mercoledì 28 gennaio 2026

Meravigliosa Italia: Passeggiando per Segni con Serena Derea Squanquerillo, di Maria Teresa De Donato

A landscape with a city and mountains

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Salve a tutti amici!

Oggi l’amica e collega autrice Serena Derea Squanquerillo, ideatrice e presentatrice del programma Vivere i Talenti - Storie di Riscatto Personale per l’Associazione Phoebus di Velletri (Roma) che ho avuto il piacere di conoscere qualche tempo fa, è venuta a trovarci per parlarci di una località a lei molto cara: Segni, in provincia di Roma

Chiudiamo, quindi, gli occhi ed andiamocene in giro, anche se solo virtualmente, per  questo antico comune, gustando anche qualche prelibatezza della cucina locale.

Buona lettura!

 

MTDD: Grazie, Serena, per aver accettato l’invito di partecipare alla mia Rubrica Meravigliosa Italia.  Sono felici di averti qui con me oggi.

SDS: Grazie a te, Maria Teresa, per avermi chiesto di partecipare. Ne sono felicissima.

MTDD: Serena, tu sei in realtà ‘velletrana’. Oggi, tuttavia, hai deciso di parlarci di un’altra località: Segni. Cosa puoi dirci al riguardo?

SDS:  Partirei da qualche dato storico iniziando con il dire che il comune di Segni è situato alle porte di Roma su una dorsale dei monti Lepini, nella valle del Sacco. È sorto circa 2000 anni fa come l’antica volsca “Signia” di cui sono presenti ancora le Mura Ciclopiche di cinta con le relative Porte di accesso.

MTDD: Si tratta, quindi, di una località antichissima...

SDS: Assolutamente sì. Solo per accennare brevemente alla sua storia ed economia, possiamo dire che nel territorio di Segni vi furono alcuni insediamenti saltuari fin dai tempi più remoti, addirittura risalenti all'età del bronzo. La vera storia di Segni iniziò però in epoca protoromana, per la sua posizione sulla Valle del fiume Sacco dove entrano in contatto l'alto Lazio con il basso Lazio e la Campania, motivo per cui divenne posto strategico di difesa per l’antica città di Roma che nel tempo vi inviò più volte coloni. Oggi Segni è importante sede vescovile con la città di Velletri.

MTDD: Essendo immersa nel verde, immagino che la sua economia sia prevalentemente agricola, o sbaglio?

SDS: Non sbagli affatto. La sua economia è, infatti, soprattutto di tipo agricolo e pastorale, con produzione di castagne ed allevamento di bestiame. Famosa è la “Sagra del Marrone” che si tiene ogni anno nella penultima domenica di ottobre ed è dedicata ad un prodotto del territorio, di alta qualità che soddisfa il 5% della produzione mondiale di marroni. Dal punto di vista industriale, a Segni è attiva la produzione di materiali da costruzione.

 A basket full of chestnuts

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MTDD: C’è qualche episodio che è rimasto impresso nella tua mente di qualche tua visita a Segni che vorresti raccontarci?

SDS: Certamente. Sono stata a Segni a fine ottobre del 2019, proprio in occasione della sagra. C’erano molte persone e dopo la sfilata degli sbandieratori e delle autorità del posto per l’inaugurazione ufficiale, ho passeggiato per il centro storico, camminando tra giocolieri e bambini in festa. Ho visitato alcune botteghe gastronomiche tipiche, dove acquistare altri prodotti nostrani del posto: la pasta all’uovo fatta a mano, i funghi, i tartufi, le ciambelle scottolate e l’olio extra vergine d’oliva. Dopo pranzo, ho finalmente assaggiato i marroni nel cartoccio, preparati in grandi padelle forate situate in alcuni angoli delle piazzette. Infine, mi sono allontanata dalle aree più affollate per esplorare questo gioiellino dei Lepini, addentrandomi nei percorsi di interesse artistico e archeologico. Vi racconto alcuni di questi tesori.

MTDD: Siamo felicissimi di vanire a passeggio con te per le vie di Segni. Da dove iniziamo?

SDS: Iniziamo da Porta Maggiore.

È la monumentale porta di accesso principale al centro storico. Era una porta “gemina”, ovvero costituita da due grandi arcate affiancate, delle quali sopravvive oggi quella di sinistra. La porta, aperta in una profonda rientranza, era inquadrata e protetta da due ante, delle quali restano alcune murature. Sul lato interno e in alto, la porta è dipinta con un'immagine sacra raffigurante la Madonna con Bambino, insieme ad altre figure e scene di carattere religioso. La porta monumentale è stata sottoposta più volte ad interventi di sistemazione. La pavimentazione nel lato esterno rappresenta lo stemma della città e sempre sul lato esterno si trovano i giardini pubblici.

 

A group of people walking under a archway

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Porta Maggiore


MTDD: Molto interessante. A Segni, se ricordo bene dal momento che ci sono andata molti anni fa da ragazzina, mi sembra ci siano anche varie chiese interessanti da visitare...

SDS: Sì, ti ricordi correttamente. La prima che consiglierei di vedere è  la Cattedrale di Santa Maria Assunta 

A group of people sitting on stairs outside a building

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Cattedrale di Santa Maria Assunta


Infatti sempre di passaggio nel centro storico, ho fotografato questa cattedrale con la facciata in stile neoclassico progettata dall’architetto Giuseppe Valadier nel XVIII sec. L’attuale struttura è stata ricostruita nel XVII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Battista Roderi, mentre della precedente costruzione medievale esistono solo testimonianze scritte ed alcuni frammenti decorativi conservati nel Museo Archeologico Comunale.

La città di Segni è sede di Diocesi attestata a partire dal 499 fino al 1986, quando è stata accorpata alla Diocesi di Velletri, città che è altra sede della residenza del Vescovo. La Cattedrale di Segni è da allora Con-cattedrale, accanto a quella veliterna di San Clemente, situata agli inizi del centro storico. Ne parleremo in un prossimo articolo.

Da qui ho proseguito sul Belvedere di Pianillo per godermi il panorama mozzafiato sulla Valle del Sacco, dove si trovano alcune città della provincia di Frosinone come Anagni e Alatri, insieme ad una parte della periferia romana. 

