lunedì 14 settembre 2026

In carrozza con Maria Teresa De Donato parleremo di un personaggio televisivo ... "Archie Bunker"

 

Questa sera con Maria Teresa faremmo un viaggio lungo.

MC - Dove ci porti per questa nostra chiacchierata?

MT - Questa volta, per restare in tema e goderci la giusta atmosfera, immaginiamo di essere ospitate proprio dalla famiglia Bunker di New York, al seguente indirizzo:
Hauser Street 704 - Quartiere Astoria - Queens, New York

MC - Interessante, perché proprio questa famiglia?

MT - Per uno dei personaggi televisivi statunitensi più famosi: Archie Bunker (Pronuncia “Arci Banker”) (o Archibald) e per quello che ha rappresentato, per la generazione degli anni Settanta dello scorso secolo



(L’attore Carrol O'Connor protagonista di Archie Bunker 
Foto di CBS Television, Public domain, via Wikimedia Commons)


MC – Perché hai scelto questo posto e questo aperitivo.

MT – Perché ho pensato che Edith, la moglie di Archie, una donna deliziosa e molto generosa, avrebbe avuto piacere di invitarci a cena per questa occasione. Questo sarebbe anche il modo migliore, soprattutto per te che non li conosci, per familiarizzare subito con Archie e con la sua ‘filosofia di vita’ e ‘ferrea logica’. Alla cena sarà presente tutta la famiglia, che include anche la loro unica figlia, Gloria, e suo marito Michael Stivic, detto Mike.Edith, ne sono sicura, preparerà un delizioso AperiCena a base di: 
  • Bacon wrapped smokies (= Involtini di pancetta affumicata)
  •  Mozzarella sticks (= Bastoncini di mozzarella infarinati, impanati e fritti)
  • Spinach dip bites (= Bastoncini di spinaci)
  • Sausage stuffed Jalapeño (= Jalapeño ripieni di salsiccia)
  •  Spinach puffs (= Bigné agli spinaci) 

Invece di dilungarmi nella descrizione di questi piatti, ho pensato potesse fare più piacere a chi ci segue, guardare questo breve video che ne indica direttamente la preparazione. 



Da bere, come aperitivo sono certa che Edith opterà per una bevanda non-alcolica, come il Crodino o il Tenneyson allo zenzero nero, mentre Archie per il ‘Godfather’ (= Il Padrino) a base di amaretto e scotch, oltre alla sua solita e inseparabile birra.

MC – Per cominciare dimmi perché proprio questo personaggio?

MT – Perché gli anni Settanta hanno visto grandi cambiamenti, politici e sociali, anche qui negli USA dove abbiamo assistito allo scandalo Watergate nel 1974, a seguito del quale l’allora Presidente Richard Nixon (Repubblicano) fu costretto a dimettersi, nonché al coinvolgimento nella guerra in Vietnam, iniziata nel lontano 1955, dalla quale, a causa delle forti pressioni del suo popolo, gli USA furono costretti a ritirarsi nel 1973. Fu, insomma, un decennio di cambiamenti epocali, anche qui, che coinvolsero non solo il Governo, ma anche il popolo americano, in cui ci fu una presa di coscienza e conseguente – potremmo dire – svolta a sinistra.

Archie, a suo modo, è l’emblema del conservatore che, rimanendo impantanato nelle proprie convinzioni, non si rende conto che il suo Paese sta cambiando così come sta cambiando il modo di vedere della gente che lo circonda.

MC – Cosa ti aveva colpito la prima volta che hai visto questa serie e questo personaggio in particolare?

MT – Il senso del ridicolo, ossia l’evidente dimostrazione di come una persona possa essere talmente schiava delle proprie convinzioni e del proprio BIG EGO, da non rendersi conto delle assurdità e della mancanza di logica di certi suoi pensieri e comportamenti. Al contrario, è fondamentale, per crescere ed avanzare nel proprio sviluppo personale, avere una mente aperta. Questo implica l’umiltà e il coraggio di accettare il fatto che nessuno di noi detiene la verità assoluta, ma sempre e solamente una parte di essa. Fare un’analisi introspettiva mettendo, a volte, anche in discussione il nostro sistema di credenze, può aiutarci a migliorare nella vita, in quanto è dal confronto con la diversità che progrediamo e ci arricchiamo.

