lunedì 12 gennaio 2026

In carrozza con Roberto Roganti, come si diventa scrittori



Buona serata amici,
questo viaggio lo faremo in compagnia di Roberto Roganti che ci parlerà della sua vasta opera creativa.
 
 
MC – Ben arrivato. Hai deciso dove portarci mentre parliamo?
 
Roberto – Certo che sì. Ho pensato a un bel viaggio, soprattutto panoramico e che durasse un po’. Come ben sai, da scrittore poliedrico sono anche un po’ logorroico. Se qualcuno mi chiede poi di parlare dei miei libri, avendone pubblicati un tot in effetti, da parlare ne ho. Pensa che non amo le presentazioni, ma quando mi capitano mi piace essere da solo, senza un moderatore… fatico sempre a restare nei tempi… Ecco vedi, ho parlato un casino. Il treno su cui stiamo per salire è Il Trenino Rosso del Bernina… chiudi gli occhi, trattieni il respiro e… immagina di passare nell’arco di due ore e mezza dalle verdi vallate dedicate ai pascoli ai ghiacciai eterni, dove l’ambiente aspro ed incontaminato delle alte vette alpine non conosce l’alternarsi delle stagioni (da www.trenino-rosso.com). Immagina di poter passare talmente vicino alle case da poter toccare le loro finestre, e dopo pochi minuti di trovarti invece in immensi spazi aperti dove non c’è traccia di alcun insediamento umano. Immagina di attraversare in poco tempo 4 diversi cantoni, 2 nazioni e passare luoghi nei quali si parlano 4 diverse lingue in pochi km. Immagina di toccare il cielo e poi tornare sulla terra. Ecco, ho scelto questo viaggio perché così i viaggiatori che verranno con noi, se si rompono di ascoltare le mie parole, possono rilassarsi guardando fuori dai finestrini e, eventualmente, rilassarsi e sognare.



MC – Avevo dimenticato che eri logorroico, ma è sempre un piacere ascoltarti e in questo caso ammirare il paesaggio. Meglio metterci comodi allora. Durante questo viaggio insieme ai nostri amici viaggiatori, ci permetterai di conoscerti un po’ sia come persona che come autore. Per cominciare parlarci brevemente di te.

R – Chiedermi di parlare di me è come invitare un’oca a bere… ho quasi settant’anni e di acqua sotto i ponti ne è passata. Per dirla tutta… i miei primi tredici anni di vita ve li risparmio, li ho pubblicati dieci anni fa con la casa editrice Il Fiorino sul libro Dal seggiolone al liceo in 100 passi. Come disse allora il mio amico e gran giallista Luigi Guicciardi, 100 cartoline di vita privata e storia di Modena. 

E arriviamo al liceo. Avendo vissuto in campagna mio padre mi aveva fatto fare la primina, oggi molti non sanno nemmeno cosa sia. In poche parole, mi hanno mandato a scuola con un anno di anticipo. Il tutto ha comportato per me uno sforzo pazzesco. Non tanto per il fatto che fossi sempre il più giovane delle classi che frequentavo, ma perché allora nessuno faceva caso a certe difficoltà che potevano avere i bambini. 

Nel mio caso si incolpava la vista, in effetti sono abbastanza sull’orbo andante, ma io manifestavo poca attenzione nella lettura, difficoltà di memorizzazione, difficoltà di lettura perché non riuscivo a seguire la linea, scrittura con lettere intercambiate, disattenzione, iperattività e impulsività… Insomma, adesso sarei da ricovero con una diagnosi infamante: dislessico con ADHD di media entità… 

Allora la tiravano corta: non hai voglia di fare una cippa o non hai voglia di studiare. Alla fine, tra mille peripezie, mi sono maturato a 17 anni, mi sono iscritto all’università, Medicina e Chirurgia, volevo fare il cardiochirurgo. Poi dopo alcuni anni di delusioni per le mie difficoltà, ho scoperto l’altro sesso e… ho smarrito la retta via. 