 

A aerial view of a city

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Belvedere di Pianillo

 
La seconda da visitare è sicuramente la Chiesa di San Pietro e la cisterna romana. 

 

A stone building with a tower

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Chiesa di San Pietro

 A painting of a family

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A church with blue ceiling and wooden benches

AI-generated content may be incorrect.A stone building with a stone wall

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Andando avanti, seguendo Via Pianillo a scendere, si arriva all’antica acropoli. Qui è situata la Chiesa di San Pietro del XIII secolo, restaurata più volte e considerata la più antica di Segni. È situata sulla punta del monte che oggi si chiama Piazza San Pietro, dove ci sono i resti di un’antica acropoli romana divenuta zona strategica di difesa nel medioevo. La chiesa nasce sulla cella centrale di un tempio pagano del III-II secolo a.C. dedicato a Giunone Moneta, come è ben visibile dalla parte posteriore della struttura. Il campanile in stile gotico e restaurato nell’800 è stato costruito con i resti delle celle laterali del tempio. All’interno è possibile ammirare affreschi riportati alla luce durante i vari restauri e raffiguranti: la Vergine col Bambino, di scuola giottesca, il più antico conservato a Segni, e San Sebastiano e la Madonna col Bambino tra i santi Stefano, Lorenzo e Vitaliano. Durante i lavori di recupero sono state riscoperte anche le pareti del tempio pagano.

Proprio dietro la chiesa, si trovano i resti di una struttura circolare: una cisterna con un fondo pendente verso il centro. Il sistema di riempimento della grande vasca era basato sulla raccolta di acqua piovana dalle superfici circostanti, ma questo bacino era solo una parte di un più complesso sistema di distribuzione delle acque, un vero e proprio acquedotto urbano. La cisterna è in mattoni di tufo cementati con l'Opus Signinum, un tipo particolare di calce caratteristica del luogo, famosa in antichità perché molto resistente ed impermeabile all'acqua.
 

A person standing in a grassy area

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Resti di una cisterna

 

Da questo punto alto di Segni si osserva un meraviglioso panorama ricco di verde e coltivazioni agricole, così come alcuni comuni limitrofi. C’è inoltre un bar con alcuni banchetti di legno da cui è possibile consumare qualcosa da bere e mangiare, godendosi quello spettacolo naturale.


A landscape with a city and mountains

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Panorama


Proseguendo nel giro delle piazze principali di Segni, mi sono fermata davanti alla Chiesa di Santa Lucia, una chiesa in una zona un po’ appartata, dedicata alla Santa siracusana martirizzata durante la persecuzione di  Diocleziano. È stata costruita ai tempi di San Vitaliano papa nel VII sec. e purtroppo distrutta da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. È stata ricostruita negli anni cinquanta, ma in una posizione diversa dalla precedente. Non sono entrata nella struttura, ma ho raccolto qualche informazione: all’interno ci sono tre navate, divise da alte colonne di travertino. L’abside è decorata da affreschi di Michelangelo Bedini. Entrando, a destra si può ammirare una statua lignea di Santa Lucia, rinvenuta tra le macerie dell’incursione aerea. Nella piazza antistante la chiesa, a sinistra prima del porticato d'ingresso, si trova il busto di Thomas Becket in ricordo della sua canonizzazione nel XII secolo.

 

A building with a statue on the side

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Chiesa di Santa Lucia


MTDD: Molto interessante, Serena. Cos’altro hai visto continuando la tua passeggiata?

SDS: Le Mura Ciclopiche e le Porte.  Proseguendo, infatti, per il centro storico lungo le stradine esterne, è possibile vedere i resti delle Mura Ciclopiche che attestano le antiche origini di Segni e che risalgono al VI secolo a.C. Le strutture sono ben conservate e in esse si aprono alcune porte, di cui la più grande è Porta Saracena, paragonata per la sua possenza alla Porta dei Leoni di Micene. Le Mura sono costituite da massi poligonali monolitici di grandissime dimensioni a protezione del borgo antico. Non sono riuscita ad arrivare a Porta Saracena - situata sul versante opposto della città - ma ho avuto modo di arrivare alla porta in prossimità di Ponte Scarabeo, oltre cui c’è una discesa che conduce fuori dal borgo.

Da questo punto, sono tornata nei pressi di Porta Maggiore per recarmi nei giardini pubblici dove si trovavano bancarelle e stand con prodotti tipici, così ho potuto cenare prima di ripartire per casa.

 

Sentiero che affianca i resti delle mura ciclopiche

 

A stone arch over a road

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Porta vicino a Ponte Scarabeo


In conclusione, vi segnalo anche le Porte minori visitabili tramite l’itinerario archeologico di Segni: 

·        La Portelletta, subito sotto il curvone di Pianillo;

·        Una porta nel tratto intermedio fra la Saracena e la Portelletta;

·        Una piccola porta, senza architrave, subito sotto la pineta di Pianillo;

·        La "Porta Santa", subito sotto San Pietro;

·        La "Porta Foca";

·        La porta del Lucino.

Fonti per le informazioni: studio personale con il supporto del sito comunale e dei siti per itinerari turistici.

Foto: proprietà di Serena Derea Squanquerillo. Foto castagne: dal web senza copyright.

MTDD: Grazie, Serena, per tutte le spiegazioni dettagliate che hai dato su Segni. Ti aspettiamo volentieri per qualche altra interessante passeggiata dalle tue parti.

SDS: Grazie a te, Maria Teresa. È stato un piacere anche per me.

  

A person on stilts on a street

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martedì 27 gennaio 2026

Yokai. Storie di uomini e demoni, di Niccolò Salvadorini - Recensione di Fiori Picco

  

Siamo tutti Yokai, forse è il momento di accettarlo.

