“Ci riferiamo alla Bibbia, che comprende il cosiddetto Vecchio e Nuovo Testamento e che molti considerano essere la parola ispirata da Dio. Qualunque sia il vostro approccio ad essa, vi invitiamo ad accettarla almeno come documento storico che può essere usata come una mappa per trovare una direzione mentre andremo A caccia dell’Albero della Vita”. Citazione tratta dal libro.
È stato il titolo. Non sempre succede, è vero, anche perché non sono solita fermarmi in superficie, quando scelgo i libri che vi propongo. Tuttavia, stavolta è stato diverso. Trovarsi davanti “A caccia dell’Albero della Vita” ha messo in moto una curiosità che volevo saziare. Ho iniziato, dunque, questa lettura in compagnia delle mie domande, certa che, durante la lettura altre ne sarebbero sorte.
Ho già avuto modo, in passato, di leggere la scrittura precisa e professionale di Maria Teresa De Donato e, invece, non ho mai avuto modo di incontrare quella di Anneli Sinkko, ma l’idea di entrare in questa simbiosi mi incuriosisce, ulteriormente.
Nel testo, incontro subito una particolarità. Le pagine dei riconoscimenti, delle note e delle biografie delle autrici aprono la lettura: un bel modo di introdurre l’opera al lettore che, a questo punto, ha già qualche risposta in tasca. Quando leggo “Abbiamo trascorso vari mesi in un giardino. Questo percorso è stato entusiasmante e difficile” mi viene spontaneo annuire: è facile immaginare il contrasto di sensazioni che l’entusiasmo e la sfida hanno generato – in egual misura, mi auguro – durante lo studio e, forse, anche nelle fasi successive.
Entrando nel vivo dell’opera, per la quali mi limiterò a un’osservazione generale senza svelare i tanti – tantissimi – concetti trattati, mi torna alla mente un’altra frase che ho letto e che riguarda la diversità di atteggiamento nei confronti della vita – e delle domande che in essa esistono – che le autrici hanno citato: è uno spunto molto interessante, soprattutto perché siamo davanti a un’opera generata da due persone che, pur avendo certamente qualcosa in comune, hanno due menti, due anime e due cuori. Ognuno ha il suo ruolo, il suo vissuto, il suo essere. Questo messaggio mi rincuora e mi rinvigorisce, vista la moda che ci vorrebbe sempre più standardizzati e programmati.
La lettura prosegue e le analisi diventano fitte: le leggende, le religioni, la spiritualità, la realtà, le visioni, l’immortalità e la vita eterna, la scienza, la specie umana e le sue origini, le tradizioni, la linguistica e la filologia, i simboli e le allusioni, la saggezza, la libertà di scegliere tra il Male e il Bene, i sacrifici… giusto per citarne alcune. Mi colpisce anche lo studio svolto sull’etimologa dei termini e l’uso dei verbi, nei testi che le autrici hanno preso in esame.
Le fonti citate sono numerose, tutte elencate in maniera scrupolosa ed esauriente a piè pagina e in una nota finale e questo evidenzia lo studio della materia e il rispetto nei confronti dei testi in analisi e tutto porta alla domanda che si cela nel titolo: la ricerca dell’Albero della Vita.
Leggere questo testo non è facile, e non è una lettura immediata. C’è stato un impegno evidente, da parte delle autrici, di semplificare il più possibile il tema proposto per rendere la lettura più agevole e, certamente, più interessante. In una nota, si evince che “A caccia dell’Albero della Vita” è la somma della “scrittura di Maria Teresa De Donato e del materiale usato nella tesi di Master John 18-20 and the Garden Traditions: A Literary and Theological Reading del Reverendo Anneli Sinkko”. Mentre leggo, un altro messaggio edificante mi rincorre: lo studio può diventare un momento di condivisione e altruismo cognitivo, pur essendo, per sua natura, un’attività solitaria.
