giovedì 5 marzo 2026

Black Mirror



Io ed Ely raccontiamo libri e film che hanno lasciato un segno: opere che hanno influenzato generazioni, creato discussioni, cambiato linguaggi.

Ogni puntata parte da un titolo che vale la pena conoscere o riscoprire, e andiamo subito al punto: cosa lo rende un cult, cosa dice ancora oggi e perché continua a parlare anche a chi lo incontra per la prima volta.

EGR
Black Mirror è cult oggi perché parla esattamente del mondo in cui viviamo: tecnologia che invade tutto, identità online, paura di non controllare più ciò che creiamo.
Ogni episodio sembra scritto per il presente, non per il futuro: è un commento diretto alle nostre abitudini, ai nostri dispositivi, alle nostre dipendenze digitali.


È cult ora perché continua a farti vedere te stessa nello schermo, anche quando non vorresti.
È una serie che non invecchia perché parla dell’ansia più attuale: che fine facciamo dentro un mondo iperconnesso?



MCB
E’ una serie che ti porta a fare delle riflessioni sul rapporto tra uomo e tecnologia. Piccola premessa, ogni episodio racconta una storia con personaggi e ambientazioni diverse, si potrebbe definire una narrazione orizzontale con una conclusione che ti lascia spesso perplesso e ti porta a farti delle domande anche scomode.

Ci sono anche episodi speciali in cui sarà lo spettatore a decidere il corso della trama.

Il titolo della serie si riferisce allo schermo nero della Tv o del cellulare quando sono spenti e la nostra immagine si riflette sul monitor ...
Questa serie è una esplorazione nelle pieghe del progresso tecnologico e su come potrebbe interferire nella società e nella vita delle persone e della loro mente. Quel lato oscuro che ci affascina e spaventa allo stesso tempo. Facendoci riflettere sul nostro presente e su come potrebbe essere il futuro che ci aspetta con le continue scoperte scientifiche.

Questa corsa continua verso qualcosa di tecnologicamente sempre più moderno e “fantascientifico” ci strega ma fa anche emergere le nostre paure più profonde e che, spesso ignoriamo per vigliaccheria, non sentendoci preparati per affrontarle o per paura di sentirci inadeguati davanti agli altri.
Lo “specchio” della serie riflette la nostra immagine e sentimenti se lo osserviamo con attenzione.

Perché guardarla? Perché no!


martedì 3 marzo 2026

Recensione: La Stella de lo Messer Santo Marco (Messer Santo Marco - La saga) di Fabio Maiano

 

Ho finito anche quest'ultimo libro della saga e ho ritrovato il carattere e i vari personaggi che mi
piacevano e continuano a piacermi.



Anche qui si riprendono fatti storici che vengono romanzati per costruire un libro e ci si riesce.
Anche se qui alcune vicende potevano essere saltate, come i vari banchetti i quali, rendono la lettura
in alcuni punti un po' lenta, il restante è accattivante e si legge senza fatica.
Do a questo libro 4 stelle.
Lasco Patrizia

lunedì 2 marzo 2026

In carrozza con Maria Teresa De Donato che ci parla del suo libro Racconti di Vita e Dintorni

 

L’amica che ci accompagna nel nostro viaggio molti di voi la conoscono molto bene perché è una presenza fissa del blog con i suoi articoli.
La vedo arrivare con il suo passo veloce e con la mano ci saluta.

MC – Ciao Maria Teresa, sono veramente felice di fare questo viaggio in tua compagnia, vorresti dirci dove andremo e perché hai scelto questa destinazione?


Maria Teresa – Ciao Maria Cristina e grazie per l’invito. Questa intervista ho pensato di farla viaggiando con te in Val d’Orcia a bordo del Treno Natura. Avremo modo di goderci panorami mozzafiato che includono alcuni tra i borghi più suggestivi della nostra meravigliosa Toscana.

MC – Potresti presentarti brevemente per chi ancora non ti conoscesse?


