mercoledì 11 marzo 2026

Meravigliosa Italia: Gustando Rovigo e la sua cucina, con Maria Cristina Buoso, 1

A map of a city

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Rovigo - Mappa Antica - Pubblico Dominio


Salve a tutti amici!

Oggi l’amica e collega autrice Maria Cristina Buoso è venuta di nuovo a trovarci con altre informazioni artistiche, storiche e culinarie riguardanti la sua Rovigo.

Tuffiamoci, dunque, nella nostra intervista andandocene in giro, anche se solo virtualmente, per la sua città e gustando altre prelibatezze della cucina locale.

Buona lettura!



MTDD: Ciao Maria Cristina. Felice di averti di nuovo qui nel mio Blog e Salotto Culturale Virtuale.

MCB: Grazie a te, Maria Teresa. È sempre un piacere essere tua ospite.

MTDD: Maria Cristina, quali informazioni hai preparato per noi oggi sulla tua Rovigo?

MCB: Ve ne ho preparate varie che spero troviate interessanti. Oggi vi parlerò del periodo in cui Rovigo fu governata dalla Repubblica di Venezia “la serenissima”. Si potrebbe dire che è stato il periodo più florido perché oltre a liberarsi dagli acquitrini, che la circoscrivevano, si espanse e si adornò di palazzi e di chiese.

MTDD: Questo equivale a dire che i Veneziani hanno gestito le cose a Rovigo piuttosto bene.

MCB: Infatti. Il 17 agosto del 1483, i soldati Veneziani entrarono in città. Tra i vari privilegi che i veneziani accordarono ai rodigini ci furono una fiera annuale di otto giorni (da tenersi ad agosto a ricordo della vittoria) ed un mercato settimanale al martedì da aggiungere a quello esistente del sabato.

Questi mercati si fanno ancora oggi negli stessi giorni, mentre la fiera è stata spostata ad Ottobre e viene fatta ancora oggi, da allora, nello stesso periodo.

Per alcuni anni Rovigo restò al centro di operazioni militari tra i soldati della Serenissima e quelli Estensi. Venezia riuscì ad avere la meglio il 21 ottobre 1514.

L’ambiente attorno alla città era una copia di quanto la guerra aveva lasciato in città, le zone paludose arrivavano fino alle mura. Questa situazione rimase invariata fino al 1546 quando fu decretata la bonifica delle valli di Santa Giustina, ad est del centro abitato.

L’iniziativa portò un miglioramento anche se fatto lentamente.


Rovigo – Colonna di San Marco


MTDD: Finita la guerra, quando iniziarono ad essere apportate delle modifiche per migliorare le condizioni della città anche da un punto di vista artistico?

MCB: Pochi anni dopo. Nel 1519 venne innalzata la colonna con il simbolo di San Marco e furono iniziati molti lavori di abbellimento cittadino da parte di nobili locali. In quegli anni moltissime iniziative e costruzioni vennero messe in essere e tutt’oggi fanno parte della vita della città. Un esempio è quello dell’Accademia dei Concordi, fondata nel 1580, che oggi è la biblioteca cittadina, ma racchiude molte altre cose, come abbiamo già accennato in una precedente intervista su Rovigo.



Rovigo – La Rotonda


Il tempio della Beata Vergine del Soccorso, noto col nome di “Rotonda” per via della pianta a simmetria centrale fu realizzato in tempi brevissimi, e rappresentò un luogo di raccolta e pellegrinaggio per la popolazione della città e dei dintorni. Al suo interno si possono trovare tele di elevato valore artistico ed allegorico, raffiguranti i podestà veneziani che governarono Rovigo fino agli anni 60 del XVII secolo e non solo. Ci sono alcuni racconti legati a questa chiesa...

Mi fermo qui, ma se volete conoscere meglio questo periodo storico eccovi alcuni link:

https://rovigo.italiani.it/la-dominazione-veneziana-a-rovigo-la-prima-parte/

https://rovigo.italiani.it/la-dominazione-veneziana-a-rovigo-la-seconda-parte/


MTDD: Maria Cristina, ogni nostra intervista l’abbiamo conclusa con una ricetta succulenta della tua Rovigo. Ne hai preparata una per oggi?

MCB: Certamente! Oggi vi presento altre prelibatezze locali: Salame, pane biscotto e vino rosso

MTDD: Semplicità e bontà, a quanto intuisco.

