lunedì 6 aprile 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti per parlare della Mitologia Bantu


Il treno che prenderemo stasera con Ilaria sarà per l’Africa.

MC – Il popolo Bantu raggruppa popoli di una vasta area dell’Africa, ma chi ha deciso di unirli tutti assieme con questo nome e a quanto tempo fa risale questo raggruppamento?

I – Allora… questi popoli fanno parte della stessa etnia e condividono tratti linguistici, culturali e una storia comune.

Il termine "bantu" fu introdotto con il suo significato moderno dal linguista Wilhelm Bleek, con il suo trattato A Comparative Grammar of South African Languages (1862).

MC – Questo vuol dire che questi popoli hanno tutti un linguaggio uguale?

I – Uguale uguale no, hanno dei tratti in comune. Ci sono più di 500 lingue bantu; la più diffusa è lo swahili.

MC – E che tipo di scrittura usano?

I – Interessante questa domanda, perché in genere quando si parla di lingue si fa solo riferimento all’uso orale e poche volte a quello scritto… e infatti ho trovato poche informazioni, sia appunto perché come ho detto sono più di 500 lingue e poi sono appunto informazioni perse nel tempo. E forse, parere mio personale, la scrittura era poco o per niente usata. Se facciamo sempre riferimento al swahili ad esempio, i primi testi hanno datazione fine ‘600 e inizio ‘700. Originariamente usavano l’alfabeto arabo, oggi quello latino.

MC – Hai detto che questi popoli pensano che il loro Dio sia troppo lontano dagli uomini per essere interessato alle loro vicende. Ti andrebbe di spiegarci meglio questa loro credenza?

I – Dio è considerato, in generale, troppo lontano nella sua trascendenza perché gli uomini gli possano dedicare un culto diretto, quindi la voce dell’uomo non potrebbe raggiungerlo direttamente, deve passare per degli intermediari.

I culti si fanno al ‛Sacro mediano' e da queste forze dipendono la felicità o l'infelicità degli uomini, attraverso cerimonie, incantesimi, offerte, e non all'Essere supremo, troppo al di fuori dalla dimensione umana e troppo impenetrabile perché possa venir localizzato.

MC – Ha un nome oppure per loro è una divinità astratta e come lo venerano nella loro quotidianità, hanno dei riti, un sacerdote... un posto dove ritrovarsi?

I – Essendo centinaia le lingue Bantu, viene identificato con diversi nomi. Alcuni nomi sono Mulungu, Mungu/Muungu, Chiuta, Leza, Kalunga, Nzambe, Katonda, Unkulunkulu.

Interessante è che i Bantu ritengono che la magia sia rinchiusa in oggetti particolari, in cui risiede uno spirito, come ad esempio le statue.

La protezione magica è sempre accompagnata da cerimonie a pagamento con canti, musica, danze, sacrifici di polli e rulli di tamburi.

MC – Ti va di raccontarci qualche altra leggenda interessante di questa mitologia?

I – C’è quella del fuoco del porcospino, che spiega l'origine del fuoco e il suo uso per cucinare il cibo. Il mito narra di un porcospino che, entrando nei campi, rovinava la coltivazione. Un uomo, con una lancia prestata da un altro membro della tribù, cercò di ucciderlo, ma fallì. L’animaletto scappò ferito con la lancia conficcata nel corpo, infilandosi in un cunicolo. Il proprietario della lancia voleva l’arma indietro, quindi l'uomo seguì il porcospino nel cunicolo… e sorpresa! Con molto stupore trovò un gruppo di esseri seduti attorno al fuoco per cuocere il cibo.
Grazie all'ospitalità, l'uomo recuperò la lancia ed ottenne anche un po' di fuoco. Per questa grande scoperta, l'uomo venne nominato re e il porcospino… divenne la sua regina.

MC – Ci sono forme animali legate agli uomini o alle donne che ti hanno colpito di questa cultura?

I – Oh sì, certo. La lepre, simbolo di abilità e astuzia. Il suo principale antagonista è l’astuta e ingannevole iena. Invece il leone e l’elefante rappresentano spesso la forza brutale. Ma ancora più intelligente della lepre è la tartaruga, che abbatte i suoi nemici con la sua pazienza e forte volontà.

MC – Cosa vuoi aggiungere che non ti ho chiesto?

I – Credo che abbiamo detto un po’ tutto, cosa ne dici? 

MC – Si, credo anche io. Grazie per tutte queste preziose informazioni... viaggiatori che ne dite di trovarci ancora in stazione per un altro viaggio?

sabato 4 aprile 2026

Intervista a cura di Concetta La Placa

  

Ringrazio Concetta La Placa perla bella intervista che mi ha fatto su Alessandria Today.

