lunedì 8 giugno 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti parleremo della Biblioteca Reale di Alessandria



Buona serata amici viaggiatori, vi va di venire con noi in una biblioteca molto famosa? Mettevi comodi che si parte.

MC - Quando fu costruita e da chi?

I – La città fu fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno. La Biblioteca fu costruita nel III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo.

MC – Chi è Tolomeo II Filadelfo e perché volle costruire questa biblioteca?

I – Tolomeo II Filadelfo fu uno dei sovrani più colti e strategici dell’età ellenistica, e la Biblioteca di Alessandria è quasi il suo ritratto in pietra e papiro.
Regnò sull’Egitto dal 283 al 246 a.C. ed era figlio di Tolomeo I Sotere, il generale di Alessandro Magno che aveva trasformato l’Egitto nel proprio regno.

Non era un conquistatore nel senso classico, era un costruttore di potere attraverso la cultura. Sotto di lui Alessandria divenne la capitale intellettuale del Mediterraneo, il regno si consolidò economicamente e politicamente, la corte attirò scienziati, poeti, filosofi, medici.

La Biblioteca non nasce solo per amore dei libri. Nasce da più scopi intrecciati: dominare attraverso il sapere, legittimare il suo potere, creare un laboratorio di ricerca ed era un’idea quasi sacra.

MC – Che cos’è la Biblioteca del Serapeo?

I – La Biblioteca reale era la più grande e ricca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Purtroppo andò distrutta, tra il 48 a.C. e il 642 d.C., e sono quattro le possibili cause:
  • L'incendio del 48 a.C. di Giulio Cesare;
  • L'attacco di Aureliano intorno al 270 d.C.;
  • Il decreto di Teodosio I del 391 d.C.;
  • La conquista araba del 642 d.C.
In suo ricordo è stata edificata ed è in funzione dal 2002, la moderna Bibliotheca Alexandrina.
Comunque si ritiene che i rotoli conservati fossero tra i 490000 e i 700000 e che quando lo spazio non fu più sufficiente, venne costruita una seconda struttura, appunto la Biblioteca del Serapeo.

MC – Secondo te, perché vollero costruire una biblioteca così grande, quale era lo scopo?

I – La Biblioteca Reale di Alessandria non fu costruita per vanità: fu concepita come un progetto politico, culturale e religioso insieme, un tentativo di rendere Alessandria capitale del sapere universale.

L’obiettivo dichiarato dei sovrani Tolomei era raccogliere tutte le opere del mondo conosciuto: testi greci, egiziani, babilonesi, indiani e persino fenici, opere scientifiche, filosofiche, storiche, letterarie, copie di manoscritti provenienti da ogni viaggio e commercio.

L’idea era avere un unico centro dove il sapere fosse concentrato, come una “cittadella della mente”. Possedere tutta la conoscenza del mondo dava autorità intellettuale e legittimità politica: Alessandria diventava capitale culturale del Mediterraneo. Era un modo per legittimare il potere attraverso la cultura.

Non si trattava solo di conservare testi, la Biblioteca era un laboratorio del sapere: astronomia, matematica, medicina, geografia, studi sulle lingue e traduzioni di testi sacri, confronto tra culture diverse. Era un progetto pratico e sperimentale, non solo collezionistico.

In alcune interpretazioni: Alessandria voleva incarnare la sapienza divina. Conoscere tutto equivaleva a avvicinarsi agli dei.

MC – Chi era il responsabile della Biblioteca?

I – Era gestita da un sovrintendente, nominato direttamente dal re, e dirigeva un gruppo di grammatici e filologi col compito di annotare e correggere i testi delle opere custodite, redigendone edizioni critiche che venivano poi conservate all'interno della Biblioteca stessa.
Il primo filologo a occupare il posto fu Zenodoto di Efeso.

MC – Come mai fu scelto proprio lui?

I – Zenodoto di Efeso non fu scelto per caso. Fu scelto perché era esattamente l’uomo giusto per l’idea che Tolomeo aveva della Biblioteca.
Serviva un ordinatore, non un collezionista e Zenodoto aveva una dote rara: sapeva distinguere il testo autentico da quello alterato.