MCB: Sono d’accordo.




Si tratta di un piatto nato povero, ma a cui nessun rodigino rinuncerebbe mai. Consiste in un tagliere di salumi misti o il semplice pane biscotto mangiato con un salame “nostrano” (del posto) tagliato a fette con un coltello ed un buon bicchiere di vino rosso.

Una volta i vecchi si sedevano attorno ad un tavolo e tra una chiacchera o una partita a carte questa poteva essere una cena o una merenda o si offriva agli ospiti quando venivano in visita o ... oggi puo essere usato come un aperitivo da fare in compagnia.

Premessa ... bisogna sapere fare il salame altrimenti .... si butta via tutto ed è uno spreco.

Mi ricordo che il periodo in cui veniva ucciso il maiale era dicembre e quel giorno si riuniva tutta la famiglia a dare una mano all’uomo che passava al mattino presto per le case per macellare e che sapeva dosare “ad occhio“, capendo subito il quantitativo di carne e la giusta dose di spezie per poter fare un buon insaccato e come fare i tagli e tutto il resto per permettere che non venisse scartato niente del maiale, non si buttava via nulla perché tutto doveva servire per il sostentamento della famiglia e tutto veniva usato con parsimonia e oculatezza perché doveva durare un anno.

I tempi sono diversi e anche la conservazione e il saper fare i salumi si sono evoluti negli anni, ma saper fare un buon insaccato non è da tutti soprattutto a livero artigianale.

Nella provincia di Rovigo sono tanti gli allevamenti suini che pian piano stanno diventando una vera e propria eccellenza e dove la tradizione degli insaccati a km zero è tramandata di generazione in generazione. Ce ne sono di tutti i tipi e formati. Tra gli insaccati non dobbiamo dimenticarci la soppressa, la regina per eccellenza, che sia con o senza aglio.

Mi fermo qui perché mi è venuta una voglia di un panino con salame e sottaceti....

MTDD: Grazie, Maria Cristina, per essere stata qui con noi oggi.

MCB: Grazie a te, Maria Teresa. È sempre un piacere.



NOTA: Ci scusiamo con gli amici vegani che hanno optato per tale scelta per salvaguardare la vita degli animali e non per altre ragioni. La Rubrica Meravigliosa Italia è a indirizzo culturale e riconosce, quindi, che anche la cucina, con tutte le sue ricette, fa parte di quel patrimonio di tradizioni, familiari e non, a noi tutti molto caro.

È in quest’ottica e con tale spirito che questo articolo è stato concepito e presentato.

   

  

martedì 10 marzo 2026

Segnalazione: Sex. Love. Marriage di Shey Stahl

 


Eccovi un romanzo che spiazza, che spezza e che fa sorridere.
Unica avvertenza ... preparate i fazzoletti.
Buona lettura.

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Scheda 

Titolo: Sex. Love. Marriage 

Titolo originale: Sex. Love. Marriage.

Autrice: Shey Stahl (@sheystahl99)

Data di uscita: 6 marzo 2026

Genere: Contemporary romance

Trama: 

Le relazioni si possono dividere in categorie. Cominciamo dalla prima.

Sesso. Per me e Kelly quella parte è stata facile. Shhh, non ditelo a suo padre. Mi ha sempre odiato. Non vedo perché dargli nuove prove a mio carico.

Amore. Ho capito di amarla nel preciso istante in cui mi ha tirato un pugno all’orecchio perché le avevo rubato la macchina. Episodio che, guarda caso, contribuisce all’odio viscerale di suo padre nei miei confronti. Ma pazienza. C’era un buon motivo per rubarle l’auto. Se lo chiedete a lei, probabilmente non sarà d’accordo.

Quando sesso e amore funzionano, di solito si arriva a… rullo di tamburi, prego… Esatto.

Matrimonio. Essere sposati è dannatamente difficile. Restarlo lo è ancora di più. Potrei anche darvi qualche consiglio, ma fareste bene a non ascoltarmi. Io ho seguito i suggerimenti di una pornostar, ho preso una minuscola pillola blu e sono caduto contro la porta di vetro della doccia. Preferirei cancellare per sempre il ricordo di quella notte.

Da qualche parte lungo questo viaggio terrificante fatto di matrimonio e genitorialità — i miei nuotatori hanno prodotto cinque piccoli adorabili angeli — ma il nostro rapporto come marito e moglie si è sgretolato. Posso indicare l’istante esatto in cui è successo, e presto lo capirete. Ed è proprio questo che mi porta qui.