MT – Nelle mie biografie leggerete che sono laureata in giornalismo e in salute olistica (specializzata in naturopatia, omeopatia e alimentazione), che collaboro in qualità di giornalista freelance con varie testate e con blog amici e che sono autrice di varie pubblicazioni, inclusi saggi, romanzi e raccolte di racconti. Di fatto mi considero una persona estremamente creativa e sempre alla ricerca di cose nuove da imparare. Da sempre amo leggere, scrivere, viaggiare e fotografare, ma ho anche altre passioni come disegno, pittura, meditazione, giardinaggio e uncinetto. Mi occupo di cultura a 360°, ma non sono una “tuttologa”, infatti ci sono materie di cui so pochissimo e altre che non mi interessano assolutamente. Sarò una studentessa a vita.

Sono membro di vari Albi professionali, della Comunità di scrittori italo-americani di New York e della China Writers Association.

MC – Piccola curiosità personale: come riesci a conciliare tutti i tuoi interessi e impegni senza impazzire?

MT – Rischi di impazzire quando il tutto lo senti come un peso. Personalmente amo tutte le mie attività e, naturalmente, mi ritaglio anche i miei spazi di tempo, soprattutto quando ne sento il bisogno. Cerco di mantenere un certo equilibrio, insomma. Spesso lavoro fino a 18 ore al giorno. Questo non significa che tutti e 365 giorni dell’anno io li trascorra lavorando a quei ritmi. Fare meditazione, anche trascendentale e Tai Qi/Qi Gong/Shibashi aiuta, così come aiuta camminare e respirare profondamente. (mi sa che ti chiederò di parlarci di Tai Qi e Qi Gong, le sto scoprendo in questo periodo)


MC – Tra tutti i tuoi interessi, ne hai uno a cui sei particolarmente legata e perché?


MT – La lettura e la scrittura perché entrambe mi permettono di vivere un milione di vite, di viaggiare in luoghi conosciuti o sconosciuti e in tempi passati o futuri pur non muovendo un passo. Si tratta di un’esperienza straordinaria. Quando leggo e scrivo entro, di fatto e in maniera del tutto naturale, in una sorta di stato ipnotico, di trance. Mi isolo completamente e mi ritrovo in una dimensione ‘altra’ al di fuori del tempo e dello spazio. A volte salto persino i pasti in quanto non sento neanche il bisogno di mangiare. Divento un tutt’uno con quello che sto leggendo o scrivendo.

MC – Credo che Racconti di Vita e Dintorni sia il primo libro di racconti che scrivi. In cosa è stato diverso da un romanzo normale?

MT – Un racconto si differenzia da un romanzo soprattutto per la lunghezza. Nei romanzi ho approfondito specifici temi e situazioni. Nei racconti ne ho evidenziati alcuni e mi sono focalizzata su quelli. Ogni racconto ha una sua propria vita; il romanzo ha un filo conduttore e una sua logica anche a livello di tempi.

MC – Parlaci del tuo libro e di cosa ti ha spinto a scrivere questi racconti.

MT – Per anni ho scritto diari personali in cui ho annotato eventi vissuti, persone incontrate, esperienze di vita e quant’altro. Vari erano i temi, diversi i personaggi e anche le situazioni che ogni esperienza mi aveva lasciato e le emozioni che mi suscitava rileggendo i miei scritti: dall’autoironia alla comicità, dalla nostalgia alla felicità, dalla commozione all’analisi introspettiva. Ho pensato che sia i personaggi incontrati sia le lezioni intrinseche nelle varie esperienze vissute fossero aspetti universali in cui il lettore avrebbe potuto riconoscersi e dai qualche avrebbero potuto essere stimolato alla riflessione e all’autoanalisi.






MC – Che anima hanno i tuoi racconti?

MT – Hanno un’anima universale in cui ciascuno può riconoscersi, come ho menzionato nella risposta precedente. Ci sono racconti che fanno ridere, altri che commuovono, altri che inducono alla riflessione e spingono il lettore a porsi delle domande. Ognuno di essi mira, in fondo, a ispirare e a motivare.


MC – Perché hai scelto questo titolo?


MT – Il titolo Racconti di Vita e Dintorni, almeno nei miei intenti, ha un doppio significato: uno fisico e uno metaforico. La Vita è intesa come un Grande Puzzle (rappresentato proprio dal termine “Dintorni”), in cui le persone che incontriamo, le esperienze che viviamo e le circostanze in cui ci ritroviamo, in momenti specifici della nostra esistenza, sembrano non avere alcun legame tra loro.