Alla fine degli anni Ottanta, dopo aver passato più tempo tra osterie e birrerie, vacanze e braccia femminili, ho chiuso con Medicina e ho tentato il colpo della fisioterapia. Ho fatto uno stage a Bordeaux per molti mesi, il mio migliore amico mi ha ospitato in cambio dell’uso della mia auto e dei miei pranzetti, e al rientro all’ovile, ho vinto il concorso ed è iniziata una nuova avventura, fatta più di manualità che di libri. E mi sono diplomato, ho lavorato un po’ sottopadrone e poi ho aperto il mio centro personale… dove vi ho lavorato per 28 anni.

Ecco, vedi… la mia prolissità sta facendo adepti e molti si godono il panorama, speriamo almeno abbiano captato qualcosa.





MC – Di sicuro i nostri amici viaggiatori, adesso ti conoscono molto meglio. Cosa ti ha spinto a buttarti nella tua prima avventura nel campo letterario come recensore di ristoranti?

R – Qui arriviamo nel nuovo millennio. Devi sapere che nonostante le difficoltà in lettura, leggevo molto, ma non i libri di scuola, ma gialli. A volte al liceo facevo temi che non seguivano le direttive dei libri di testo, come volevano i professori, ma amavo mettere il Grog Pensiero, ma non lo capivano, il mainstream esisteva già allora. Comunque sia. Mi sposo, lavoro nel mio studio e approdo in serie A con la Pallamano. Tra alti e bassi il connubio va avanti quasi trent’anni. In mezzo vicissitudini di salute non mie, che mi portano a dover sempre più spesso a cucinare… E arriviamo negli anni duemila. Un mio amico mi parla di un forum, GustaModena e assieme ci avviciniamo. Siamo nel 2007. Inizia così un nuovo hobby, andare a mangiare fuori e poi recensire il locale che si è visitato. Nel frattempo mi ammalo di cuore e smetto pure di fumare, Gran traguardo. Però ingrasso io assieme al mio fegato. Tre anni vissuti pericolosamente con i piedi sotto una tavola, le mani alle prese con posate e bicchieri. Tutto scritto e alla fine di questo strano connubio, pubblicato su una trilogia, GnaM… Confesso che per anni alcuni cuochi mi temevano quando entravo nel loro ristorante, così ho sempre preferito elogiare o criticare a viso aperto.

Vedo che i nostri amici si sono fatti intortare dai venditori di prodotti tipici, in questo treno abbiamo anche i tavolini, così ascoltano e assaggiano, speriamo solo che bevano poco, sennò alla fine del viaggio ci tocca fare il palloncino a tutti.





MC – In effetti... vedendo tutto quel ben di Dio, sarei indecisa tra una fonduta di formaggio o un tortino ripieno di tante cose buone...  e tu cosa hai preso?

R – Avrei preso volentieri del Midollo ai ferri alla svizzera, midollo di bue cotto alla griglia con un condimento aromatico (aglio, prezzemolo, rosmarino) e servito su crostini, una preparazione comune qui in Svizzera, ma siamo su un treno. Allora mi sono accontentato del Tête de Moine, un formaggio svizzero unico al mondo per le modalità con cui si consuma: delicati «petali di formaggio» ottenuti con uno strumento a coltello orizzontale, la tipica girolle. Il formaggio deve infatti essere raschiato, così da sprigionare i suoi aromi estremamente complessi. Il ête de Moine viene prodotto nel Canton Giura e nel Giura bernese, regione francofona del Canton Berna, ed è originario dell'abbazia di Bellelay, situata nel comune di Saicourt, nel distretto di Moutier. Se non lo hai mai assaggiato, approfittane, ce né tanto. Poi con la baguette calda… è la morte sua.





MC – Hai cominciato scrivendo poesie per poi passare ai gialli. Come mai questa scelta insolita?

R – La mia vita è tutta una storia fatta di corsi e ricorsi, corse e rincorse. Effettivamente verso la fine dell’era ristoratrice, non so neppure io perché, ho iniziato a scrivere poesie. Non in metrica, ma libere. Me ne venivano in mente a profusioni, a volte le memorizzavo e più spesso me le dettavo al cellulare mentre passeggiavo con il cane. Dai e dai ne ho inanellate uno sbadalucco, non sai cosa è? Una misura di quantità, significa molto più di un mucchio. 