Sesso.

Amore.

Matrimonio.

E tutto il caos che sta nel mezzo.

Non vado fiero delle soluzioni a cui a volte sono ricorso e mi assumo ogni responsabilità per le mie colossali idiozie. Ma siamo amici, no? Procedi con cautela.



lunedì 9 marzo 2026

In carrozza con Maria Teresa De Donato parleremo di un personaggio televisivo: Il Ragionier Ugo Fantozzi

   

Fa un pò freddino questa sera, l'inverno si sente bene, speriamo solo che non nevichi. Ecco Maria Teresa che arriva.

MC - Ciao, tutto bene?

MT  - Certo.  

MC -  Che destinazione hai scelto per la nostra chiacchierata?

MT -  Per questa occasione e, per restare nella  giusta ambientazione, quella romana, ho pensato di portarti al Caffè Portofino in  Piazza Cola di Rienzo nel quartiere Prati, a poca distanza da Castel Sant’Angelo, uno dei più tipici quartieri romani.

MC -  Ottima scelta. Ci conviene salire prima che il treno parta.  A proposito, chi hai scelto per questa nostra chiacchierata?

MT - Il Ragionier Ugo Fantozzi. Uno dei personaggi televisivi più famosi dello scorso secolo che ha rappresentato, per la sua generazione e non solo, l'archetipo dell'impiegato medio-borghese.

Paolo Villaggio
(Foto di Luciano Salce / Erico Menczer - Film Fantozzi (1975)
Regia di Luciano Salce)

MC – Come mai hai scelto questo posto a Roma.

MT – Perché mi farebbe piacere non solo farti gustare il fascino di Roma, ma soprattutto assaporare il gusto della nostra cucina. Sarà, insomma, un tuffo nella mia cultura nativa, un’immersione totale nella ‘romanità’... qualcosa che mi manca molto vivendo da oltre 30 anni negli USA e di cui, periodicamente, sento il bisogno.

MC – Prima o poi tornerai da queste parti?

MT – Certamente.

MC – Scusa l’interruzione, continua pure.

MT – Di nulla. Ti voglio solo informare che la nostra Apericena sarà sfiziosa e abbondante, ricca di mini-tramezzini o mini-panini assortiti, di insalate di riso o farro, crostini, olive e tanti altri cibi saporiti e gustosissimi di fronte ai quali ci vuole una ferrea volontà per dire “Basta!”

Da bere potremmo optare per un aperitivo a base di prosecco o di bitter campari, ma le possibilità sono numerose e decideremo sul posto, se sei d’accordo.
Per aiutarci a digerire, possiamo concludere il tutto con un caffè espresso.


(Foto: Charles Haynes
https://www.flickr.com/photos/haynes/505763214/)

MC – Sono già sazia... Perché vuoi parlare di questo personaggio?

MT – Perché Ugo Fantozzi, benché personaggio immaginario creato da Paolo Villaggio, che oltre ad essere stato uomo di spettacolo e attore è stato anche un grande intellettuale, ben rappresenta l'archetipo dell'italiano medio degli anni Settanta, ossia un borghese medio, dallo stile di vita semplice, pieno di ansie comuni alla classe operaia. Grazie alla creazione di questo personaggio, Villaggio realizzò uno straordinario sodalizio tra la commedia all’italiana e la satira sociale. Questo personaggio ebbe un tale impatto sulla società italiana che l'aggettivo ‘fantozziano’ entrò nel lessico comune, proprio ad indicare tutto ciò che, in un modo o nell’altro, si dimostra fallimentare.

Tra i numerosi film che raccontano le disavventure di Fantozzi, i più noti sono Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976), entrambi diretti da Luciano Salce, ma ne furono prodotti molti altri: Fantozzi contro tutti (1980), Fantozzi subisce ancora (1983), Superfantozzi (1986), Fantozzi va in pensione (1988), Fantozzi alla riscossa (1990), Fantozzi in paradiso (1993), Fantozzi – Il ritorno (1996), tutti dello scrittore e regista Neri Parenti e Fantozzi 2000 – La clonazione (1999) di Domenico Saverni.

MC – Ci puoi dire come nasce il personaggio di Fantozzi?