Riporto questa frase emblematica per parlarvi del libro “Yokai. Storie di uomini e demoni” (Delos Digital, La Via della Seta) del giovane autore livornese Niccolò Salvadorini, studioso e appassionato di cultura e folclore giapponesi. Quest’opera nasce da un’attenta e scrupolosa ricerca e soprattutto da una conoscenza diretta del popolo nipponico. È una raccolta di racconti estremamente vividi che ci trasportano in una terra enigmatica e densa di complessità. L’autore, con una scrittura geniale, raffinata e descrittiva, presenta scenari velati di mistero, in cui storia, animismo, rituali e credenze popolari si intrecciano magicamente facendo crollare maschere di falsità. Vengono narrati gli aspetti più crudeli e angosciosi di un Paese dalle mille sfumature, storie di clan di noti samurai, rivalità e riti shintoisti che riportano a un passato feudale, in cui abusi e violenze rientravano nei concetti di onore, elevazione e sacralità. Qualcosa di simile accadeva anche in Tibet, molti anni fa, per via del buddismo esoterico o tantrico che poi fu abolito e successivamente reintrodotto, e di cui oggi conosciamo solo gli aspetti superficiali.






Versione ebook del libro

Prima spieghiamo il titolo del libro aprendo una parentesi socio-culturale: in giapponese il termine Yokai significa “apparizione, spettro o demone”. L’equivalente in cinese è Yaoguai, una metafora dell’animo umano, vivente sulla Terra e poi nell’Aldilà. Il concetto di demone va oltre la comune definizione occidentale, totalmente impregnata di negatività. Infatti, chiunque studi antropologia sa benissimo che in Oriente le figure inquiete degli Yokai o Yaoguai sono onnipresenti nelle religioni ufficiali, nella spiritualità e nella vita quotidiana delle persone. Sono uno specchio delle anime in pena, un riflesso della nostra interiorità.

In Cina sono stati edificati villaggi e musei dedicati a questi mostri e nel visitarli non vi è nulla di strano né di amorale.



Versione cartacea del libro

Questo concetto è subito chiaro leggendo i racconti di Salvadorini, in particolare quello di una casa infestata dallo spirito di un uomo tormentato e prigioniero dei sensi di colpa. I grandi maestri orientali, e non solo, spiegano che dopo il trapasso siamo noi stessi a plasmare la realtà che ci circonderà. Gli scenari che si apriranno a noi dipenderanno dalle nostre azioni, convinzioni ed emozioni. Nella cultura asiatica perfino i bambini rifiutati e abortiti diventano spiriti agitati e dispettosi in cerca di conforto. Piccoli demoni o mostri da accudire. Il compito dei monaci e dei sacerdoti orientali è proprio quello di placarli, consolarli e portarli in una giusta dimensione. Così saranno compresi e smetteranno di arrecare disturbo ai vivi. È ciò che in Occidente potremmo riassumere con la frase tipica che si ripete ad Halloween: dolcetto o scherzetto. In altre parole, con la dolcezza si risolvono i conflitti e si placano le pene altrui.

Non voglio svelare le trame di questi racconti originali e variegati: dirò solo che vi troviamo elementi ben sposati tra loro, come note giallo-noir, suspence e arte pura che ci riconduce ai dipinti di Katsushika Hokusai, in cui mostruosità fa rima con estetica. Attraverso la voce enigmatica del narratore, che sembra egli stesso provenire dall’oltretomba come uno Yokai, viviamo l’atmosfera inebriante del Kabuki e del Teatro del Nō, quella torbida delle case fiorite o bordelli rionali, il clima solenne e austero di un tempio diroccato, i cui resti tangibili di vite vissute trasudano ancora drammaticità. Eppure, anche nelle storie più cruente, terribili o incresciose, l’autore mantiene uno stile elegante, posato e discreto e, soprattutto, affronta i suoi personaggi con lo spirito dell’antropologo che narra semplicemente i fatti sospendendo il giudizio.

Un libro per intenditori, ma anche per chi è curioso di aprirsi a nuove culture senza preconcetti.




Link alla pagina dell’autore:

NICCOLÒ AURELIO SALVADORINI - AUTORE IN VIAGGIO

lunedì 26 gennaio 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti che ci parla del suo libro Anime Predestinate – L’Unicorno Nero


Siamo alla stazione in attesa che arrivi Ilaria per parlarci del suo ultimo libro pubblicato.
La giornata è fredda come di solito sono le prime ore di un giorno di febbraio. Sono curiosa di sapere dove vuole che andiamo mentre ci parla del libro, e voi viaggiatori lo siete?
Eccola che arriva.



MC – Ciao Ilaria, mi fa piacere che hai accettato di fare questo viaggio in compagnia mia e dei viaggiatori di questo blog. Dove vuoi andare mentre parliamo del tuo libro?

I – Buongiorno a tutti, grazie mille per avermi invitata in questa gita. E, dandomi la possibilità di parlarvi del mio ultimo romanzo, ecco a voi tutti un biglietto per Verona.

MC – Come mai hai scelto questa destinazione?

I – Beh, perché è anche il teatro della mia storia. La città dell’amore… più o meno…

MC – Perché più o meno e perché hai deciso di ambientare qui questa storia?

I – Il mio non è un semplice romanzo d’amore e Verona porta già con sé il peso simbolico di un amore impossibile, quello di Romeo e Giulietta. Mi sono chiesta se, in qualche modo, la città potesse essere quasi “maledetta” quando si parla di sentimenti.

È anche una città che avevo visitato anni fa e che mi aveva colpita profondamente, per cui desideravo ambientare questa nuova storia in una location italiana.
Ma non solo: c’è l’Arena, avvolta da una leggenda affascinante. Si racconta che sia stata costruita dal Diavolo in una sola notte, in cambio dell’anima di un prigioniero condannato che aveva promesso ai governanti un’opera imponente pur di ottenere la libertà. Spaventato dai demoni all’opera, però, fuggì, lasciando l’edificio incompiuto. Una leggenda oscura e potente che, in un modo o nell’altro, si intreccia perfettamente con la mia trilogia.

MC – Saliamo e mettiamoci comodi nel nostro scompartimento. Intanto ti va di raccontarci qualcosa di te? Magari non tutti ti conoscono.

I – Sì, hai ragione, vedo tante facce nuove. Mi chiamo Ilaria Vecchietti e vivo nella suggestiva Valsesia, un luogo che nutre naturalmente l’immaginazione.
I libri sono sempre stati una presenza costante nella mia vita e, da alcuni anni, scrivo e pubblico le mie storie.
Prediligo il fantasy in tutte le sue sfumature, perché da sempre mi sento sospesa tra la realtà e l’immaginazione. Scrivere, per me, non significa soltanto raccontare una trama, ma dare forma a emozioni, domande e fragilità che spesso restano inesplorate. Amo i mondi simbolici e le figure che sembrano nascere dalle fiabe, ma che in realtà parlano in modo profondo e universale dell’essere umano.