Non sono solita concludere i miei articoli con citazioni tratte dal libro stesso, ma stavolta, e in considerazione delle numerose riflessioni che hanno spinto le autrici a pubblicare, farò un’eccezione. E sono ben due – come due sono le autrici – le citazioni che vi propongo e che, spero, generino in voi una sana riflessione, soprattutto oggi, in questo presente che è sempre più coperto da fitte ombre che vogliono oscurare le nostre vite.
“… ci auguriamo che, a prescindere da quale sia il vostro credo spirituale e/o religioso, possiate concentrarvi, apprezzare e valutare il messaggio universale rivolto all’Umanità così come tutte le somiglianze e comunanze presenti in tutte le religioni che possono aiutarci a costruire insieme e ad accettare, possibilmente, di superare le nostre differenza, i nostri contrasti e i motivi che ci separano.”
“Tuttavia, riteniamo che la libertà creativa porti anche all’indipendenza. E a volte l’indipendenza è la libertà dei confini. Nel creare gli esseri umani Dio ha dato loro la possibilità di resistere o non resistere alla tentazione. Diventa una questione di scelta.”
Si ringrazia Maria Teresa De Donato per il file lettura in omaggio.
Nota biografica delle autrici:
Dr.ssa MARIA TERESA DE DONATO
Romana di nascita, dopo aver studiato lingue straniere e giornalismo in Italia, si è trasferita negli USA dove vive da oltre 27 anni ed ha ultimato i suoi studi giornalistici presso l’American College of Journalism e conseguito cum laude le lauree Bachelor, Master e Dottorato di Ricerca in Salute Olistica presso Global College of Natural Medicine, specializzandosi in Omeopatia Classica ed in principi di Ayurveda e Medicina Tradizionale Cinese. Un’appassionata blogger, dal 1995 ad oggi ha collaborato con varie riviste, giornali e periodici in qualità di giornalista freelance. Scrittrice eclettica, olistica e multidisciplinare è anche autrice di numerose pubblicazioni, tra cui due romanzi. I suoi libri sono disponibili su tutti i canali di distribuzione Amazon, librerie incluse.
Dr.ssa ANNELI SINKKO (Ministro di culto/Reverendo in pensione)
Madre e nonna di origine finlandese, vive a Brisbane, Australia. Conosciuta anche come Talatala dai suoi amici nelle Fiji e Auntie (Zietta) dagli Aborigeni australiani si è formata nella Chiesa luterana, prima in Finlandia e poi in Australia, divenendo poi Ministro di culto nella Uniting Church of Australia e, successivamente, missionaria nelle Fiji e tra gli Aborigeni dell’Entroterra di Inala, nel Queensland. Dopo aver studiato all’Istituto Biblico, ha proseguito i suoi studi accademici prima al Trinity Theological College e, poi, all’Università del Queensland dove si è laureata a pieni voti in Filosofia della Religione. Grazie ai suoi studi, Anneli è in grado di leggere sia l’ebraico classico sia il greco antico che, come l’aramaico, sono le lingue principali usate nelle Sacre Scritture (Bibbia)
Ecco il secondo libro dell'autrice abruzzese, è un romanzo autoconclusivo ambientato nel mondo di "Arriverà la tempesta" (standalone uscito nel 2021).
Buona lettura.
Titolo: Arriverà la tempesta
Autoconclusivo
Autrice: Giulia Sacco
Data di uscita: 26 giugno 2026
Genere: military romance
Trama:
Sean Turner è un veterano della guerra in Iraq che ha subito un’amputazione al ginocchio dopo essere stato ferito in azione. Ora fa l’artigiano a Greenpoint e si mantiene restaurando mobili di famiglia per ricconi. Con una figlia da mantenere, la sua situazione economica peggiora quando gli viene ridotto l’assegno di invalidità.