MT – Fantozzi era il cognome di un collega con cui Villaggio aveva lavorato nell’azienda Italimpianti. Questo collega chiamava erroneamente Villaggio "Selvaggio". Questo ispirerà più tardi Villaggio nei suoi film e farà chiamare lo stesso Fantozzi, dai suoi colleghi e superiori, satiricamente e in modo sempre più umiliante con soprannomi vari che vanno da "Fantocci" a "Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Beccacci, Cagnacci, Mortacci, e Fantozzo", mentre il geometra Calboni lo soprannominerà, invece, "Puccettone".

Altri personaggi creati da Villaggio furono l'organizzatore di viaggi Giandomenico Fracchia e il ragioniere Filini per le storie e i film di Fantozzi (li ricordo bene anche loro). Nelle storie di Villaggio, tra i colleghi del personaggio, compaiono infatti due personaggi, Filini e Fracchia, che nei film furono poi sostituiti dal solo Filini, che avrebbe avuto il ruolo del migliore amico del protagonista e dell'organizzatore che pensa di capire tutto.

Le esperienze lavorative, offrirono a Villaggio l’idea di scrivere alcuni racconti che furono poi pubblicati sulla rivista L'Europeo e raccolti nel libro Fantozzi (1971).
Il libro divenne un bestseller: furono vendute più di un milione di copie, venne tradotto in numerose lingue e vinse anche il premio Gogol nella sezione "miglior opera umoristica".

Fu proprio il grande successo del libro, che portò alla realizzazione di una trasposizione cinematografica in cui il ruolo del protagonista fu interpretato dallo stesso Villaggio.

MC – Quali sono alcuni episodi particolarmente significativi in cui emerge la vera natura di questo personaggio?

MT – Ce ne sono tantissimi. Fantozzi, ad esempio, non ha veri amici. Le uniche persone che frequenta sono i colleghi della Megaditta, che vede anche fuori dall'orario di lavoro. Si prende del tempo libero con loro; festeggia con loro il Capodanno partecipando a una festa allestita in uno squallido scantinato in cui un direttore d'orchestra imbroglione sposta avanti le lancette e anticipa i festeggiamenti per poter andare a suonare a due feste; li accompagna in gite itineranti in camper improvvisati, in improbabili corse ciclistiche, in partite di calcio su campi fangosi di periferia o in patetiche partite di tennis, come quella alle sei del mattino di una domenica con il ragioniere Filini, che è in realtà il suo migliore amico.

Degno di menzione tra gli altri colleghi della "Megaditta" è il geometra Calboni, arrivista e ruffiano nei confronti dei superiori, nonché impenitente donnaiolo del gruppo.

Fantozzi subisce sempre molestie e maltrattamenti da parte di colleghi e superiori senza mai lamentarsi. Tuttavia, in alcuni rari casi assume atteggiamenti di aperta ribellione, come nel film Fantozzi, quando rompe un bicchiere della Megaditta con un sasso, o come ne Il secondo tragico Fantozzi quando aggredisce il professor Riccardelli.

MC – Secondo te perché questo personaggio è così molto amato dal pubblico in tutto il mondo?

MT – A mio avviso per tre ragioni: 1) perché le disavventure che vive fanno ridere, anche se in realtà sono dei veri e propri drammi e, quindi, si tratta di affilato e tagliente umorismo e non di comicità vera e propria; 2) perché il suo essere continuamente la vittima degli eventi muove a compassione e 3) perché ognuno di noi può rispecchiarsi nelle circostanze avverse che affronta e nei suoi fallimenti e, perciò, relazionarsi a lui provando empatia, solidarietà umana. È come essere in compagnia di un amico e capirne la sofferenza perché la si è vissuta.

MC – Chi rappresenta esattamente Fantozzi?

MT – Fantozzi è l’emblema del “perdente”, ossia dell'uomo inetto e sfortunato, vittima di bullismo, che è entrato nell'immaginario collettivo per la sua grottesca attitudine alla sottomissione psicologica al potere e come esempio di uomo medio oppresso dalla società e in continua ricerca di riscatto. Per riassumere il tutto con le parole dello stesso Paolo Villaggio, Fantozzi è "il prototipo del miserabile, o la quintessenza della nullità".

La sua mediocrità lo porta inevitabilmente ad essere rappresentato in tutta la sua volgarità, con rutti, parolacce, atteggiamenti negativi, come il servilismo, che lo rendono comico e tragico allo stesso tempo.