Buona lettura.

.................................................. 

Oggi, cari amici, vi propongo l’intervista che ho realizzato nei confronti dell’autrice, poetessa Maria Cristina Buoso.

Prima però procedo dandovi qualche breve notizia sull’autrice.

Breve biografia della autrice MARIA CRISTINA BUOSO

Scrive le prime cose quando era giovanissima, inizia con fiabe e poesie crescendo amplia la sua scrittura con racconti brevi, copioni, romanzi, gialli, thriller e altro.

Ha ricevuto diversi riconoscimenti in vari campi nel passato e recentemente le è stato conferito il Certificato di collaboratrice della China Writers Association e del Club dei Lettori della Cultura orientale e Letteratura cinese, per il suo impegno nella divulgazione nel suo blog, tramite Fiori Picco, con cui collabora da diversi anni.

Da gennaio 2023 fa parte degli autori che scrivono su Italianewsmedia.com di Pier Carlo Lavahttps://alessandria.today/

 

Pubblicazioni recenti  

2025 – Le avventure di Lily la lumachina

2024 –  Intervista con la Befana (libro per i bambini) – Vorrei dirti

2023 – Anime (2° Ed.). Intervista a Babbo Natale (libro per i bambini) – 

2022  – “L’Incidente”. Alcune sue poesie sono state inserite in “DONNE D’AMORE: Antologia poetica al Femminile”, Il mistero dei sei tiramisù. 

2021  – “Schegge di parole” , “Delitto al condominio Magnolia”, “Vernissage”.

2017  – “Anime” (1° ed).  


Alcuni   social …

https://binario31.blogspot.com/

Intervista di Concetta La Placa blogger, giornalista di Alessandria Today a Maria Cristina Buoso. 

D. 1) In che modo vuoi presentarti ai nostri lettori?

R.-   In un modo molto semplice… Ciao, sono autrice da sempre e blogger da pochi anni e mi piacerebbe che una volta letti i miei libri mi diciate cosa ne pensate. E se vi va di fermarvi un po’ nel mio blog, sarete i benvenuti. Sono certa che troverete di sicuro qualcosa di interessante da leggere tra una fermata ed un’altra… dimenticavo, non vi serve il biglietto, la corsa è sempre gratuita. https://binario31.blogspot.com/

D. 2) Come scrittrice, poetessa  e come persona, c’è qualche differenza? Se si quale? 

R. – Ci sono sempre, per me, delle differenze tra la persona e l’autore, ed è giusto che sia così. In questo modo l’autore è più libero nello scrivere anche situazioni imbarazzanti o difficili perché, anche se mette qualcosa di personale, non è mai lui completamente nella storia a meno che non sia una biografia.

Per esempio, ogni volta che entro in modalità scrittore, è come se entrassi in una bolla “speciale” in cui i personaggi o le parole mi parlano ed io le visualizzo in un grande schermo con una musica che mi accompagna e che mi avverte quando qualcosa non va, perché stona, stride nella mia testa obbligandomi a prestare maggior attenzione a quello che sto scrivendo. Questo mi succede soprattutto quando scrivo poesie, dove le parole hanno un loro ritmo; qui la musica attira ancor di più la mia attenzione obbligandomi a concentrarmi maggiormente per cercare di capire come sistemare il verso o la parola nel modo più corretto, per far arrivare il messaggio o la sensazione il più possibile a destinazione.

D. 3) Come é nata la tua prima ispirazione? E come continua, tutt’oggi?

R – Io nasco come lettrice onnivora e curiosa. Fin dal primo libro letto in terza elementare, il mondo delle parole e l’odore della carta mi hanno sempre affascinata. Il passo per la scrittura è stato breve,perché avendo sempre avuto molta fantasia fin da bambina, alla fine mi sono detta…”e se provassi anche io a scrivere una storia?”.  Avevo circa dieci anni… e da allora, passo dopo passo, non mi sono più fermata. A volte mi sono presa delle pause più o meno lunghe, ma mai fermata. E queste pause mi sono servite per scoprire qualcosa di me come autrice e migliorarmi. Anche oggi, continua la ricerca su me stessa come autrice per poter continuare a crescere e scrivere storie che possano coinvolgere il lettore, storie in cui credo e che cerco di rendere il più possibili reali e coinvolgenti.

D. – 4) Quando scrive, pensa ai suoi lettori? E quale tipo di lettore vorrebbe leggesse i suoi scritti o componimenti poetici?