Inizialmente me le coccolavo sul computer o su un quadernetto, poi ci fu un’occasione importante e pubblicai la prima silloge, Attimi…, ogni poesia inserita in foto mia, così nessuno mi poteva sindacare con il copyright. La cosa è successa al compleanno di mio padre per i suoi primi 80 – oggi sta veleggiando verso i 97, non so se mi spiego – i miei fratelli gli fecero un regalo e si scordarono di me, cosa che succedeva spesso nonostante io fossi il primo nato. Me la sono legata al dito e ho scelto le poesie e pubblicato la silloge. 

Poi ci ho preso gusto e ne ho pubblicate altre due. Nel frattempo ho iniziato anche a scrivere raccontini, la poesia non mi bastava più, evidentemente. Comunque pensavo di aver chiuso il capitolo poetico e ho sfornato Groggologia, opera omnia di poesie e racconti, credevo. Ah, non le l’ho detto, Grog è il mio soprannome. Oggi si chiama nickname. Pensavo di aver concluso con le riflessioni scritte, quando mi sono accorto che la verve era tutt’altro che sopita; stavo virando verso il vernacolo. Vernacolo che avevo già iniziato ad approfondire ai tempi delle recensioni, ma ora spingeva e non poco. Così, oltre a una raccolta di racconti, ho buttato fuori altri tre volumetti di poesie: uno dedicato a personaggi che mi avevano colpito, Appunti poetici di un fornicatore di anime; uno, che poi è stato l’ultimo, su argomenti che definisco pesanti, sia per i più giovani sia per i più vecchi sia per le persone sensibili: Capsicum, le poesie della sofferenza. Malattia, Malvagità, Morte; In mezzo ai due uno in dialetto, Al mê SLANG ed Módna, dove ho raccolto sia quelle nate proprio in vernacolo, sia quelle che avevo tradotto, tra cui quelle che ritenevo le più brutte, ma che trasformate in modenese trovavano nuova vita. 

E veniamo al passaggio al giallo. Sistemando i miei raccontini per farne una raccolta, vecchi e inediti, mi sono accorto che la maggior parte avevano la connotazione giallo/thriller/poliziesco. Poi un giorno ho preso in mano Mors tua, vita mea ed è scattata la molla. Ho creato dei personaggi, ho ampliato la storia ed è nato Morte al Villaggio Giardino… da lì è stata tutta una discesa… però nel cassetto ci sono un trecento poesie inedite che prima o poi sfornerò.

In questo viaggio non vi parlerò dei gialli, sicuramente ci rivedremo e allora sì, che avremo occasione per sviscerarli come si deve.


MC – Hai partecipato a molti concorsi di vario genere, tra questi ne hai uno in particolare a cui sei legato e perché?

R – Non tanti in verità e quasi tutti per la poesia, ma soprattutto quella in vernacolo perché la sentivo più mia. Di concorsi ce ne sono due ai quali mi sono affezionato. Uno organizzato da una associazione a cui ero legato in quel periodo, al quale partecipavano poeti autorevoli, dove vinsi il Premio Speciale della Giuria piazzandomi al settimo posto; l’altro dove fui l’unico partecipante a piazzarsi nei primi posti con ben due poesie.


MC – Ti sei occupato di multi-cultura in tuo canale YouTube. Ce ne vuoi parlare?

R – Multi-cultura? Oserei dire sia una parola usurpata, non so nemmeno perché l’ho usata nella mia bio, comunque per essere precisi, il mio canale YouTube non vuole essere assolutamente così, anche perché ho condiviso prima tutte le esibizioni in pubblico dei ragazzi della mia vecchia associazione, poi altri eventi dialettale e infine cosine che facevo per il mio blog. Queste un po’ ingenue, dei tempi precovid, quando nessuno le faceva. Adesso sarebbero anacronistiche, per cui ho preferito lasciarle perdere.


MC – Che dici se invece della parola  “Multi-cultura”  si usasse  un altro termine... che so, “baule dei ricordi”.