Di fronte al personaggio, alle sue disavventure e ai suoi puntuali fallimenti noi ridiamo quando in realtà ci sarebbe da piangere, perché sia gli eventi che gli si presentano sia le sue risposte comportamentali di fatto rappresentano delle vere e proprie tragedie.

Un'altra caratteristica di Fantozzi è quella di sentire il bisogno di doversi continuamente scusare e sottomettere a tutti. Il denominatore comune di tutte le vicende vissute dal personaggio è la sua completa arrendevolezza nei confronti di quello che viene percepito come un avverso destino.

Un esempio eclatante è la famosa “nuvoletta di Fantozzi” che lo perseguita ovunque: anche quando dappertutto il tempo è sereno e c’è un sole che spacca le pietre, sulla testa del Ragioniere si erige una nuvoletta che non promette nulla di buono e non aspetta altro che Fantozzi sia allo scoperto per rovesciare su di lui un bel po’ di pioggia, il che ben rappresenta la metafora di quella che è la vita stessa del personaggio. (questa nuvoletta è diventata parte del linguaggio di tutti noi )

La sua famiglia, che dovrebbe costituire l’unico rifugio e l’unica consolazione da una società che non lo rispetta né lo riconosce come membro effettivo ma lo sfrutta e lo deride, è composta da una moglie insignificante e brutta, Pina Fantozzi, che non lo ama ma, alla domanda specifica da parte del marito, risponde che ha “una grande stima” per lui.

Pina lo rispetta e lo compatisce e prova sentimenti di sufficienza nei suoi confronti. I due hanno una figlia gretta e dall'aspetto scimmiesco, Mariangela Fantozzi, ruolo interpretato in realtà dall’attore Plinio Fernando.

Per quanto riguarda la moglie di Fantozzi, nei primi film, il ruolo venne interpretato dall’attrice Liù Bosisio (Luigia Bosisio Mauri) e successivamente da Milena Vukotic (Iconica). Quest’ultima, benché avesse lavorato con i più grandi registi internazionali, tra cui Federico Fellini, Luis Buñuel, Andrei Tarkovsky e Nagisa Oshima, raggiunse fama mondiale proprio grazie all’interpretazione di Pina Fantozzi.

MC – Che lezione possiamo trarne dal personaggio Fantozzi?

MT – Di fatto potremmo dire che ciò che manca a Fantozzi sono autoconsapevolezza del proprio essere e autostima. Fantozzi si sente una vittima, di tutto e di tutti, e come tale si comporta nella vita e reagisce agli eventi che gli si presentano. È un sorta di zattera alla deriva che viene sbattuta qua e là dalle onde. Non ha alcun controllo sulla sua esistenza. Quelle poche volte che cerca di reagire, lo fa in maniera goffa e non mirata, proprio perché la sua reazione è viscerale, animalesca, quindi priva di quella forza e di quell’efficacia che potrebbero consentirgli di avere successo e, di conseguenza, riscattarsi.

La maggiore lezione che possiamo trarre dall’osservazione e dall’analisi di questo personaggio è che, a seconda delle circostanze, ognuno di noi può comportarsi o trasformarsi in Fantozzi se manca di autostima, consapevolezza e conoscenza del proprio sé e del proprio potenziale.

Altro fondamentale aspetto che vogliamo evidenziare è il fatto che i film di Fantozzi, anche se in modo ironico, hanno anticipato il problema del mobbing che si sarebbe diffuso nelle grandi aziende e fatto sì che espressioni come "Quanto sei umano!", nonché il già citato aggettivo ‘fantozziano’, registrato da decenni in tutti i dizionari italiani, iniziassero ad essere ampliamente utilizzati per indicare esperienze, atteggiamenti o situazioni permeate dalla stessa aria tragicomica del personaggio... e questo senza menzionare l’uso erroneo dei congiuntivi... “dichi, venghi, e facci” al posto di dica, venga e faccia.

Inutile dire che Villaggio, grazie proprio alle problematiche sociali affrontate attraverso i suoi film e al riscontro che ha avuto dal pubblico è stato riconosciuto come un grande intellettuale e, nel luglio 2021, in suo onore, il Comune di Roma ha approvato l'installazione di una targa commemorativa sull'edificio del Grande Raccordo Anulare dove si è svolta la celebre scena in cui Ugo Fantozzi prende l'autobus per andare al lavoro.