Ellie Shaw è cresciuta molto povera ma ora, dopo anni di sacrifici, è un’avvocata brillante a un passo dalla tanto agognata sicurezza economica. Il suo capo le fa intendere che le possibilità di una promozione aumenterebbero se fosse impegnata, così propone a Sean un accordo: lui fingerà di essere il suo fidanzato e lei si occuperà del ricorso di Sean.
L’unico problema? Non vanno molto d’accordo.
Tra pic-nic e fine settimana negli Hamptons, l’iniziale attrito tra loro si appiana sempre di più.
Ma riusciranno a superare le proprie differenze e a darsi una possibilità?
Questapomeriggio prenderemo un treno speciale che ci
porterà in Inghilterrae saremmo ospiti
proprio dal personaggio di cui ci parlerà Maria Teresa.
MC - Mentre ci mettiamo comode nel
nostro scompartimento comincia a parlarci di Hyacinth Bucket.
MT - Certo, è la protagonista di una famosa
sitcom televisiva inglese.
MC - Come mai siamo da lei?
MT – Ci tiene molto ad averci come sue ospiti. La nostra Hyacinth (Pronuncia ‘Aiasint’) Bucket, la potremmo definire “la regina delle cene a lume di candela”. Speriamo di essere all’altezza della situazione... perché non è affatto una persona facile e, naturalmente, a fare sfoggio delle sue abilità culinarie, nonché nell’apparecchiare la tavola nel rispetto delle migliori regole del Galateo.
MC – Ammetto che sono curiosa di saperne di più di questo personaggio.
MT - Conoscendola piuttosto bene, penso che per la cena non potrà che optare per cibi francesi e, per dare il meglio di se stessa, ci offrirà i seguenti piatti, introducendoli con i loro nomi originali, naturalmente:
Bruschetta à l'oignon français (Bruschetta alla francese con cipolle)
Oeufs mimosa à la française (Uova francesi Mimosa alla diavola)
Galette aux champignons (Galette ai funghi)
Tapenade de figues et d'olives noires (Tapenade di fichi e olive nere)
Gougère, choux au fromage français (Bignè al formaggio francese Gougère)
Tartelettes au fromage de chèvre, poireaux et confiture d'abricots (Crostatine di formaggio di capra con porri e confettura di albicocche)
Terrine de saumon (Terrina di salmone)
Salade Lyonnaise aux Saucisses et aux Noix (Insalata lionese con salsicce e noci) (ho già un po’ di acquolina in bocca)
Invece di fare una lunga lista di ingredienti con relativa spiegazione della preparazione delle varie portate, ho pensato potesse fare più piacere, a chi ci seguisse, guardare questo brevissimo video.
Da bere sono sicura che offrirà:
Calvados de Normandie (Calvados della Normandia)
Gentiane d’Auvergne (Genziana d'Alvernia)
Pineau des Charentes (Pineau degli Charentes)
Termineremo la nostra cena con questi meravigliosi dolcetti al cioccolato... facili da preparare, come mostra il seguente video:
Inoltre, per farti avere immediatamente l’idea dell’ambiente che ci aspetta, lascio, a te e ai nostri lettori, questa immagine che ben rappresenta il modo in cui Hyacinth apparecchierà e decorerà la tavola, dal momento che, per ripetere le sue parole:
“L'essenza dell'arte dell'intrattenimento risiede, credo sempre, nel creare un'atmosfera di grazia e decoro."
MC – Prima di iniziare, però, dimmi perché hai scelto questo posto e questo aperitivo.
MT – Perché il modo migliore per conoscere Hyacinth, capirne la ‘filosofia di vita’ e il senso dell’estetica è proprio immergendosi nel suo mondo e apprezzandola soprattutto per la sua ospitalità, cucina e tavola imbandita. Lei in questo eccelle, è una “Donna di classe” o meglio, “Une Grande Dame”.
MC – Per cominciare dimmi perché proprio questo personaggio?