R.- Lo so che si deve pensare ad un lettore specifico quando si scrive, ma io non ci riesco perché le storie hanno una loro vita ed io cerco di farle uscire al meglio dando voce ai personaggi rendendoli il più possibile reali e concreti. La mia speranza è che i lettori che leggeranno i miei libri si ritrovino inquello che scrivo e che le storie riescano a coinvolgerli nel mio mondo di parole che, una volta su carta, diventa anche il loro mondo se io ho saputo fare bene il mio lavoro di autrice. 

Le idee, per i libri, possono arrivarmi da fonti diverse e varie come, per esempio, suggerite da una amica per “Anime”. Invece, per le poesie, la situazione è diversa perché io cerco di dare voce a delle emozioni personaliche ho provato in prima persona; come qualcosa che ho letto o sentito o visto in un film o anche da una immagine che ho visto da qualche parte. Posso avere una reazione immediata, per cui scrivo di getto, oppure tutto si sedimenta dentro di me per poi uscire quando è arrivato il momento giusto e le parole vengono da sole senza che io le forzi. E se il lettore prova qualcosa mentre legge una mia poesia o si ferma a riflettere, allora vuol dire che la mia poesia è arrivata a destinazione, e questo mi rende felice.

D. – 5) Come considera e definisce la poesia? 

D. – Definire la poesia non è facile… potrei paragonarla ad una scatola di cioccolatini. Ogni “assaggio” è una riflessione o emozione che ti porta a prenderti del tempo per te stesso, senza fretta, nessuna abbuffata ma solo “degustazione” di parole scritte per far riflettere o solo per il piacere della lettura in modalità “lenta”. Mentre, quando leggi un libro, la trama ti prende e la voglia di terminarlo ti porta a “divorarlo”. Potrei usare molte parole per definire la poesia, però credo che questo pensiero sia significativo.

“Una poesia non deve significare, ma essere.”  (Archibald Mc Leish)

D. – 6) Come sceglie il linguaggio e lo orienta alla poesia o alla prosa? 

R. – Ho impiegato molto tempo per trovare la mia voce nella poesia e nella prosa e credo che la mia crescita non sia ancora finita ma che debba modificarsi ancora nel tempo.  Le mie poesie sono scritte in un modo diverso dalla prosa, io le chiamo poesie visive, perché hanno una forma un po’ particolare, e proprio per questo bisogna prestare un po’ di attenzione nella lettura.

Mentre nella prosa cerco una scrittura il più possibile immediata ed essenziale lasciando alla fantasia del lettore il compito di colmarne le immagini che spero arrivino attraverso le parole. Nel tempo sono passata da una scrittura prolissa ad una dove ho imparato a togliere per rendere la narrazione il più snella ed immediata possibile. Ho messo in pratica, negli anni, uno dei tanti consigli ricevuti per migliorarmi.

D. – 7) come è nato il suo primo libro e cosa l’ha ispirata a scriverlo? 

R. – Il primo libro che ho scritto risale a molti anni fa. Ero molto giovane e fino ad allora avevo scritto solo poesie, racconti brevi e qualche fiaba, per cui non ero sicura di riuscire a scriverne uno. Un giorno, ho letto su una rivista di un concorso dove era richiestoun minimo di 100 pagine per il romanzo. Così ho voluto provare a vedere se ci sarei riuscita, ma dovevo trovare una trama che si prestasse alla narrazione; una volta deciso cosa scrivere mi sono messa davanti alla macchina da scrivere e… ho scritto il mio primo romanzo. Tanta fatica ma che soddisfazione alla parola fine. E da allora ho scritto molti altri libri, alcuni pubblicati, altri in attesa di revisione e altri iniziati e in attesa di essere terminati. Per mia fortuna, le idee non mi sono mai mancate, quello che mi manca è il tempo per trasformarle in storie.

D. – 8) Come ritiene che sia stata nei confronti delle sue opere la critica letteraria? 

R. – Bisogna fare un distinguo tra le recensioni fatte dai blogger e quelle scritte dagli addetti ai lavori. Avere recensioni dagli addetti ai lavori non è facile e trovarne qualcuno è una impresa. Quando ero giovane, qualcuno ho avuto la fortuna di trovarlo. Tutti mi hanno sempre dato consigli che ho cercato di applicare per migliorami e, per fortuna, molti mi hanno incoraggiato a continuare e a seguire il mio sogno di autrice.  Questo loro incoraggiamento mi ha sostenuto quando mi veniva la voglia di mollare.