MC – Secondo te, questo personaggio avrebbe avuto oggi lo stesso impatto di allora?

MT – Non credo, perché il momento storico degli anni Settanta era molto diverso da quello attuale. C’erano altri valori, un’altra etica morale, altra visione del lavoro, delle classi sociali e una presenza marcata dei sindacati che difendevano a denti stretti i diritti dei lavoratori. Tale realtà ha consentito, in quello specifico momento, di portare alla luce le problematiche sociali e lavorative che si stavano affacciando all’orizzonte e il pubblico, una volta divenutone consapevole, ha dimostrato la sua prontezza nel solidarizzare con colui che soffriva, che diveniva vittima di certi soprusi. In questi ultimi decenni si è perso molto di tutto ciò... (vero)

MC – Grazie per questo tuffo nel passato.

MT – Di nulla, è sempre un piacere parlare con te e con i tuoi lettori.

MC – Eccoci alla nostra fermata, scendiamo che sono proprio curiosa di assagiare i piatti di cui mi hai parlato prima.

sabato 7 marzo 2026

Recensione ... Intervista a Babbo Natale


Ringrazio Tiziana Segatto per la sua recensione al mio libro per bambini sul suo canale Tik Tok.

Grazie e buon ascolto. 

 Video recensione 

giovedì 5 marzo 2026

Black Mirror



Io ed Ely raccontiamo libri e film che hanno lasciato un segno: opere che hanno influenzato generazioni, creato discussioni, cambiato linguaggi.

Ogni puntata parte da un titolo che vale la pena conoscere o riscoprire, e andiamo subito al punto: cosa lo rende un cult, cosa dice ancora oggi e perché continua a parlare anche a chi lo incontra per la prima volta.

EGR
Black Mirror è cult oggi perché parla esattamente del mondo in cui viviamo: tecnologia che invade tutto, identità online, paura di non controllare più ciò che creiamo.
Ogni episodio sembra scritto per il presente, non per il futuro: è un commento diretto alle nostre abitudini, ai nostri dispositivi, alle nostre dipendenze digitali.


È cult ora perché continua a farti vedere te stessa nello schermo, anche quando non vorresti.
È una serie che non invecchia perché parla dell’ansia più attuale: che fine facciamo dentro un mondo iperconnesso?



MCB
E’ una serie che ti porta a fare delle riflessioni sul rapporto tra uomo e tecnologia. Piccola premessa, ogni episodio racconta una storia con personaggi e ambientazioni diverse, si potrebbe definire una narrazione orizzontale con una conclusione che ti lascia spesso perplesso e ti porta a farti delle domande anche scomode.

Ci sono anche episodi speciali in cui sarà lo spettatore a decidere il corso della trama.

Il titolo della serie si riferisce allo schermo nero della Tv o del cellulare quando sono spenti e la nostra immagine si riflette sul monitor ...
Questa serie è una esplorazione nelle pieghe del progresso tecnologico e su come potrebbe interferire nella società e nella vita delle persone e della loro mente. Quel lato oscuro che ci affascina e spaventa allo stesso tempo. Facendoci riflettere sul nostro presente e su come potrebbe essere il futuro che ci aspetta con le continue scoperte scientifiche.

Questa corsa continua verso qualcosa di tecnologicamente sempre più moderno e “fantascientifico” ci strega ma fa anche emergere le nostre paure più profonde e che, spesso ignoriamo per vigliaccheria, non sentendoci preparati per affrontarle o per paura di sentirci inadeguati davanti agli altri.
Lo “specchio” della serie riflette la nostra immagine e sentimenti se lo osserviamo con attenzione.

Perché guardarla? Perché no!


martedì 3 marzo 2026

Recensione: La Stella de lo Messer Santo Marco (Messer Santo Marco - La saga) di Fabio Maiano

 

Ho finito anche quest'ultimo libro della saga e ho ritrovato il carattere e i vari personaggi che mi
piacevano e continuano a piacermi.