MT – Perché mi ispira sotto tanti punti di vista, benché non vorrei essere la sua vicina di casa. Quella povera Elizabeth ha tutta la mia comprensione. Hyacinth, pur apprezzandone l’ospitalità e le sue onorevoli intenzioni, non puoi che prenderla in piccole dosi e non frequentemente.
MC – Cosa ti aveva colpito la prima volta che hai visto questa serie e questo personaggio in particolare?
MT – Il senso del ridicolo, come nel caso dell’americano Archie Bunker e, naturalmente, quell’umorismo tipicamente inglese che trasforma tutto in una tragicomica esistenziale. Ecco, questo riuscire a farti ridere a crepapelle malgrado la serietà e l’assurdità di certe situazioni lo trovo particolarmente intrigante.
MC – Continuiamo a parlare della protagonista, ti va di dirci come nasce questo personaggio?
MT – Keeping Up Appearances (= “Salvare le apparenze”) è una sitcom britannica creata e scritta da Roy Clarke, sceneggiatore, andata in onda prima sulla BBC1 dal 1990 al 1995 e poi, successivamente trasmessa anche qui negli USA da PBS.
Il personaggio principale è Hyacinth Bucket, ruolo magistralmente interpretato dall’attrice Patricia Routledge. Il cognome Bucket, del marito, dovrebbe pronunciarsi “Backet”, ma lei, per darsi un tono, insiste che debba essere pronunciato alla francese, ossia "Bouquet" (Buché).
MC – Quali sono alcuni episodi particolarmente significativi in cui emerge la vera natura di questo personaggio?
MT – Non ce ne sono in quanto Hyacinth è “Hyacinth” 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Non lo fa di proposito: lei è proprio così. Benché sia una semplice casalinga borghese, lei mira a distinguersi dagli altri comuni mortali in ogni occasione... e puntualmente ci riesce, ma non nei termini in cui sperava né, tantomeno, raggiungendo i traguardi che si era prefissata. Lo fa cercando di dimostrare di essere superiore nel tentativo di guadagnarsi il rispetto e l’amicizia di coloro che considera appartenenti a una classe sociale più elevata.
In questo, purtroppo, fallisce regolarmente perché, malgrado la sua meticolosità, incappa sempre in situazioni impreviste che fanno naufragare i suoi progetti. Tra gli ostacoli maggiori, che intervengono a frustrare i suoi piani, ci sono i suoi stessi familiari di cui lei si vergogna profondamente e che cerca disperatamente di nascondere: un padre anziano che, benché affetto da problemi legati alla senilità, e quindi alla perdita della memoria, non solo ha questi flashback improvvisi della Seconda Guerra Mondiale e quindi si arma fino ai denti per andare a combattere un presunto nemico ... ma spesso rincorre, completamente nudo, le belle donne che incontra nel quartiere. Naturalmente il fatto che sia nudo è lasciato intendere allo spettatore, ma mai mostrato.
Altro membro della famiglia di origine di Hyacinth è sua sorella Rose, sempre vestita con minigonne inguinali e costantemente impegnata a sedurre qualcuno, vicario incluso, alla spasmodica ricerca di un marito, cosa che puntualmente non accade in quanto dopo essersi divertiti per un po’ con lei, gli uomini la mollano. Poi ci sono sua sorella Daisy e suo marito Onslow, una coppia che trascorre tutta la giornata a guardare la TV e a mangiare qualcosa... con Daisy che ha sempre voglia di farlo... e Onslow che cerca tutte le scuse per evitarlo. Tutti e quattro vivono nella casa del padre, dove un tempo, si intuisce, abitava la stessa Hyacinth prima di sposare Richard.