Tuttavia, man mano che questo Grande Puzzle prende forma e la nostra autoconsapevolezza aumenta, riusciamo finalmente a vedere un’immagine nitida della nostra Vita e a comprendere come, al contrario, il Tutto sia collegato a Tutto il resto e come ogni cosa, avvenimento e persona in cui ci siamo imbattuti abbia avuto una sua ragione d’essere.


MC – Come mai hai scelto questa copertina?


MT – La copertina, che rappresenta una foto scattata da me tanti anni fa, vuole essere il mio invito al lettore sia a viaggiare – fisicamente o anche virtualmente o semplicemente con la fantasia – sia a soffermarsi a riflettere e ad ammirare le bellezze che ci circondano, fatte soprattutto di semplicità, e a immortalarle nel proprio cuore prima ancora che nella propria mente.


MC – Piccola curiosità personale, come hai scelto la progressione dei racconti?


MT – Non c’è stato nessuno studio in merito, nessuna pianificazione. Man mano che li sceglievo, li inserivo. Non ho sentito la necessità di applicare una precisa logica nello scegliere l’ordine con cui pubblicare i racconti.
Qualunque fosse stato l’ordine della lista, sarebbe andato bene, a mio modesto avviso.


MC – Tra i vari racconti ne hai uno che hai scritto con più facilità e se sì quale? E ne hai trovato uno che hai avuto difficoltà a terminare?

MT – Assolutamente no. Essendo autobiografici li ho scritti tutti con molta naturalezza e spontaneità, senza alcuna difficoltà.


MC – Tra i vari racconti ne hai uno a cui sei più affezionata?

MT – No, perché ogni racconto è parte della mia Vita e legato a circostanze, persone, eventi ed esperienze che comunque mi hanno arricchita personalmente, culturalmente e spiritualmente consentendomi di imparare tanto degli altri, di me stessa e, soprattutto, della Vita di per sé.


MC – Vorresti raccontarcene qualcuno... così stimoli la curiosità dei lettori?

MT – I racconti spaziano da situazioni in cui mi sono imbattuta a personaggi vari: ogni situazione e ogni persona che ho menzionato nella raccolta mi ha insegnato qualcosa. Attraverso la lettura personale del libro, il lettore deciderà per sé cosa lo attira di quel racconto o personaggio, in che modo quel materiale lo ispira, lo motiva, gli insegna qualcosa e lo arricchisce culturalmente e spiritualmente.


MC – Ho un’altra piccola curiosità. Secondo te, questo libro è stato accolto in maniera diversa dai lettori americani rispetto a quelli italiani?


MT – No. È stato accolto molto bene in tutto il Mondo da persone di ogni etnia, Paese, lingua e cultura perché le esperienze riportate, i sentimenti e le emozioni che proviamo quali esseri viventi e i principi che regolano la nostra Vita sono universali, quindi ognuno può riconoscersi in questa raccolta di racconti e, leggendola, ritrovare se stesso/a. (sono felice per te)


MC – Scriverai un altro libri di racconti e, se sì, hai già una idea di cosa scrivere?


MT – Sì. Sto ultimando una seconda raccolta di racconti che spero di pubblicare a breve e di presentare ai nostri lettori quanto prima.

sabato 28 febbraio 2026

Recensione... Vernissage


Ringrazio Ely per la bella recensione fatta su Alessandria Today al mio primo Thriller ambientato a Treviso. 

Un libro da leggere e regalare tutto l'anno e non solo a Natale.

Grazie e buona lettura.

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 Vernissage di Maria Cristina Buoso: il thriller perfetto da regalare a Natale tra arte, mistero e sensualità. A cura di Elisa Rubini

 


Trovare un libro da regalare a Natale che sia originale, coinvolgente e capace di lasciare il segno non è semplice. Vernissage di Maria Cristina Buoso è una scelta ideale per chi ama i thriller intensi, colti e carichi di tensione emotiva, dove l’arte diventa linguaggio del desiderio e dell’oscurità.

Ambientato nella suggestiva Treviso, il romanzo si muove in un’atmosfera elegante e inquietante, dove la bellezza non è mai innocente e ogni dettaglio nasconde una possibile minaccia.