R – Assolutamente no, perché parlo ben poco dei miei ricordi e faccio cultura a 360°, dal fumetto alla fantascienza, dalle novelle tra le due guerre a racconti del mistero, dalla musica classica al surrealismo, dai racconti completi sfogliabili alla poesia… 


MC – Hai una cultura molto varia e vasta, per esempio conosci bene la musica classica e non solo, giallisti, cucina ... la lista sarebbe lunga. Ti va di parlarci di tutti questi tuoi interessi e se ne hai qualcuno che ti interessa in modo particolare?

R – Questo multi-interesse direi sia figlio della mia iperattività. Non riesco a starmene con le mani in mano e devo sempre fare qualcosa. Ammetto che a volte mi sento stupido, promuovo cultura per chi non se ne interessa. Per fortuna che qualche buona anima in giro c’è ancora. Per questo ho un blog culturale “in motion”, come lo definisco. Se qualche argomento vedo che non soddisfa, lo blocco e cambio. Dovrei fermarmi, a volte mi chiedo chi me lo fa fare. Mia moglie mi dice sempre che se avessi guadagnato 1 euro ogni idea che mi è venuta in mente, ora sarei miliardario. 

Comunque la musica classica è il mio pallino. Vuoi istruirti? No? Cavoli tuoi. Cercando informazioni sui compositori più sconosciuti, scopro vere e proprie chicche, solo questo mi appaga per l’ignoranza collettiva in fatto di musica. Perché la tendenza è ascoltare solo quello che è noto, quello che il mainstream propina, senza deviare di un millesimo dalla strada disegnata da altri. Io devio e prendo vie nuove… e ne sono felice.

Chi volesse seguirmi sul mio blog venga, si accorgerà che abbraccio la cultura ad ampio raggio… come direbbe Totò… Venghino signori, venghino.


MC – Non hai ripianti quando chiudi un progetto perché non va come dovrebbe? Io andrei in crisi e ci penserei minimo “cento” volte prima di decidermi. Come fai a non avere un po’ di amarezza quando chiudi una porta e ne apri un’altra?

R – Assolutamente no. Non tira? Perché affaticarsi? Quello che è fatto è fatto e lo infilo nella pagina Vecchie Rubriche. Chi vorrà ci guarderà. I tempi, le mode, gli interessi evolvono… il mio blog evolve e quelli con cui collaboro, cerco di farli evolvere.


MC – Hai aperto diversi blog e canali YouTube che si occupano in maniera specifica di argomenti vari. Cosa ti ha spinto ad aprili e come fai a gestirli senza impazzire?

R – Innanzi tutto una precisazione, un solo canale YouTube, per i blog possiamo parlarne. Ne ho chiuso qualcuno e non ricordo nemmeno quali fossero. Al momento solo tre, il numero perfetto insomma. Il mio personale, poetineranti.blogspot.com dove poetineranti sta come il nome della mia vecchia associazione di poeti che si dilettavano a recitare i propri scritti in pubblico; atavolacongrog.blogspot.com che invece è nominato Grog ai fornelli, capite bene che condivido le mie ricette; infine, last but non least, ultimo ma non per questo meno importante, quello aperto con una amica, dove si cerca di fare un altro tipo di cultura forse più letteraria e impegnata, socialmenteconsapevole.blogspot.com

Adesso parliamo dei primi due, il culturale nasce il 13 aprile del 2014, con la prima uscita de I Poetineranti in pubblico. Il blog era in realtà un vero sito, infatti si trattava di un .it, poi nell’arco di un paio d’anni le associazioni venivano vessate da norme, a mio parere, pessime e svantaggianti, così abbiamo concluso il nostro percorso. Il sito è sceso di categoria diventando un blog. Ma la sostanza è rimasta quella della condivisione. Ah, al momento la conta registra 408101 viste.

Quello di cucina invece è nato nel lontano 12 giugno del 2011, quando ancora non esistevano i foodblogger. Le mie ricette a occhio, insomma, se sai far da mangiare non hai bisogno di pesare, nella maggior parte dei casi. 
La conta per questo blog amatoriale che amatoriale deve restare, registra 79150 visite.