La casa, che sarebbe completamente da ristrutturare, ripulire e riorganizzare, giardino incluso, si trova in un modesto quartiere dove tutto è trascurato. Hyacinth, che va a trovarli solo quando ci sono situazioni che richiedono il suo pronto intervento su cui confida tutta la famiglia, vestita a puntino e con i suoi inconfondibili, variopinti cappellini con fiori e velette, si vergogna terribilmente e cerca di rimanerci il meno possibile, naturalmente accertandosi che nessuna delle sue conoscenze ‘in alto loco’ la veda o, che dio ce ne scampi e liberi, l’associ anche solo per un istante ai membri della sua famiglia.
A completare il quadretto non poteva mancare il cane – un grosso spinone – dei suoi parenti che alloggia indisturbato nella macchina rotta e parcheggiata in giardino davanti alla porta di casa che, appena la vede, si affaccia improvvisamente dal finestrino e le abbaia facendola regolarmente cadere sulla siepe.
La terza sorella di Hyacinth, Violet, è sposata con Bruce, un uomo ricco e che le permette una vita piuttosto lussuosa. Nel loro caso, tutto sarebbe perfetto se non fosse per il fatto che Bruce ama travestirsi da donna... il che compromette la loro vita sociale. Da notare che Hyacinth , quando Violet la chiama in lacrime a casa per chiederle consigli su cosa fare, è talmente orgogliosa della sorella e della posizione che occupa nella società, che puntualmente dal corridoio dove si trova l’apparecchio telefonico grida agli eventuali ospiti che sono in cucina, come Elizabeth, o in soggiorno: “È mia sorella Violet, quella con Mercedes, piscina/sauna e spazio per un pony”.
Hyacinth è sposata con Richard, un sant’uomo che la ama e la sopporta pazientemente, compatito da tutti coloro che conoscono la coppia e che, in maniera più o meno esplicita, gli chiedono, quando lo incontrano da solo, come faccia a sopportare sua moglie. Richard lavora nel settore Finanza per il suo Governo e, quindi, può garantire alla famiglia un discreto benessere economico. Vivono in una bella casa e in un quartiere non lussuoso ma sicuramente di livello medio-alto.
MC – Famiglia numerosa.
MT - I Bucket hanno anche un figlio, Sheridan, che pur non apparendo mai nella serie televisiva, chiama puntualmente sua madre per chiederle soldi per le cose più stravaganti, come ad esempio 300 Sterline (circa 450 Euro) per comprare un pigiama in seta pura da regalare al suo amico, quello con cui vive, che non ama indossare quelli in cotone. (ma non lavora?) Non si capisce dai colloqui che ha con sua madre se Sheridan lavori o meno. Si sa solo che frequenta l’Università e che chiede continuamente soldi più volte al mese ai suoi. Le conversazioni telefoniche, comunque, sono sempre tra lui e sua madre, con Richard che dalla sua stanza o dalla cucina grida ad Hyacinth che di soldi al figlio per quel mese gliene ha già dati in abbondanza.
Hyacinth è l’unica persona tra tutti i parenti e conoscenti della coppia che non riesce a capire che suo figlio è gay. Il povero Richard ci ha provato una volta e la conversazione è andata più o meno così:
Richard:
“Hyacinth, prima o poi tu ed io dovremo parlare di Sheridan. Ti sei mai chiesta perché si è ritirato dal corso di matematica all’Università per iscriversi a quello di cucito e uncinetto?” Hyacinth: “Certo che ha abbandonato il corso di matematica per iscriversi a quello di cucito e uncinetto. Se lui e l’amico con cui vive hanno deciso di cucirsi da soli le tende di casa a cosa sarebbe servito il corso di matematica?”
MC – Secondo te perché questo personaggio è così amato dal pubblico?