Un thriller dove l’arte non è solo cornice.

Al centro della storia c’è Livia Mexico, pittrice famosa e magnetica, la cui presenza sconvolge la città. I suoi quadri, sensuali e misteriosi, sembrano parlare una lingua propria: colori accesi, corpi evocati, emozioni che disturbano e attraggono allo stesso tempo. Livia non è soltanto un’artista, ma un enigma vivente, e la sua arte diventa parte integrante della narrazione.

Quando scompare un noto gallerista, il caso viene affidato a Ginevra Lorenzi, giovane ispettore capo della questura di Treviso. Quella che all’inizio sembra una semplice sparizione si trasforma presto in qualcosa di più complesso e inquietante, soprattutto quando altre persone iniziano a scomparire e i quadri di Livia continuano ad apparire come silenziosi messaggi lasciati sulla scena.

Perché Vernissage è un regalo di Natale perfetto

Vernissage è il libro giusto da regalare a Natale perché riesce a soddisfare lettori molto diversi.

È ideale per chi ama i thriller psicologici, ma anche per chi cerca una storia sofisticata, dove arte, sesso e mistero si intrecciano senza mai risultare gratuiti. È un romanzo che cattura, ma allo stesso tempo invita a riflettere sul potere dell’immagine, sul confine tra ispirazione e ossessione, tra bellezza e pericolo.

La scrittura di Maria Cristina Buoso è fluida e coinvolgente, capace di mantenere alta la tensione senza rinunciare a uno stile curato. Questo rende il libro perfetto anche come regalo “importante”, non solo d’intrattenimento, ma di qualità.

Un dono che parla di emozioni e segreti.

Sotto l’albero di Natale, Vernissage si distingue perché non è il solito thriller. È una storia che entra lentamente, seduce il lettore e lo conduce in una spirale dove nulla è come appare. Un regalo ideale per chi ama i libri che lasciano traccia, per chi è affascinato dall’arte contemporanea e per chi cerca una lettura intensa durante le feste.


Regalare Vernissage significa regalare un’esperienza, fatta di suspense, fascino e domande che restano anche dopo l’ultima pagina.


mercoledì 25 febbraio 2026

L’AUTISMO visto da una prospettiva diversa – La storia di successo di Cesare, di Giovanni Tommasini e Maria Teresa De Donato



Recensione della Prof.ssa Giovanna della Bella

Leggere il libro di G. Tommasini e M.T. De Donato è stata una esperienza interessante ed emozionante perché mi ha permesso di avvicinarmi ad una tematica, o meglio ad una problematica, molto presente nella nostra società.

Il lavoro, mirabilmente eseguito, non è un trattato scientifico ma un modello di narrativa dinamica, che arriva nell’immediato al lettore posto difronte ad un argomento non facilmente accessibile.

Esso è opera di due autori: uno racconta la sua esperienza lavorativa di diversi anni, come educatore di un soggetto affetto da autismo, e quindi i risultati conseguiti, le osservazioni rilevate; l’altro commenta l’operato e divulga conoscenze che illustrano tanti aspetti forse non sempre considerati o valutati dalla scienza. Le due parti, pur essendo distinte nei loro spazi, non sono corpi separati del contenuto, ma sembrano la tela e la cornice che vanno a costituire un quadro da ammirare.

Posso decisamente affermare che i due autori sono stati abili artisti.

L’esperienza di Giovanni Tommasini è da ritenersi encomiabile ed esemplare per chi vive situazioni analoghe. Si deduce chiaramente dal contesto che egli non ha agito secondo canoni metodologici prestabiliti, ma ha fatto ricorso al suo coraggio, alla sua sensibilità, alle sue emozioni. Egli è anche coprotagonista, insieme a Cesare, della “trama”, perciò ne diventa personaggio basilare, che suscita simpatia nel lettore.

L’altro personaggio, o il personaggio, è Cesare, “un essere umano splendido e raffinato, intelligente, ma per qualche inspiegabile motivo incapace di autodeterminarsi e mettere in atto comportamenti che lo liberassero dalle paure che lo tenevano chiuso come in una gabbia.”