Anche qui si riprendono fatti storici che vengono romanzati per costruire un libro e ci si riesce.
Anche se qui alcune vicende potevano essere saltate, come i vari banchetti i quali, rendono la lettura
in alcuni punti un po' lenta, il restante è accattivante e si legge senza fatica.
Do a questo libro 4 stelle.
Lasco Patrizia

lunedì 2 marzo 2026

In carrozza con Maria Teresa De Donato che ci parla del suo libro Racconti di Vita e Dintorni

 

L’amica che ci accompagna nel nostro viaggio molti di voi la conoscono molto bene perché è una presenza fissa del blog con i suoi articoli.
La vedo arrivare con il suo passo veloce e con la mano ci saluta.

MC – Ciao Maria Teresa, sono veramente felice di fare questo viaggio in tua compagnia, vorresti dirci dove andremo e perché hai scelto questa destinazione?


Maria Teresa – Ciao Maria Cristina e grazie per l’invito. Questa intervista ho pensato di farla viaggiando con te in Val d’Orcia a bordo del Treno Natura. Avremo modo di goderci panorami mozzafiato che includono alcuni tra i borghi più suggestivi della nostra meravigliosa Toscana.

MC – Potresti presentarti brevemente per chi ancora non ti conoscesse?


MT – Nelle mie biografie leggerete che sono laureata in giornalismo e in salute olistica (specializzata in naturopatia, omeopatia e alimentazione), che collaboro in qualità di giornalista freelance con varie testate e con blog amici e che sono autrice di varie pubblicazioni, inclusi saggi, romanzi e raccolte di racconti. Di fatto mi considero una persona estremamente creativa e sempre alla ricerca di cose nuove da imparare. Da sempre amo leggere, scrivere, viaggiare e fotografare, ma ho anche altre passioni come disegno, pittura, meditazione, giardinaggio e uncinetto. Mi occupo di cultura a 360°, ma non sono una “tuttologa”, infatti ci sono materie di cui so pochissimo e altre che non mi interessano assolutamente. Sarò una studentessa a vita.

Sono membro di vari Albi professionali, della Comunità di scrittori italo-americani di New York e della China Writers Association.

MC – Piccola curiosità personale: come riesci a conciliare tutti i tuoi interessi e impegni senza impazzire?

MT – Rischi di impazzire quando il tutto lo senti come un peso. Personalmente amo tutte le mie attività e, naturalmente, mi ritaglio anche i miei spazi di tempo, soprattutto quando ne sento il bisogno. Cerco di mantenere un certo equilibrio, insomma. Spesso lavoro fino a 18 ore al giorno. Questo non significa che tutti e 365 giorni dell’anno io li trascorra lavorando a quei ritmi. Fare meditazione, anche trascendentale e Tai Qi/Qi Gong/Shibashi aiuta, così come aiuta camminare e respirare profondamente. (mi sa che ti chiederò di parlarci di Tai Qi e Qi Gong, le sto scoprendo in questo periodo)


MC – Tra tutti i tuoi interessi, ne hai uno a cui sei particolarmente legata e perché?


MT – La lettura e la scrittura perché entrambe mi permettono di vivere un milione di vite, di viaggiare in luoghi conosciuti o sconosciuti e in tempi passati o futuri pur non muovendo un passo. Si tratta di un’esperienza straordinaria. Quando leggo e scrivo entro, di fatto e in maniera del tutto naturale, in una sorta di stato ipnotico, di trance. Mi isolo completamente e mi ritrovo in una dimensione ‘altra’ al di fuori del tempo e dello spazio. A volte salto persino i pasti in quanto non sento neanche il bisogno di mangiare. Divento un tutt’uno con quello che sto leggendo o scrivendo.

MC – Credo che Racconti di Vita e Dintorni sia il primo libro di racconti che scrivi. In cosa è stato diverso da un romanzo normale?

MT – Un racconto si differenzia da un romanzo soprattutto per la lunghezza. Nei romanzi ho approfondito specifici temi e situazioni. Nei racconti ne ho evidenziati alcuni e mi sono focalizzata su quelli. Ogni racconto ha una sua propria vita; il romanzo ha un filo conduttore e una sua logica anche a livello di tempi.

MC – Parlaci del tuo libro e di cosa ti ha spinto a scrivere questi racconti.

MT – Per anni ho scritto diari personali in cui ho annotato eventi vissuti, persone incontrate, esperienze di vita e quant’altro. Vari erano i temi, diversi i personaggi e anche le situazioni che ogni esperienza mi aveva lasciato e le emozioni che mi suscitava rileggendo i miei scritti: dall’autoironia alla comicità, dalla nostalgia alla felicità, dalla commozione all’analisi introspettiva. Ho pensato che sia i personaggi incontrati sia le lezioni intrinseche nelle varie esperienze vissute fossero aspetti universali in cui il lettore avrebbe potuto riconoscersi e dai quali avrebbero potuto essere stimolato alla riflessione e all’autoanalisi.