MT – Non so se l’espressione “amata” sia corretta. Di fatto nessuno ama Hyacinth. Nessuno la sopporta perché malgrado i suoi modi aggraziati in realtà è una snob al cubo. Ha talmente terrorizzato la sua povera vicina di casa Elizabeth, che invita regolarmente a prendere il tè o il caffè nel pomeriggio, che Elizabeth, donna molto dolce, gradevole, paziente e che fa di tutto per mantenere un rapporto amichevole e di buon vicinato, ha raggiunto un tale livello di stress che ogni volta che è da Hyacinth ha le mani che le tremano. Di conseguenza, è riuscita persino a romperle una tazzina e relativo piattino di un servizio di porcellana inglese cui Hyacinth teneva in modo particolare. Gli incidenti di questo tipo sono stati talmente tanti, anche perché spesso provocati dai toni di Hyacinth che improvvisamente diventano acuti, che quest’ultima alla fine ha comprato una tazza in plastica per Elizabeth. (pratica)
MC – Chi rappresenta esattamente Hyacinth?
MT – Hyacinth rappresenta una sorta di ‘arrampicatrice sociale’ che vuole entrare a tutti i costi a far parte del jet set e che, malgrado gli innumerevoli tentativi, puntualmente fallisce e fa brutte figure. Nonostante ciò, lei non si scoraggia affatto e, dopo ogni fallimento, si rimette in piedi, metaforicamente parlando, e comincia a pianificare un’altra grande avventura per raggiungere il traguardo che si è prefissa. Da questo punto di vista è assolutamente determinata e instancabile e va ammirata. Non si ferma davanti a nulla e a nessuno divenendo, a suo modo, un vero modello comportamentale.
MC – Che lezione possiamo trarne dal personaggio Hyacinth Bucket?
MT – L’affilato umorismo degli inglesi, che da sempre sono famosi per questa loro caratteristica, accompagnato dal profondo senso estetico di Hyacinth e dal suo desiderio, o meglio, compulsivo bisogno, di migliorarsi nella vita e di raggiungere una posizione sociale più elevata.
MC – Secondo te, un personaggio così o simile sarebbe possibile in una serie Tv americana di oggi?
MT – Non ne sono certa perché i tempi sono cambiati e quello che faceva ridere 30 anni fa, oggi dalle nuove generazioni non è, probabilmente, neanche capito. Quanti giovani conoscono il telefono che abbiamo usato noi per decenni? Molti di loro, se lo vedessero, non saprebbero dire neanche cosa sia e come funzioni.
MC – Eccoci arrivati alla nostra fermata. Dai scendiamo, sono proprio curiosa di conoscerla e di sedermi alla sua tavola.
MT – Speriamo di trovare un taxi.
MC – Ne ho visto uno proprio a due passi da qui... andiamo. Dimenticavo... buona cena a tutti.
IMPORTANTE!!
Se volete saperne di più sui personaggi di questa sitcom, andate in Google Immagini e digitare "keeping up appearances cast".
Oppure, se volete vedere qualche puntata, potete andare su YouTube e digitare "keeping up appearances".
Ho letto questo libro in breve tempo, è una commedia romantica con
sfumature erotiche e anche qualche spruzzo di noir ma comunque racchiuso in una trama leggera.
L'unica pecca un po' di troppe parolacce che a me non piace leggere, ma è un mio problema. E' un libro ben scritto. Ci sono personaggi molto simpatici ma a volte verrebbe voglia di prenderli a schiaffi soprattutto i protagonisti per ciò che fanno. Do a questo libro cinque stelle e lo consiglio a chi vuole una storia romantica senza essere sdolcinata. Lasco Patrizia
Buona serata amici viaggiatori, vi va di venire con noi in una biblioteca molto famosa? Mettevi comodi che si parte.
MC - Quando fu costruita e da chi?
I – La città fu fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno. La Biblioteca fu costruita nel III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo.
MC – Chi è Tolomeo II Filadelfo e perché volle costruire questa biblioteca?
I – Tolomeo II Filadelfo fu uno dei sovrani più colti e strategici dell’età ellenistica, e la Biblioteca di Alessandria è quasi il suo ritratto in pietra e papiro. Regnò sull’Egitto dal 283 al 246 a.C. ed era figlio di Tolomeo I Sotere, il generale di Alessandro Magno che aveva trasformato l’Egitto nel proprio regno.