Vivendo a contatto con lui per diversi anni, Giovanni piano piano e delicatamente entra in contatto con Cesare, rompendo quella dura corazza che lo isolava dagli altri e dal mondo, ne diventa una difesa, un riparo da tutto ciò che gli piombava violentemente addosso.

L’empatia e l’affetto tra i due riesce a creare un rapporto di fiducia e una sintonia costruita piano piano, con pazienza, dopo anni di lavoro intenso, collaborando anche con la famiglia del ragazzo per cercare di alleggerire il peso del grande macigno che deve sopportare.

Sarebbe bello, e ce lo auguriamo, se esistessero tanti Giovanni che potrebbero essere di grande aiuto per i soggetti come Cesare, che restano chiusi ed isolati per difendersi da un mondo ostile.

L’intervento di Maria Teresa De Donato, scrittrice affermata, riveste nel libro un ruolo importante, sia nell’introduzione che nei commenti successivi, dove il suo apporto diventa di sostegno e di ampliamento all’esperienza narrata.

L’autrice affronta la problematica partendo dal concetto di normalità e cerca di dargli un significato spiegabile da più angolazioni, non solo nell’aspetto convenzionale. Ci illustra chiaramente che, malgrado gli studi scientifici abbiano compiuto progressi in biologia, psicologia e psichiatria, non sono ancora state fornite risposte esaurienti sul perché e come nascono le malattie e i disordini mentali: “l’approccio olistico alla Vita ha consentito di rilevare che corpo e spirito sono fattori importanti della nostra esistenza e, se sono in equilibrio tra loro, la salute si ristabilisce.”

Complimenti alla scrittrice per le sue riflessioni, frutto di studio e di esperienza nel campo letterario, per il suo stile chiaro e pertinente che riesce a trasmettere nel lettore un messaggio immediato e accattivante.

Voglio soffermarmi per un attimo anche a riflettere sulla frase posta all’inizio del libro:

“Nulla è difficile per chi ama” (Cicerone).

Un messaggio incisivo e stimolante per chi nella vita deve affrontare situazioni che possono sembrare insormontabili; è stato efficace per Giovanni nella sua ardua impresa di educatore, può essere un grande monito per ognuno di noi.

Consiglio vivamente la lettura del libro che ti permette di sfogliare tutte le pagine provando interesse e anche grande emozione.

Ringrazio vivamente gli autori che mi hanno dato l’opportunità di conoscere il loro lavoro.






martedì 24 febbraio 2026

Smitten in Lake Mistletoe  di Amber Kelly

 


A chi manca la penna di Amber Kelly?
Chi ha voglia di tornare a Lake Mistletoe?

Allora non vi resta che leggere il nuovo libro di Amber Kelly.

Buona lettura.



Titolo: Smitten in Lake Mistletoe
Titolo originale: Smitten in Lake Mistletoe
Autrice: Amber Kelly
Data di uscita: 22 gennaio 2026
Genere: Christmas romance - small town

Trama


Dopo che il mio fidanzato mi ha lasciato all’altare, umiliata e con il cuore spezzato, mi sono buttata a capofitto nella mia carriera. Ironia della sorte, la ragazza che non crede più nel “vissero felici e contenti” è ora la wedding planner più richiesta di Las Vegas, ma ho deciso tanto tempo fa che la mia missione sarebbe stata quella di aiutare le spose a realizzare la loro favola prima che la realtà le schiaffeggiasse in pieno volto.
Un giorno perfetto.
Ma ora sono diretta a Lake Mistletoe, una pittoresca cittadina nella valle dell’Idaho, per supervisionare il primo grande evento della fidanzata di mio cugino. Mia zia mi ha convinto che questo splendido luogo è perfetto per concedersi un po’ di riposo e relax dopo un anno estenuante. Quindi, quando Willa, la proprietaria del “Gingerbread Inn”, mi ha offerto una stanza per le vacanze, ho accettato con gratitudine.
Brannigan Prince, talentuoso artista locale e nuovo socio in affari di mio cugino, Keller, è esattamente la distrazione di cui ho bisogno.
Forse non credo nell’amore, ma una breve avventura con un sexy montanaro? Sì, grazie.
Riuscirò a mantenere la fortezza di ghiaccio che ho costruito attorno al mio cuore o Lake Mistletoe farà la sua magia?

lunedì 23 febbraio 2026

In carrozza con Ilaria Vecchietti parleremo degli Argonauti

 


Se vi va di condividere con noi, in questo scompartimento bello comodo, un aperitivo salato, credo che sarebbe un bel modo per rilassarci tutti assieme mentre faremmo un viaggio particolare.
Siete pronti?

