resuscitare i morti. 
  • Mungan Ngaua è l'Essere supremo, antenato diretto dei Kurnai dell'Australia Sud-orientale. Generò il rombo Tundun per spaventare i trasgressori delle sue leggi e istituì il jeraeil, rito di circoncisione dei ragazzi. Infliggeva pene severissime a coloro che svelavano i segreti del processo iniziatico.
MC – C’era differenza tra le tribù che vivevano all’interno del paese da quelle che invece vivevano sulle coste?

I – Sì, ci sono diversità e somiglianze, ma non solo tra tribù costiere e dell’entroterra, ma anche da tribù a tribù confinante. Diversità sulla religione, lingua, cultura.

MC – Gli sciamani come erano considerati dagli aborigeni?

I – Erano molto importanti perché erano coloro che entravano in contatto con le divinità.

MC – Mi sembra di intuire che questo popolo fosse molto legato alla terra, agli elementi della natura e che avevano rispetto per ogni forma di vita. Giusto?

I – Esatto, come tutte le popolazioni antiche, erano molto collegati alla natura… e questa popolazione rimase isolata fino al 1600.

MC – Oggi cosa è rimasta di questa cultura?

I – Oh, ma gli aborigeni non si sono estinti come per altre civiltà antiche. Ovviamente oggigiorno l’Australia è popolata dalla maggioranza dei discendenti inglesi, ma molti aborigeni vivono ai margini delle città, mentre un numero consistente vive in insediamenti in remote aree rurali. E conservano la loro cultura, rivendicando i loro diritti. Molti si sono anche integrati, diventato personaggi famosi, come sportivi, politici e personaggi dello spettacolo.

MC – Cosa vorresti aggiungere?

I – Penso di aver detto tutto.

MC – Grazie e... viaggiatori non siate timidi a chiedere o a unirvi ai nostri viaggi.