Ehi, ma i nostri compagni di viaggio sono ancora svegli? Dopo il cibo sono un po’ assopiti, o sbaglio? Forse è il caso che facciamo portare un buon caffè, ma senza correzione, mi raccomando.





MC – mi sa che prendo una bella tazza di orzo vista l’ora. 

R – Orzo? Bleah! … Caffè nero bollente, al massimo un niente di latte, non di pannina come usa da queste parti.


MC – Brevemente ci vuoi raccontare della tua esperienza come speaker e in quale Radio lo hai fatto.

R – Bellissima esperienza che dura ancora, anche se in maniera diversa. 
Nel 2017 vengo contattato da uno dei soci di RadiamoWebRadio, qui di Modena, mi chiedono se voglio fare un programma da loro. Accetto volentieri e mi organizzo per due format: musica classica e interviste ad associazioni. La cosa che mi stupisce è che mi hanno preso senza che io avessi mai fatto dei corsi né di dizione né di uso di mixer & Co. Suppongo per il fatto che avevo molta dimestichezza a parlare da un palco con un microfono in mano. Solo che un conto è parlare o recitare o leggere con un pubblico vivo e vegeto davanti a te, un altro paio di maniche è parlare in un microfono e non poter veder o sapere se qualcuno ti ascolta.

Ho imparato l’uso dei programmi per gestirmi da solo e ho iniziato l’avventura andando regolarmente a trasmettere in diretta, e ho avuto ottime soddisfazioni. Questo giochino, perché tutto si basa sul volontariato, mi ha tenuto impegnato dal secondo semestre del 2017 al primo semestre del 2019. Poi ho mollato allorquando uno dei soci era diventato pressante perché voleva si chiedessero dei soldi a chi veniva intervistato. Mi sono opposto e me ne sono andato.

Dal secondo semestre del 2019 al primo semestre del 2021 sono stato speaker presso RadioAttiva Nonantola. Ecco, qui mi facevo il mazzo. Due ore di trasmissione tutti i giorni, per fortuna che potevo registrare da casa e caricare i file in remoto. Sette giorni implicano sette argomenti diversi. Grosso impegno e gran soddisfazione. Poi in una riunione degli speakers mi sono accorto di una cosa che mi ha alquanto infastidito: tutti mi chiedevano di ascoltare il loro programma e volevano sapere cosa ne pensavo, ma quando alla riunione chiesi come la pensavano dei miei, nessuno li aveva manco ascoltati e manco sapeva quando trasmettevo. Mi sono alzato e ho abbandonato la riunione e la radio. Poi ho fatto uno scherzo a uno e il presidente mi ha dichiarato persona non grata… ma lo scherzo è stato fantastico.


MC – Ammetto che sarei curiosa di sapere in cosa consiste lo scherzo che hai fatto...ma credo che violi la privacy. 

R – Una cosina gentile e cattiva al tempo stesso… utilizzando il programma con cui si montano i file audio, ho estrapolato la sigla del programma di un amico e ho fatto come fanno oggi molti giornalisti che creano falsi dialoghi, che mettono in bocca a certuni frasi mai dette, utilizzando la loro voce. E io ho fatto così, ho sconvolto parola per parola la sigla di un programma, rendendolo ridicolo… mi viene ancora da scompisciarmi dal ridere.

***

Senti, ma se facessimo ascoltare ai viaggiatori un po’ di musica svizzera, che ne dici, apprezzerebbero, vedo delle palpebre che cadono e bocche che sbuffano… il paesaggio distrae, ma alla fine sono sempre montagne statiche, non sono come il mare che si muove di continuo.
Sai che faccio, mentre continuo con l’intervista faccio ascoltare loro un brano sinfonico di un compositore locale, un certo Frank Martin nato a Eaux-Vives il 15 settembre 1890 e morto a  Naarden il 21 novembre 1974, che sono certo nessuno di loro abbia mai sentito nominare.