MC – Perché prediligi questo genere?

I – Perché mi permette di raccontare la realtà da una prospettiva diversa, più libera e simbolica. Attraverso la magia, le creature e i mondi immaginari riesco a parlare di emozioni, paure, desideri e fragilità profondamente umane, senza i limiti del quotidiano.
Il fantasy, per me, non è una fuga dalla realtà, ma un modo per comprenderla meglio: dietro ogni elemento fantastico si nasconde sempre qualcosa di reale, che riguarda tutti noi. È il genere che mi consente di esplorare l’animo umano con maggiore intensità, trasformando ciò che è invisibile in qualcosa di tangibile e potente.

MC – Come è stato per te questo anno che è terminato e cosa vorresti che il nuovo anno ti portasse?

I – Direi che è stato un anno piuttosto tranquillo, ma senza dubbio la soddisfazione più grande è stata pubblicare il mio nuovo romanzo, dopo alcuni anni di silenzio creativo. Per il prossimo anno spero di dare vita a molte nuove storie e, soprattutto, di poter finalmente presentare il volume due di Anime Predestinate.




MC - Come mai hai deciso di scrivere questo libro e come mai questo titolo?

I – Questa storia l’avevo scritta diversi anni fa, ma essendo un progetto lungo (una trilogia) e con alcune idee che non mi convincevano del tutto, l’avevo lasciata accantonata sul computer. L’anno scorso ho deciso di riaprire il file e, grazie anche al supporto della mia editor, Elisa Costa, ho trovato nuove ispirazioni che hanno portato a un risultato finale di cui sono davvero soddisfatta. La prima stesura era nata in un periodo in cui ero completamente affascinata dai vampiri: leggevo tutti i libri, guardavo film e serie tv, e cercavo articoli online. Pian piano nella mia mente si è formata una storia in cui queste creature diventano protagoniste, una storia che unisce magia, emozioni e simboli, e in cui i lettori possono riconoscersi, anche nelle loro fragilità. Il titolo nasce dall’elemento centrale della saga: la trilogia “Anime Predestinate” fa riferimento ai protagonisti, legati da un motivo che non posso svelare, un legame che li spinge a ritrovarsi nonostante il tempo. Il primo volume, “L’Unicorno Nero”, invece, rappresenta una creatura con cui la protagonista dovrà confrontarsi, non solo nel presente, ma anche nel suo passato… e forse nel futuro.

MC – Allora la figura dell’unicorno si ripresenterà anche nei prossimi libri.

I – Sta al lettore scoprirlo, perché nei miei libri nulla viene svelato subito. Amo lasciare spazio a misteri e curiosità che trovano risposta solo proseguendo nella lettura e, in questo caso, attraversando l’intera trilogia.

MC – Ti va di raccontarci in breve, senza spoilerare, la trama del tuo libro?

I – Ileana è la protagonista: all’apparenza una giovane ragazza, ma dietro quella facciata si cela una vampira secolare e capoclan dei vampiri di Verona. In passato era violenta, crudele e assetata di sangue, ma l’incontro con coloro che sono diventati i suoi mentori e figure genitoriali l’ha cambiata, insegnandole a nutrirsi solo di sangue animale e a seguire una vita più giusta. Quando la sua migliore amica, Laura, le racconta un sogno, Ileana capisce subito che non si tratta di un semplice sogno. Laura sta sviluppando dei poteri, e ciò che ha visto preannuncia il ritorno di un nemico potente, pronto a seminare morte. Ileana e la sua famiglia dovranno trovare un modo per fermarlo. Ma la storia prende una piega inaspettata quando Ileana incontra per caso Mirko, un umano che sconvolgerà la sua vita in modi che non avrebbe mai immaginato.

MC – Parlaci della protagonista Ileana. Cosa ha di speciale?

I – Ciò che rende Ileana davvero speciale è il suo equilibrio tra forza e umanità: ha conosciuto la violenza e la crudeltà del suo passato, ma grazie ai suoi mentori ha imparato a scegliere la bontà e a vivere secondo le proprie regole, nutrendosi solo di sangue animale e mantenendo il controllo sui suoi istinti vampireschi. Spesso appare fredda, testarda e irascibile, ma è anche guidata da una profonda lealtà e coraggio: quando il pericolo minaccia chi ama, non esita a confrontarsi con sfide e nemici molto più potenti di lei.

MC – E Mirko chi è e che ruolo ha nella storia?

I – Mirko è un umano che entra nella vita di Ileana in modo del tutto inaspettato, e il suo ruolo va ben oltre un semplice incontro casuale. La sua presenza sconvolge la quotidianità della protagonista, mettendo alla prova le sue certezze, i suoi sentimenti e il modo in cui affronta le sfide. Ileana cerca più volte di allontanarlo, a volte persino con decisione e violenza, eppure qualcosa sembra sempre riportarli l’uno verso l’altra. Pur essendo umano, Mirko possiede qualità che lo rendono unico: sensibilità, coraggio e un’intuizione speciale che lo avvicinano a Ileana in modi sorprendenti.

MC - E Laura, la migliore amica della protagonista, chi è che ruolo avrà nel libro?

I – Oh, Laura… dolce, ritardataria e irresistibilmente logorroica.

È la migliore amica di Ileana e ha un ruolo fondamentale nella storia: grazie a lei molti eventi cruciali prendono avvio. Laura possiede una sensibilità speciale e comincia a sviluppare poteri che la rendono un personaggio chiave nel percorso della protagonista. Non è solo un punto di riferimento emotivo per Ileana (vi avviso subito: Laura non conosce la vera natura di Ileana. Per la protagonista, infatti, la sua amicizia rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno, un rifugio dal mondo oscuro dei vampiri), ma anche un filo conduttore che muove la trama, portando rivelazioni, sfide e decisioni importanti. La loro amicizia dimostra quanto fiducia e sostegno reciproco possano fare la differenza, anche nei momenti più oscuri.

MC – Chi è e cosa rappresenta l’unicorno nero?