Le blogger le ho scoperte in tempi recenti, quando a mia volta ho voluto provare a cimentarmi in questo ruolo e in questa realtà, di cui non sapevo nulla di nulla. 

Per mia fortuna, le recensioni sono sempre state quasi tutte positive. Sono consapevole che non si può piacere a tutti e che la stessa storia che qualcuno ha trovato super ad un altro può risultare indifferente. Ma, per mia fortuna, le persone a cui non sono piaciuti i miei libri sono sempre state rare. Ultimamente, ho l’impressione, che molte cose stiano cambiando anche in questo mondo e credo che trovare blogger per le recensioni sia diventato sempre più difficile; questo mi dispiace perché così sarà sempre più complicato farsi conoscere dai lettori che spesso, in libreria, trovano in bella vista scrittori e scrittrici maggiormente valorizzati dalle case editrici o già famosi e conosciuti.

D. 9) Come valuta l’attuale panorama letterario in Italia e nel mondo in generale?

R- Faccio una premessa…  da qualche anno faccio parte della giuria di un concorso (tranne in questi ultimi due anni in cui, per motivi familiari, ho dovuto rinunciare), ho letto diversi libri di autori poco conosciuti e devo dire che la maggior parte dei libri che mi sono stati inviati erano buoni, alcuni veramente ottimi.

Credo che la maggior parte delle persone che scrivono siano diventati più consapevoli di quello che vogliono raccontare e più accurati nel narrare le loro storie.  Purtroppo, non hanno quella visibilità che li porti a farsi conoscere. Oggi, i lettori hanno sempre minor tempo da dedicare alla lettura e anche meno soldi da spendere per i libri e credo anche minor voglia di sperimentare autori sconosciuti, ed è un peccato. Io, molti autori cheoggi sono super famosi, li ho scoperti per caso quando ancora nessuno li conosceva.

D. 10) Cosa pensi delle donne che scrivono.? C’è stata una evoluzione nel tempo nella loro scrittura? Esiste una scrittura femminile che si contrappone a quella maschile’?  Se si, secondo te esiste un pregiudizio di genere in letteratura e nella poesia? 

R. – La donna, come in tutti i campi, ha dovuto lottare contro pregiudizi e non solo per farsi accettare in quanto persona pensante e per questo capace al pari di un uomo.  In ogni epoca ci sono state scrittrici importanti e famose che hanno faticato a fare pubblicare i loro libri e a farsi leggere e sono sicura che molte altre sono rimaste nell’ombra. Molti dei loro libri oggi sono considerati dei classici ma di sicuro all’epoca hanno lottato per farsi accettare non solo dagli editori ma anche dai lettori. Detto questo, credo che, come per gli uomini, anche le donne hanno avuto una loro evoluzione negli anni in tutti i campi in cui si sono cimentate.  Penso che oggi le autrici non abbiano paura di cimentarsi in tutti i generi letterari perché hanno acquisito una maggiore consapevolezza e sicurezza nello scrivere e non hanno paura nel confronto con i lettori. Però, sono convinta che ci siano generi in cui è più facile trovare autori che autrici e viceversa. Faccio un esempio, ma correggetemi se sbaglio, nella fantascienza credo che i nomi siamo per lo più maschili mentre nel romance femminili. In altri generi magari giocano alla pari come per i thriller. È una mia impressione ma potrei anche sbagliarmi. E questo mi porta a fare una considerazione sul tipo di scrittura che distingue una scrittrice da uno scrittore, non parlo di chi scrive meglio o peggio ma di come si affrontano certi argomenti o il modo di narrare. Il punto di vista e la sensibilità sono diverse e di conseguenza la stessa scena, ad esempio, viene descritta in modo diverso.

Anche nella poesia, credo che ci sia una distinzione tra il linguaggio femminile e quello maschile legatanon solo a come vengono percepite e trasmesse le emozioni o i punti di vista ma anche al background che ogni autore ha dentro di sé.  

Provate a leggere le poesie di Ungaretti e della Merini, la loro esperienza di vita è stata diversa e diverso sarà il linguaggio che usano per fare arrivare il loro pensiero.

In merito al pregiudizio in ambito poetico, vorrei sottolineare una mia sensazione, non so se corretta o meno ma è l’idea che mi sono fatta recentemente. Quando propongo il mio libro di poesie “schegge di parole” per una recensione, le blogger che sono disposte a farla sono rare perché la maggior parte “non legge poesie”  da quando andava a scuola. Questo mi ha portato a pensare che oggi i libri di poesia siano letti poco e proprio per questo non abbiano mercato, in quanto le persone si sono disabituate alla lettura delle poesie, forse perché hanno un ricordo legato alla scuola non troppo piacevole. Se mi sbaglio correggetemi pure.