Allora, non è finita la risposta sulla mia attività da speaker. 
Uscito dalla radio, mi sono dato alla latitanza e alla scrittura, periodo Covid, meglio un profilo basso. Ma verso la fine del 2023, un amico di vecchia data mi convince ad entrare in una nuova realtà, sempre sul web, ma stavolta una televisione, QuiRadioLondraTv. Quindi cambiamento radicale, acquisto di webcam e via con il filmarsi e il parlare, tanto per cambiare, di musica classica. È stato interessante e costruttivo, sono rimasto agganciato fino all’estate del 2025, poi ho mollato, forse perché non mi sono a un certo punto sentito in linea con le politiche della gestione. Peccato perché dal web si era passati pure sul digitale terrestre, ma alcuni contrasti mi hanno fatto cadere la catena. Amen.

E poi ancora RadioAttiva Nonantola. Il presidente è cambiato, il mio amico è diventato direttore artistico. Però stavolta niente musica classica, musica italiana minore e progressive rock. La caratteristica di entrambi i format è che la musica non è come tutti gli altri che pescano dal passato, io propongo le uscite dell'anno in corso.


MC – Hai fatto parte come giurato in alcuni concorsi letterari, questa esperienza cosa ti ha lasciato?

R – Una grande delusione dentro. Quando ti accorgi che c’è sempre quello che comanda che vuole far vincere il pupillo anche se non merita, ti passa la voglia. E a me è passata. Tanto da farmela passare anche nella mia partecipazione ai concorsi.


MC – Recentemente hai ripubblicato alcuni tuoi gialli con Editore Balzano, cosa ti spinto a fare questo passo, se non ricordo male, prima pubblicavi per conto tuo?

R – Vero. Ho iniziato, come penso quasi tutti, con l’autopubblicazione. Quando pubblicai il primo, eravamo nel 2010 e stavano uscendo allora le prime piattaforme di autopubblicazione. Mi ci sono infilato alcune volte, finché non trovai un editore a pagamento a Modena, la Casa Editrice Il Fiorino. Poi considerato che non riuscivo mai a capire quanto mi costavano le copie, sono passato alla tipografia alla quale si serviva la CE, spendendo molto meno. 

Ma dentro di me c’era la voglia di una casa editrice seria, che si occupasse dell’autore e lo coccolasse, non facendogli spendere una fortuna, perché molte ti pubblicano e ti spennano. Insomma, ho auto pubblicato finché non ho trovato la strada maestra.


MC – Come hai conosciuto Balzano?

R – Il mio amico Mauro Sighicelli, scrittore pure lui, mi ha proposto di mandare un mio manoscritto a questo editore e … è stato quasi amore a prima telefonata. Ora pubblico esclusivamente con lui e sono fiero e felice del nostro rapporto. Basta mandare il manoscritto che verrà vagliato e, se interessante, verrà comunicato all’autore che la CE lo pubblicherebbe. Viene inviato un precontratto dove però ci sono anche delle istruzioni su come aiutare il correttore di bozze per sistemare il manoscritto. 

Forse non lo sapete, ma ogni casa editrice ha le sue paturnie: il punto fuori o dentro le virgolette, le virgolette inglesi o caporali, manoscritti di una certa lunghezza e non papiri spaventosi… questo per permettere alla casa editrice di offrire il servizio di correzione delle bozze. Se l’autore accetta, firma il contratto, il manoscritto viene inviato al correttore. Poi ci sono vari passaggi, ma alla fine il libro viene pubblicato e l’autore non è obbligato all’acquisto di alcuna copia, a meno che non ne voglia lui stesso. In questo caso gli verrebbero vendute con uno sconto. La CE offre inoltre un servizio pubblicitario in rete e sui social.

Un invito ai giovani scrittori. Valutate bene con chi pubblicare, guardatevi da chi vi propone l’acquisto di tot copie (se le richiedete voi è un altro paio di maniche) e diffidate un po’ delle varie autopubblicazioni, sono un po’ come nebbia in Val Padana.


MC – Hai fatto bene a mettere in guardia  i nuovi  autori, meglio capire subito se un editore è serio o no.  Hai qualche altro  suggerimento da dare in merito?