MC – Che anima hanno i tuoi racconti?

MT – Hanno un’anima universale in cui ciascuno può riconoscersi, come ho menzionato nella risposta precedente. Ci sono racconti che fanno ridere, altri che commuovono, altri che inducono alla riflessione e spingono il lettore a porsi delle domande. Ognuno di essi mira, in fondo, a ispirare e a motivare.


MC – Perché hai scelto questo titolo?


MT – Il titolo Racconti di Vita e Dintorni, almeno nei miei intenti, ha un doppio significato: uno fisico e uno metaforico. La Vita è intesa come un Grande Puzzle (rappresentato proprio dal termine “Dintorni”), in cui le persone che incontriamo, le esperienze che viviamo e le circostanze in cui ci ritroviamo, in momenti specifici della nostra esistenza, sembrano non avere alcun legame tra loro.

Tuttavia, man mano che questo Grande Puzzle prende forma e la nostra autoconsapevolezza aumenta, riusciamo finalmente a vedere un’immagine nitida della nostra Vita e a comprendere come, al contrario, il Tutto sia collegato a Tutto il resto e come ogni cosa, avvenimento e persona in cui ci siamo imbattuti abbia avuto una sua ragione d’essere.


MC – Come mai hai scelto questa copertina?


MT – La copertina, che rappresenta una foto scattata da me tanti anni fa, vuole essere il mio invito al lettore sia a viaggiare – fisicamente o anche virtualmente o semplicemente con la fantasia – sia a soffermarsi a riflettere e ad ammirare le bellezze che ci circondano, fatte soprattutto di semplicità, e a immortalarle nel proprio cuore prima ancora che nella propria mente.


MC – Piccola curiosità personale, come hai scelto la progressione dei racconti?


MT – Non c’è stato nessuno studio in merito, nessuna pianificazione. Man mano che li sceglievo, li inserivo. Non ho sentito la necessità di applicare una precisa logica nello scegliere l’ordine con cui pubblicare i racconti.
Qualunque fosse stato l’ordine della lista, sarebbe andato bene, a mio modesto avviso.


MC – Tra i vari racconti ne hai uno che hai scritto con più facilità e se sì quale? E ne hai trovato uno che hai avuto difficoltà a terminare?

MT – Assolutamente no. Essendo autobiografici li ho scritti tutti con molta naturalezza e spontaneità, senza alcuna difficoltà.


MC – Tra i vari racconti ne hai uno a cui sei più affezionata?

MT – No, perché ogni racconto è parte della mia Vita e legato a circostanze, persone, eventi ed esperienze che comunque mi hanno arricchita personalmente, culturalmente e spiritualmente consentendomi di imparare tanto degli altri, di me stessa e, soprattutto, della Vita di per sé.


MC – Vorresti raccontarcene qualcuno... così stimoli la curiosità dei lettori?

MT – I racconti spaziano da situazioni in cui mi sono imbattuta a personaggi vari: ogni situazione e ogni persona che ho menzionato nella raccolta mi ha insegnato qualcosa. Attraverso la lettura personale del libro, il lettore deciderà per sé cosa lo attira di quel racconto o personaggio, in che modo quel materiale lo ispira, lo motiva, gli insegna qualcosa e lo arricchisce culturalmente e spiritualmente.


MC – Ho un’altra piccola curiosità. Secondo te, questo libro è stato accolto in maniera diversa dai lettori americani rispetto a quelli italiani?


MT – No. È stato accolto molto bene in tutto il Mondo da persone di ogni etnia, Paese, lingua e cultura perché le esperienze riportate, i sentimenti e le emozioni che proviamo quali esseri viventi e i principi che regolano la nostra Vita sono universali, quindi ognuno può riconoscersi in questa raccolta di racconti e, leggendola, ritrovare se stesso/a. (sono felice per te)


MC – Scriverai un altro libri di racconti e, se sì, hai già una idea di cosa scrivere?


MT – Sì. Sto ultimando una seconda raccolta di racconti che spero di pubblicare a breve e di presentare ai nostri lettori quanto prima.