I – Nel suo sogno profetico, Laura è la prima a “vedere” l’Unicorno Nero, anche se per lei, in quel momento, sembra solo un sogno. L’Unicorno l’avverte che stanno arrivando e che nessuno dovrà fermarli… altrimenti ci saranno conseguenze serie. Grazie alla sua esperienza secolare, Ileana capisce subito che non si tratta di un semplice sogno. Durante le ricerche per comprenderlo, scopre segreti nascosti sul mondo e sull’origine dei vampiri… e l’Unicorno Nero si rivela proprio appartenere a quella misteriosa stirpe. Ma c’è molto di più da scoprire…

MC – Chi sono le anime predestinate?

I – Le Anime Predestinate sono esseri legati da un filo invisibile che attraversa il tempo e lo spazio, anime che si cercano e si ritrovano nonostante ostacoli, circostanze e persino vite passate.
Nel mio romanzo, questo concetto si intreccia con i protagonisti, il loro destino e le loro scelte: il legame che li unisce va oltre l’amore, è profondo e ineludibile, e ogni volta che si incontrano si innamorano di nuovo, come se il tempo non potesse mai spezzarlo.

MC – Non ho nominato tutti i vari personaggi del libro... ma se vuoi parlarcene di qualcuno a tua scelta, fai pure.

I – Vi parlo di alcuni membri della famiglia vampiresca di Ileana.

Christopher è il padre, un vampiro millenario dotato di grande saggezza e potere, ma nonostante questo lascia che Ileana sia la leader del clan. È stato il suo mentore e terapista, colui che le ha insegnato a non essere più una vampira crudele. Per Ileana è un alleato fidato e un grande amico, con cui confrontarsi su scelte difficili, verità nascoste e la complessità della natura dei vampiri.

Tristan è uno dei fratelli adottivi di Ileana. Ha origini inglesi e risale all’inizio del 1900. La sua vita, sia umana che vampirica, lo ha portato a sviluppare una sorta di instabilità mentale: a volte pronuncia frasi apparentemente senza senso, ma forse vede più a fondo degli altri…

E perché non parlarvi anche del nemico? Samonio, l’antagonista della storia, uno dei vampiri Primi, così potente da essere stato rinchiuso in una dimensione tra vivi e morti. Ora torna sulla Terra con un unico obiettivo: aprire una cripta molto pericolosa… ma c’è molto di più da scoprire su di lui!

MC – Perché hai deciso di dividere questa storia in più libri?

I – Per la lunghezza, ahahah, solo il primo libro supera le 500 pagine!

MC – Non male come lunghezza. Anche gli altri saranno così lunghi?

I – Direi proprio di sì. Il secondo volume è già terminato ed è attualmente in fase di editing, mentre il terzo l’ho iniziato da poco… e posso anticipare che anche lì gli avvenimenti non mancheranno!

MC – Secondo te, cosa colpirà di più i lettori e perché?

I – Credo che ciò che colpirà di più i lettori sia l’intreccio tra magia, emozioni e personaggi complessi. Ileana, con la sua forza e vulnerabilità, Mirko con il suo ruolo sorprendente e i legami delle Anime Predestinate rendono la storia profonda, ma avvincente.

Il fascino principale, secondo me, sta nel modo in cui la trama mescola mistero, azione e sentimenti, senza mai perdere di vista la crescita dei personaggi e le scelte difficili che li definiscono. I lettori potranno riconoscersi nelle loro fragilità, nelle loro paure e nei loro legami, pur vivendo un’avventura straordinaria e sovrannaturale.

E poi, molti mi stanno già dicendo che il finale spiazza completamente!

MC – Sono sicura che i lettori saranno curiosi di leggere il tuo libro. Ti va di aggiungere qualcosa ancora prima di salutarci.

I – Vorrei solo ringraziare chi sceglierà di avvicinarsi a questa storia e di darle una possibilità. L’Unicorno Nero è un viaggio fatto di magia, legami e scelte, ma soprattutto di emozioni. Spero che i lettori possano ritrovarsi tra le sue pagine, affezionarsi ai personaggi e lasciarsi accompagnare fino all’ultima riga… perché il viaggio, in realtà, è appena iniziato.

Ma non posso garantire che i miei vampiri non abbiano voglia di mordere qualcuno.

MC - Posso chiederti cosa ne pensi di questo nostro viaggio insieme?

I – Certo, e te lo dico con sincerità!

Questo viaggio insieme è stato come attraversare un corridoio segreto nella storia, stanza dopo stanza. Ogni domanda ha acceso una luce diversa su Anime Predestinate e su L’Unicorno Nero, rendendo l’intervista non un elenco di risposte, ma un racconto corale fatto di simboli, personaggi e cuore. 

Mi hai permesso di far conoscere i miei personaggi, i luoghi e il “dietro le quinte”, lasciando spazio alla scoperta. Ed è proprio questo che incuriosisce (o spero che incuriosisca): la sensazione che dietro ogni risposta ci sia ancora una porta socchiusa.

Se questo era l’obiettivo, è centrato in pieno. E ora… siamo appena giunti a Verona.

MC – Sì. È meglio scendere. Che ne dite ragazzi... Andiamo tutti a farci un giro per Verona?



domenica 25 gennaio 2026

Il giorno della memoria



 Il 27 di questo mese è il giorno della memoria.

Questo giorno è stato scelto perché è la data in cui in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, simbolo della Shoah. 
Esattamente il 27 gennaio del 1945.
In Italia, nel 2000, con la Legge 211/2000 e successivamente a livello internazionale il 1° novembre del 2005, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite decide di confermare questa data per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, l’Olocausto.
La parola Olocausto viene usata non solo per indicare lo sterminio di un popolo – vennero uccisi circa sei milioni di ebrei, insieme a persone con disabilità, persone di etnia rom, omosessuali, oppositori politici  - ma anche per ricordare come la dignità umana viene dimenticata uccidendo, torturando e perseguitando minoranze non solo per odio o per razzismo ma anche soltanto per esercitare il potere ed una presunta superiorità facendo del male ai più deboli.
E’ importante continuare a celebrare la memoria del sacrificio, soprattutto per quando non ci saranno più persone che hanno vissuto quegli orrori a ricordarceli e a farci da coscienza.
Un giorno può sembrare poco... ma, a volte, quel poco può essere molto, soprattutto quando i giovani di domani non avranno più i giovani di ieri davanti agli occhi come promemoria di un orrore che potrebbe ripetersi, per la nostra incosciente cecità.





sabato 24 gennaio 2026

Recensione... Intervista a Babbo Natale

   


Ringrazio Tiziana Segatto per la bella recensione che ha fatto al mio libro sul suo canale Tik tok.