A seguire vi indico un piccolo estratto tratto dalla favola scritta dall’autrice e intitolata: “Le Avventure di Lily la Lumachina”, di recente pubblicazione.

Lily e il quadrifoglio

“Ci sono storie che scorrono veloci e altre che si assaporano lentamente, proprio come il viaggio della nostra piccola protagonista, Lily la lumachina.

Questa favola ci insegna che non importa quanto tempo ci mettiamo per arrivare a destinazione: ciò che conta davvero è il percorso, le emozioni e gli incontri lungo la strada. Ma questa non è solo una storia da leggere. È anche un libro da colorare, un mondo da rendere vivo con la propria fantasia!

Ogni pagina attende il tocco creativo di chi la sfoglia: che colore avrà il cielo al tramonto? E il quadrifoglio di Lily? Sarà verde, blu o magari arcobaleno? Non ci sono regole, solo immaginazione!” (Cit.).

Il sole stava spegnendosi all’orizzonte e i
suoi colori illuminavano le colline che si
stagliavano contro il cielo.
Da sotto una foglia di malva, dove si era
fermata a riposare un po’, una lumachina
osservava il tramonto. Era stanca, ma
doveva fare ancora un po’ di strada prima
di arrivare a destinazione. Con un sospiro
riprese il suo lento cammino.
Si chiamava Lily e avrebbe dovuto essere già
arrivata al Pino Verde dove si festeggiava
il compleanno di Pyx, il leprotto.
Lily si era messa in cammino molto presto
quel mattino.
Era uscita da sotto il quadrifoglio dove
viveva, che si trovava vicino a un grosso
cespuglio di rovi, aveva fatto una breve
colazione come tutte le mattine e, quando 
primi raggi del sole si erano affacciati sul
prato, si era avviata verso il Pino Verde.
Per strada aveva incontrato il porcospino
Ivi, che litigava come sempre con Dippy il
passerotto e, come sempre, il motivo era un
prelibato bocconcino. Questa volta litigavano
per una bella e grossa mela rossa come il
sole splendente nel cielo di mezzogiorno
(..)”  

 

 

 https://alessandria.today/2025/11/23/intervista-di-concetta-la-placa-blogger-giornalista-di-alessandria-today-a-maria-cristina-buoso-breve-biografia-e-poesia-dellautrice-articolo-di-concetta-la-placa-roma/ 

giovedì 2 aprile 2026

I Soprano

 


Io ed Ely raccontiamo libri e film che hanno lasciato un segno: opere che hanno influenzato generazioni, creato discussioni, cambiato linguaggi.

Ogni puntata parte da un titolo che vale la pena conoscere o riscoprire, e andiamo subito al punto: cosa lo rende un cult, cosa dice ancora oggi e perché continua a parlare anche a chi lo incontra per la prima volta.


EGR
È cult oggi perché ha cambiato il modo di raccontare gli antieroi: Tony Soprano è umano, fragile, violento, divertente e contraddittorio, tutto insieme.
La serie è ancora attuale perché mostra la famiglia, il potere, la salute mentale e il caos morale senza mai addolcire niente.
Ancora oggi è la base su cui sono state costruite quasi tutte le serie moderne.





MCB
Una serie che ci mostra la mafia e le sue dinamiche in un modo diverso dal solito. Entriamo nella vita famigliare di un boss e lo seguiamo anche mentre fa terapia, questa scelta narrativa ci fa intravvedere che dietro la maschera da duro c’è un uomo con le sue paure e fragilità, che di sicuro non pensiamo abbia un mafioso.
Per questo, per me, è stata una scelta coraggiosa e innovativa e di sicuro non scontata in una serie di questo genere.
Una famiglia mafiosa “normale” nelle sue dinamiche “famigliari” ma dura come solo può esserlo un criminale nella sua vita di malavitoso.
Una serie che ha lascito il segno e che è stata definita originale e con una sceneggiatura impeccabile. Tutti gli attori sono stati perfetti nei loro ruoli e la regia ha saputo rendere al meglio una narrazione corale che ha reso unica una trama usurata da molti film e racconti di quel genere.

Da vedere Perché? Anche solo per come un attore come Gandolfini ha saputo rendere speciale il suo personaggio.


martedì 31 marzo 2026

Segnalazione: Immaginando Gaza A cura di Anna Pullia e Giampietro Stocco

 

Vi segnalo un';iniziativa di beneficienza fatta Delos Digital, su iniziativa di Giampietro Stocco e di
Anna Pullia, è nata questa antologia, un volumetto che contiene trentasette contributi ceduti
gratuitamente, nella quale altrettanti autori danno la loro visione del presente e del futuro di Gaza.
Un libro (e un ebook) i cui proventi, tolte le spese, verranno devoluti a favore della popolazione di
Gaza, in parte sono stati già devoluti.