MC – ... e la moglie, secondo te, era credibile come personaggio?

MT – Assolutamente sì. Edith è l’esatto contrario di Archie ed è proprio questo contrasto tra gli opposti che diventa irresistibile. Da una parte c’è Archie che è sempre certo di tutto, o meglio, delle sue personali convinzioni e la possibilità che queste possano essere solo il frutto della sua percezione e non riflettere la realtà oggettiva a lui non passa neanche per l’anticamera del cervello. Lui ha sempre ragione! Poi c’è Edith, così pura, così naive, così “svampita”, come la definisce Archie, che sembra essere sempre con la testa altrove, anche se una sua logica l’ha e a volte riesce persino a dare qualche lezione di vita al marito... per poi tornare ad immergersi di nuovo nel suo mondo puro e incontaminato...

MC – Continuiamo a parlare del protagonista, ti va di dirci come nasce questo personaggio?

MT – Archibald, "Archie" Bunker, è un personaggio immaginario della sitcom televisiva americana degli anni '70 "Tutto in famiglia", successivamente intitolata "Il posto di Archie Bunker", interpretato dall’attore Carroll O'Connor. Archie è uno dei personaggi principali della serie. "Tutto in famiglia" debuttò il 12 gennaio 1971 e successivamente, nel 1979, la serie fu rinominata "Il posto di Archie Bunker" e terminò definitivamente nel 1983.

Archie, come personaggio, fu creato dal famoso scrittore e sceneggiatore americano Norman Lear, nato nel 1922 e morto nel 2023. Norman ammise che, per la creazione di tale personaggio, si era ispirato a suo padre Herman Lear.

MC – Quali sono alcuni episodi particolarmente significativi in cui emerge la vera natura di questo personaggio?

MT – La vera natura di Archie si manifesta in ogni singolo episodio. I suoi cliché e pregiudizi abbracciano qualsiasi area della vita e qualunque persona che non sia bianca, nata negli USA e repubblicana di credo politico.

Particolarmente interessanti e altrettanto divertenti sono gli scontri che Archie ha non solo con Mike, ma soprattutto con il suo vicino di casa, Mr. Jefferson, nero. L’espressione ‘di colore’ non è né riconosciuta né tantomeno apprezzata dalla popolazione nera americana di oggi che si definisce o “nera” (= Black) oppure “americana-africana” (ossia African-American) piuttosto che “di colore”, ossia “coloured”. Quest’ultima classifica rappresenta per loro di fatto un insulto, così come un grave insulto, perseguibile da anni civilmente e penalmente, è l’aggettivo o sostantivo “negro” se usato da una persona non nera. Benché durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Archie l’espressione “di colore” fosse ancora ‘politicamente corretta’, negli anni Settanta, durante la messa in onda della serie, stava diventando sempre più obsoleta perché ritenuta offensiva.

Mentre qualsiasi discorso tra il Sig. Jefferson e Archie finisca più o meno in una solenne litigata, il figlio di Jefferson, Lionel, (pronuncia Laionel) risponde ad Archie seguendo la logica di quest’ultimo. Di conseguenza, invece di scontrarsi con Archie, Lionel viene apprezzato e persino stimato da lui come ragazzo intelligente ed educato.

Lionel, che è anche amico di Mike e Gloria, spesso porta ai Bunker i loro abiti puliti e stirati dalla tintoria a secco di proprietà della sua famiglia. In una di queste occasioni, trovando Archie in casa che lo saluta e gli chiede come stia, Lionel gli risponde gentilmente che vorrebbe avere più tempo per fare un po’ di esercizio fisico.