Grazie e buon ascolto.


   

Recensione 

Per saperne di più 

martedì 20 gennaio 2026

Dark Obsidian - Damian & Grace: il sequel, di Daniela Tess


È un buon sequel, di quelli che leggi subito.
Certo è per persone romantiche, ma non mancano colpi di scena con Lili e suo marito. Mi sono piaciute le varie scene e l'ambientazione.

Forse, ecco, il finale è molto futuristico, almeno per il nostro periodo ma sicuramente avverabile.

Si può leggere anche senza leggere il libro da cui deriva questo sequel.

Lo consiglio alle romantiche.

Do a questo libro 5 stelle

Lasco Patrizia


Dark Obsidian. Damian & Grace by Daniela Tess


 

sabato 17 gennaio 2026

Recensione... Anime


Ringrazio Ely per la bella recensione  fatta su Alessandria Today.
Buona lettura. 

 


Ci sono libri che intrattengono, libri che emozionano e libri che arrivano proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno di fermarci, guardarci dentro e capire chi vogliamo essere davvero. ANIME di Maria Cristina Buoso appartiene a questa terza categoria: non è solo una storia, ma una piccola lanterna accesa dentro il buio delle scelte difficili. È un testo che parla di identità, di coraggio e di legami familiari capaci di evolvere, ed è per questo che si rivela un regalo natalizio di enorme valore.

Il Natale è la stagione della riflessione: si tirano le somme dell’anno trascorso, si sente il desiderio di rinnovarsi, si avverte il bisogno di autenticità. Donare un libro che accompagna proprio in questo tipo di percorso significa regalare uno spazio interiore, non un semplice oggetto da mettere su uno scaffale. ANIME è esattamente questo: un viaggio dentro le parti più vere e spesso più silenziose di noi stessi.

Un dialogo a tre voci che riflette ciò che viviamo tutti

La trama è essenziale ma potente: tre “anime”, tre punti di vista, tre modi opposti di affrontare una scelta difficile. Il protagonista si trova davanti a un bivio che potrebbe sconvolgere non solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia. Non parliamo di una decisione superficiale: è qualcosa che tocca il cuore dell’identità, ciò che siamo davvero quando togliamo le aspettative degli altri, quando smettiamo di interpretare un ruolo e finalmente ascoltiamo la nostra voce più profonda.

Questa struttura a tre voci crea una sorta di specchio. Ogni lettore riconosce almeno una parte di sé:

la parte che ha paura,

la parte che desidera cambiare,

la parte che cerca armonia e accettazione.

Per questo un libro così funziona perfettamente sotto l’albero: permette a chi lo riceve di sentirsi “visto”, compreso, accompagnato. Regala una sensazione rara: non sei solo mentre metti ordine nella tua vita.

Il tema dell’anima autentica: un viaggio che appartiene a tutti

Il protagonista impara a conoscere la sua vera “Anima”, quella che spesso nella vita reale ignoriamo per anni. Questo è un romanzo che parla di identità, di ciò che si è davvero quando si smette di recitare e si decide finalmente di essere sinceri con se stessi. È un tema potentissimo, universale e profondamente contemporaneo.

Donarlo a Natale significa donare coraggio: un invito gentile a fare pace con chi siamo e ad accogliere la nostra verità senza paura.

Famiglia come luogo d’amore, non come gabbia

Un altro motivo che rende ANIME un regalo perfetto è il modo in cui affronta il concetto di famiglia. Non più un modello rigido, tradizionale, imposto… ma una comunità di affetto dove conta ciò che ci lega davvero: la sincerità, l’ascolto, il rispetto reciproco.

Nel romanzo, il confronto tra il protagonista e la sua famiglia non è un conflitto sterile, ma un momento di crescita collettiva. Tutti cambiano insieme. Tutti imparano qualcosa su di sé.

Un libro così, in un periodo come il Natale, quando ci si riunisce, ci si ritrova e a volte ci si scontra, arriva come un balsamo: ricordiamo che una famiglia non è quella che appare perfetta, ma quella che resta unita quando arriva una verità difficile.

Un romanzo che accende una domanda fondamentale

Ogni lettore, arrivato all’ultima pagina, si porta dietro una domanda semplice e rivoluzionaria:

Chi sono davvero, se smetto di avere paura?

È un pensiero che rimane, che continua a lavorare dentro, e che può aprire un anno nuovo più autentico e più libero. Regalare un libro che lascia questo tipo di traccia è donare un seme destinato a germogliare.

Perché è perfetto come regalo natalizio

perché parla di rinascita,

perché porta alla luce ciò che abbiamo dentro,

perché insegna che l’amore non giudica ma comprende,

perché ricorda che la verità personale è il dono più grande che possiamo farci.

È un romanzo che si legge con il cuore – e che al cuore ritorna.

In un periodo fatto di pacchetti scintillanti e regali veloci, scegliere ANIME significa offrire qualcosa di più prezioso: un’esperienza trasformativa, una storia che consola, che conforta, che apre la mente e scalda l’anima. Un regalo che continuerà a farsi sentire molto dopo che l’albero sarà stato riposto, perché i libri che parlano davvero di noi non smettono mai di farci compagnia.

link per saperne di più

 

giovedì 15 gennaio 2026

Il giovane Holden, di J.D. Salinger



Ogni puntata parte da un titolo che vale la pena conoscere o riscoprire, e andiamo subito al punto: cosa lo rende un cult, cosa dice ancora oggi e perché continua a parlare anche a chi lo incontra per la prima volta.
Io ed Ely raccontiamo libri e film che hanno lasciato un segno: opere che hanno influenzato generazioni, creato discussioni, cambiato linguaggi.


EGR
Perché continua a parlare la lingua di chi non sopporta la finzione.

Holden è uno che guarda il mondo e vede crepe ovunque: gente falsa, ruoli imposti, aspettative assurde. Questo modo di smascherare la recita sociale è attualissimo adesso che viviamo tra pose, coperture e immagini costruite.