R – Bah… non saprei. Vorrà dire che sponsorizzerò la Casa Editrice Balzano. Il buon Balzano, per l’appunto, cerca di soddisfare sempre chi manda i manoscritti. Ok, tanto la prossima domanda me lo chiedi. Come sai da un po’ sono il suo correttore di bozze, così, forte di alcune mie esperienze precedenti, assieme a lui abbiamo redatto alcune regole per gli autori. 

I passaggi sono più o meno questi: arriva un manoscritto, mi viene girato e io lo controllo. Valuto tutto il valutabile (lunghezza, carattere, impaginazione, contenuto, genere, dialoghi e al volo punteggiatura), poi scrivo all’autore, gli mando una mail dove allego un pdf - Regole per gli scrittori - cosicché possano sistemare il testo prima che arrivi sotto le mie grinfie. 
Perché questo? Se un autore vuole fare l’editing, oggi come oggi non credo più che la maggior parte delle CE lo faccia gratuitamente, ha un costo di una certa entità. Piuttosto, molte offrono un servizio di correzione di bozze. Quello che faccio io, oltre all’impaginazione. Balzano offre questo servizio. Ma per contenere le spese dell’offerta, chiede all’autore una mano, un aiuto, mandando appunto le regole basilari che utilizza la casa editrice, al correttore resta solo l’impaginazione, i refusi, le mancanze e le storture… vi garantisco che non è poco, non molti sanno come si affrontano i dialoghi.

Inoltre si propone all’autore una lunghezza standard del manoscritto, perché a quanto pare molti hanno la tendenza a riscrivere la divina commedia. Il problema è capibile: se tu autore sconosciuto o alle prime armi pubblichi un tomo di 600 o più pagine, questo avrà un costo elevato, nessuno regala niente. Ma io, lettore, se vado in libreria e trovo un tomo così grosso a quella cifra di un autore di cui non ho mai sentito parlare, probabilmente spendere la stessa cifra per acquistare l’ultimo di Ken Follett… o no? 

Allora ragazzi, capiamoci, se hai scritto la Bibbia, puoi anche, non dico ridurla, ma spezzettarla in tot volumi. Più contenuti e a un prezzo accessibile a tutti. È chiaro che se è bello, scritto bene e la storia tira, il lettore attende trepidante il secondo volume. Quindi, noi vi consigliamo anche come dividere la vostra opera. La nostra tendenza è quella di pubblicare libri max di 250mila battute, che sono un ottimo compromesso costo/grandezza, quindi pensateci. E, dulcis in fundo, stiamo lavorando per creare un buon sistema di promozione sui social e oltre. Ovviamente deve muoversi anche lo stesso autore, ma noi cercheremo di dagli una mano. 

Ah, non so se l’ho già detto, ma con la CE Balzano non siete obbligati ad acquistare tot copie… intendiamoci, nessuno vi obbliga, ve ne regala anche 2, ma se volete acquistarne, siete liberi di farlo, a un prezzo calmierato e in qualsiasi momento, se vi servono per le presentazioni. Ricordate però che le presentazioni nelle librerie, saranno loro ad ordinare le copie, quindi fate a modo i vostri conti. È importante comunque accordarsi almeno con una libreria dalle vostre parti e fare in modo che contattino la CE. Io per esempio mi sono appoggiato alla Mondadori.

PS: un trucchetto spassionato. Volendo potete anche accordarvi con un edicolante o un negoziante qualsiasi e appoggiarvi da loro. Ormai tutti vendono tutto… 


MC – Dal 2024 hai ampliato il tuo rapporto con Balzano Editore come correttore di bozze e impaginatore di testi. Ti vada parlarcene?

R – Certo. Insomma, gli ho mandato un paio di testi, siccome li ha trovati privi di refusi ed errori, informato sempre da Mauro Sighicelli  che gli ha spifferato che avevo già lavorato per un’altra casa editrice come correttore di bozze e addetto all’impaginazione… due più due fa sempre quattro. Inoltre sempre Mauro mi ha proposto come collaboratore e così mi è stata data questa possibilità di aiutarlo per bozze e impaginazione, non editor, mi raccomando, sono due cose distinte. 