“Immaginando Gaza”

A cura di Anna Pullia e Giampietro Stocco

37 storie tra storia e futuro, tra incubo e speranza. Una raccolta di racconti e
fumetti i cui proventi saranno devoluti a favore della popolazione di Gaza

Di fronte a catastrofi umanitarie come quella di Gaza non si riesce a stare a guardare:
nasce impellente il bisogno di fare qualcosa. Ma cosa? Chi scrive può mettere in campo
parole: ecco che nasce il progetto Immaginando Gaza. Una raccolta di storie per parlare di
Gaza, delle speranze, delle paure, delle disillusioni, dell'incubo che è diventata negli ultimi
due anni.

Una piccola iniziativa di fronte a un disastro tanto grande, una goccia nel mare. Ma una
goccia d'acqua, insieme a tante altre, può spezzare la pietra.
Storie di Stefano Tartarotti, Nicoletta Vallorani, Andrea Cavaletto, Milena Vallero, Christian
Giove, Daniele Villa, Eugene Fitzherbert, Mauro Bennici, Polly Russell, Marco Delmiglio,
Paolo Sanna, Alessandro Giannotta, Wladimiro Borchi, Chiara De Giorgi, Ambra
Stancampiano, Carlo Roselli, Debora Parisi, Taylor Blackfyre, Massimiliano Enrico, Letizia
Sperzaga, Sebastiano Tuccitto, Gualtiero Ferrari, Federica Gozzo, Luca Fagiolo, Gian
Mario Giolito, Chiara Rufino, Massimiliano Talamazzi, Domenico Gallo, Laura Bosio, Sara
Ronco, Mario Pesce, Monica Perri, Riccardo Cavaliere, Paola Marino, Enrico Brion,
Stefano Floccari, Hager Salah Chaouch, Giampietro Stocco.
Progetto a cura di Anna Pullia e Giampietro Stocco.
Copertina di Attila Schwanz.

Delos Digital, collana Odissea Digital a cura di Silvio Sosio
272 pagine (a stampa)


Copie disponibili per segnalazioni e recensioni
DELOS DIGITAL edizioni / delos.digital / comunicazione@delosdigital.it

lunedì 30 marzo 2026

In carrozza con Ilenia Leonardini che ci parla del suo libro Children from the star

 


Questo viaggio sarà particolare e lo faremmo in compagnia di un’autrice che molti di voi conoscono bene e ci porterà in un luogo molto particolare.
Tutti in carrozza.





MC – Ciao, pronta per questo viaggio?

Ilenia – Sì, prontissima. In questo viaggio salirete sul treno che vi porterà nel mondo degli alieni schiantatisi a Roswell nel New Mexico nel lontano 1947.



MC – Viaggio molto interessante. Come mai questa scelta?

I – Come dicevo pocanzi, vi prenderò per mano per condurvi nella vita di 5 alieni che sono sopravvissuti allo schianto del 1947. Ho deciso di farvi conoscere soprattutto chi li ha salvati.

MC – Ammetto che sono curiosa... ma prima vorresti raccontarci qualcosa di te?

I – Sono nata nel 1977 nell’assolata città marittima di La Spezia, in quella striscia di terra chiamata Liguria. Sono figlia unica e vivo con mia madre nella piccola Provincia di Luni Mare, in quanto ho perso mio padre il 18 dicembre 2015 a causa di un terribile “mostro invisibile” (Mi dispiace, so cosa vuol dire perdere un genitore). Il mondo perfetto e sognante del cinema mi ha sempre attratto, anche se sono un’appassionata di musica. Di entrambi i “mondi”, apprezzo quello straniero. Lo sport che ho praticato più volentieri è la difesa personale. Devo ammettere che mi ha ispirata molto. Rimango fedele al mio primo amore: il nuoto. Quando entro in mare, è come se ritrovassi il mio ambiente, forse in unʼaltra vita ero un delfino, chi lo sa. La scrittura lʼho incontrata verso i quattordici anni. I miei primi manoscritti ricordano più sceneggiature e sono carichi di dialoghi, poi mi sono detta: – E se creassi uno stile tutto mio? Così ho fatto! La scrittura creativa è stata, ed è ancora, una passione terapeutica. Mi ha aiutata a superare i momenti di sconforto, specialmente dopo la perdita del lavoro e, in particolare, di quella di mio padre. Io lo dirò sempre: – Scrivere fa bene al cuore e all’anima! Mi piace spaziare tra i “generi letterari”.