È cult oggi perché la sua voce è ancora scomoda, ancora vera, ancora storta nel modo giusto. Non cerca di piacere, non recita, non si vende bene: ed è proprio questo che lo rende moderno.

Leggendolo adesso senti un tono che potresti trovare in una chat, in uno sfogo, in un diario digitale: diretto, incazzato, fragile, lucidissimo a tratti.

        


MCB
Ho conosciuto questo libro attraverso una trasmissione fatta in Rai da Baricco, alcuni anni fa, “Pickwick, del leggere e dello scrivere” (consiglio di andare a vederla sulle teche della Rai). Per capirlo ho dovuto leggerlo più di una volta perché, secondo me, può avere più piani di lettura.

Una interpretazione è legata all’età dell’adolescenza in cui si cerca la propria identità, in cui ci si ribella contro la società e non si sopporta la menzogna e l’ipocrisia. Mentre quando lo si legge da adulti, oltre a ripercorrere la propria adolescenza con occhi diversi, ci rendiamo conto che vediamo le cose che ci colpivano da giovani da un punto di vista differente.

Una curiosità in merito al titolo e alla copertina del libro.

Il titolo originale era “The Catcher in the Rye” che poteva essere tradotto in Il prenditore nel campo di segale, Il prenditore nella segale o alternativamente, Il prenditore nella segale da whiskey (altre possibili traduzioni sono Il terzino nella grappa, L'acchiappatore nella segale o Il salvatore sul precipizio). Alla fine, il primo traduttore italiano optò per Vita da uomo, poi cambiato in Il giovane Holden, l’editore italiano non era riteneva abbastanza attraenti per i lettori le varie traduzioni e fu così cambiato con quello che conosciamo noi.
Salinger pretese che la copertina non avesse nessuna immagine per non condizionare il lettore nell’acquisto.

È cult oggi perché non è diventato vecchio: continua a dire la verità che nessuno ama ammettere.

mercoledì 14 gennaio 2026

L’AUTISMO visto da una PROSPETTIVA DIVERSA di Giovanni Tommasini e Maria Teresa De Donato



Recensione di Maria Cristina Buoso

Oggi voglio parlarvi di un libro che tratta un argomento sempre più attuale perché è stato riscontrato che è in aumento rispetto al passato: l’autismo.

Questa patologia è stata ritenuta a lungo una ‘malattia’, ma con il tempo, gli studi e le ricerche si è capito che è un disturbo del neuro sviluppo contraddistinto dalla difficoltà di interagire socialmente perché non si riesce ad avere una comunicazione verbale e fisica tra chi è nato con questa condizione e i familiari o le altre persone con cui i soggetti autistici entrano in contatto per una ragione o per l’altra.

È come se due mondi si scontrassero senza mai fondersi perché non parlano la stessa lingua.

In questo libro, gli autori ci presentano la storia di un ragazzino e del suo educatore in un lasso di tempo molto lungo. Attraverso questo racconto impariamo a conoscere meglio una realtà che molti di noi ignorano ed anche come, un po’ alla volta, si può riuscire a capire come interagire con queste persone e a comprendere meglio il dramma che vivono i familiari, spesso abbandonati a loro stessi.

È una storia di speranza e di scoperte, ma anche di un rapporto bellissimo tra due persone che non si conoscevano e hanno imparato lentamente a conoscersi crescendo insieme. Il ragazzino si chiama Cesare e il suo educatore Giovanni Tommasini.

L’argomento è stato trattato nel libro da quest’ultimo con l’aiuto di Maria Teresa De Donato, naturopata, attraverso considerazioni, domande e una narrativa che coinvolge il lettore facendogli capire alcune problematiche da un punto di vista diverso, cioè da quello della persona autistica.

“…se io parlo una lingua diversa ... non deve essere lui ad adeguarsi a me ma io a cercare di parlare la sua.”

Questo è logico, se consideriamo che la persona autistica non ha gli strumenti per capire, o meglio, per interpretare correttamente il linguaggio di chi ha di fronte e deve imparare a conoscerlo per fidarsi. L’educatore, a sua volta, deve capire come interagire con lui rispettando i suoi tempi con calma e molta pazienza.

In questo libro gli autori ci parlano del percorso che è stato fatto, ma anche di alcune accortezze che bisogna avere con chi ha questa patologia e di come anche un mezzo quale la musica possa aiutarli nella quotidianità. Chi è autistico è come se fosse “frantumato”. Bisogna, quindi, trovare un modo per creare un ponte tra due mondi che si vedono, ma non si capiscono.

L’esperienza personale di Tommasini e la sua sensibilità sono stati importanti in questo percorso che ha fatto con Cesare. Le domande che si è posto Giovanni durante questa esperienza con Cesare e che lo hanno costretto a cercare delle risposte, così come gli interrogativi e l’analisi circa l’unicità di pensiero, di percezione e di sensibilità delle persone autistiche di Maria Teresa De Donato, che ha approcciato il tutto da un’ottica olistica e multidisciplinare, sono aspetti fondamentali per aiutare il lettore a capire meglio come farne tesoro per essere di sostegno ad altri bambini e ragazzi autistici.

Vi consiglio la lettura di questa pubblicazione per tanti motivi: è un libro di narrativa che si legge senza fatica; è socialmente utile in quanto ci permette di comprendere meglio una patologia che molti di noi conoscono solo di nome senza sapere che ha molte variabili e che le persone autistiche hanno tanti colori dentro di loro, ma non sanno come farceli conoscere se noi non impariamo a capire meglio il loro mondo.


martedì 13 gennaio 2026

Anime Predestinate, di Ilaria Vecchietti – L’Unicorno Nero, Volume 1


La nostra amica Ilaria Vecchietti, ci presenta il primo volume di una trilogia urban-fantasy ambientata a Verona.

Buona lettura.


TITOLO: Anime Predestinate – L’Unicorno Nero – Volume 1

Primo romanzo della trilogia Anime Predestinate

AUTORE: Ilaria Vecchietti

EDITORE: Self publishing con Amazon

DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 ottobre 2025

GENERE: romanzo urban fantasy




SINOSSI:

I Primi sono tornati. E con loro, l’oscurità che da secoli attendeva di essere liberata.
Ora un solo scopo li guida: spezzare il sigillo della cripta segreta, là dove giacciono i Grandi Anziani, dormienti e affamati di vendetta e di potere.
Otto lune è il tempo concesso per fermarli.
Otto lune in cui Verona si tingerà di cremisi e le sue pietre antiche torneranno a sussurrare il nome degli Angeli Neri.