Non era un conquistatore nel senso classico, era un costruttore di potere attraverso la cultura. Sotto di lui Alessandria divenne la capitale intellettuale del Mediterraneo, il regno si consolidò economicamente e politicamente, la corte attirò scienziati, poeti, filosofi, medici.
La Biblioteca non nasce solo per amore dei libri. Nasce da più scopi intrecciati: dominare attraverso il sapere, legittimare il suo potere, creare un laboratorio di ricerca ed era un’idea quasi sacra.
MC – Che cos’è la Biblioteca del Serapeo?
I – La Biblioteca reale era la più grande e ricca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Purtroppo andò distrutta, tra il 48 a.C. e il 642 d.C., e sono quattro le possibili cause:
L'incendio del 48 a.C. di Giulio Cesare;
L'attacco di Aureliano intorno al 270 d.C.;
Il decreto di Teodosio I del 391 d.C.;
La conquista araba del 642 d.C.
In suo ricordo è stata edificata ed è in funzione dal 2002, la moderna Bibliotheca Alexandrina. Comunque si ritiene che i rotoli conservati fossero tra i 490000 e i 700000 e che quando lo spazio non fu più sufficiente, venne costruita una seconda struttura, appunto la Biblioteca del Serapeo.
MC – Secondo te, perché vollero costruire una biblioteca così grande, quale era lo scopo?
I – La Biblioteca Reale di Alessandria non fu costruita per vanità: fu concepita come un progetto politico, culturale e religioso insieme, un tentativo di rendere Alessandria capitale del sapere universale.
L’obiettivo dichiarato dei sovrani Tolomei era raccogliere tutte le opere del mondo conosciuto: testi greci, egiziani, babilonesi, indiani e persino fenici, opere scientifiche, filosofiche, storiche, letterarie, copie di manoscritti provenienti da ogni viaggio e commercio.
L’idea era avere un unico centro dove il sapere fosse concentrato, come una “cittadella della mente”. Possedere tutta la conoscenza del mondo dava autorità intellettuale e legittimità politica: Alessandria diventava capitale culturale del Mediterraneo. Era un modo per legittimare il potere attraverso la cultura.
Non si trattava solo di conservare testi, la Biblioteca era un laboratorio del sapere: astronomia, matematica, medicina, geografia, studi sulle lingue e traduzioni di testi sacri, confronto tra culture diverse. Era un progetto pratico e sperimentale, non solo collezionistico.
In alcune interpretazioni: Alessandria voleva incarnare la sapienza divina. Conoscere tutto equivaleva a avvicinarsi agli dei.
MC – Chi era il responsabile della Biblioteca?
I – Era gestita da un sovrintendente, nominato direttamente dal re, e dirigeva un gruppo di grammatici e filologi col compito di annotare e correggere i testi delle opere custodite, redigendone edizioni critiche che venivano poi conservate all'interno della Biblioteca stessa. Il primo filologo a occupare il posto fu Zenodoto di Efeso.
MC – Come mai fu scelto proprio lui?
I – Zenodoto di Efeso non fu scelto per caso. Fu scelto perché era esattamente l’uomo giusto per l’idea che Tolomeo aveva della Biblioteca. Serviva un ordinatore, non un collezionista e Zenodoto aveva una dote rara: sapeva distinguere il testo autentico da quello alterato.
Era un innovatore metodologico e inoltre serviva un uomo di neutralità politica e prestigio intellettuale. Non apparteneva a famiglie di potere, non era legato a una scuola dominante. Incarnava questa missione: trasformare il caos della tradizione orale e scritta in ordine critico.
MC – Si sa chi fu l’ultimo?
I – La risposta breve è: non si sa con certezza.