MC – Ti capisco, anche io spazio tra diversi generi letterari. In quale ti piace “spaziare” e perché?

I - Ultimamente tra polizieschi e fantascientifici.

MC – Come mai hai scelto un titolo in inglese per il tuo libro?

I – Per prima cosa perché amo la lingua inglese e secondariamente perché dà musicalità. Inoltre anche perché mi auguro, un giorno, che il libro sia tradotto in inglese e che il mio pubblico di lettori cresca anche all’estero. Chissà!

MC – Se potessi scegliere in quale paese vorresti che fosse pubblicato oltre Italia e perché.

I - Stati Uniti, soprattutto a Los Angeles e New York.



 

MC – Perché hai deciso di ambientarlo a Roswell in New Mexico.

I – Seguendo documentari sugli alieni e altri eventi legati agli ufo e avvistamenti, ho voluto iniziare la saga proprio da questo particolare e famoso evento ufologico. Difatti è ricordato come il primo caso di insabbiamento di uno schianto di un velivolo proveniente da un’altra galassia.

MC – Hanno ambientato in questo luogo molti film e serie tv. Ne ricordi qualcuno in particolare?

I - Roswell, la serie degli anni novanta. (molto bella)

MC- Come nasce il patto tra gli alieni e Mc Kallister e come si evolve nel tempo?

I – Questo è un patto di amicizia, che l’allora giovane Arthur fece proprio perché voleva realnente aiutare questi alieni a nascondersi da persone che, molto probabilmente, li avrebbero torturati o chissà cosa gli avrebbero fatto.

MC – Ci puoi raccontare come è stato il loro incontro?

I - I sopravvissuti sono stati visti scendere dall’astronave appena schiantata e Arthur ha pensato subito a soccorrerli.

MC – Cosa ci puoi raccontare della trama senza però svelarci troppo?

I – Questo primo libro vuole essere un libro che evidenza come ci si senta diversi ma, come succede soprattutto a uno degli alieni, non si possa per nessun motivo mostrare la propria vera natura. Seppure nel tempo altri amici umani cerchino di aiutarli a nasconderla.

MC – Chi sono i personaggi principali?

I – Oltre i Mc Kallister i cinque alieni che sono sopravvissuti. Inoltre ci sono anche alieni malvagi chi li stanno cercando. Il compito degli amici umani è proprio questo. Tenerli al sicuro ed insegnare loro a mimetizzarsi tra gli umani.
MC – Ce ne vuoi presentare qualcuno?

I - Direi il leader degli alieni, Altair (detto Tayr) che gli racconta (ad Arthur) di essere il re governatore di un pianeta chiamato Zoran.

MC – Ci sono anche personaggi secondari che hanno un ruolo importante nella narrazione?

I – Sì, certamente. Gli amici umani. Sono dei colleghi di Mc Kallister.

MC – Come sono i rapporti tra gli alieni e gli umani?

I – Come accennato prima tra i Mc Kallister e gli alieni si è creato un legame simile a quello di una famiglia. Inoltre sarà fraterno anche tra le famiglie degli alieni e di altre due umane: i Barlow e i Moonstone.

MC - Come hai scelto la copertina?
I – Grazie alla mia strabiliante e straordinaria grafica. È lei a crearle.

MC – Hai accennato a possibili altri libri, sai già quanti dovrebbero essere e come mai questa scelta?

I - Sì, saranno 4 in totale. Tre seguiranno la storia che parte dal 2 luglio del 1947, il quarto è un prequel. Ovvero ciò che è successo su Zoran e che ha costretto gli Zoriani a fuggire per cercare un pianeta-rifugio sicuro.

MC – Cosa avresti voluto che ti chiedessi?
I - Non saprei, direi che le tue sono state domande molto belle.

MC – Ti è piaciuto questo viaggio un po’ particolare?
I – Sì, moltissimo.

MC – Non mi resta che augurare ai nostri amici viaggiatori una buona lettura. E a te dico... al prossimo viaggio insieme.

I link dei miei tesori e anche di Children from the star li trovate sul mio blog:http://lecreatureletterariediilenialeo.blogspot.com/



sabato 28 marzo 2026

mercoledì 25 marzo 2026

Diario Culinario di una Mamma in Quarantena, di Valeria Gatti



Recensione di Maria Teresa De Donato

Antipasti, primi e secondi piatti, piatti unici, dolci e tanto altro è il contenuto di questo lavoro dell’amica, collega, autrice e blogger Valeria Gatti.