Lei è l’unica che può fermarli. L’unica che deve.
Ma la sua mente è una prigione di ricordi e il profumo di menta – eco di un amore perduto – la riporta sempre a quegli occhi verdi come le foglie d’estate.

Deve mantenere il controllo!
Vampiri. Licantropi. Streghe.
Magia, sangue e morte intrecciano il loro canto.
Amore, amicizia, odio: tre volti della stessa condanna.
Verità e menzogne si fondono in una danza di ombre.
Il passato si risveglia, il presente vacilla, e il futuro… è già scritto?
Un intreccio per un urban fantasy oscuro e magnetico.
Le Anime Predestinate si rincontreranno, ma questa volta l’amore sarà più forte della dannazione?
L’Unicorno Nero è soltanto il principio…


DESCRIZIONE TRILOGIA:

Quando cala la notte, Verona si trasforma. Le luci si spengono una a una e tra le ombre dei suoi vicoli risuonano voci dimenticate.
Sotto la superficie di una città viva e antica si cela un mondo segreto: un intreccio di magia, sangue e promesse infrante, dove le creature sovrannaturali camminano accanto agli uomini, invisibili eppure sempre presenti.

Anime Predestinate racconta di un destino che non può essere eluso, di legami eterni che sfidano il tempo e di un amore che nasce dalla luce, ma si nutre dell’ombra.

Ogni notte le mura di Verona custodiscono segreti che la storia ha cercato di cancellare: antichi giuramenti, battaglie dimenticate, profezie che tornano a risvegliarsi con il profumo del sangue.
In un vortice di emozioni e potere, vampiri, licantropi e streghe si affrontano per il dominio del destino.

Amore e morte si fondono in un’unica, irresistibile melodia. Ogni scelta diventa una condanna. Ogni sguardo, una promessa infranta. Verità e menzogna si confondono sotto la luna cremisi, mentre le Anime Predestinate si rincontrano per compiere ciò che è stato scritto molto tempo prima della loro nascita.

Un patto di sangue. Un amore impossibile. Un destino che non conosce perdono.
E quando la notte avrà reclamato il suo tributo, solo l’eco risuonerà tra le rovine di Verona. Perché ogni fine, in realtà, è solo l’inizio.


ESTRATTO:

Le racconto che nelle epoche antiche, la notte di Halloween è sempre stata temuta. Era il capodanno celtico. Non una festa, ma un confine. La fine di un ciclo e l’inizio di un altro. 
«Le popolazioni tribali dividevano l’anno in due parti: i mesi oscuri – quelli che vanno dalla notte del 31 ottobre alla notte del 30 aprile – e i mesi luminosi – tutti gli altri. Con il 31 ottobre iniziava il periodo del buio, dell’oscurità totale, le giornate diventavano sempre più corte e il sole spariva lasciando posto solo alle tenebre. Era la notte in cui il velo tra i mondi si assottigliava. Gli spiriti dei morti camminavano accanto ai vivi. E si diceva che persino il male tremasse all’idea di ciò che poteva liberarsi in quella soglia. In passato la gente non festeggiava, si chiudeva in casa, con le luci basse, pregando che nulla li trovasse».
«Se stai cercando di spaventarmi…» mi interrompe Laura, con un biscotto a mezz’aria.
«Non voglio spaventarti. Voglio solo che tu capisca». 
E forse è il mio tono serio che la zittisce.

Per chiarirle il tutto le racconto la leggenda più pericolosa – se dovesse verificarsi – quella di Samonio. 
«All’origine della civiltà dell’uomo alcuni demoni cospirarono contro la loro prolificazione, decidendo di sterminarli, ma le forze del bene riuscirono a sconfiggerli, relegando il loro capo, Samonio, in un’altra dimensione – che prese il nome di Samhain – che si trova tra il mondo dei vivi e quello dei morti, quindi inaccessibile per chiunque. Gli altri demoni furono risparmiati perché senza Samonio non possedevano pieni poteri. La leggenda non finisce qui. Solo una cosa potrebbe risvegliarlo: una notte di Halloween sotto il plenilunio di una luna tinta di rosso. In quel momento le barriere cederebbero. Samonio tornerebbe a calpestare la terra, portando con sé morte, distruzione, e una fame di anime che il tempo non ha mai saziato».


BIOGRAFIA:

Ilaria Vecchietti è nata il 19 agosto 1988 in provincia di Vercelli, nel cuore della splendida Valsesia, una vallata verde e suggestiva attraversata dal fiume Sesia, che si estende fino ai piedi del Monte Rosa.

Dopo aver conseguito il diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, ha proseguito gli studi universitari laureandosi in Scienze dell’Amministrazione e Consulenza del Lavoro, discutendo una tesi in Diritto Penale del Lavoro.

L’amore per la lettura le è stato trasmesso fin da bambina dalla mamma, che le leggeva le fiabe e la accompagnava nel magico mondo dei libri. Da allora non ha mai smesso di leggere. Ama spaziare tra generi diversi, anche se il fantasy – in tutte le sue sfumature – resta il suo preferito.

La scrittura è entrata nella sua vita quasi per caso, ma da quel momento non l’ha più abbandonata: inventare storie e avventure è diventato per lei un bisogno creativo irrinunciabile.

Nel giugno del 2016 ha aperto il blog letterario Buona lettura, dove condivide recensioni dei libri che legge, ospita segnalazioni di nuove uscite, sia di case editrici sia di autori esordienti e autopubblicati, oltre a interviste e rubriche varie.

Nel settembre 2021 ha superato l’esame di correttore di bozze con l’agenzia Saper Scrivere e prosegue attivamente la sua formazione per diventare editor.



BIBLIOGRAFIA:

  • L’Imperatrice della Tredicesima Terra
  • L’Isola dei Demoni
  • La Libertà figlia del Diavolo
  • L’ultima chance… (racconto)
  • Altri racconti in varie raccolte