lunedì 4 maggio 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti per parlare della Mitologia albanese

 

Questo pomeriggio c’è un bel sole che si riflette sul finestrino del vagone mentre con Ilaria continuiamo a parlare di mitologia e dintorni.

MC – Ti va di parlarci di qualche altra leggenda oltre la battaglia tra Drangue e Kulshedra?

I – Certo, con piacere! Possiamo parlare del termine che gli albanesi usano per indicare la loro terra: Shqiperia.
Una leggenda dice che un ragazzo, durante la caccia, vide un’aquila volare sopra di lui con in bocca un serpente. Il giovane si arrampicò sulla cima della montagna per cercarla e trovo il nido, dove c’era il pulcino dell’aquila che giocava con il serpente, apparentemente morto. Ma il rettile, ancora vivo, scattò di colpo, tentando di mordere l’aquilotto.

Il ragazzo fu più veloce, salvò il pulcino, trafiggendo con una freccia il rettile. Poi prese con sé il cucciolo e si avviò verso casa. A quel punto tornò mamma aquila che gli chiese la restituzione del figlio, in cambio avrebbe donato l’acutezza dei suoi occhi e la forza delle sue ali. Il giovane accettò, così crebbe audace e potente, sempre accompagnato dal giovane aquilotto, come guida nelle sue imprese… e per tutte le gesta compiute fu incoronato re. Da quel momento iniziarono a chiamarlo Shqipëtar (figlio dell’aquila). Il suo regno prese il nome di Shqipëri, Terra delle Aquile.

MC – È un racconto veramente bello. Perché nella metamorfosi di questa cultura, c’è una distinzione tra gli animali in cui si trasformano gli uomini da quelle delle donne?

I – Perché erano gli animali associati ai generi. La fauna associata agli uomini simboleggiava la forza, la maestosità, la sapienza; la fauna associata alle donne invece simboleggiava delicatezza, fragilità.

MC – Hai qualche storia o leggenda da raccontarci?

I – Che riguarda la metamorfosi in animali non ne ho trovate… ma ho trovato un’altra tipologia di metamorfosi. Due fratelli, Tomor e Shpirag, sono innamorati entrambi della bella Berat. Si affrontano in duello. Tomor combatte con una spada, colpendo il fratello e provocandogli diverse ferite. Shpirag percuote il fratello con una mazza, ricoprendo il corpo di gonfiori. I due non si fermano fino a quando entrambi muoiono… trasformandosi nei monti che ancora oggi si vedono. La fanciulla si disperò e pianse così tanto che diede vita al fiume Osumi, trasformandosi anch’essa in pietra e diventando la roccia sulla quale oggi sorge il magnifico castello di Berat.

MC – C’è un rituale o età particolare in cui avviene questa metamorfosi?

I – Ho fatto una ricerca, ma non ho trovato la risposta. 

MC – Ci puoi raccontare qualcosa di questi miti, i loro nomi e a cosa servono?

I – Beh, come per tutte le popolazioni, i miti servivano per “spiegare” avvenimenti che al tempo non avevano risposta, se non per volere di una qualche divinità o creatura o spirito. Interessante ad esempio sono le sorelle ninfe E Bukura e Dheut, (Bella della Terra), E Bukura e Detit (Bella del mare) e E Bukura e Qiellit (Bella del cielo). In molte favole vengono narrati i tentativi di diversi eroi di impadronirsi di una ciocca di capelli, perché se riuscirà la ninfa dovrà sposarlo.

MC – Conosci qualche storia?

I – Tutti i siti che trovo sono in albanese… e la traduzione automatica è sempre una cosa incomprensibile.

MC – Peccato. Secondo te, oggi, è rimasto qualcosa di questa mitologia nella cultura albanese?

I – Beh come detto prima, ad esempio gli albanesi chiamano ancora la loro terra Shqiperia, derivante dal mito che vi ho raccontato. Interessante sarebbe leggere il Kângë Kreshnikësh ("Canti degli eroi"), il tradizionale ciclo di epica albanese, basata sul culto leggendario dell’eroe… ma non so se ci sia una traduzione in italiano. 

MC – Vorresti aggiungere qualcosa ?

I – Credo che abbiamo detto tutto, anche perché essendo una mitologia poco conosciuta ci sono poche fonti in italiano.

MC – Infatti non credo che siano in molti a conoscerla. Grazie per avercela fatta conoscere... Alla prossima.

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