Era un innovatore metodologico e inoltre serviva un uomo di neutralità politica e prestigio intellettuale. Non apparteneva a famiglie di potere, non era legato a una scuola dominante. Incarnava questa missione: trasformare il caos della tradizione orale e scritta in ordine critico.

MC – Si sa chi fu l’ultimo?

I – La risposta breve è: non si sa con certezza.

La Biblioteca di Alessandria è circondata da mistero e leggenda, e le fonti antiche spesso sono contraddittorie.
Dopo il I secolo a.C., le fonti diventano molto vaghe, e non si sa chi fosse il responsabile finale quando la biblioteca “scompare” gradualmente.

MC – Come mai era avvolta da mistero e leggende questa Biblioteca?

I – Perché non fu solo un edificio, ma un’idea gigantesca. E le idee troppo grandi, con l tempo, diventano mito. Era inaccessibile ai più, non era una biblioteca pubblica come le intendiamo oggi. Vi accedevano solo studiosi selezionati, era parte del Museo, un’istituzione quasi sacra. Il popolo ne sentiva parlare, ma non la vedeva davvero… e ciò che non si vede nasce già come leggenda.

Prometteva l’impossibile. Si diceva che contenesse tutti i libri del mondo, testi perduti di civiltà lontane, conoscenze antichissime. Era un progetto che sfidava il limite umano: il sapere di tutto il mondo! E ciò che sfida il limite scivola subito nel mito.

La conoscenza, nel mondo antico, non era neutra. Astrologia, medicina, matematica, geografia erano saperi che potevano: curare, governare, prevedere. La Biblioteca divenne, nell’immaginario, un luogo dove si custodivano verità pericolose.

Infine per la sua “fine oscura” non sappiamo quando fu distrutta e da chi, se in un solo evento o in più fasi. Il vuoto delle fonti ha aperto spazio a: incendi leggendari, persecuzioni religiose, complotti politici. Quando la storia tace, la leggenda parla.

MC – Che cos’era il cosiddetto "fondo delle navi"?

I – È un editto faraonico: tutti i libri che si trovavano sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie.

MC – Secondo te, come mai fu emesso questo editto e da chi?

I – Fu emanato sotto i Tolomei, in particolare probabilmente da Tolomeo I Sotere o dai suoi successori, come parte della politica culturale della corte di Alessandria nel III secolo a.C.
Lo scopo era accumulare il più possibile manoscritti e opere di ogni parte del mondo allora conosciuto.

MC – Chi sono stati i più importanti Sovrintendenti nella gestione della Biblioteca e hanno contributi in che moto farla crescere?

I – Come detto, il primo sovrintendente fu Zenodoto di Efeso, famoso per l'edizione critica dei poemi di Omero. Si deve a lui la sistemazione in ordine alfabetico del patrimonio librario, mentre la prima catalogazione delle opere contenute nella biblioteca si attribuisce a Callimaco di Cirene (la sua grande opera, i Pinakes o «Tavole delle persone eminenti in ogni ramo del sapere con l'elenco delle loro opere», è probabilmente una versione dell'elenco per categorie redatto per il catalogo della biblioteca reale).

Dopo la direzione di Apollonio Rodio, si susseguì il geografo Eratostene, che, a differenza dei predecessori, contribuì all'aumento dei trattati di ambito scientifico.

MC – Come mai una volta distrutta nessuno penso di ricostruirla?

I – La Biblioteca di Alessandria non fu ricostruita perché le circostanze storiche e culturali non lo permettevano più, l’idea stessa di una “biblioteca universale” perse il suo senso originale.

MC – Secondo te, la biblioteca che hanno costruito in tempi recenti ha lo stesso scopo di quella di una volta?

I – La nuova Biblioteca di Alessandria (Bibliotheca Alexandrina), inaugurata nel 2002, non ha lo stesso scopo “universale” della Biblioteca antica, ma si ispira idealmente ad essa.

MC – Vuoi aggiunge qualcosa?

I – Direi che abbiamo detto tutto.

MC – Allora non mi resta che dare appuntamento ai nostri amici viaggiatori alla prossima tappa.

I – E io sono felice di viaggiare con voi!

MC – Anche io. Sono sicura che lo siano anche i nostri amici viaggiatori.

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