La conversazione, più o meno, va così:

Archie: 
“Lionel, perché non vai a correre la mattina presto?”
Lionel: 
“Sig. Bunker, io inizio a lavorare alle 6:30. Cosa penserebbe se la mattina alle 5:30 vedesse correre un nero nel quartiere?”
Implicando che un tipo come Archie potrebbe pensare che, trattandosi di un nero, e correndo a quell’ora, lo faccia in quanto inseguito dalla Polizia perché potrebbe aver compiuto di sicuro qualche reato. Il questo modo Lionel interpreta e dà voce a quello che è il pensiero di Archie, cogliendolo in pieno e, infatti, Archie risponde convinto:
“Hai ragione, Lionel, non è affatto una buona idea.”

Naturalmente l’unico a non capire che Lionel ha risposto in maniera umoristica per prendersi gioco di lui è Archie, mentre Mike e Gloria guardano frustrati della risposta di Archie Lionel, che invece sorridendo strizza loro l’occhio.

Archie è anche famoso per i suoi frequenti malapropismi e spoonerismi (ossia l’uso improprio di parole che somigliano a quelle che si vorrebbero in realtà dire).

Così, dunque, si riferisce:
  • al ginecologo di Edith come a un "ingroinacologo"
  • ai preti cattolici che vanno in giro a cospargere di "incesto" (incenso) i fedeli, mentre lui definisce l'incesto stesso come "commettere 'insetti' in famiglia".
A partire dalla seconda stagione della serie, questi termini iniziarono a essere identificati come "Bunkerismi", "Archie Bunkerismi" o semplicemente "Archie-ismi".

MC – Ti va di spiegare cosa significano questi termini, magari non tutti li conoscono.

MT – Questi termini hanno lo stesso significato e valenza di ciò che abbiamo menzionato nella nostra precedente intervista in cui abbiamo presentato Fantozzi. “Bunkerismi – Archie Bunkerismi o Archie-ismi” sono l’equivalente dell’espressione “fantozziano”, applicati ad Archie, alle sue citazioni, battute, uso improprio delle parole, modi di ragionare e conseguenti comportamenti.

MC – Secondo te perché questo personaggio è così amato dal pubblico?

MT – Archie è il simbolo per eccellenza del veterano americano repubblicano dell’America degli anni Settanta. È fondamentalmente una brava persona, “un padre di famiglia”, devoto alla moglie Edith e alla loro unica figlia, Gloria per l’appunto. Al tempo stesso, ciò che rende particolarmente divertente questo personaggio sono:
  • le sue continue battute che rivelano il suo bigottismo e la sua chiusura mentale al resto del mondo, che creano tensione e si scontrano puntualmente con le vedute dei suoi parenti, vicini di casa, colleghi e presunti amici
  • il fatto che le battute ironiche o persino sarcastiche che gli altri danno in risposta alle sue affermazioni, spesso prive di senso e che non riflettono la realtà ma sono espressione solo di una sua percezione, Archie non le capisce e, puntualmente, pensa di essere stato talmente bravo da convincere gli altri di avere ragione.

Uno dei principali protagonisti di questi scontri con Archie è proprio suo genero, Michael, detto Mike, che benché nato a Chicago, in Illinois, quindi cittadino americano da sempre, Archie si ostina a chiamare “stupido polacco”, essendo di etnia polacca, e “testa d’abbacchio”, perché oltre a non condividere praticamente alcuno dei suoi pensieri, Mike è democratico, ossia di sinistra e, al contrario di Archie, è laureato. 
(Prima di passare alla domanda successiva, e astenendomi da qualsiasi giudizio politico, vorrei fare una precisazione. Benché questa sitcom sia stata usata anche per scopi politici nel dibattito tra democratici e repubblicani, io penso che l’essere bigotti non dipenda necessariamente dalla corrente politica che si segue o dall’affiliazione religiosa, ma piuttosto da una propria forma mentis, il che significa che chiunque, di fatto, potrebbe dimostrare di esserlo.)

Archie, da ragazzo, per aiutare la sua famiglia, aveva dovuto rinunciare agli studi accademici. Questi due fattori, ossia il non aver frequentato l’università e l’opposta veduta politica, secondo Edith rappresentano la causa principale del risentimento che Archie ha nei confronti del genero. Mike, comunque, malgrado venga continuamente punzecchiato, ridicolizzato e, a volte, persino insultato, risponde sempre educatamente scontrandosi con il suocero solo a livello intellettuale e mai a livello personale, usando la logica ed essendo pragmatico. Archie, che intellettualmente e culturalmente non raggiunge i livelli di Mike, puntualmente si ritrova ad essere ‘sconfitto’ da Mike e a reagire aggredendolo a livello personale.