MC – Chi sono gli Argonauti e perché si chiamano così?

I – Gli Argonauti erano degli eroi mitologici dell’Antica Grecia, chiamati così perché navigavano con la nave Argo.

MC – Perché si chiamava così la nave?

I – Semplicissimo, il nome deriva dal suo costruttore; il carpentiere Argo di Tespi.  Un abilissimo maestro d’ascia, che seguì il progetto ispirato da Atena, dea dell’ingegno e della tecnica. 
Ma c’è un dettaglio che rende il nome ancora più affascinante.

Atena fece inserire nella prua della nave un pezzo di quercia parlante proveniente dal bosco sacro di Dodona. Questo legno profetico permetteva alla nave di parlare, avvertire, consigliare. Non era solo un mezzo di viaggio, ma quasi un personaggio.

MC – Dove si trovava questa quercia parlante e come si raccoglieva il legno, ma soprattutto... come mai era parlante?

I – La quercia era a Dodona (Grecia nord-occidentale), in una valle isolata e ventosa, una grande quercia al centro dello spazio sacro.
Dodona è un oracolo arcaico, primitivo, legato alla natura più che all’architettura.

Come si “raccoglieva” il legno? Non si abbatteva la quercia, era sacra e intoccabile. Secondo la tradizione, Atena fece usare un frammento già caduto o donato dal Dio. Il legno fu inserito nella prua dell’Argo, non come tavola qualunque, ma come reliquia.

Perché era “parlante”? Non parlava come una persona. La quercia “parlava” perché il vento faceva frusciare le foglie, le campane e i tripodi appesi ai rami tintinnavano, così i sacerdoti interpretavano suoni, movimenti, echi. Era una voce indiretta, naturale, ambigua.
Per i greci la natura non era muta, era da ascoltare.

MC – Chi guidava gli argonauti?

I – Giasone, bisnipote del Dio Ermes (da parte di madre, e in alcune versioni, anche del Dio Apollo da parte di padre).

MC – Secondo te, come mai ci sono due versioni?

I – Beh, i miti sono molto antichi, quindi con il tempo si cambia la versione o anche alcune parti vanno perse.

MC – Ci parli un po’ di Giasone?

I – La sua vita, come per altri miti, ruota attorno a intrighi e usurpazioni.

Figlio di Esone, re di Iolco, e di Alcimede… ma lo zio Pelia (fratellastro del padre) detronizzò Esone, uccidendo tutti i discendenti. La madre però riuscì a salvarlo, mandandolo dal saggio centauro Chirone.
Una volta adulto volle riconquistare il trono, ma Pelia disse che lo avrebbe avuto solo se sarebbe riuscito a conquistare il famoso Vello d’oro… ed è così che partì la spedizione degli Argonauti.

MC – Che cos’è il Vello d’oro?

I – È il manto dorato del Crisomallo, un ariete alato capace di volare, che si dice avesse il potere di curare ogni ferita o malattia.

MC – E il Crisomallo dove si trovava?

I – All’inizio si trovava in Beozia, inviato da Ermes (o da Nefele) per salvare Frisso ed Elle da un sacrificio imminente. I due fratelli gli salirono in groppa e lui spiccò il volo sopra il mare.

Durante il viaggio accadde la frattura del destino: Elle cadde in mare e quel tratto d’acqua prese il nome di Ellesponto. Frisso invece arrivò sano e salvo nella lontana Colchide, sulle rive orientali del Mar Nero, alla corte del re Eete.

È lì che Crisomallo “finisce” la sua corsa terrena: Frisso lo sacrifica a Zeus in segno di gratitudine. Il suo vello d’oro viene appeso a una quercia sacra e custodito da un drago insonne.

Da quel momento Crisomallo non è più un animale errante, ma una reliquia immobile, al centro di una terra remota e pericolosa. Ed è proprio lì, in Colchide, che Giasone e l’Argo dovranno arrivare.

MC – Chi sono gli oracoli di Pelia?