La Biblioteca di Alessandria è circondata da mistero e leggenda, e le fonti antiche spesso sono contraddittorie. Dopo il I secolo a.C., le fonti diventano molto vaghe, e non si sa chi fosse il responsabile finale quando la biblioteca “scompare” gradualmente.
MC – Come mai era avvolta da mistero e leggende questa Biblioteca?
I – Perché non fu solo un edificio, ma un’idea gigantesca. E le idee troppo grandi, con l tempo, diventano mito. Era inaccessibile ai più, non era una biblioteca pubblica come le intendiamo oggi. Vi accedevano solo studiosi selezionati, era parte del Museo, un’istituzione quasi sacra. Il popolo ne sentiva parlare, ma non la vedeva davvero… e ciò che non si vede nasce già come leggenda.
Prometteva l’impossibile. Si diceva che contenesse tutti i libri del mondo, testi perduti di civiltà lontane, conoscenze antichissime. Era un progetto che sfidava il limite umano: il sapere di tutto il mondo! E ciò che sfida il limite scivola subito nel mito.
La conoscenza, nel mondo antico, non era neutra. Astrologia, medicina, matematica, geografia erano saperi che potevano: curare, governare, prevedere. La Biblioteca divenne, nell’immaginario, un luogo dove si custodivano verità pericolose.
Infine per la sua “fine oscura” non sappiamo quando fu distrutta e da chi, se in un solo evento o in più fasi. Il vuoto delle fonti ha aperto spazio a: incendi leggendari, persecuzioni religiose, complotti politici. Quando la storia tace, la leggenda parla.
MC – Che cos’era il cosiddetto "fondo delle navi"?
I – È un editto faraonico: tutti i libri che si trovavano sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie.
MC – Secondo te, come mai fu emesso questo editto e da chi?
I – Fu emanato sotto i Tolomei, in particolare probabilmente da Tolomeo I Sotere o dai suoi successori, come parte della politica culturale della corte di Alessandria nel III secolo a.C. Lo scopo era accumulare il più possibile manoscritti e opere di ogni parte del mondo allora conosciuto.
MC – Chi sono stati i più importanti Sovrintendenti nella gestione della Biblioteca e hanno contributi in che moto farla crescere?
I – Come detto, il primo sovrintendente fu Zenodoto di Efeso, famoso per l'edizione critica dei poemi di Omero. Si deve a lui la sistemazione in ordine alfabetico del patrimonio librario, mentre la prima catalogazione delle opere contenute nella biblioteca si attribuisce a Callimaco di Cirene (la sua grande opera, i Pinakes o «Tavole delle persone eminenti in ogni ramo del sapere con l'elenco delle loro opere», è probabilmente una versione dell'elenco per categorie redatto per il catalogo della biblioteca reale).
Dopo la direzione di Apollonio Rodio, si susseguì il geografo Eratostene, che, a differenza dei predecessori, contribuì all'aumento dei trattati di ambito scientifico.
MC – Come mai una volta distrutta nessuno penso di ricostruirla?
I – La Biblioteca di Alessandria non fu ricostruita perché le circostanze storiche e culturali non lo permettevano più, l’idea stessa di una “biblioteca universale” perse il suo senso originale.
MC – Secondo te, la biblioteca che hanno costruito in tempi recenti ha lo stesso scopo di quella di una volta?
I – La nuova Biblioteca di Alessandria (Bibliotheca Alexandrina), inaugurata nel 2002, non ha lo stesso scopo “universale” della Biblioteca antica, ma si ispira idealmente ad essa.
MC – Vuoi aggiunge qualcosa?
I – Direi che abbiamo detto tutto.
MC – Allora non mi resta che dare appuntamento ai nostri amici viaggiatori alla prossima tappa.
I – E io sono felice di viaggiare con voi!
MC – Anche io. Sono sicura che lo siano anche i nostri amici viaggiatori.