Questa situazione fornisce un continuo spunto per un dibattito – e nel caso di Archie – vero e proprio scontro politico e sociale qualunque sia l’argomento oggetto della conversazione.

Un altro dettaglio, presente in quasi tutti gli episodi, è l’ossessione di Archie per la SUA poltrona su cui, quando lui è in casa, nessun altro deve osare sedersi a meno che non voglia diventare bersaglio delle sue invettive.

MC – Chi rappresenta esattamente Archie?

MT – Come ho già detto, Archie rappresenta il tipico veterano americano repubblicano dell’America degli anni Settanta, fermo nelle sue convinzioni e che non è disposto al confronto, né a negoziare, perché parte dal presupposto che la sua veduta delle cose sia sempre quella giusta.

Ha un atteggiamento intollerante nei confronti di chiunque non sia repubblicano come lui e altrettanto bianco. Di fatto, quindi, ha da ridire su tutto e su tutti: neri, ispanici, "comunisti", massoni, gay, donne, hippy, ebrei, asiatici, cattolici, "femministe" e polacco-americani. Tutte queste categorie diventano facilmente suoi bersagli.

Il problema principale di Archie è la sua incapacità di affrontare un mondo che sta cambiando sotto i suoi occhi. Non essendone consapevole e non sapendo cosa fare, finisce puntualmente con il perdere la pazienza, arrabbiandosi e cercando un colpevole invece di auto analizzarsi e capire di essere lui la radice dei suoi problemi.

Da notare, tuttavia, che Archie non è né cattivo né malizioso. Le sue debolezze, i suoi pregiudizi e conseguenti atteggiamenti di intolleranza sono piuttosto il risultato dell'epoca e dell'ambiente in cui è cresciuto ed è stato educato. Dimostra, infatti, malgrado i suoi limiti, di essere un padre affettuoso e un marito fedele, un uomo perbene, insomma, anche se, tuttavia, a volte è irascibile e altre si prende gioco di sua moglie Edith, facendola girare come un trottola, soprattutto quando si avvicina l’ora della cena e Edith, chiacchierando con lui, non ha ancora apparecchiato la tavola. Edith, dal canto suo, è una donna che, pur non brillando d’intelligenza né di cultura, lo adora e fa di tutto per renderlo felice e non farlo arrabbiare. Per la sua natura semplice, dolce, educata, mite, compassionevole, empatica, premurosa e altruista, al contrario di Archie, Edith è amata da tutti.

MC – Che lezione possiamo trarne dal personaggio Archie Bunker?

MT – La lezione più grande che possiamo trarne riguarda il bisogno di vivere la vita in piena consapevolezza. Molto spesso la soluzione ai problemi che abbiamo è sotto i nostri occhi in quanto la loro vera causa siamo noi stessi. Una volta che ci rendiamo conto di questo e cambiamo il nostro comportamento, molti problemi semplicemente svaniscono.

MC – Secondo te, un personaggio così o simile sarebbe possibile in una serie Tv americana di oggi?

MT – No, non credo in quanto i tempi sono cambiati, peggiorati sarebbe più corretto dire, e in quest’ultimo decennio si è arrivati ad un punto tale di intolleranza da non lasciare spazio al confronto. Laddove una volta si accettava l’incontro-scontro tra opinioni rispettando la diversità e, pur non condividendola, si dibatteva in modo educato e civile, oggi, triste a dirsi, tutto ciò non esiste più, ma si è sfociati nella violenza, come le notizie di ogni giorno continuano a ricordarci.

MC – Prepariamoci a scendere, la prossima fermata è la nostra.



All in the Family, cast 1976
Carroll O'Connor (Archie Bunker)
Jean Stapleton (Edith Bunker)
Sally Struthers (Gloria Bunker Stivic)
Robert Reiner (Michael, “Mike”, Stivic)
Foto di CBS Television, Public domain, via Wikimedia Commons


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