In verità il tutto nasce dalla Collana Senza Scarpe, che io e Mauro avevamo messo in piedi circa nel 2018. Non era una casa editrice, non ci facevamo pagare, ma aiutavamo i neofiti a pubblicare il loro primo libro. Forti della mia bravura al computer, della nostra conoscenza dell’italiano, correggevamo i testi assieme e io poi impaginavo e trovavo la tipografia giusta con cui pubblicare. Poi ci rimettevamo al buon cuore degli autori, come dire, per un pagamento in natura: un salame, una bottiglia d’olio, qualche boccia di vino…


MC – Vuoi spiegare ai lettori la differenza tra correttore di bozze e impaginazione di testi?

R – Allora, intanto precisiamo che la differenza deve esserci semmai tra il correttore di bozze e l’editor, in entrambi i casi viene fatta anche la prima impaginazione, la seconda assieme alla creazione della copertina sarà a cura dell’editore stesso. 

L'editor si occupa della revisione profonda del contenuto, della struttura e dello stile di un testo, intervenendo su coerenza, trama e sviluppo narrativo. Questo tipo di lavoro sul testo ha un discreto costo e solitamente le CE lo considerano un servizio a pagamento, a meno che l’autore non provveda autonomamente rivolgendosi a un professionista. 

Il correttore di bozze, invece, interviene in fase finale, focalizzandosi sulla "pulizia" del testo da refusi (errori di battitura), errori ortografici, grammaticali (se estende il ruolo), di punteggiatura e di formattazione (spazi, maiuscole), assicurandosi che il testo sia impeccabile dal punto di vista formale e tipografico prima della pubblicazione. Questo è un servizio che quasi tutte le CE offrono all’autore senza costi in più.

Ovvio che io, nel mio piccolo, una volta sistemato un testo dai soprusi letterari, posso anche suggerire all’autore come integrare o stravolgere o dividere il manoscritto in modo da renderlo più aggredibile e snello, senza pretendere alcunché per me o per la casa editrice.


MC – Pubblicherai con lui solo gialli oppure anche altri tuoi libri di generi diversi?

R – Per ora andiamo di gialli, ma ho già in programma di rieditare le poesie e i racconti… sicuramente non rimetterò in giro GnaM, anche perché si parla di ristoranti dei quali oltre la metà non esistono più o, se ci sono ancora, hanno cambiato politica e gestione. 


MC – Credo di averti fatto un bel po’ di domande e mi sembra di vedere in lontananza la nostra stazione. Cosa avresti voluto che ti chiedessi oltre a queste domande?

R – Secondo me le domande erano perfette, mi spiace solo di essermi dilungato nelle risposte, ma è la mia natura spiegare. Per altro vedo che i nostri compagni di viaggio dormono tutti. Mi dispiace fin svegliarli per dire loro che siamo quasi arrivati. Sai che facciamo, appena arriviamo, li lasciamo lì, tanto credo che il treno vada al deposito, che è qui dietro. Quando si sveglieranno si accorgeranno dello scherzo. Imprecheranno e poi se la rideranno pensando al tiro che gli abbiamo tirato.


MC –  In effetti è stata una lunga chiacchierata ma per nulla noiosa.  Sono sicura che i nostri amici viaggiatori non si arrabbieranno molto una volta svegli visto lo spettacolo che c’è qui fuori.

R – Devi però calcolare che si risveglieranno al deposito treni… e di gran panorama mi sa che ne vedranno poco… ahahahah





MC – Che ne dici di questo viaggio particolare, ti sei divertito, ti va di rifarlo?

R – Ma sì dai, ne facciamo un altro più avanti. Avrei intenzione di parlarti dei miei quattro gialli che ho pubblicato e di quello che uscirà prima dell’estate. Grazie Cri, direi che ce la siamo passata.


MC – Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Sono proprio curiosa di vedere la prossima volta dove andremo mentre parleremmo dei tuoi libri. Non ci resta che ringraziare senza svegliare i nostri amici viaggiatori e facciamo piano mentre scendiamo. Ciao e alla prossima. 


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