Il treno che prenderemo stasera con Ilaria sarà per l’Africa.
MC – Il popolo Bantu raggruppa popoli di una vasta area dell’Africa, ma chi ha deciso di unirli tutti assieme con questo nome e a quanto tempo fa risale questo raggruppamento?
I – Allora… questi popoli fanno parte della stessa etnia e condividono tratti linguistici, culturali e una storia comune.
Il termine "bantu" fu introdotto con il suo significato moderno dal linguista Wilhelm Bleek, con il suo trattato A Comparative Grammar of South African Languages (1862).
MC – Questo vuol dire che questi popoli hanno tutti un linguaggio uguale?
I – Uguale uguale no, hanno dei tratti in comune. Ci sono più di 500 lingue bantu; la più diffusa è lo swahili.
MC – E che tipo di scrittura usano?
I – Interessante questa domanda, perché in genere quando si parla di lingue si fa solo riferimento all’uso orale e poche volte a quello scritto… e infatti ho trovato poche informazioni, sia appunto perché come ho detto sono più di 500 lingue e poi sono appunto informazioni perse nel tempo. E forse, parere mio personale, la scrittura era poco o per niente usata. Se facciamo sempre riferimento al swahili ad esempio, i primi testi hanno datazione fine ‘600 e inizio ‘700. Originariamente usavano l’alfabeto arabo, oggi quello latino.
MC – Hai detto che questi popoli pensano che il loro Dio sia troppo lontano dagli uomini per essere interessato alle loro vicende. Ti andrebbe di spiegarci meglio questa loro credenza?
I – Dio è considerato, in generale, troppo lontano nella sua trascendenza perché gli uomini gli possano dedicare un culto diretto, quindi la voce dell’uomo non potrebbe raggiungerlo direttamente, deve passare per degli intermediari.
I culti si fanno al ‛Sacro mediano' e da queste forze dipendono la felicità o l'infelicità degli uomini, attraverso cerimonie, incantesimi, offerte, e non all'Essere supremo, troppo al di fuori dalla dimensione umana e troppo impenetrabile perché possa venir localizzato.
MC – Ha un nome oppure per loro è una divinità astratta e come lo venerano nella loro quotidianità, hanno dei riti, un sacerdote... un posto dove ritrovarsi?
I – Essendo centinaia le lingue Bantu, viene identificato con diversi nomi. Alcuni nomi sono Mulungu, Mungu/Muungu, Chiuta, Leza, Kalunga, Nzambe, Katonda, Unkulunkulu.
Interessante è che i Bantu ritengono che la magia sia rinchiusa in oggetti particolari, in cui risiede uno spirito, come ad esempio le statue.
La protezione magica è sempre accompagnata da cerimonie a pagamento con canti, musica, danze, sacrifici di polli e rulli di tamburi.
MC – Ti va di raccontarci qualche altra leggenda interessante di questa mitologia?
I – C’è quella del fuoco del porcospino, che spiega l'origine del fuoco e il suo uso per cucinare il cibo. Il mito narra di un porcospino che, entrando nei campi, rovinava la coltivazione. Un uomo, con una lancia prestata da un altro membro della tribù, cercò di ucciderlo, ma fallì. L’animaletto scappò ferito con la lancia conficcata nel corpo, infilandosi in un cunicolo. Il proprietario della lancia voleva l’arma indietro, quindi l'uomo seguì il porcospino nel cunicolo… e sorpresa! Con molto stupore trovò un gruppo di esseri seduti attorno al fuoco per cuocere il cibo.
Grazie all'ospitalità, l'uomo recuperò la lancia ed ottenne anche un po' di fuoco. Per questa grande scoperta, l'uomo venne nominato re e il porcospino… divenne la sua regina.
MC – Ci sono forme animali legate agli uomini o alle donne che ti hanno colpito di questa cultura?
I – Oh sì, certo. La lepre, simbolo di abilità e astuzia. Il suo principale antagonista è l’astuta e ingannevole iena. Invece il leone e l’elefante rappresentano spesso la forza brutale. Ma ancora più intelligente della lepre è la tartaruga, che abbatte i suoi nemici con la sua pazienza e forte volontà.
MC – Cosa vuoi aggiungere che non ti ho chiesto?
I – Credo che abbiamo detto un po’ tutto, cosa ne dici?
MC – Si, credo anche io. Grazie per tutte queste preziose informazioni... viaggiatori che ne dite di trovarci ancora in stazione per un altro viaggio?
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