Abbondanti sono le spiegazioni ed i consigli, presentati in forma di idee e varianti, che possono favorire la nostra creatività in cucina, tenendo al tempo stesso conto di possibili esigenze e gusti personali diversi.

L’invito a partecipare alla preparazione delle varie pietanze è esteso a tutti i membri della famiglia, adolescenti e bambini inclusi. Tutti possono, e vengono fortemente incoraggiati a farlo, esprimere il loro lato artistico in cucina, rendendosi utili ed imparando divertendosi.

Tuttavia, chi approcciasse questa pubblicazione con l’intento di leggere il solito libro di ricette rimarrà grandemente sorpreso. Per ammissione della stessa autrice, infatti, “questo non è un libro di cucina ma il libro di una famiglia in cucina.” (p. 162)

Leggere Diario Culinario di una Mamma in Quarantena (V. Gatti, Edizioni Convalle, 2021) sarà un’esperienza felice, una degustazione di squisiti piatti e deliziose bevande consumati tra le mura domestiche utilizzando, perché no, anche i servizi generalmente riservati alle ‘occasioni speciali’ in un’atmosfera semplice, genuina, rilassante, ma altrettanto stimolante e soprattutto piena di amore per i propri cari, per la propria famiglia.

L’idea del libro nasce in tempo di Quarantena, quindi in un momento di forzato isolamento con limiti e ristrettezze di ogni genere. Privati degli abbracci dei nostri familiari ed amici, della possibilità di avere una vita sociale normale e di muoverci liberamente, come siamo da sempre abituati a fare, questa forzatura ha dato, tuttavia, alcuni risultati positivi.

Questa, almeno, è l’ottica dell’autrice: un’ottica positiva, costruttiva che l’ha portata ad un profondo viaggio interiore. “Lavorare la pasta [sfoglia] è un antistress naturale, un intimo piacere, un viaggio dentro noi stessi. La pizza è un viaggio.” (p. 123)

Sì, cercare di non scoraggiarsi, ma, al contrario, fare del nostro meglio con quello che abbiamo a disposizione al momento, circostanze avverse incluse, ribalta le prospettive e da vittime ci trasforma in autori del nostro destino.

In questo senso, quindi, Diario Culinario di una Mamma in Quarantena diventa anche un libro di consapevolezza, di risveglio della coscienza, di rinuncia a lasciarsi andare, a perdere la speranza, a sentirsi senza via d’uscita.

In questi giorni è stato facile tornare ai ricordi lontani, a immagini e profumi che sono stati fondamentali per la mia crescita…” ammette l’autrice. Le ricette, infatti, non sono semplici ricette: la loro preparazione, cottura e degustazione sono momenti di riflessione, di analisi introspettiva. Sono modo e strumento per tornare alle proprie radici, per rientrare in possesso della propria umana dimensione, per rivoluzionare la nostra ordinaria quotidianità trasformandola di nuovo in un tesoro prezioso da apprezzare e gustare nella sua forma più semplice, genuina ed essenziale. Un nuovo equilibrio viene stabilito. Torniamo a comprendere che le cose che realmente contano nella Vita e di cui abbiamo bisogno sono estremamente poche e giacciono lì, sotto i nostri occhi: i nostri affetti più cari, l’amore che abbiamo per loro e che loro hanno per noi e l’apprezzamento reciproco che lo stare insieme, condividendo serenamente e con gioia le piccole cose, porta.

La Quarantena – o qualsiasi altro imprevisto potenzialmente in grado di far vacillare in noi quelle che credevamo essere certezze ma che hanno dimostrato di essere solo congetture – può rappresentare un momento di totale metamorfosi: cambiare abitudini, apportare modifiche alla nostra vita, sperimentare cose in famiglia che avevamo sempre tralasciato reputandole ‘occasioni esterne’ e, perché no, aprirsi agli altri, condividendo, anche con chi non fosse parte della cerchia ristretta di familiari ed amici, ciò che avevamo sempre tenuto per noi stessi ma che può aiutare anche loro.

Diario Culinario di una Mamma in Quarantena è, quindi, un libro di ricette, ma anche di crescita, di sviluppo personale, di condivisione, di amore per la Vita, per i propri cari, di solidarietà umana che vi appassionerà, stimolerà la riflessione e la creatività apportando un raggio di luce ed un fresca boccata d’aria alla vostra Vita.

Un libro scritto con il cuore da una donna, moglie, madre ed autrice che consiglio a tutti i lettori.