I – Come detto, Pelia ero lo zio di Giasone (fratellastro del padre, figlio del Dio Poseidone) che divenne re, nonostante il legittimo sovrano fosse il padre di Giasone.
  • Un primo oracolo profetizzò che sarebbe stato ucciso da un discendente del Dio dei venti Eolo.
  • Un secondo oracolo lo mise in guardia da un giovane con un sandalo solo.
  • E c’è anche un terzo oracolo: quando Giasone chiese il regno, Pelia gli narrò che un oracolo disse che la loro terra sarebbe rimasta sempre povera fino a quando non fosse stato riportato in patria il vello d'oro.
MC – E Pelia ascoltò le profezie?

I – Sì, le ascoltò. Il problema è che le ascoltò male.

L’oracolo gli aveva detto di temere l’uomo con un solo sandalo. Pelia non ignorò affatto la profezia, anzi, la prese sul serio, al punto da viverci dentro. Governava con sospetto, controllava i segni, temeva il ritorno di chi potesse reclamare il trono.

Quando Giasone arrivò a Iolco con un solo sandalo, Pelia capì subito. Il segno era lì, nudo come una ferita. E invece di affrontarlo apertamente, fece ciò che spesso fanno i re impauriti dalle profezie: provò ad aggirarle.

Ma le profezie, nella mitologia greca, non sono enigmi da risolvere. Sono sentieri già tracciati: puoi scegliere come percorrerli, non se evitarli.
E proprio tentando di salvarsi, mise in moto l’Argo, il viaggio, Medea… e la propria fine.

MC – Quando è durato il viaggio di Giasone e quale furono le tappe?

I – Ma sai che non so di preciso la durata, di certo molti mesi (se non anni, anzi forse più probabilmente anni), perché ci furono diverse tappe:
  • L'isola di Lemno;
  • Il passaggio dell'Ellesponto, sbarcando sulla penisola Arto;
  • La Misia;
  • Il paese dei Bebrici;
  • La terra di Bitinia;
  • Le Simplegadi;
  • Ponto Eusino;
  • Il paese dei Mariandini;
  • La terra delle Amazzoni;
  • L'isola di Ares;
  • La Colchide (la meta).
E questa è solo l’andata.

MC - No ho il coraggio di chiederti del ritorno.

I – Il viaggio di ritorno di Giasone non è un semplice “ritornare a casa”. È una seconda odissea, più oscura, più spezzata, come se il mare stesso non volesse lasciar andare ciò che ha preso.

Il ritorno non è diretto. Dopo aver preso il Vello d’Oro, Giasone non può tornare per la stessa via.

Nelle versioni più diffuse del mito, gli Argonauti sono costretti a risalire fiumi sconosciuti, attraversare mari lontanissimi, passare addirittura vicino alle terre dell’Occidente e del Nord.
Il ritorno è più lungo e più pericoloso dell’andata, come se il prezzo del successo fosse la dispersione.

Poi c’è Medea. Non è solo una compagna: è una frattura nel mondo. Uccide e smembra il fratello Apsirto per rallentare l’inseguimento del padre Eete. Questo atto di sangue genera una colpa sacra, per questo gli Argonauti devono fermarsi per una purificazione rituale. Il viaggio di ritorno diventa anche un viaggio di espiazione.

La nave Argo avverte dei pericoli, indica quando è necessario fermarsi, suggerisce deviazioni. Non è più solo Giasone a guidare. È come se il destino avesse preso voce.

Durante il ritorno incontrano: 
  • Scilla e Cariddi (in alcune versioni)
  • le Sirene (superate grazie al canto di Orfeo)
  • tempeste mandate da Zeus
  • coste ostili
  • approdi ambigui. 
Ogni incontro è meno eroico e più inquietante: non c’è gloria, solo sopravvivenza.

MC – Che dici se continuiamo il nostro viaggio parlando delle tape di Giasone?

I – Certamente, sono sempre felice di parlare di mitologia greca.

MC – Lo immaginavo. Alla prossima viaggiatori curiosi.

I – Buona lettura a tutti, spero che vi piaccia questo viaggio.

MC – Sono sicura che i nostri amici viaggiatori sono curiosi di saperne di più. Alla prossima.